I 100 libri di saggistica più belli, secondo il Guardian

Anche se le liste dei “libri più belli di…” risultano indigeste ad alcuni lettori, a me divertono e quando sono compilate in modo originale e collettivo, da più autori e da più punti di vista, sono molto stimolanti.

Quella che voglio proporre oggi è del Guardian. Riguarda i 100 migliori libri di saggistica (The 100 greatest non-fiction books) scelti dallo staff del giornale/sito web del quotidiano inglese.

Sarà che mi piace molto, complessivamente, il sito del Guardian, e quindi sarò forse un po’ prevenuto. Però la lista è davvero interessante, stimolante e per molti versi sorprendente.

A parte il punto di vista che privilegia, con moderazione, gli autori di lingua inglese, è davvero una lista dalla quale si possono trarre un po’ di spunti per colmare qualche lacuna o per cominciare a sperimentare territori poco frequentati o, ancora, semplicemente per avere conferma e conforto relativamente ad alcune letture che abbiamo fatto in passato.

È suddivisa per categoria e per data. Le categorie comprendono aree ricche di selezioni come “Storia”, “Arte”, “Biografie”, “Giornalismo”, “Letteratura”, “Filosofia” e altre con poche voci come “Mente” (che sembra creata apposta per farci stare L’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, unica selezione) “Matematica” (con l’inevitabile Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter, 1979) o “Musica” (La generazione romantica di Charles Rosen).

“Storia” comprende una selezione ricca ma per alcuni versi sorprendente: accanto a Erodoto e Gibbon, ci sono Hannah Arendt con La Banalità del male, EP Thompson, con il libro ormai fuori catalogo, da noi, sulla formazione  della classe operaia inglese (The Making of the English Working Class).
Ma ancora più soprendenti – per quanto molto apprezzabili: Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee; La storia orale della Grande Depressione di Studs Terkel (Hard Times, non mi risulta disponibile in italiano, purtroppo); il libro di Ryszard Kapuściński sullo Shah, quello, terribile, di Philip Gourevitch sul genocidio dei Tutsi in Rwanda, Il Secolo breve di Eric Hobsbawm e l’opera di Tony Judt sul dopoguerra.

Gli unici italiani nella lista sono: Primo Levi, con Il Sistema periodico, nella categoria “Memorie”; Niccolò Machiavelli con Il Principe, nella categoria “Politica” e Claudio Magris, nella categoria dei “Libri di viaggio”, con Danubio. Nella stessa categoria anche il mitico W.G. Sebald, Gli Anelli di Saturno. Insieme, fra gli altri, a Ibn Battuta, e Jan Morris con il libro su Venezia.

Per farla breve, in “Filosofia” cito solo i Saggi di Montaigne, anche se la lista va da Platone a Nietzsche a Thomas Kuhn e in “Società” l’incredibile libro del 1941 di James Agee (le foto) e Walker Evans (i testi), Sia lode ora a uomini di fama, che ritrae i contadini americani durante la grande depressione.

Il resto vedetevelo da soli. Secondo me, merita.

4 pensieri riguardo “I 100 libri di saggistica più belli, secondo il Guardian”

  1. anche se e’ scontato non dimentichiamoci le opere di Izzo ,Jean Genet(Il Funambolo)e Willa Cather. Grazie a Gruppo di Lettura che e’ un ottimo punto di riferimento per noi accaniti della carta stampata!

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  2. Sì hai ragione tfrab, imperdonabile dimenticanza la mia: Primo Levi con Il sistema periodico, nella categoria “Memorie” e Machiaveli con Il Principe.

    grazie della segnalazione ora correggo il post🙂

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