Qiu Xialong, Di seta e di sangue

Qiu Xiaolong
Qiu Xiaolong, (Wikipedia)

Non sono un’appassionata di gialli o noir, ma l’aver incontrato alla Fiera del libro di Torino 2011 Qiu Xialong,presentato da Federico Rampini, mi ha stimolato a leggere l’ultimo romanzo, pubblicato da Marsilio in Italia: Di seta e di sangue.

È la seconda volta che ho il piacere di ascoltare questo giovane scrittore cinese, nato a Shanghai e che dal 1989 dopo Tiennamen vive negli Usa, dove insegna letteratura cinese alla  Washington University di Saint Louis.

La prima volta è stato nel 2007 al festival letteratura di Mantova. Lessi due suoi romanzi (Quando il rosso è nero e La misteriosa morte della compagna Guan) e inviai un post a questo blog.

Questo ultimo romanzo mi incuriosiva in particolare perché aveva ancora sullo sfondo la Rivoluzione culturale, argomento che da sempre sollecita i miei interessi. Qui definita “un verminaio” che il governo non vuole scoperchiare e che già Deng Xiaoping aveva riconosciuto essere un errore commesso in buona fede da Mao.

I romanzi di Xialong hanno sempre come protagonista l’ispettore capo della polizia, Chen Cao con il suo suo fidato aiutante YU, e  Shanghai è il suo teatro d’azione.

Questo è il quinto caso che si trova a risolvere.

Chen è un ispettore molto particolare, perché è un intellettuale, poeta, traduttore, laureato in letteratura inglese, membro esecutivo dell’Associazione scrittori. A chi nel romanzo chiede come mai sia diventato uomo della polizia ,risponde che negli anni ottanta, per un laureato in lettere in Cina non era possibile fare scelte personali, perché il posto di lavoro era assegnato dallo stato. Ora siamo negli anni novanta e Chen, nonostante i successi nella squadra  “Casi speciali” , è un po’ frustrato.

“Forse sta attraversando una crisi di mezza età. Troppo lavoro e troppo stress, senza nessuno che lo aspetti a casa.”

Per questo eccolo cercarsi uno  spazio per sé, iscrivendosi ad un corso di laurea speciale all’università in letteratura cinese classica. Ma questo non gli impedirà di seguire e risolvere una serie di omicidi che hanno una caratteristica comune: le quattro giovani donne assassinate indossano un quipao rosso, abito di gran classe in stile mandarino,”roba decadente e borghese”, che, bandito dalla Rivoluzione culturale, è diventato di moda tra i ricchi nella Shanghai del 2000.

Siamo a metà anni novanta a Shanghai “mentre le trasformazioni materialistiche stavano spazzando la città” ora che – come diceva una canzoncina- “La Cina socialista è finita in mano ai cani capitalisti”.

Tutto stava cambiando in maniera veloce e incomprensibile.Ora la città da centro industriale si è trasformata in distretto finanziario, pieno di nuovi grattacieli, di auto che strombazzano i clacson,  delle gru dei nuovi cantieri.
Le vecchie case in stile shikumen, dove abitavano dozzine di famiglie di operai che condividevano la stessa cucina, stanno per essere rase al suolo per far posto ai grattacieli. Il settore dell’edilizia residenziale è  quello che offre  le più incredibili opportunità di affari. In passato i terreni erano controllati dallo stato, dall’inizio anni ottanta invece  è il governo a vendere i terreni agli imprenditori emergenti.

Come nel caso di Peng si può diventare da umile venditore ambulante di gnocchi “Il riccone numero uno di Shanghai.

“E siccome a determinare i prezzi e le assegnazioni erano i funzionari del  Partito la corruzione impazzò ovunque come sciami di mosche attirate dal sangue” la corruzione è un fatto endemico e Peng ne è il maggior rappresentante.  Si allestisce un processo contro  di lui, finito in prigione  per la costruzione di un centro residenziale ai  danni dei vecchi residenti, fatti sloggiare con risarcimenti irrisori o nulli e magari anche malmenati e non risarciti con i nuovi appartamenti, come promesso.

E così nel romanzo possiamo seguire con l’ispettore le vicende di un processo a Peng, intentato da questi residenti, patrocinato da  Jia Ming, un avvocato illustre, che aveva accettato di rappresentarli nella causa. Si ritorna a fare processi nella Cina anni novanta.  Gli avvocati in Cina negli anni sessanta settanta praticamente non esistevano o non avevano alcuna rilevanza, “retaggio della società capitalista, un’ipocrisia per ricchi” Per andare o uscire di prigione non servivano gli avvocati!
In parallelo, come tema centrale del giallo, seguiamo le indagini per  i delitti delle ragazze assassinate e rivestite  in quipao  rosso “primi omicidi a sfondo sessuale a Shanghai,” anche se poi sulle vittime non c’è traccia di violenza sessuale. E questo ci porta tra ragazze karaoke, o tra ragazze cantante, o tra ragazze ballerine, o  ancora tra ragazze commensale, le cd.triplici accompagnatrici che cantano, ballano e mangiano.

Le autorità di partito si ostinano a dire che non c’è prostituzione… e così è apparsa la zona grigia delle triplici accompagnatrici per un riccone che si rotola oscenamente nel denaro la compagnia di una bella ragazza conferisce un tocco finale ad una serata perfetta, quando si accoccola con lui e gli serve leccornie nel piatto. Aumenta enormemente il suo senso di potere e successo, è una candela che li illumina entrambi Sono le nuove ragazze che non vogliono più vivere tutti schiacciati in una stanza di nove metri quadri con il bambino che strilla. La wok che fuma, i pannolini che sgocciolano e i muri che si scrostano come sogni irraggiungibili.

Come mi pare accada spesso in romanzi gialli di taluni autori  occidentali anche in questo cinese  si parla spesso di cibo e mi pare di poter affermare che la descrizione di alcuni cibi è la parte più noir del romanzo.

Io che  sono una sperimentatrice molto curiosa e che ho una passione per la  creatività di ogni cucina, ho sempre saputo che la cucina cinese è una delle migliori del mondo con quella italiana e francese, sono invece  inorridita di fronte alla descrizione di certi cibi, che farebbero gridare allo scandalo qualsiasi  animalista protettore degli animali: pesci vivi con gli occhi fuori dall’olio fritti nella wok con un cubetto di ghiaccio in bocca, cervello di scimmia viva. Zuppe di sangue di gallina e anatre.

Quando Chen, come ospite speciale, per riposarsi,si reca in un Villaggio vacanze,  gli viene servita una cena perfettamente bilanciata, radicata nelle teorie cinesi e soprattutto  secondo le teorie yin e yang.

E così compare una Testa di Budda enorme con una certa rassomiglianza con una testa umana, ma ricavata da una zucca bianca;  “dalle cervella” una donna estrae “un passero fritto, contenuto in una quaglia alla griglia e a sua volta contenuta in un piccione brasato. Tutti i sughi si amalgano e producono uno straordinario ricostituente cerebrale”.
 Questa descrizione mi ha subito ricordato,  in tempi molto diversi e in luoghi lontani, particolari della Cena di Trimalchione.

Più orrida la cena al centro residenziale con quelle che lo stesso Xialong definisce “portate crudeli:  lingue di passero fritte che poteva essere costato la vita di centinaia di uccelli, zampe di anitra marinate nel vino, occhi di bue stufati, labbra di pesce cotte al vapore nello zenzero, rimaste trasparenti come se gli animali fossero ancora vivi, boccheggianti ecc.

Al di là di questi particolari gastronomici il romanzo è infarcito di proverbi, di richiami al confucianesimo, cancellato ai tempi di Mao, di moltissimi versi di poesie cinesi, di riferimenti al romanzo classico che ribaltano la concezione romantica della donna che da vittima diviene” femme fatal.” Questi discorsi letterari, come certi richiami a Freud, al complesso di Edipo in particolare, accompagnano il procedere delle indagini. Non mancano anche rapidi richiami alla cultura occidentale, a Eliot, all’Amleto o all’Otello e al Conte di Montecristo, considerato che fondamentale nel giallo è il detto “la vendetta è un piatto che si mangia freddo”.

Sapevate che durante la Rivoluzione Culturale, in cui erano stati banditi  i  romanzi occidentali (ricordate il romanzo e il film  Balzac e La piccola sarta cinese di  Dai  Sijie?),  Il Conte di Montecristo godette di una serie straordinariamente fortunata di ristampe? Questo perché la moglie di Mao fece un commento positivo al romanzo. Di fatti lei stessa si vendicò delle persone che l’avevano disprezzata. “Lo prese sul serio” così dice l’ispettore Chen.

Qui Xialong, Di seta e di sangue, Farfalle Marsilio, i gialli, 2007/2011,  pp.392 euro 18,50

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One thought on “Qiu Xialong, Di seta e di sangue”

  1. Leggo volentieri anche io i gialli di Qiu Xialong, sia perché mi piace la figura dell’ispettore Chen, sia perché sono ambientati un un Paese che conosco poco e che mi incuriosisce.

    Sempre in oriente, ma ambientati nel passato, trovo altrettanto piacevoli i gialli delle sorelle Tran-Nhut con le indagini del mandarino vietnamita Tan.

    Mi piace

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