I romanzi più belli della letteratura latinoamericana secondo Carlos Fuentes

Il grande scrittore messicano Carlos Fuentes (Gli anni con Laura Díaz, La morte di Artemio Cruz, solo per citare due dei suoi romanzi) ha pubblicato in questi giorni un nuovo saggio dedicato alla letteratura latinoamericana: La gran novela latinoamericana.

In un articolo sabato su El País, “Estirpe de novelistas”, Fuentes ha riassunto alcuni dei suoi punti di vista sull’evoluzione del romanzo nel continente e ha fissato il suo “canone”, con i romanzi/autori per il XX secolo e i giovani, per il XXI secolo.

Ecco la lista:
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Kabul non è Roma, Chiara Cataldi

Afghanistan - foto di Chiara Cataldi
Afghanistan - foto di Chiara Cataldi

C’è un proverbio afghano che dice: “Prima bevi il tè, poi fai la guerra”, e penso che in questo detto sia racchiuso tutto *Kabul non è Roma*, scritto da Chiara Cataldi.

Chiara è una mia amica, e mi fa piacere parlare di questo libro, perché è davvero una finestra su un altro mondo, una finestra interessantissima, e reale. Chiara, infatti, ha vissuto 11 mesi nel 2008 in Afghanistan, lavorava all’ambasciata italiana a Kabul, e *Kabul non è Roma* è il resoconto, romanzato, di questa sua esperienza.
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Sarah Bakewell, L’arte di vivere: la biografia di Montaigne per abitare il XXI secolo

Michel de Montaigne. Photograph: Bridgeman Art Library
Michel de Montaigne. Photograph: Bridgeman Art Library

di luiginter| Ho avvicinato e letto la biografia di Michel de Montaigne scritta da Sarah Bakewell (@Sarah_Bakewell su Twitter), L’arte di vivere, Fazi (originale:  How to live, Vintage), grazie a Nick Hornby e alla sua rubrica  su The Believer, tradotta da Internazionale qualche mese fa.

Senza un consiglio così convincente  non sarei mai entrato in questo libro che poi mi ha deliziato, e dentro al quale ci sono parecchie idee e spunti di interpretazione per apprezzare Montaigne, scrittore-filosofo del XVI secolo, che sembra perfettamente adatto al XXI secolo.
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Tutto accade oggi, Jesse Browner

Looking down Bleecker Street towards CBGB OMFUG - foto: benmychree2002, flickr
Looking down Bleecker Street towards CBGB OMFUG - foto: benmychree2002, flickr

Wes pensò a quello che Luigi XVI aveva scritto nel suo diario per il 14 luglio del 1789: “Rien”. Niente. Luigi XVI non aveva chiarezza di visione, e quell’appunto di una sola parola l’aveva condannato. Senza chiarezza di visione, i momenti più importanti della tua vita vanno e vengono senza che tu ne sia consapevole. Wes si era sempre rimproverato poiché non teneva un diario, ma per chissà quale motivo – probabilmente semplice pigrizia – non aveva mai coltivato l’abitudine. Altrimenti avrebbe potuto sfogliarne le pagine e tornare alla sbadata innocenza che aveva portato alla disfatta del giorno prima. Altrimenti avrebbe saputo esattamente cosa scrivere per il giorno attuale. “Tutto. Tutto è accaduto oggi.”

E *Tutto accade oggi* è il titolo di questo romanzo di Jesse Browner, in uscita a fine agosto per e/o. Un romanzo bellissimo, senza dubbio il libro più bello che ho letto in questi primi mesi del 2011. Mi è davvero rimasto dentro, uno di quei libri che, anche quando l’hai finito da un po’, continua a tornarti in mente: i personaggi, l’ambientazione, alcuni brani.

Tutto accade oggi titola il libro, e infatti le poco più di 200 pagine raccontano di una singola giornata della vita di Wes, il protagonista diciassettenne. Iniziata senza dubbio presto, alle 4 di notte, mentre torna a casa a piedi, al Greenwich Village, attraversando mezza Manhattan, dopo una festa a casa di Lucy, sua coetanea, la ragazza più bella della scuola, che, a sorpresa di tutti, punta Wes. E nella fatidica notte in cui tutto accadde, Wes perde la verginità, acquistando di contro materiale per le sue infinite elucubrazioni.

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L’anno dei dodici inverni, Tullio Avoledo

Day 162/365 : Welcome, winter - foto: ~jjjohn~, flickr
Day 162/365 : Welcome, winter - foto: ~jjjohn~, flickr

Non avevo mai letto nulla di questo autore, nonostante da anni mio marito mi ripetesse che è uno dei suoi scrittori preferiti. Alla fine, un po’ per sfinimento, ho ascoltato il suo consiglio, e ho letto *L’anno dei dodici inverni*, ed. Einaudi.

Ammetto, merita. Il libro è scritto bene, la trama è avvincente, la storia è originale. Forse non è proprio il mio genere, ma ogni tanto bisogna un po’ variare.

Il romanzo si muove fra passato, presente e futuro della narrazione, ma man mano che le pagine scorrono, ci si accorge di come il tempo sia relativo, e i continui flash-back e flash-forward siano dovuti a una macchina del tempo, e al desiderio di un uomo che, dal 2028, decide che salvare una vita, anche solo una, è una fatica che vale la pena fare.

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Spaghetti aglio, olio, peperoncino e prosciutto, Haruki Murakami

2509 Agghiu e uogghiu still-life - foto: godzillante|photochopper, flickr
2509 Agghiu e uogghiu still-life - foto: godzillante|photochopper, flickr

Continuano le ricette letterarie. Oggi ve ne presento una tratta da *Dance dance dance* _ed. Einaudi_ di Haruki Murakami, un autore molto amato su questo blog.

Dopo aver finito di mangiucchiare il sedano, cominciai a pensare a cosa prepararmi per cena. Decisi per gli spaghetti. Si tagliano due spicchi di aglio a pezzetti e si scaldano in padella con un po’ d’olio d’oliva. La padella va inclinata in modo da raccogliere l’olio in un punto e lì si fa rosolare l’aglio a fuoco lento. Si aggiunge un peperoncino intero e lo si lascia soffriggere insieme all’aglio. A questo punto aglio e peperoncino vanno tolti, per evitare che diano al sugo un sapore amaro. E’ importante calcolare bene il momento. Poi si aggiunge del prosciutto cotto, tagliato a pezzetti, e lo si lascia rosolare. Infine si mescola rapidamente e si aggiunge del prezzemolo tritato. Ah, mi farò anche un’insalata di mozzarella fresca e pomodori. Niente male.

Tratto da *Dance dance dance* di Murakami Haruki, ed. Einaudi, pag. 163

Kader Abdollah, Il messaggero

Di Kader Abdollah abbiamo già parlato più volte in questo blog. Amo molto questo autore iraniano, che, costretto ad emigrare per motivi politici,  è considerato uno dei migliori scrittori olandesi contemporanei. L’Olanda, infatti, è diventata la sua seconda patria e     l’ olandese la lingua d’uso dei suoi romanzi. “Scrittura cuneiforme” è uno dei miei romanzi preferiti di questo ultimo decennio, seguito poi da “La casa della Moschea“, di cui ho scritto qualche anno fa.

 Nel mese di maggio Kader Abdollah era a Torino alla Fiera del Libro. Non ho seguito la sua conferenza, perchè ho preferito in contemporanea un incontro su Wasilij Grossman. Del resto presentava il Messaggero, che già aveva presentato a Mantova nel 2010. Avevo già letto il libro, ma in questo ultimo periodo di rinnovate e accese polemiche contro l’islamismo,anche in questo blog,  mi è venuta voglia di rileggerlo. Per questo sono qui a parlarne.

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