Festivalfilosofia di Modena, 16 – 18 settembre 2011, ecco il programma. Protagonista la “Natura”

Quest’anno il Festivalfilosofia di Modena, (incontri anche a Carpi e Sassuolo) sarà dedicato alla Natura. Oltre duecento appuntamenti fra venerdì 16 e domenica 18 settembre 2011, in 40 luoghi diversi delle tre città: lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini, “cene filosofiche”.

Ecco uno stralcio del programma presentato dagli organizzatori:

Il festival, che lo scorso anno ha registrato oltre 170 mila presenze, è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, i cui fondatori – ovvero i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Provincia di Modena, la Fondazione Collegio San Carlo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena – sono i soci storici che hanno partecipato alla realizzazione del festival fin dalla prima edizione. Piazze, chiese e cortili ospitano le oltre 50 lezioni magistrali del festival, che vede quest’anno tra i protagonisti, tra gli altri, Enzo Bianchi, Edoardo Boncinelli, Massimo Cacciari, Roberta de Monticelli, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti, il modenese Carlo Galli, Sergio Givone, Salvatore Natoli, Vincenzo Paglia, Giovanni Reale, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Emanuele Severino, Carlo Sini e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Molti anche i filosofi stranieri, circa un quarto del totale, a segnare un’edizione sempre più internazionale: tra loro i francesi Jean-Robert Armogathe, Pierre Donadieu, Jean-Luc Nancy e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; i tedeschi Gernot Böhme, Manfred Frank, Wolfgang Schluchter e Christoph Wulf; il belga professore in Gran Bretagna Roel Sterckx; gli spagnoli Felix Duque e Francisco Jarauta; il polacco Zygmunt Bauman, da quarant’anni esule in Inghilterra; l’olandese Rem Koolhaas; nonché l’americano Alva Noë e l’indiana Vandana Shiva.

Il programma delle lezioni magistrali si svolge all’insegna delle trasformazioni innescate dalle scienze e dalle tecnologie, che hanno condotto tanto la riflessione filosofica quanto il senso comune a misurarsi con questioni inedite nella millenaria elaborazione dell’idea di Natura. I maestri del pensiero che il festivalfilosofia porterà nelle piazze e nei cortili delle tre città si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni contemporanee della Natura, tracciando linee tematiche che discuteranno, tra le altre, la questione del rapporto tra natura e cultura, le metamorfosi del corpo, il futuro del paesaggio, le politiche della natura e le frontiere del biodiritto.

Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema della fortuna, da Aristotele a Plotino, da Galilei a Cartesio, da Hobbes a Spinoza, da Vico a Schelling e Schopenhauer, fino ad arrivare a Merleau-Ponty. Per la prima volta una lezione dei classici sarà dedicata anche a una grande opera pittorica come Il geografo di Vermeer.

Se le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo coinvolge le narrazioni e le performance (con letture e reading di e da Gianni Celati, Carlo Lucarelli, Francesco Bianconi, Ermanno Cavazzoni), la musica (con il melodramma semiserio di Elio, ma anche con jazz e improvvisazioni, cantate e concerti rock), i libri, le iniziative per bambini e ragazzi.

Oltre quaranta le mostre proposte in occasione del festival: tra cui la prima grande retrospettiva italiana dedicata al fotografo americano Ansel Adams, una personale di Davide Benati, un’esposizione di figurine sulle “sfere invisibili” – ovvero l’habitat degli animali esotici -, una dedicata agli “indistinti confini” della metamorfosi, da Cranach a Picasso, passando attraverso strisce di fumetti e spezzoni cinematografici.

E, accanto a pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per quasi sessanta ristoranti ed enoteche delle tre città, nella notte di sabato 17 settembre è previsto il “Tiratardi”, con iniziative e aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.

Maggiori dettagli:

Nelle piazze e nei cortili del festivalfilosofia si rifletterà su natura e cultura, paesaggio e ambienti, corpi e biodiritto

Sotto la spinta delle trasformazioni innescate dalle scienze e dalle tecnologie, tanto la riflessione filosofica quanto il senso comune si misurano con questioni inedite nella millenaria elaborazione dell’idea di Natura. Il programma di lezioni magistrali del festivalfilosofia – che a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre 2011 celebrerà la sua undicesima edizione – porterà nelle piazze e nei cortili delle tre città celebri maestri del pensiero, che si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni contemporanee della Natura, tracciando linee tematiche che misureranno, tra le altre, la questione del rapporto tra natura e cultura, il futuro del paesaggio, le politiche della natura e le frontiere del biodiritto.

Conoscere la Natura
Una preliminare messa a punto teorica riguarderà lo statuto della conoscenza della natura e il suo rapporto con la cultura. Per effetto delle acquisizioni dapprima delle scienze fisiche e poi soprattutto di quelle biologiche, l’epoca contemporanea ha ridefinito un insieme di opposizioni tradizionali della riflessione filosofica occidentale come soggetto-oggetto, fatti-valori, anima-corpo. Nicla Vassallo e Maurizio Ferraris presenteranno in questa chiave due paradigmi fondamentali: rispettivamente quello del «naturalismo filosofico», nel quale si esaminano i processi cognitivi come fenomeni naturali; e quello del «realismo filosofico», che indaga l’autonomia e la precedenza del mondo esterno rispetto a ogni schema percettivo e conoscitivo.

Non mancano prospettive che, al di là della “naturalizzazione” della conoscenza, sottolineano il ruolo dell’interazione sociale e dell’educazione nel farsi dei processi cognitivi e della coscienza individuale. Così il sociologo di Heidelberg Wolfgang Schluchter ricostruirà la polarità tra “scienze della Natura” e “scienze della Cultura” nel nuovo contesto segnato dall’affermazione delle neuroscienze. Christoph Wulf, antropologo e scienziato dell’educazione, indicherà invece la centralità dei processi educativi e di socializzazione nel perfezionamento della natura umana.

A far da complemento alla riflessione sul dispositivo occidentale, il sinologo di Cambridge Roel Sterckx presenterà lo statuto del cosmo nel pensiero cinese tradizionale, mostrando il ruolo dell’energia vitale e la sua dimensione non-dualistica.

Semantica della Natura
Se si deve sottolineare la differenza tra le culture, non va nemmeno dimenticato che ogni civiltà si è trasformata. La riflessione occidentale – a partire dalle sue radici mitiche, greche e cristiane fino ad arrivare alla configurazione contemporanea – ha dato alla Natura molti nomi: questa plurale semantica consentirà di metterne a fuoco le molteplici implicazioni. “Terra” è uno degli appellativi più arcaici con cui si è chiamato l’ambiente naturale che fa da casa al nostro stare al mondo: da differenti prospettive, anche indagando le connessioni che legano il rapporto con la terra alla tutela del pianeta, Carlo Sini e Felix Duque (filosofo spagnolo esordiente al festival) ne esploreranno i significati. Come già nello schema mitico la Terra è madre, così nel pensiero biblico e poi cristiano il Creato ha un Padre, di cui il mondo costituisce una delle eredità, lasciata al genere umano con il compito di salvaguardarla: è il tema della lezione di Vincenzo Paglia, tra dottrina teologica e imperativo ecologico. Salvaguardare il Creato significa perpetuare la vita, che è fatta dei frutti della natura, a partire dal primo e più autentico, il pane quotidiano celebrato dalla preghiera cristiana e dal lavoro di ogni comunità: ne parlerà Enzo Bianchi. Tra i nomi della Natura ne spicca uno che sfugge a ogni compiuta traduzione: “physis”, come nella lingua dei primi filosofi greci. A questa parola fondamentale – che rinvia a una produttività irriducibile allo schema del contributo umano – è dedicata la lezione di Massimo Cacciari. Per converso la modernità ha insistito proprio sul dualismo tra una natura inerte e dominabile e la facoltà umana di produrre macchine, cioè oggetti artificiali: questa dicotomia è il tema della lezione di Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia. Nella sua fase più tarda, segnata dall’affermazione delle scienze della vita, la modernità ha attribuito – e continua ad attribuire – nuovi nomi alla Natura: “ambiente”, per esempio, parola chiave di molti dibattiti pubblici contemporanei e di cui Ottavio Marzocca presenterà una genealogia; o “ecosistema”, flusso di materia ed energia indispensabile alla vita e alla sua organizzazione, sul cui significato nelle scienze evoluzionistiche si soffermerà Mauro Ceruti.
Convocando le discipline fisiche in una delle loro più avanzate formulazioni contemporanee, Ignazio Licata mostrerà cosa ne è oggi del Cosmo, trasformato in «multiverso», nel quale emerge il carattere eccentrico della Terra.

Corpo
Le trasformazioni contemporanee della Natura verranno saggiate in una serie di terreni cruciali. Innanzi tutto quello del corpo, riportato a centralità dalle scienze della vita, che lo sottraggono alla sua fissità naturale e destinale. Umberto Galimberti aprirà questo dossier insistendo sulla necessità di riconoscere l’unicità di corpo ed esistenza, superando il dualismo di corporeità e organismo, mentre il filosofo tedesco Gernot Böhme, introducendo l’idea di una «scomparsa della Natura», ricostruirà i modi con i quali il corpo può fare esperienza della Natura che si trova di fronte.
Forma classica della verità quanto della natura, la nudità è sottoposta a una svestizione ulteriore in cui il corpo si rivela privo di un fondamento essenziale e il senso sensibile si annuncia come puro mostrarsi: ecco il mio corpo, come dirà Jean-Luc Nancy. Il corpo è luogo di generazione e di genere, tuttavia è anche termine naturale di un campo metaforico nel quale il tema del concepire – vite, concetti – si rivela sotto un profilo più ampio, come mostrerà la lezione di Francesca Rigotti.
Corpo è anche luogo del cervello, di cui la coscienza, secondo i programmi di ricerca delle neuroscienze, sarebbe un correlato. Tutte le caratteristiche naturali, d’altronde, sembrano già scritte in un codice che ne contempla le infinite varianti, il genoma che, come mostrerà Edoardo Boncinelli, costituisce la grammatica della vita. Le sfide delle neuroscienze sollecitano questioni filosofiche che, sul crinale tra teoria della coscienza e riflessione sull’identità personale, riformulano la soggettività all’altezza dei tempi. Alva Noë, neuroscienziato e filosofo di Berkeley, discuterà la complementarietà tra coscienza ed esperienza, tra costituzione del Sé e mondo esterno, mentre Roberta de Monticelli mostrerà i profili di individualità che emergono dal confronto tra i modelli neurobiologici e il portato della tradizione fenomenologica.

Ambienti
Ambienti e paesaggi rappresentano un’ulteriore terreno nel quale l’elaborazione della Natura ha incontrato significative trasformazioni. Il quadro antropologico complessivo della questione del paesaggio – tra statuto dei luoghi ed esperienza degli spazi – sarà tracciato da Marc Augé, membro del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, mentre Maurizio Bettini presenterà il paesaggio sonoro, cioè la fonosfera, di una cultura come quella antica, immersa in voci, grida e canti animali e umani, a differenza dello sfondo di suoni tecnici e artificiali nel quale si svolge l’esperienza nel mondo contemporaneo.
Salvatore Settis si soffermerà sulla circolarità tra paesaggio, territorio e ambiente, mostrando come i beni culturali e quelli naturali siano coessenziali nella determinazione del bene comune. Non a caso la questione degli ambienti prende spesso la forma di analisi e progetti di stampo urbanistico. Nuovi modelli di città emergono nella discussione, fino a porre esplicitamente la questione della necessità di un urbanesimo ecologico che “ri-naturalizzi” gli spazi della città: è questo il cuore dell’attuale lavoro di Rem Koolhaas, tra i maggiori protagonisti globali della progettazione urbanistica, che tiene per la prima volta una lezione al festival. La complementarietà di natura e urbanistica emergerà anche nella lezione di Pierre Donadieu, architetto dell’Ecole Nationale du Paysage di Versailles, che presenterà la sua proposta di un paesaggio mediatore tra campagna e città, per rendere le città più abitabili e la vita più sostenibile.

Politiche della natura
La costruzione di spazi sostenibili conduce al portato politico delle trasformazioni della natura, evidente nella discussione quanto mai attuale sulle iniziative green in economia (di cui parlerà Aldo Bonomi), così come nelle sfide culturali, economiche e legislative connesse alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, dall’economia petrolifera al futuro delle rinnovabili, che saranno argomento di un dibattito tra specialisti del settore.
Una questione di fondo pervade la discussione su queste politiche, ossia la domanda «di chi è la Natura?», nell’epoca in cui nuove tecnologie bioingegneristiche consentono di brevettare organismi geneticamente modificati: Vandana Shiva darà una risposta nel segno della tutela dei saperi comunitari.
Le politiche della natura investono i corpi umani trasformandoli in campo di dominio, istituendo confini tra naturale e politico, tra natura e storia, che spesso hanno messo capo a vere e proprie politiche “sulla” vita, come mostreranno, da diverse prospettive, Roberto Esposito e Simona Forti.
Sarà infine Zygmunt Bauman a portare l’andirivieni tra naturale e politico alle sue più estreme, drammatiche e attuali conseguenze: quelle di una vita individuale, anzi di intere collettività, emarginate e manipolabili, rese esse stesse scarti di una società che si sente sotto assedio e si trincera.

Etiche della natura
Le trasformazioni in atto chiamano a responsabilità inedite sia nel campo delle scelte private che delle decisioni pubbliche, stimolando una riflessione sugli strumenti giuridici più adeguati alla gestione delle nuove frontiere della natura umana. Prima che giuridica, tale questione è tuttavia ontologica, perché investe la verità della natura umana, il cui destino è esposto nell’Occidente, come mostrerà Emanuele Severino, a una modificabilità tecnica che non ammette limiti assoluti o naturali. Preso nella sua inestirpabile finitudine, il genere umano non sembra avere altra risorsa – come argomenterà Salvatore Natoli – che assumersi tutta intera la responsabilità di porre un limite ai pericoli che esso genera dentro una natura ad esso smisuratamente irriducibile. Il destino della responsabilità – gli farà eco Sergio Givone – dipende dall’inattingibilità dell’innocenza, costitutivamente velata dal peccato o segnata dalla colpa.
Alla pervasività della tecnica non sfugge il diritto: perduta ogni oggettività della natura, la norma giuridica – come sosterrà Natalino Irti – dipende dalla decisione politica. Le frontiere della bioingegneria spingono viceversa verso la formulazione di diritti di nuova generazione, per affrontare la questione, altamente controversa, di cosa sia naturale e cosa sia invece regolabile, di quali siano gli ambiti di vita sui quali si possa legiferare: dalle loro diverse prospettive ne parleranno Stefano Rodotà e Francesco D’Agostino.

La lezione dei classici
Completerà il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”, secondo la formula sperimentata con successo a partire dal 2009: grandi interpreti del pensiero filosofico discutono le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema della Natura.
Marcello Zanatta commenterà la Fisica di Aristotele, luogo originario di un paradigma millenario. Giovanni Ghiselli allargherà lo sguardo a una più generale riflessione sullo statuto della natura nella filosofia greca. Giovanni Reale leggerà le Enneadi di Plotino con la loro dottrina dell’anima del mondo. Ricostruendo la grande trasformazione filosofica portata dall’avvento della modernità, Jean-Robert Armogathe ricostruirà la separazione tra anima e corpo, mondo del pensiero e mondo esterno, operata nelle Meditazioni metafisiche di Cartesio, mentre Paolo Galluzzi rintraccerà i fondamenti della moderna scienza delle qualità primarie e secondarie ne Il saggiatore di Galileo Galilei. L’antropologia politica del Leviatano di Thomas Hobbes e il concetto di «stato di natura» saranno illustrati da Carlo Galli, mentre al panteismo dell’Ethica di Spinoza sarà dedicata la lezione di Remo Bodei.

Gianfrancesco Zanetti ricostruirà lo statuto delle istituzioni naturali nella Scienza nuova di Giambattista Vico. Le dottrine ottocentesche e la crisi del meccanicismo moderno emergeranno dalle lezioni di Manfred Frank e Sossio Giametta, dedicate rispettivamente alla Filosofia della Natura di F.W. Schelling e a Il mondo come volontà e come rappresentazione di Arthur Schopenhauer. Mauro Carbone presenterà La Natura di Maurice Merleau-Ponty, un classico del Novecento cui attingono anche molte ricerche neuroscientifiche.
Quest’anno una lezione dei classici è dedicata anche a una grande opera pittorica, per mostrare le connessioni tra filosofia e arti, pensiero e immagine: Francisco Jarauta parlerà di rappresentazione e conoscenza, cartografia e pittura, davanti a Il geografo di Vermeer.

MOSTRE, SPETTACOLI, MUSICA E GIOCHI A TUTTA NATURA
150 eventi affiancano le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 16 al 18 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo. Gli appuntamenti, tutti gratuiti, raccontano la natura per immagini, musica e narrazioni con molte proposte pensate per i più piccoli

Un vasto programma artistico arricchisce il cuore di lezioni magistrali del festivalfilosofia. Dal 16 al 18 settembre Modena, Carpi e Sassuolo declinano il concetto di natura attraverso le varie forme dell’espressione artistica e culturale, individuale e collettiva. Un viaggio ricco e sorprendente che mette in mostra, in musica e in scena i diversi volti della natura.

Osservare e classificare
Di fronte a noi sta l’immensa e pluriversa estensione di una Natura che scienza e arte hanno provato a perimetrale e ordinare, misurandola e classificandola, in ogni caso fornendone una rappresentazione, che in quanto tale, ne fa un oggetto scientifico o un’opera della creatività umana.
Se oggi è possibile osservare la natura, immergendosi nel mondo dell’infinitamente piccolo o puntando verso l’infinitamente grande, lo si deve anche allo scienziato modenese Giovanni Battista Amici, tra i maggiori costruttori di strumenti scientifici dell’Ottocento italiano. Il Museo Civico di Modena gli dedica la mostra “Obiettivo Natura”, curata da Alberto Meschiari, che ne è il massimo studioso. Ad Amici si deve non solo il perfezionamento del moderno microscopio, ma anche la realizzazione di telescopi, cannocchiali, prismi e camere lucide che hanno permesso di raggiungere un livello di precisione mai conseguito prima. Oltre a questi strumenti la mostra presenta preziosi reperti delle osservazioni botaniche di Amici, che poté osservare per primo il processo di fecondazione delle orchidee.
Disegnare fedelmente oggetti e paesaggi seguendone l’immagine riflessa sul foglio: funziona così la camera lucida, invenzione olandese di inizio Ottocento, che venne perfezionata proprio da Amici e che presto si sarebbe evoluta nella camera oscura della fotografia. “Ritrarre la natura a camera lucida” è possibile grazie alla luce, a un prisma quadrangolare e al laboratorio proposto da Dida nei giorni del festival, che permetterà ai ragazzi – e non solo – di disegnare con precisione un ritratto o una natura morta con questa particolare tecnica, desueta e sorprendente.
La felice stagione degli studi astronomici nell’Ottocento modenese tra Ducato e Unità trova testimonianza anche nella mostra “Il cielo in una stanza” – curata dalla Biblioteca Estense – che raccoglie trattati, tavole, appunti di scienziati di prim’ordine, come Pietro Tacchini, uno dei fondatori dell’astrofisica italiana.
Alcune mostre accentuano il carattere finzionale della rappresentazione della Natura.
Gli effetti suggestivi delle tassonomie scientifiche proseguono in forme immaginative nella mostra “Historia Naturalis”, proposta dalla Galleria Criminali Open Space di Sassuolo. L’artista Mirco Denicolò espone 13 tavole di animali marini che immagina essere state destinate a un antico trattato di storia naturale e poi non stampate.
Il metodo classificatorio dei naturalisti ispira anche la serie botanica di Jairo Valdati, artista e geologo, presentata dalla galleria modenese Lo Sguardo dell’Altro: di fronte alla potenza delle grandi e protettrici nature arboree, i piccoli gesti quotidiani dell’uomo paiono tessere per contrasto una “Tassonomia dell’effimero”.
Una vera e propria sfida al sistema delle forme naturali è fornita da “Herbarium”, in mostra nelle serre dell’Orto botanico di Modena, attigue alla sala dove è custodito l’Erbario storico. Montate in due grandi installazioni di dodici metri ciascuna, le piccole tavole di Pier Luigi Pusole si presentano come elementi di una tassonomia infinita generata dalla stessa materia pittorica che produce, nei medesimi toni del verde, clonazioni e mutazioni morfologiche del tutto “innaturali”. Al progetto ha collaborato anche la curatrice e artista Sara Conforti.

Habitat e ambienti
Nella Natura viviamo. E con noi vivono infinite specie – reali o inventate – che popolano i più straordinari ambienti naturali così come le invenzioni della finzione letteraria. Mostre, installazioni, spettacoli e laboratori declinano esperienze e prospettive sugli habitat dove ci si accorge che, spesso, l’esotico e il selvaggio sono fiabe di una Natura tutta immaginata.
Ispirate dall’approccio positivistico, le figurine di fine Ottocento rappresentavano spesso con colori sgargianti piccoli ritagli di mondo naturale, diorami bidimensionali in cui animali esotici e lontani erano colti nel loro habitat naturale – deserto, savana o fondale marino – da uno sguardo esterno e oggettivato. A partire dal XX secolo, e in particolare dalle ricerche di Von Uexkull – il biologo tedesco amato da Heidegger e Rilke – questi mondi divengono “inconoscibili”, chiusi come sono entro l’esperienza percettiva delle singole specie.
La mostra “Sfere invisibili” del Museo della Figurina di Modena propone un percorso che unifica i due approcci, accostando ad album e figurine d’epoca alcune installazioni di “sensi esotici”, come i biosonar e le bussole magnetiche, che catapultano il visitatore nell’ambiente percepito dall’animale stesso.
Trasferito sul piano della specie umana, il concetto etologico di “Spazio vitale” titola la riflessione visiva dei giovani artisti Luigi Massari, Andrea Palmà, Emanuele Puzziello e Patrizia Emma Scialpi, presentata alla Galleria Underdogstudio di Modena: una fitta istallazione di materiali eterogenei in sviluppo verticale, come un rampicante, mostra come ogni elemento del vivente cambi continuamente di stato e come ogni spazio vitale sia radicalmente effimero e destinato a scomparire.
Ma è soprattutto la letteratura a immettere negli ambienti più selvaggi misteriosi, aprendo le porte su boschi incantati, abissi marini, sconfinate praterie, foreste tropicali. E così Il Libro della Giungla di Kipling si trasforma in un’installazione dedicata a ragazzi e adulti: “Max e i fratelli di Mowgli” riproduce una cameretta, il letto di un bambino che sogna, e tutt’intorno una wilderness favolosa, fatta di alberi giganteschi, fiori carnivori, suoni, profumi, immagini e colori della foresta (Carpi, Palazzo dei Pio). “Selvaggi tutti” è la parola d’ordine e il titolo di un’animazione-spettacolo che coinvolge i ragazzi in un gioco liberatorio fatto di musica, danze, travestimenti: è il re dei Mostri Selvaggi in persona a prendere per mano i visitatori e condurli in una giungla di colori, di luce e di buio ricostruita con allestimenti scenici e videoinstallazioni dal Castello dei ragazzi di Carpi (Carpi, Piazza Martiri e Palazzo dei Pio, sabato 17 e domenica 18, dalle 16.00 alle 19.00).
Da un racconto di Rudyard Kipling è tratta anche la storia de “L’elefantino”, spettacolo teatrale per i piccolissimi proposto dal Teatro Testoni Ragazzi. E anche in questo caso è la fantasia a recuperare il rapporto con la natura: il piccolo Bubu deve lavare, controvoglia, tutti i calzini della sua numerosa famiglia e perciò si inventa una storia dove i calzini diventano animali della giungla africana, ciascuno con una voce speciale che fa immaginare la terra che la giraffa calpesta o l’acqua verde e limacciosa del fiume Limpopo dove il coccodrillo aspetta per fare colazione (Sassuolo, Auditorium P. Bertoli, venerdì 16, ore 17.30).

Fonosfere
Il mondo in cui siamo immersi ha anche una natura sonora, fatta di versi e di voci.
Nelle performance “Extended Voices”, proposte della Galleria Civica di Modena, è protagonista la voce nelle sue forme primordiali: le azioni e sperimetazioni di musicisti e performer, tra cui Jaap Blonk, Sisdel Endresen, Joan La Barbara e Sergio Messina, animano le serate del festival fino a invadere la notte di sabato, in una tre giorni di fuochi d’artificio vocali tra canzone d’autore e sperimentazione, tra jazz e dj set. Video e ritratti fotografici rendono omaggio alla voce ripercorrendo la storia della musica degli ultimi 40 anni (Modena, Chiostro del Palazzo Santa Margherita).
La fonosfera antica possedeva sonorità e voci per noi ormai perdute. Erano soprattutto le voci degli animali: latrati, ragli, nitriti, belati, grugniti, cinguettii. Attingendo al deposito letterario antico, Ermanno Cavazzoni restituisce la voce ad animali reali e immaginari, traendola dalla sua Guida agli animali fantastici. Tra ippocentauri, manticore, remore, sirene e ircocervi che circolavano nel mondo antico, ci sono gli animali che sono rimasti fra noi e si incontrano comunemente, come il pollo con il suo sguardo sospettoso e un po’ sprezzante, o le formiche, silenziosissime, sempre di corsa e preoccupate per la crisi economica, o le api, bisbiglianti e socialiste imperterrite, o la mucca che rumina e riflette. (Modena, Chiostro del Palazzo Santa Margherita, sabato 17, ore 21,00).
E tutti quanti questi animali da bestiario ricompaiono, ammaliati e stupefatti, al seguito di Orfeo, il dio antico della musica che le risveglia dopo i rigori dell’inverno, in “Le Bestiaire ou Cortège d’Orphéesi”, figurati dall’immaginazione stravagante e surreale di Antonella Battilani e Francesca Cavani (Galleria Punto Arte di Modena).
Il canto, anzi il belcanto, costituisce una preziosa rarità nella fonosfera umana. Sintesi tra talento e tecnica, natura e educazione, il belcanto scava nella natura più profonda della voce e la rende capace di fondere dolcezza e potenza, concentrazione e rotondità. Nella patria di Luciano Pavarotti, uno dei massimi esponenti di questa tecnica vocale, non potevano mancare esibizioni di belcanto. Sarà Stefano Belisari, in arte Elio, leader e voce solista di Elio e le storie tese, gruppo cult dell’avanguardismo rock e surreale, a calarsi nei panni e nella voce di Figaro, il barbiere, in una libera ed esilarante riduzione dall’opera di Gioacchino Rossini. Lo accompagneranno tre musicisti di prim’ordine: Roberto Fabbriciani al flauto, Fabio Battistelli al clarinetto e Massimiliano Damerini al pianoforte, tutti seduti, naturalmente, sulle poltrone girevoli della bottega di barbiere più famosa al mondo. (Modena, Piazza Grande, sabato 17, ore 21.30).
E saranno i giovani talentuosi artisti del CUBEC, il Centro Universale del Bel Canto di Mirella Freni, selezionati tra oltre 200 candidati provenienti da tutto il mondo, a eseguire “Melò. Arie e ariette naturali”, un viaggio ideale nell’Europa musicale dal XIX al XX secolo, scoprendo tinte musicali, testi, situazioni e onomatopee ispirati all’ambiente naturale e agli animali. Arie di Rossini, Bellini, Donizetti, Rachmaninov, Tchaikovsky, Duparc e Cilea (Modena, Chiesa di San Carlo, venerdì 16, ore 21.00).

Metamorfosi
Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. L’unica Natura è quella che cambia continuamente, spostando i confini tra i regni e tra i corpi secondo combinazioni sempre mutevoli. La metamorfosi stessa è mutata: ha attraversato i corpi degli dèi, degli animali e degli uomini; ha spostato le frontiere dell’umano verso le macchine; ha modificato lo statuto dell’animale. Alla metamorfosi come processo naturale, come categoria di rappresentazione e come esperienza narrativa sono dedicate diverse attività del festival.
Il cantiere artistico della metamorfosi, intesa come tema classico e come terreno di rivisitazione interdisciplinare – da Cranach a Picasso, passando per Gustave Dorè, Bilal e Moebius – viene aperto dalla mostra “Indistinti confini”, che propone, a Palazzo dei Pio a Carpi, una selezione di opere d’arte antiche e moderne, ma anche brani letterari, tavole di fumetti e spezzoni cinematografici: in una scelta di opere dalle forme disfatte e dai confini sfaldati.
A far da vestibolo e da contrappunto alla mostra sta “Crisalide”, una grande scultura in resina trasparente sospesa tra le arcate del Cortile d’onore. Quest’opera di Valentina Maddalena Lugli, bozzolo di cambiamento, è illuminata dall’interno da una piccola luce: la trasformazione eccede i confini del naturale e si fa energia psichica, motore di crescita personale degli esseri umani (Palazzo dei Pio a Carpi).
Le crisalidi si schiudono ed ecco le “Farfalle”, titolo scelto dalla Compagnia TPO per spiegare ai più piccoli la metamorfosi più grande, quella della nascita, attraverso uno spettacolo sensoriale. La “casa delle farfalle”, tutta bianca, accoglie i bambini in un’atmosfera delicata, un microcosmo silenzioso dove proprio le farfalle disegnano giochi di luce, arricchiti dagli effetti visivi e sonori creati da un “tappeto sensibile” sollecitato dal passaggio dei piccoli ospiti (Sassuolo, Palazzo Ducale, sabato 17, ore 20.30).
Tra metamorfosi e comunità, nel segno di un’esperienza in cui i confini dell’umano e dell’animale perdono la loro fissità e indicano nuove possibilità di legame, si situano i caratteristici disegni di animali umanizzati di ericailcane, che assieme a una grande installazione, sono protagonisti della mostra “Il canto della foresta”, proposta dalla Galleria D406 di Modena. Altri animali, meccanici e di stoffa, popoleranno il verde cortile del Museo Muratoriano in Piazza Pomposa.
“Le avventure di Pinocchio” è la favola della metamorfosi per eccellenza, quella che racconta di un bambino-burattino ipercinetico e mai fermo nella stessa condizione. Porta lo stesso titolo la mostra che raccoglie i disegni di Gianluigi Toccafondo allestita alla Biblioteca Delfini di Modena e realizzata con la Galleria D406: venticinque tavole a colori e un cortometraggio per raccontare il personaggio che da sempre affascina i più grandi illustratori. Forme in movimento che si allungano e si deformano, immagini fluttuanti e metamorfiche, intercalate a frammenti di testo, portano il segno inconfondibile dell’autore, per un Pinocchio distante dal cliché iconografico tradizionale, guardando a Totò, ma anche a Buster Keaton e Stan Laurel.

Il paesaggio: naturale e sonoro
Tra statuto dei luoghi e rappresentazione degli spazi, il tema del paesaggio attraversa, in molteplici declinazioni, diverse attività del programma.
A cominciare dalla mostra “Nature is My Kingdom / La Natura è il mio Regno”, a cura di Filippo Maggia, che la Fondazione Fotografia della Cassa di Risparmio di Modena dedica al fotografo statunitense Ansel Adams (1902-1984), uno dei massimi artisti del paesaggio. Dai picchi e dalle vallate dello Yosemite alle forme maestose dei canyon dell’Arizona, dalle fitte foreste di sequoie giganti alle linee sinuose dei fiumi, nell’opera di Adams i paesaggi trascendono la semplice documentazione, rivelando la sublime magnificenza della natura. È la prima grande mostra interamente riservata ad Adams nel nostro Paese, allestita nei rinnovati locali dell’ex ospedale Sant’Agostino. Nel percorso di oltre 75 opere in bianco e nero, stampe originali dell’artista, la mostra ripercorre la carriera del fotografo e l’intenso rapporto con la natura che ha caratterizzato tutta la sua vita, facendo emergere il volto di un’America incontaminata e selvaggia.

“Walls” è un altro lavoro fotografico sul paesaggio quotidiano, realizzato da Kai-Uwe Schulte-Bunert, un’occasione per guardare ai muri entro i quali ci muoviamo ogni giorno e nello stesso tempo per riflettere su ciò da cui ci siamo per sempre distaccati, la natura. Anche quando è addomesticata, come in questi scatti, la natura non si lascia imbrigliare facilmente; rispunta fuori appena può, in muschi, frane, grovigli, e si reimpossessa sovrana dei propri spazi (Sassuolo, Galleria Magazzini Lab).

Nei lavori di Franz Baumgartner, inclusi nella collettiva “De Rerum Natura”, proposta dalla Galleria 42 Contemporaneo di Modena (che propone anche opere di Bertocchi, Borowski, Calzolari, Parisi, Shaw), il ritorno alla figurazione prende le forme di paesaggi congelati, luoghi che tolgono il fiato come in un’alba apocalittica.
Leggere il paesaggio e immergersi in esso, al ritmo slow di una pedalata: “Geociclistica riverside” è un percorso cicloturistico lungo il fiume Secchia, seguendo il percorso che fiancheggia l’alveo tra Sassuolo e Modena. È un viaggio lento mosso dai ritmi della natura, tra paesaggi a tratti rigogliosi, a tratti brulli e surreali, che il divagare delle acque del fiume rende mutevoli e unici; fanno da guida i professori del Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da scorta i volontari di Fiab e Legambiente (Sassuolo, Piazzale Roverella, sabato 17 e domenica 18 settembre, ore 12.00).
Anche la musica crea paesaggio, fissa la sfera sonora entro cui prende forma l’esperienza. Come ogni paesaggio, anche quello musicale propone profili ed evoca atmosfere diverse.
Ce ne può essere una stravagante ed elegantissima nella sua effervescenza, come quella del violinista Ara Malikian. Lui si presenta in gillet damascato, blue-jeans e anelli alle dita. In scena ci sono altri tre musicisti, che, mentre suonano perfettamente, si alzano, si rincorrono sul palcoscenico, mettono in scena una gag dopo l’altra con una mimica da attori professionisti: un’esperienza esilarante, dal sapore un po’ gitano, perfetta per calamitare anche l’attenzione dei più piccoli e raccontargli il capolavoro di Vivaldi (“Le mie prime quattro stagioni”, Sassuolo, Teatro Carani, venerdì 16, ore 21.00).
Altre volte la musica può evocare paesaggi sonori ultraterreni, stranianti e inquietanti come un deserto industriale, una «foresta del male» su cui picchia un sole nero: sono le atmosfere dei “Demdike Stare”, pseudonimo con cui lavorano Sean Canty e Miles Whittaker. In bilico tra dub-step, elettronica e tribalismo, la loro opera ha lo stesso piglio analitico e scientifico di uno studio etnologico: il duo di Manchester riesce a plasmare ritmi provenienti da ogni angolo del globo (Carpi, Palazzo dei Pio, sabato 17, ore 22.30).
E mentre le svedesi Midaircondo traducono in musica gli incantevoli paesaggi scandinavi con l’ausilio di sonorità elettroniche e acustiche (Carpi, Palazzo dei Pio, sabato 17, ore 24.00), la band islandese Groundfloor esplora i vasti profili del paesaggio ghiacciato attraverso le sonorità nitide e malinconiche di un rock acustico alternativo (Sassuolo, Piazzale Avanzini, sabato 17, ore 22.30).
Ai temi della natura si ispira il programma di pezzi classici al cuore di “Piani naturalmente diversi”: una pianista classica, Eleonora Beddini, li esegue, e un pianista jazz, Michele Francesconi, li dovrà improvvisare alla cieca. A condurre il gioco, secondo una formula ideata dalla Gioventù Musicale d’Italia modenese, uno dei migliori musicologi italiani, Maurizio Franco (Modena, Auditorium Marco Biagi, sabato 17, ore 21.00).
C’è una trama del paesaggio che è fatta di flora, di botanica. Nelle opere di Davide Benati le forme vegetali di fiori e foglie si fondono con le fibre della carta di riso; la mostra “Oasi dell’acqua amara” nella galleria sassolese Paggeriarte presenta un universo di efflorescenze che gioca sull’ambiguità della forma: un grumo di colore si trasforma in un calice di fiori, una caduta di foglie diventa un arazzo, rapide pennellate verdi richiamano un erbario.
Chi pianta un giardino semina la felicità, recita un antico proverbio cinese. Serena Dandini è protagonista di “Coltivo, dunque sono” una serata di riscossa giardiniera che si fa strada tra grovigli di libri ed epopee botaniche, stagioni della vita e piante letterarie. Fra innaffiatoi e balconi fioriti, la nota conduttrice è un’appassionata di botanica: e mentre affonda le mani nella terra, la si può immaginare con gli occhi fissi nei libri, in un andirivieni tra coltura e cultura, come nel suo recente folgorante esordio letterario, Dai diamanti non nasce niente. (Modena, Piazza XX settembre, domenica 18, ore 21.00).

Scarti e riciclo
Poiché la Natura non è inerte ed esteriore, ma è un processo, essa scarta, riproduce, riusa. Spesso assai poco naturali, questi processi sono vere e proprie politiche, talvolta messi in moto dal semplice passare del tempo, talaltra da strategie umane. Fino al punto che la vita umana stessa può farsi scarto.
Tra le macerie di un teatro in disuso, per esempio, ai margini della società, sommerso dalla spazzatura, reso a tutti gli effetti egli stesso scarto di un mondo che non sa farsi carico di lui, un senzatetto extracomunitario attraversa un’esperienza onirica e grottesca, anomala e drammatica. È “Is Land” lo spettacolo dell’Associazione Arte e Salute Onlus realizzato in collaborazione col Progetto regionale Teatro e Salute Mentale e l’Azienda USL di Modena: per guardare in faccia le contraddizioni della realtà, occorre liberarsi dal conformismo superstizioso che essa induce e dare voce alle istanze di una follia che è l’unica ragione rimastaci (Modena, sabato 17, ore 21.00).
Scarti, frammenti, storditi e infelici fino allo spreco di sé, sono anche i personaggi creati da Francesco Bianconi. Il leader dei Baustelle in una performance fatta di letture, sonorizzazioni e visual, accompagna il pubblico in una rilettura della quotidianità contemporanea come “Regno animale” agro e acido, titolo di questo reading musicale e del suo primo romanzo. (Carpi, Piazza Garibaldi, venerdì 16, ore 21.00).
Lo scarto è talora opera del tempo. Tocca al gesto artistico coglierne le implicazioni, come in “Cutter”, letteralmente “taglierino”, il titolo del lavoro di Cristian Chironi alla Galleria Betta Frigieri di Modena (a cura di Luca Panaro). Nella sua performance live uno strumento tagliente asporta dalle immagini stampate ciò che è in via di estinzione o è già estinto: ghiacciai, fondali marini, panorami naturali, fiori, piante, animali.
Gli aspetti più inquietanti della natura sono anche al centro dell’indagine dei quattro artisti che nella mostra “Matrigna” alla Galleria San Salvatore di Modena ne raccontano la faccia minacciosa, in grado di generare incubi e paure. Aruzzo, Cuoghi, Sale, Argiola utilizzano un’iconografia graffiante, ironica e disinibita, ma comunque carica di emotività.
Certe volte non c’è scarto perché tutto si consuma. Capita col cibo – junk food, fast food, finger food – inteso come scoria, rifiuto, tossina, ma anche farmaco, rifugio dallo stress e dalla nevrosi. “Food” alla Galleria Carteria26 è un’installazione realizzata da Fabio Bonetti e Gianluca Rossi, che vedono il corpo umano come una macchina “tritanatura”: la bocca, la lingua, i denti e il palato sono il luogo dove consumare e consumarsi, dove tutto viene masticato, triturato, impastato e buttato giù.
Scarti, rifiuti, riusi: ecologia, certo, ma anche, naturalmente, economia, luogo dove risorse e catastrofe, energia e distruzione, sembrano vertiginosamente convergere. Si pensi a dei barili di petrolio che fuoriescono dal terreno, perfetti e avvenenti come frutti a cui è impossibile resistere. L’oro nero, dono della natura e sua stessa pericolosa minaccia è protagonista dell’installazione di Andrea Mazzola presso la galleria modenese Punto Arte OFF: in “Economy of Pinball” il barile, simbolo dell’economia internazionale ed emblema di un’energia naturale che ci permette di sopravvivere, viene trasformato esteticamente in oggetto immortale, un “logo non logo” contemporaneo cardine della storia umana in cui ha lasciato ricordi catastrofici indelebili.
E se è vero che nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, gli stessi scarti possono essere riciclati, come mostra il grande parallelepipedo di cartoni “Pak Pak”, realizzato da Steven Siegel ed esposto a Modena in Piazzale Sant’Agostino. L’installazione, composta con bric Tetra Pak, reinventa il ruolo della scultura: la espone all’usura del tempo, integrando i processi naturali di trasformazione organica nella creazione artistica.
È una riflessione sul tema della sostenibilità, la biodiversità, le biotecnologie, la biogenetica, anche “Ecoimmagini e bioscritture”, la mostra proposta dalla Biblioteca Poletti nel Palazzo dei Musei di Modena: un’antologia degli otto numeri di Bau, il “Contenitore di Cultura Contemporanea” prodotto con cadenza annuale dall’Associazione culturale BAU di Viareggio.
Un grande albero, dapprima spoglio e inerte, rifiorisce a nuova vita: “PAPERPARKing” è un’installazione di Nicoletta Boris presso la Galleria Tik.farm di Sassuolo. Alla rinascita contribuiscono tutti: parallelamente, infatti, laboratori creativi di Bruno Munari guideranno grandi e bambini nella produzione di disegni, modelli e sculture che, una volta appesi ai rami, faranno rifiorire l’albero.
È un omaggio alle liturgie della natura la mostra “Circadiana” della Galleria Under House di Modena: un gruppo di artisti lavorerà ininterrottamente per tutta la durata del festival, giorno e notte, reinterpretando l’alfabeto iconografico della natura. Al centro dei loro lavori ci saranno i ritmi della nascita, crescita e distruzione, la poesia e la potenza dell’elemento naturale, fino alle nuove frontiere del “naturale” e alle tematiche ambientali.
Costruire un futuro migliore per il pianeta è la parola d’ordine della campagna ConsumAbile delle Aziende Sanitarie modenesi e della Regione Emilia Romagna che propone un gioco di abilità per tutti: una sorta di un grande gioco dell’oca in cui vince chi sceglie i comportamenti più sostenibili, che consumano cioè meno suolo, aria, natura e non li rubano alle generazioni future. In “Misura quanto sei sostenibile” il consumatore deve saperla più lunga di quanto non creda per imparare a “stare al mondo” (Modena, Piazza Matteotti, sabato 17, ore 14.30-19.30).

LA NATURA È SERVITA. I “MENU FILOSOFICI” DI TULLIO GREGORY
Il noto filosofo e gourmet ha ideato un percorso gastronomico che verrà proposto per tre giorni in quasi 60 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo. Tradizione e ironia ispirano anche la “razionsufficiente”, il cestino del festival per pranzare e cenare a 4.50 euro

La natura è l’ingrediente principale dei nove “menu filosofici” ideati da Tullio Gregory che verranno proposti dal 16 al 18 settembre in quasi sessanta ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo. L’iniziativa, ormai consolidata, sottolinea la centralità del convito nella civiltà umana e ne celebra gli artefici di cucina e di bottega.

Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” del festivalfilosofia fin dalla prima edizione. Professore di Storia della Filosofia alla “Sapienza” di Roma, fondatore del Centro Studi del Cnr sul Lessico intellettuale europeo, direttore dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, edita dall’Istituto Treccani, membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia e noto gourmet, Gregory ha ideato menu per pranzi e cene filosofici all’insegna della tradizione e a partire dai prodotti tipici modenesi e della cucina dell’Emilia-Romagna (menu completi e indirizzi dei ristoranti si possono consultare nel sito www.festivalfilosofia.it).

“Costruire dei menu attorno al tema della “natura” – spiega Gregory – è compiere un’operazione innaturale: essendo la tavola un fatto di cultura, essa è fortemente antagonista della natura o quanto meno trova la sua realizzazione trasformando i prodotti cosiddetti naturali per renderli commestibili e soprattutto gradevoli”. Da qui l’idea di articolare i menu filosofici sottolineando l’attività dell’homo faber che trasforma i prodotti naturali secondo i propri gusti, sempre più complessi ed esigenti. Ecco dunque servite in tavola le nature liquide, diversi tipi di pesce proposti in umido, fritti, salati, essiccati o sott’olio, le nature vegetali, con verdure e tuberi a uso esclusivo dei vegetariani, le nature animali, dedicate a chi ama la carne e le nature volatili, a base di pollo, faraona e piccione. Si prosegue con il teatro delle meraviglie, dove trionfano i saporitissimi grassi emiliani e le tigelle con il pesto e il cotechino, mentre nel crudo e cotto si alternano primi caldi, secondi stracotti, verdura e frutta freschissime. Dalla natura alla storia propone il brodo come ingrediente principale, che accompagna tortellini e passatelli e che viene ricavato dal gran bollito misto, servito come secondo; la natura enciclopedica è invece la declinazione della carne di maiale: prosciutto, arrosto, piedini e cotiche per finire col salame, stavolta di cioccolato. Un menù più semplice ma altrettanto saporito è quello pensato per le enoteche, dove i pasti sono più rapidi, all’insegna di formaggi e lambrusco, anch’essi prodotti “innaturali”, nati dal lento maturare di latte, caglio e uva.
Non manca una soluzione veloce ed economica per pranzare e cenare, che permette di seguire i ritmi delle lezioni magistrali e di assaporare piatti e prodotti tipici della provincia di Modena. È la “razionsufficiente”, in vendita a 4,50 euro nei giorni del festivalfilosofia: un primo caldo, un secondo di carne o pesce, un contorno di verdura o legumi, pizze o panini con misti di formaggi o di affettati, frutta, dolce e acqua: tanti mix secondo la fantasia della bottega. Il cestino del pranzo è in vendita a Modena al mercato coperto Albinelli, vicino a piazza Grande, a Carpi al Circolo culturale Mattatoio, vicino a Piazzale Re Astolfo, e a Sassuolo in diversi esercizi tra Piazzale della Rosa e Piazza Garibaldi.

CUCINA FILOSOFICA 2011

1. Nature liquide
Frittelle di baccalà
Spaghetti al tonno
Frittura di acciughe
Anguilla in umido
Insalata verde
Mirtillo nero dell’Appennino

2. Nature vegetali
Frittelle di riso
Maltagliati coi fagioli
Tortelli di zucca
Fritto vegetariano
Crostata con amarene brusche di Modena IGP
Cesto di frutta fresca

3. Nature animali
Erbazzone
Tagliatelle al ragù
Coniglio in umido
Agnello al forno
Trippa alla modenese
Pere al lambrusco

4. Nature volatili
Maccheroni al pettine con ragù di anatra
Uccelletti scappati
Faraona arrosto
Piccione arrosto
Pollo alla cacciatora
Fragole all’Aceto balsamico tradizionale di Modena

5. Teatro delle meraviglie
Tigelle con pesto
Gran misto di affettati
Gramigna al torchio con salsiccia
Cotechino di Modena IGP in galera
Anatra arrosto
Friggione
Amaretti con lo zabaione

6. Crudo e cotto
Lasagne verdi al forno
Tortelli con le erbette
Guanciale di maialino al lambrusco
Stracotto di manzo
Verdure in pinzimonio
Composta di frutta fresca

7. Dalla natura alla storia
Scaglie di Parmigiano Reggiano
Insalata di patate lesse
Tortellini in brodo
Passatelli in brodo
Gran bollito misto con salse crude e cotte
Zuppa inglese

8. Natura enciclopedica
Gnocco fritto
Prosciutto di Modena DOP
Arrosto di maiale
Piedini di maiale in agrodolce
Fagioli con le cotiche
Radicchi verdi dell’orto
Salame di cioccolato

9. Menù per enoteche
Stria, gnocco al forno e pane comune
Parmigiano Reggiano, pecorini e ricotte fresche dell’Appennino
Pere dell’Emilia Romagna IGP e confettura di amarene brusche di Modena IGP
Selezione dei Lambruschi doc modenesi: Sorbara, Castelvetro e Salamino di Santacroce

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel.059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

2 pensieri riguardo “Festivalfilosofia di Modena, 16 – 18 settembre 2011, ecco il programma. Protagonista la “Natura””

  1. Ho appena ricevuto questo messaggio e lo inoltro, se mai ci fosse qualcuno interessato alle lezioni magistrali del festival 2010

    Da oggi, 11 luglio, inizia la terza programmazione di lezioni magistrali sul canale multimediale del festivalfilosofia (nella home page del sito http://www.festivalfilosofia.it e nella sezione web-tv). Fino al 24 luglio saranno visibili in streaming, senza possibilità di download, le lezioni tenute nel festival 2010, sullafortuna, da Jean-Pierre Dupuy, Niles Eldredge, Salvatore Natoli, Giovanni Reale, Salvatore Veca, Marcello Veneziani

    Già programmate anche le sei lezioni che andranno in onda a partire dal 25 luglio, anch’esse relative all’edizione 2010 del festival. Tra due settimane sugli schermi multimediali del sito Piero Coda, Frank Furedi, Gerd Gigerenzer, Antonio Gnoli, Michela Marzano, Emanuele Severino

    Mi piace

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