Mario Vargas Llosa, La guerra della fine del mondo

Antônio Conselheiro
Antônio Conselheiro (1830-1897)

Chissà che cosa pensa Carlos Fuentes di uno scrittore come Mario Vargas Llosa, che inserisce nella sua recente lista come autore della Conversazione nella “Catedral”?

Io posso dire che per me questo è un periodo fortunato in quanto a letture, perché ho incontrato alcuni libri da non dimenticare; tra questi senz’altro La guerra della fine del mondo  di Mario Vargas Llosa: 588 pagine così ben scritte e con un argomento così interessante da farsi leggere anche in poco tempo.
Del resto Vargas Llosa resta sempre un grande scrittore e meritatissimo il suo premio Nobel 2011.
E’ stato  per me interessante scoprire  un evento significativo della storia del Brasile: la storia di Canudos e del suo fondatore Antonio il Consigliere.  Non ne avevo mai sentito parlare, eppure ci sono stati film su questo argomento e ho persino scoperto che in Italia, già nel 1979,  si era pubblicato un fumetto. (L’uomo di Canudos. Un uomo un’ avventura. Disegni del brasiliano Ju Oliveira, Sergio Bonelli editore).

Il romanzo di Vargas Llosa, uno straordinario affresco epico,  si può definire un romanzo storico, in cui la base storica, come sempre ben documentata dall’autore, è ampiamente supportata dalla fantasia.

Si può certamente parlare di coralità, perché la narrazione in terza persona è divisa in tre parti ed ogni parte frammentata in sezioni, in cui diversi personaggi raccontano e la  focalizzazione è interna ai singoli personaggi. Le prospettive sono diverse e l’autore non ne fa prevalere nessuna, non parteggia per nessuno.

Le azioni accadono senza spiegazioni, senza punti divista particolari. E’ il lettore a trarre conclusioni. Anche Il Consigliere è  descritto attraverso gli occhi dei credenti: non importa la verità, ma ciò che la gente dice e crede. Più che i fatti contano le credenze, come il mito di don Sebastiao, il re del Portogallo  scomparso in una battaglia del 1578, ma che un giorno sarebbe ritornato a elargire felicità eterna al suo paese.

Canudos non è  Macondo, paese inventato, fantastico. La storia di Canudos è uno degli eventi più tragici e sanguinari della storia del Brasile.

Siamo nel Sertão dello stato di Bahia a fine 800 (1893- 97) a pochi anni dalla nascita della Repubblica del Brasile (1889) un cambiamento politico importante, ma in cui, a causa della siccità, povertà e fame erano aumentate.

Da una parte lo sfruttamento dei  latifondisti,con i loro bravacci (Jagunço) dall’altra i cangaceiro, i banditi ribelli. E’ su questo terreno che ha fortuna la predicazione di Antônio Conselheiro, che  con la sua rivoluzione millenaristica crea una comunità-villaggio a Canudos, in cui confluisce una massa di disperati: contadini  e mandriani affamati, ex schiavi, ex cangaceiros pentiti dopo una vita sanguinaria.

E’ un’umanità varia e disperata, gente in fuga dallo sfruttamento, disperatamente povera,  che in una impresa impossibile trova una ragione di vita. Unirsi a uno dei  tanti gruppi mistici e messianici, che periodicamente percorrevano il sertao con promesse di salvezza dell’anima,  garantiva il pentimento delle loro vite di sangue anche ai cangaceiros.

Canudos con le sue utopie si contrappone all’intero Brasile, che a fine 800 vuole essere più moderno, ma senza eliminare le disparità sociali.

La comunità di “Bom Jesus de Belo Monte”  cresce in fretta fino ad includere una popolazione di 20000 persone. Ma, poiché Antônio Conselheiro non predica solo la salvezza delle anime, va contro il Brasile repubblicano: è contro la registrazione all’anagrafe dei neonati, contro il matrimonio civile, contro nuove tasse e imposte. Il predicatore-asceta ha un carisma tale che gli permette di creare un movimento e una comunità, basata su regole di fratellanza e amore, un comunismo mistico che pratica un cristianesimo primitivo: la proprietà e i beni, i prodotti dell’agricoltura sono divisi tra tutti. Sono consentiti solo i beni per uso personale.
Per i repubblicani Canudos, invece di essere vista come movimento religioso, viene interpretata come una concentrazione di monarchici, che vogliono la restaurazione dell’impero dell’imperatore Don Pedro da poco abbattuto. Per questo si muove guerra (1896-7) alla comunità con diverse spedizioni prima con pochi uomini, cento, poi seicento, fino a impegnare 10000 soldati: 4 campagne militari condotte con brutalità.

Già Euclides da Cunha nel 1902 con il romanzo Os Sertoes, uno dei grandi libri brasiliani, aveva raccontato la guerra di Canudos, a cui aveva partecipato come giornalista, lasciando la comunità  quattro giorni prima del massacro finale.

Di questo romanzo il romanzo di Vargas Llosa vuole essere una riscrittura.  Anzi un personaggio senza nome che è ripetutamente definito il cronista miope è un po’ Euclides Da Cunha, un po’  l’alter ego di Vargas Llosa.

La guerra della fine del mondo si articola in tre parti: la prima racconta gli antefatti della rivolta: come intorno ad Antonio  il santone si formi una folla sempre più numerosa di proseliti: di straccioni, di delinquenti, donne di malaffare, tutti alla ricerca di redenzione e di pace.

La seconda parte racconta come si formi e sviluppi Canudos, luogo dell’utopia, come i latifondisti monarchici  usino la rivolta in funzione antirepubblicana, come socialisti e rivoluzionari interpretino la vicenda secondo categorie europee anarchiche e marxiste, quando invece si tratta  di una rivolta al di fuori degli schemi. Importante il riferimento alle prime spedizioni militari.

L’episodio più importante di questa prima fase di scontri fu quando i cento uomini al comando del tenente Ferreira furono accolti da migliaia di Canudos in processione e preghiera nella cittadina di Uauá in chiaro segno di pace ed amicizia.

Ferreira, invece, aprì subito il fuoco sui Canudos che, pur sorpresi, reagirono con le armi di cui disponevano: coltelli, bastoni e arnesi da lavoro dei campi. Dopo cinque ore di lotta i Canudos si ritirarono,  lasciando molti morti da entrambe le parti, ma soprattutto, avendo gettato nel terrore le truppe governative, che pensavano di debellare i ribelli con facilità..

La terza parte è il racconto in 200 pagine dell’assedio di Canudos fino al massacro finale.  Anche chi come me  non ama in particolare le storie di guerra, segue l’affascinante narrazione attraverso i diversi personaggi,  in particolare attraverso un nano, una contadina e il cronista  quasi cieco che ha perso gli occhiali.

Come qualche critico ha sottolineato questo è un espediente letterario molto interessante, perché il personaggio importante ci permette uno sguardo con una prospettiva sfocata sui fatti tale da renderla quasi irreale.

Non solo vi è la descrizione  attenta delle varie fasi dell’assalto, ma anche l’importante dialogo tra il giornalista e uno dei latifondisti monarchici, il barone, la cui moglie è impazzita, quando la casa è stata  bruciata dai rivoltosi. Canudos tra l’altro sorge proprio nel latifondo del barone. Come non pensare al nostro Gattopardo, quando il barone dichiara che “per difendere gli interessi della Bahia bisogna continuare a detenere il potere e per continuare a detenere il potere bisogna mutare politica almeno per il momento… è una burla ridicola, ma non abbiamo alternativa.”?

Colpisce la capacità di Vargas Llosa di scrivere con  un ritmo incalzante che tiene il lettore avvinto alla narrazione dalla prima pagina all’ultima con la consapevolezza  che il romanzo nasce da fatti accertati,  da una documentazione storica rigorosa supportata da sfrenata invenzione.

In Vargas Llosa non c’è nulla di quel realismo magico, di quel barocchismo un po’ dolciastro di certi autori sudamericani, ma piuttosto un truce realismo.  Il  romanzo come specchio della vita reale, ma una realtà che tende a deformarsi, a farsi caricaturale, grottesca.
Per esempio nel seguito del  profeta c’è Leone Natuba,  personaggio inquietante:a lui si accenna più volte, diversi personaggi parlano di un mostro a quattro  zampe. Solo cento pagine dopo viene descritto più direttamente con le gambe corte, con la  testa mostruosamente grande, con le sue qualità disumane. È certamente stato generato dal diavolo, perché  tra una folla di analfabeti lui sa leggere ed ha imparato a leggere da solo. E’ l’unico letterato intelligente, profondamente umano al seguito del consigliere.

A volte i personaggi sono  immediatamente riconoscibili da un elemento distintivo, come il mantello di porpora del consigliere, come le dimensioni di Pedrao, i capelli rossi di Gol Galileo, come sul viso del bandito Pajeu la cicatrice che lo ha lasciato quasi senza naso e che  ha la funzione di ricordare il suo passato violento.

Grottesca è anche Maria Quadrado, che ha il cranio calvo, i capelli tagliati come una pazza del manicomio, per punire se stessa, che è stata violentata quattro volte.

Accentua il clima grottesco, caricaturale, accompagnando lo sviluppo dei fatti,  un piccolo circo vagante sempre più malridotto,  in cui all’inizio sono presenti 20 persone, se persone possono essere chiamati esseri come sono la Donna Barbuta, l’idiota, l’Uomo ragno e soprattutto il Nano, la stella  “che raccontava  storie con delicatezza, veemenza, romanticismo e immaginazione” storie di altri nani e soprattutto la storia esemplare di Roberto il Diavolo.

Nel romanzo trionfa la follia, la stupidità, la crudeltà, la violenza a tutti i livelli. Numerose le descrizioni di sventramenti, di smembramenti. Come dimenticare Satana Joao che taglia i testicoli ai nemici morti o  il ventre aperto a colpi di macete alla donna incinta, il feto strappato e sostituito da un gallo?

Numerosi anche gli eventi legati ad una sessualità che morbosa  emerge prepotente, distorta e influisce sugli eventi, condiziona le azioni dei personaggi. Allusioni o descrizioni  che non risparmiano trivialità in un contesto di machismo violento.

Angelo Morino  il traduttore nell’introduzione ricorda come Vargas Llosa ha spiegato la riscrittura di Canudos:

Fu un conflitto terribile che finì con il massacro di 40000 persone, donne, bambini. E’stata la prima guerra ideologica dell’America latina, e io metto in luce la terribile responsabilità degli intellettuali nel favorire il massacro. Perchè gli intellettuali “democratici” videro alle spalle di Canudos la cospirazione delle potenze nemiche… E invece niente inglesi, niente monarchici, niente latifondisti: si trattava solo della fame, dell’ignoranza, della povertà. Un equivoco che ha fatto scuola.

A tacitare i rimorsi e in memoria, oggi, il governo di Bahia ha creato “Il parque estadual de Canudos“.

33 pensieri riguardo “Mario Vargas Llosa, La guerra della fine del mondo”

  1. A me- che non conosco Vargas Llosa come scrittore, se non per sentito dire- mi ha colpito, invece, la sua posizione sulla recente visita del papa a Madrid, in una Spagna che – garantisco- non vede molto di buon occhio queste frequantazioni, soprattutto per il timore che con la destra di certo vincente alle elezioni certe leggi civili vadano a farsi benedire. Non si domenticano che la destra è ancora quella di Aznar e nonostante le sue belle giacche,Aznar è percepito da persone non certo estremiste ma semplicemnete socialiste come un fascista e basta. ma non è questa la questione. Vargas Llosa ha parlato, come dicevo, della visita del papa e ha concluso il suo articolo(che si trova qui per intero:http://www.elpais.com/articulo/opinion/fiesta/cruzada/elpepiopi/20110828elpepiopi_13/Tes ) con queste parole:
    Creyentes y no creyentes debemos alegrarnos por eso de lo ocurrido en Madrid en estos días en que Dios parecía existir, el catolicismo ser la religión única y verdadera, y todos como buenos chicos marchábamos de la mano del Santo Padre hacia el reino de los cielos.
    E’ vero che si parla di uno scrittore di finzione, ma anche di uno che ha assunto nel suo paese posizioni di destra, appunto. E poi, anche se il suo tono fosse ironico, cosa che in un latino- americano potremmo anche pensare, perchè mai dovremmo tanto rallegrarci di questo?
    Scusate la lunghezza.

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  2. Senza considerare che Llosa inizialmente ha militato nella sinistra e successivamente ha preso posizioni a destra (che non sono la destra e la sinistra come potremmo intenderle in Italia), FORSE dovremmo rallegrarci perchè, in una realtà umana occidentale – quella odierna – quasi interamente disgregata nella sua simbologia collettiva – simbologia che tiene insieme una società -, la “religione di regime” resta l’unico fattore aggregante.
    Se cade anche quella, è un disastro. Dunque, al di là del fatto che uno possa professarsi cattolico oppure no, è positivo che ci sia ancora un baluardo culturale collettivo che ci eviti di sprofondare intieramente nella dispersione totale, tenuto anche conto che le masse umane stanno muovendosi a ritmi sorprendenti e non sempre chi arriva in terra straniera (in questo caso la nostra) è in grado di apportare un contributo positivo. Ma solo problemi.

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  3. Non posso essere d’accordo con quanto scritto. Se dobbiamo parlare di problemi, mi pare che forse il problema non è della società occidentale- e a chi si contrapporrebbe, in quanto occidentale? a quella orientale? oppure a quale, con quale collocazione geo-politica?- quanto di quelle società che dalla civiltà industriale sono state nei secoli sfruttate politicamente e economicamente. Non nego che l’arrivo di “masse umane” (che tali per me non sono, comunque, ci tengo a precisarlo, mi pare assolutamente generica come espressione e fuorviante come se tutti fossero un solo uno e non è così) crei problemi nelle nostre (?) pulite (?) e civilizzate (?) società occidentali (?), ma bisogna vedere di quale problema si sta parlando. A parte questo, mi chiedo e chiedo quanto ci sia davvero bisogno di valori religiosi per esistere. Io non ne sento alcun bisogno, ma del resto non sento neanche il bisogno di “baluardi culturali” tanto meno collettivi.

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  4. Temo che in Occidente si stia tutti guardando dalla parte sbagliata: non è dai paesi musulmani, da dove provengono i diseredati, che ci dovremo difendere, e siamo tutti impreparati ad accogliere il nuovo e anche a difendercene. E’ dalla Cina che verremo conquistati, con mille tentacoli commerciali; sto parlando, naturalmente, dei trattati o affari commerciali conclusi, e che si concluderanno sempre più numerosi, ad alto livello, non di noi che, causa sensazione di povertà, ci compreremo le magliette di plastica sulle bancarelle…. Di questo però non si parla, e Al Qaeda fa più paura. Sono andata completamente fuori tema, perdonatemi.

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  5. Infatti chi ha manipolato le parole (non chi ha detto) “La religione è l’oppio dei popoli” ha creato la società ideale! ma per favore…

    Pes, tu fai parte come tutti di un patrimonio collettivo spirituale umano che va al di là del “voglio” o “non voglio”. E di un patrimonio collettivo più individuale che proviene dalla cultura da cui provieni. La religione è la maschera dietro cui si cela l’insondabile, che è insondabile per tutti e che si esprime attraverso simboli. Non c’è connotazione politica in questo.
    All’Occidente è rimasta solo la religione – buona o cattiva che sia – perchè, evidentemente (e lo si può vedere in ogni nostro settore) ha realizzato una filosofia che non è riuscita a tenere conto di questa nostra ricchezza inconscia. Anzi, l’ha sgretolata; grazie alle fedi dell’illuminismo che non hanno saputo valutare l’estrema e vitale importanza dell’opposizione degli estremi e di un punto di equilibrio, il cosiddetto tertium, che li comprende e ne trae propulsione; avendo fondato tutto sulla Ragione. Ma l’essere umano non è fatto solo di Ragione. .
    D’altronde è singolare come la società odierna ancora non abbia compreso quello che ha detto Einstein, e ancora di più Jung; che si è immediatamente accorto di come la specializzazione dei saperi sia controproducente per la visione d’insieme. E’ singolare anche come la società odierna, ma ci metto dentro anche i padri dei nostri padri, non abbia compreso i loro moniti.
    Quindi rallegrati se qualcuno ancora crede all’arrivo della buona novella, perchè anche la nostra religione è messa male. E’ da questo sgretolamento che provengono gli Hitler, gli Stalin, i Mao e tutti quei fanciulli che hanno incarnato sì le forze inconsce collettive, ma quelle distruttive. Quelle che non hanno trovato un argine: cioè un’Idea positiva, dove idea è intesa nel senso originale greco del termine: cioè immagine, disegno della mente. Quell’argine che fa sì che la fata buona non si trasformi in strega cattiva e la faccia da padrona.
    C’è una massiccia affluenza in una Europa, per esempio (e dico Europa perchè sono europea) che va regolamentata, e anche molto presto, perchè noi europei siamo in un momento molto delicato per la nostra sanità mentale. E anche perchè se andiamo a fondo noi, va a fondo anche la massiccia affluenza. Come l’edera che, se muore l’albero, muore anche l’edera.
    Probabilmente Llosa, pur non essendo un indefesso cattolico (non so lo, magari lo è, non mi interessa) Jung lo ha letto, e vuole dirci: “Attenzione, signori, non buttate via l’ultima fiaba che avete. Dopo di quella c’è il baratro”.
    Che dopo di quello, attenzione, c’è “L’oppio è la religione dei popoli”. E guai a non essere d’accordo.
    (lo scambio semantico naturalmente è voluto, ma qui non c’è la possibilità di evidenziare un corsivo).

    Infine, mi viene in mente, per dare risposta a Lucilla, che siamo anche in un momento economico in cui tutti sono in debito con tutti (economia globale). E nessuno riesce a pagare i propri debiti. Quando si arriva a questo punto, e adesso si tratta di un momento interplanetario (si fa per dire, visto che di marziani a esigere il loro debito non ne sono ancora arrivati); quando si arriva a questo punto, dicevo, e come ci “insegna la storia”, di solito nasce una bella guerra che azzera il debito. E si ricomincia, appunto, da zero.
    “Oh, ma come, ci sono già le guerre!” dicono in giro. Sì, ma la guerra che dico io è diversa: non sono le guerre-fantoccio che permettono alle diplomazie mondiali di salvare la faccia e di “dialogare”. E’ per il dominio del pianeta. E scommetto che le Quattrocento Famiglie ci stanno pensando.

    Quanto all’Italia, cioè la nostra situazione particolare, e per restare in tema con Llosa, Wikipedia riporta queste sue parole:
    “ “ “ Intervistato dal Corriere della Sera riguardo alla politica italiana e alle prospettive dei sistemi politici mondiali, si è espresso sul Presidente del consiglio Silvio Berlusconi definendolo un «personaggio superficiale, poco colto, che offre poche credenziali sul piano etico», riconoscendogli tuttavia «un talento politico eccezionale» con «governi che hanno garantito all’Italia ordine, stabilità, continuità»; affermando però che «non sarebbe lì senza le sue televisioni; la sua è la vittoria della cultura dello spettacolo;», «un segno dell’involuzione etica della democrazia, evidente in tutto il mondo: l’Italia ha anticipato una questione che ci riguarda tutti». Sull’opposizione, si è espresso affermando che «la sinistra italiana è un anacronismo», non consapevole «di vivere in un mondo completamente mutato», «vecchia», con «gli stessi uomini» e «idee pensate in tempi remoti». “ “ “

    Qui non posso fare a meno di menzionare Neruda che dalla sinistra del ’68 è stato tanto manipolato. Ci davano da leggere le poesie del suo periodo di sinistra ma mai la produzione del suo voltabandiera, quella di quando è sbarcato in Europa. “Confesso che ho vissuto” in cui si confessa pubblicamente. Perchè ha fatto il voltagabbana?? E Llosa perchè lo ha fatto?? Perchè un cervello che pensa e riflette non lo si può mettere in gabbia. Perchè la sinistra e la destra cambiano a seconda dell’ottica in cui ti trovi a vivere.

    Infine, come donna, dico che le donne è ora che si sveglino. Che le compagne si sono fatte fottere, anche in senso fisico, e che i compagni erano molto contenti. Parola di chi il ’68 l’ha fatto. Io no, ero troppo piccola. Ma ho visto i postumi🙂 Chi si è salvata, lo ha fatto accogliendo il ruolo e il modello mentale maschile. Eh, ma allora, la rivoluzione??!

    Taglio ulteriori commenti.
    Dico solo: riprendiamoci la Cultura dell’Interiore. Farlo, in questo particolare momento, è molto rivoluzionario. Molto sovversivo. Molto produttivo. Assai salvifico. Amen.
    E ai nostri figli, se proprio non vogliamo dare un’educazione religiosa, raccontiamogli le fiabe e, quando son più grandini, i miti. Non diamogli Stilton, per favore, o Kinney o GGG. Perchè quando si troveranno l’ignoto davanti abbiano gli strumenti per dargli un volto, un’immagine, un’Idea.

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  6. @ Luiginter
    oh, adesso va bene. Luigi,scusa, puoi togliere per favore il commento andato a metà??
    grazie e ciao.
    Ah, a proposito, un paio di giorni fa ti ho scritto. hai ricevuto la mail?

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  7. non ho letto tutto il commento, mi ha fermato- momentaneamente- questa frase, un assunto di partenza. La frase (anzi due) è: La religione è la maschera dietro cui si cela l’insondabile, che è insondabile per tutti e che si esprime attraverso simboli. Non c’è connotazione politica in questo.

    due osservazioni in una: non la religione ma la spinta verso il trascendente, perchè la religione, dall’alba dei tempi, è strumento politico. e quindi oggi Vargas Llosa, esaltando il viaggio del papa esaltando il cattolicesimo come UNICA e VERA, unica e vera, non fa che farci credere – a meno che dietro non ci sia la finzione, ma non conosco l’autore Llosa- che esiste una sola possibile spiritualità, che possiamo “credere”- credenti e non credenti- solo in questo. A me pare eccessivo, francamente.
    Sul resto aspetto di leggerlo.

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  8. allora leggi tutto e non la parte che ho mandato per sbaglio, e poi capisci perchè ho scritto così. ci si risente

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  9. Non conosco la lingua spagnola,ma vado ad intuito: e a me la frase dell’articolo (riportata da Pessima) di Vargas Llosa suona così: “Credenti e non credenti…dobbiamo rallegrarci per quanto accaduto in questi giorni..in cui Dio PAREVA esistere, la religione cattolica essere l’unica e sola vera, e tutti marciavamo,,,ecc.”.
    Grazie a quel “pareva” mi suona non come l’affermazione di un fanatico integralista cattolico, ma quella di un vero scrittore, che suggerisce immagini, la cui corrispondenza al vero è assolutamente secondaria.
    Quanto al dialogo fra Lucilla e Antonella mi soffermo sull’aspetto del “vero nemico”, che non risiederebbe nei paesi islamici, ma in Cina, e mi chiedo: ma è proprio necessario trovare un nemico esterno? Ne abbiamo realmente bisogno? O non sarà che i “germi di dissoluzione” sono presenti già nella nostra civiltà, nella società occidentale che si affida ciecamente ai mercati, con tutte le sue esasperate sperequazioni, indipendentemente da chi tenta di attaccarla economicamente (e culturalmente) nei suoi momenti di evidente difficoltà o debolezza?
    PS: pur con le ben evidenziate riserve etiche, morali e culturali, il parere di V.L su Berlusconi e sul suo “talento politico” mi fa al contempo ridere e piangere.
    Bah|

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  10. Sono contenta che il mio post abbia aperto questa discussione, o meglio ad aprirlo è stato il primo intervento di Pessima su LIosa e il suo articolo sul Pais.
    Certo anch’io condivido con Carloesse la sottolineatura di quel SEMBRAVA ESISTERE e IL CATTOLICESIMO ESSERE LA RELIGIONE UNICA E VERA. Questo non significa escludere che la religione e il cattolicesimo in particolare siano forme di potere, che magari si manifesta al mondo con un milione ( ? ) di giovani di tutte le razze e di tutte le lingue che si incontrano fraternamente e ballano e cantano insieme. Ma poi sappiamo che c’è dell’altro e che non è un caso la scelta della Spagna di Zapateros per esibire tutto questo.

    Quel “sembrava” mi riporta anche alla GUERRA DELLA FINE DEL MONDO, in cui LIosa, nel raccontare quello che fu un tragico episodio di fanatismo religioso ( e non solo ) della storia del Brasile, non prende una netta posizione di condanna o assoluzione, ma, per la struttura stessa che ha il romanzo, lascia al lettore la libertà di schierarsi da una parte o dall’altra.

    Vorrei tornare a LIosa e a quel destra e sinistra di cui parlava Antonella B. e che alcuni vedono come un tradimento e utilizzano questo per denigrare anche lo scrittore.

    Ho ripreso in mano quel libretto ELOGIO DELLA LETTURA E DELLA FINZIONE, che poi è il recente discorso fatto per il Nobel e su cui tempo fa scrissi un post e il rileggerlo procura in me emozioni e fa crescere la mia ammirazione per lo scrittore peruviano. Trascrivo questo passo:

    ” In gioventù, così come molti scrittori della mia generazione, sono stato marxista e ho creduto che il marxismo sarebbe stato il rimedio giusto per combattere le ingiustizie sociali che opprimevano il mio paese, l’America Latina e il resto del terzo Mondo. Il mio allontanamento dallo stalinismo e dal collettivismo e il mio passaggio al democratico e al liberale quale ora sono- che cerco di essere – fu lungo, difficile e richiese tempo, a causa di episodi come la trasformazione della rivoluzione cubana, che agli inizi mi aveva entusiasmato, verso il sistema autoritario e gerarchico dell’Unione sovietica, le testimonianze dei dissidenti che riuscivano a fuggire dai reticolati del Gulag, l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei paesi aderenti al patto di Varsavia e grazie a intellettuali come R.Aron. J.F. Revel, I. Berlin e K. Popper, ai quali devo la mia rivalutazione della cultura democratica e delle società aperte. Quei maestri rappresentarono un esempio di lucidità e di coraggio quando l’intellighenzia dell’Occidente pareva, per leggerezza o per opportunismo, soccombere al fascino del socialismo sovietico, o ancor peggio, al sanguinoso sabba della rivoluzione culturale cinese….”

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  11. Secondo me V.Llosa è un grande scrittore. I suoi libri del passato e quelli più recenti ci danno un’anima pellegrina e combattiva, un carattere impulsivo e fumante e opere potentissime, da sole, al di là dello scrittore, capaci di incendiare l’anima. llosa, quando ha lasciato la letteratura per la politica, ha sempre fatto un casino,e lo ha sempre riconosciuto. Meglio pensarlo e leggerlo solo come grande scrittore.

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  12. Solo un appunto.
    Nell’ambito della storia politica del secondo Novecento, in Italia una posizione simile a quella di Llosa, o comunque un percorso politico tortuoso e serpeggiante – non sempre si può seguire la via diretta nella vita – è rappresentata da Armando Plebe; il quale inizialmente ha militato convinto sulla linea marxista. Per contrappunto è finito nelle liste dell’MSI di Almirante e, infine, se ne è uscito anche da lì ed è riuscito a trovare l’equilibrio nella creazione di una sua lista.
    Ha spiegato benissimo in un suo saggio che cosa lo ha condotto alla defezione.
    La defezione può anche essere una prova di coraggio e di smarcamento. Oggi va di moda dire “fuori dal coro”. Appunto.
    Il libro è: “Quel che non ha capito Carlo Marx”, Rusconi, 1972 . Non so se sia stato ristampato.

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  13. Per me la questione era semplicemente che non mi pareva opportuno, oggi, che si esaltasse la posizione della chiesa e la funzione della religione, tanto più in un paese come la spagna dove molte delle conquiste in materia di diritti civili degli ultimi anni rischiano di essere messe in discussione dal prossimo governo (di destra). personalmente la chiesa di roma e l’attuale papa non mi sembrano un grande faro di illuminismo, ma è una posizione mia. del resto altri scrittori spagnoli, marìas in primo luogo, hanno preso sulle pagine dello stesso giornale posizioni opposte.[ in italia invece non si muove né una foglia né l’altra. fedelissimi tutti, tranne quell’antipaticuccio di odifreddi, che scrittore non è.] che poi Llosa sia di destra o di sinistra poco m’importa, francamente.

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  14. Io sono credente, cattolica. Questo il mio punto di vista.
    Faccio quasi fatica ad intervenire in un discorso cosi’ complesso in cui avete parlato di tante cose e ognuno di voi secondo me ne ha detto alcune vere.
    Fatica perche’ c’e’ “troppo”.
    Non conosco Llosa “politico”, l’ultimo suo libro che ho letto (e ricordo bene) e’ Lettere ad un aspirante romanziere! E credo pure io che forse fosse ironico, e forse anche un po’ compiaciuto di vedere gli occhi del mondo puntati sulla Spagna!
    Comunque andro’ fuori tema anch’io adesso, rispetto al Post!
    Per parlare di Europa, di cristiani, di politica, e di valori “quasi” perduti. Forse parlero’ un po’ troppo, e non intervengo di solito in altre parti del Blog, che non siano i migliori libri dell’anno letti… quindi abbiate pazienza!!!
    Anche tu Luigi. Grazie!

    Allora: l’Europa HA anche radici cristiane. Noi respiriamo aria cristiana senza che ce ne accorgiamo piu’.
    (E molte “conquiste” prima che civili sono state cristiane. e potrebbero continuare ad esserlo se gli uomini volessero capirle. E qui vorrei invitare tutti a considerare come Gesu’ abbia trattato le donne ad esempio, (o gli schiavi, o i ricchi e i poveri, gli idealisti e gli esattori delle tasse, lo stato e la gerarchia religiosa del suo tempo…), basterebbe essere veri cristiani e non ci sarebbe bisogno di essere femministe!!! (O di essere con altri suffissi…) Ma non posso spiegarmi meglio ora, il discorso e’ lungo.)

    La Chiesa Cattolica non gode oggi di buona fama ne’ essa si trova al suo livello di gradimento piu’ alto!
    I motivi li conosciamo… sono tanti… diversi anche delicati e motivo di scandalo.
    Ad essi si aggiunge il fatto che la Chiesa stessa sembra non riesca piu’ a parlare alla gente, e anche persone intelligenti, e che stimo, ormai si riferiscono al papa e alla chiesa accusandoli di tutti i mali dell’umanita’!
    In piu’, voglio dirlo, come si e’ abbassato il livello culturale dei nostri politici, allo stesso modo anche la cultura di molti religiosi sembra essere precipitata! Lo si vede dalle omelie che non spiegano piu’ nulla e non aiutano la gente a crescere a capire!
    Insomma i nostri preti e i nostri politici rispecchiano molto bene la cultura del Paese col suo bell’analfabetismo di ritorno e la maggior parte dei nostri connazionali che forse legge un libro all’anno! E forse per questo poi i piu’ quando si trovano davanti all’urna elettorale scarabocchiano quel che capita!
    Cosi’ ci si disaffeziona e non si capisce piu’ ne’ la religione ne’ la politica ne’ l’impegno sociale o civile ne’ l’interiorita o la spiritualita’ dei singoli e del popolo.
    E cosa resta? Il consumismo?! La pazzia di un’economia globale che ci ha fatto tutti debitosi insolvibili? O Geronimo Stilton in tutte le lingue? e le favole barbaramente riscritte – da Walt Disney – proposte a tutte le latitudini? (Si per favore! ridiamo ai nostri figli le fiabe e i miti, noi credenti o no… tutti!)

    Non e’ un momento facile per dirsi ed essere cristiani, io che lo sono, lo so.
    Molti cristiani poi sono poco informati sulla loro stessa fede.
    Durante le giornate in Spagna anche molti cattolici che conosco erano perplessi. E quasi io non capivo perche’! Che male c’e’ ad incontrarsi festeggiare conoscersi? Ritrovarsi. Permettere al mondo di guardare anche a una realta’diversa di giovani?

    CATTOLICO vuol dire per tutti, universale, la chiesa ha la sua missione, che e’ quella di far luce si’, ma non la luce dell’Illuminismo, bensi’ la luce di Cristo e secondo il Vangelo! e non si tratta di fare delle concessioni ai pensieri dei secoli per acquistare dei fedeli in piu’… la chiesa che pure ha commesso errori nei secoli e’ rimasta comunque fedele al suo mandato e alla sua missione: raccontare Gesu’ perche’ gente come me e come tutti potesse conoscerlo e magari decidere di credere.
    E parliamo di fede, non di progressismi vari!
    Io credo che gli Stati debbano essere laici, ma credo anche che non debbano svendere o perdere il loro patrimonio di cultura e tradizioni cristiane in nome di aperture e uguaglianze non bene identificate. O di altri generi di paure.
    In fondo in uno stato laico ci dovrebbe essere posto per tutti e questa e’ la vera garanzia di liberta’ di espressione per tutti, espressione anche religiosa.

    Avete parlato di tante cose:
    I cittadini non italiani, non europei, portano con se i loro bisogni e le loro esigenze, le cose belle e meno belle (per noi) delle loro tradizioni… noi possiamo accoglierli nell’ambito delle nostre leggi, delle nostre abitudini, (come avviene in giro per il mondo dove noi stessi siamo invitati ad entrare nei paesi rispettando le loro regole ed abitudini), ma anche imparando a conoscere e a capire problematiche diverse dalle nostre e mondi diversi dai nostri perche’ la terra non e’ Eurocentrica o Occidentale soltanto.
    Imparando a capire e conoscere i problemi per risolverli e non per far finta che non ci siano o al contrario ingigantendoli. Ma dando loro la giusta collocazione e comunque garantendo il rispetto elementare da cui lo stesso stato e la nostra stessa civilta’ non possono prescindere, la tutela delle persone e dei loro diritti. Ci vuole un minimo comune denominatore, un livello di guardia al di sotto cui non si deve andare, un’attenzione che non deve venir meno.
    E senza perderci. Occorre prudenza e saggezza che i nostri politici e noi con loro, sembrano e sembriamo non avere.
    Si puo’ incontrare gli altri sapendo bene chi si e’ (noi e loro) e non “mischiandosi” con loro, imitando altri ancora diversi da noi, e infine perdendoci tutti nella inconsistente globalizzazione del nulla!

    Popoli sfruttati hanno diritti negati. Guerre che non conosciamo uccidono uomini che non conosciamo. La terra impoverita. La politica allo sbando, la chiesa e le religioni private di autorevolezza nel suggerire anche soltanto valori etici o morali, (e anche qui non posso dilungarmi ma le cose sono piu’ complesse ancora!) e noi cosa facciamo? Diamo la responsabilita’ alla Chiesa? All’islam? Alla Cina? A chi altro ancora? A chi?
    Io direi che il problema siamo noi stessi e le nostre civilta’ che perdono coscienza di se’.
    La mancanza di educazione alfabetizzazione cultura. Il lasciarsi andare a modelli culturali improponibili, il contimuo guardare la tv e le pubblicita’ martellanti.
    Vi racconto un’ultima cosa:
    Sapete in estate ero in Italia, e ho preso il treno molte volte. Bene, gia’ dalle cinque del mattino i video posizionati nei punti strategici della stazione cominciavano a diffondere pubblicita’ a getto continuo, 5 o 6 pubblicita’ ripetute in continuazione senza-sosta-senza nel giro di una manciata di minuti, per tutto io giorno e per mesi. Binari e biglietteria compresi. Ho conosciuto dei pendolari che dicevano di avere gli incubi di notte. Ditemi non e’ violenza questa? Io che per scelta non guardo la tv e anni fa quando ancora la vedevo abbassavo si’ il volume Antonella! durante le pubblicita’ … cosa potevo fare? Capisco un giornale, capisco i cartelloni pubblicitari persino, e magari pure la Tv, ma ero in stazione… perche’ sottopormi a quella tortura? Per farmi diventare stupida incapace… inerme, rassegnata, uniformata, per uccidere le ultime capacita’ di resistenza…?!
    Ecco perche’.
    Perche’ la smetta di ragionare e compri e consumi e creda che saro’ felice se faro’ quello che altri decidono per me.
    Scuola societa’ famiglie… chiesa politica… bisogna ripartire “quasi” da zero. anche in pochi. con speranza e responsabilita’. senza polemiche, nel rispetto di tutti.
    Quasi da zero.
    Perche’ abbiamo molti buoni libri da usare come sgabelli trampolini tacchi e scale mobili.

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  15. Io non sono cattolica e ti dico, Vera, che sottoscrivo TUTTO quello che hai scritto.
    E’ esattamente il mio punto di vista da un altro punto di vista.

    Faccio solo un appunto personale: perdere le radici cristiane significa ANCHE perdere tutto l’immenso patrimonio pagano sotterraneo che si è intrecciato indissolubilmente al patrimonio proprio del cristianesimo dove, per esempio, l’ antico culto femminile ctonio si è trasformato nella devozione all’elemento femminile cristiano (la Madonna) e non a caso si parla anche di madonne nere, per analogia con l’antico ricordo ancestrale di quando il Femminile era una divinità sotterranea, e rifletteva l’aspetto matriarcale di una certa società.

    p.s.: Il femminismo non aveva motivo di esistere perchè all’interno di questo ambito religioso l’uomo era sì un elemento indispensabile ma disturbante.
    Tradotto in parole povere: a ognuno il suo regno e le sue competenze. Più paritario di così.
    Infatti noto sempre di più un incremento del culto mariano; e questo significa che gli equilibri si sono già spezzati.

    Vera, tu hai un cuore!

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  16. Grazie Antonella,
    mi commuovi.

    Le nostre radici umane affondano anche nei miti senza tempo dell’umanita’.
    archetipi geograficamente lontani e che si richiamano a volte solo con sussurri,
    ma che si conoscono. (e si imitano o si ripetono a modo loro.)

    Si’, le nostre radici – europee cristiane – hanno anche il sale del mediterraneo addosso.

    E, mentre noi tentiamo di capire gli oggi che viviamo adesso,
    sempre nel rispetto di tutti, io credo che sia da punti di vista simili ai nostri,
    – diversi eppure vicini – che possiamo sperare per domani. E lavorare per domani.

    Grazie a te.

    P.S.
    Maria: Dio decide di chiedere ad una giovane adolescente (promessa sposa in un paesino occupato), piccola donna che secondo la cultura del suo tempo non poteva decidere nulla di se’ e per se’, di fare da madre a suo figlio… e lei contratta alla pari con Dio… e poi accetta, mettendosi seriamente nei guai… rivoluzionando il modo stesso di “essere donna” ai suoi tempi!

    Gesu’ e le donne: in un momento in cui le donne non potevano parlare in pubblico nemmeno per rivolgere la parola ai loro mariti!, in cui venivano date in mogli da bambine, in cui non avevano diritti… di alcun genere…

    Gesu’ le invita a seguirlo assieme ai discepoli, e le vediamo andare in giro con lui e con gli altri per le strade della Palestina… chissa’ che scandalo! (e chissa’ come vivevano tutti insieme chiesa nascente!)Oggi non ce ne rendiamo conto! e Gesu’ sceglie di apparire prima che agli altri alle donne (che non potevano parlare e non venivano credute!) dopo la sua Risurrezione!!! che gran liberta’!
    E si mostra amico, si commuove, e parla con loro… Altri scandali…
    (Non c’e’ giudeo ne greco ne’ schiavo ne’ libero ne’ uomo ne’ donna… )
    … tutto questo e’ molto lontano dalla successiva visione della donna “peccatrice e tentatrice” che ne e’ seguita nei secoli. E che ci ha ricacciate e rinchiuse silenziose nelle case e nei lavori nascosti.

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  17. Chiedo scusa se rubo questo spazio e di Vargas Llosa non parlo proprio. Giusto due righe per dire “chapeau” agli interventi di Vera e Antonella e aggiungere che sottoscrivo in pieno e aggiungere che secondo me oggi, l’unica vera guerra che occorrerebbe è una rivoluzione tutta interiore, ma la vedo non solo lontana, ma pessimisticamente impossibile. Troppo il bombardamento esteriore, troppi i rumori, troppi luccichii che ci abbagliano. E uno degli sbagli più grandi della Chiesa cattolica oggi è proprio quello di strombazzare tanto su questioni etiche (vd Eluana Englaro.. che orrore certe posizioni tutt’altro che misericordiose di certa chiesa) e non saper più insegnare ad ascoltarci dentro e a capire che siamo anche “tempio dello spirito”. A volte alla messa domenicale sento cose che mi fanno accapponare la pelle, ma ostinata ci vado perchè là è appesa una croce che PARLA senza tanto rumore.
    Io sono cattolica, ma arrabbiatissima con una chiesa che in cambio di stupidi privilegi china il capo davanti a comportamenti vergognosi (al nostro acuto premier sono giustificate le bestemmie “si sa vanno contestualizzate…” e si dà la comunione mentre persone di mia conoscenza, separate non per loro volontà, non osano accostarsi all’altare).
    Ora mi sto dilungando e davvero non volevo, ma l’argomento mi tocca nel profondo. Un profondo che un sacerdote scomodo e malvisto da tanta chiesa mi ha insegnato ad ascoltare…

    Bene, chiedo scusa e suggerisco (Vera con te mi ripeterò scusa..) di leggere Merton ed Enzo Bianchi. Quest’ultimo in tema di accoglienza ha parole giuste, perchè la vive, a Bose, davvero, non solo con dei bla bla.

    Lucilla, anch’io ho timore della Cina. Caspita stanno comprano tutto.. terre e risorse.. e l’unica libertà che conoscono è quella di lavorare e farsi un mazzo così. Ma in fatto di diritti civili stanno messi male.

    Ciao.

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  18. [Parentesi sull’argomento occhi a mandorla & co.
    Finiremo sempre più cinesizzati. C’est la globalization!
    Peraltro news di oggi, pare Berluscao Meravigliao abbia proposto a Pechino acquisti “significativi” di titoli di Stato italiani (leggasi quote di debito). Tanto per collegarci con l’Oriente in modo ancora più vincolante.
    Ma, aldilà di ciò, di fatto già nella quotidianità c’è molta China Town ovunque. E talvolta ben venga, visto che tengono aperto ad orari estesi ed anche la domenica, in mezzo ad una quasi totalità di saracinesche chiuse.]

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  19. [@ Antonella B.

    grazie per aver fornito http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
    non conoscevo questo sito. in mezzo ad un marasma di news che ci arrivano e, per mancanza di possibilità di verifica, le dobbiamo prendere così come trasmesse, mi pare là sopra ci sia molta più obiettività informativa.

    p.s. mi scuso se ho scritto qui e nel precedente, che nulla attiene al post iniziale, ma, come avevo già da qualche altra parte evidenziato a @ luiginter, non c’è modo di comunicare direttamente con altri utenti.
    ecco, questo, permettertemi, è un limite di questo blog invece molto di qualità]

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  20. Grazie ad Antonella per il link, che vedrò domani e poi (ti) farò sapere le mie opinioni, se ne avrò. Mi hanno riferito (terrorizzandomi) che non solo i titoli di Stato vogliono i cinesi, per ripianarci il debito, ma anche l’Eni…. sarà vero? comunque è plausibile, dati i tempi.
    Per Vera: le civiltà, la nostra, le altre, perdono connotati e connotazioni nel mescolarsi tra loro, è sempre stato storicamente così; siamo in un periodo in cui sono necessari e in vista (per chi ha occhi per vedere) grandi cambiamenti epocali, questo mondo, questa civiltà occidentale non va più bene, per decadenza interna (da un apice non si può che scendere) e per immissioni di nuovi elementi, che bisogna avere tempo e capacità per mescolare. Fa paura tutto ciò, certo, non nascerà IL NUOVO MONDO, ma un nuovo mondo per forza di cose è già nel nostro futuro, anzi è già nel nostro presente. Non possiamo farci nulla. Questo mondo occidentale, sì cristiano, ma anche illuminista, e giudaico, e greco e musulmano, e visigoto e chissà quante altre radici ed influenze miste che ci portiamo dietro e dentro, come i geni che ci rendono così tutti fratelli davvero: cos’è che ci divide, Vera? La religione, non la razza, non l’appartenenza geografica, e anche l’economia e la politica fatta di decisioni di pochi, quelli che hanno, loro sì, il POTERE. Del resto, la democrazia, come la fede, non è esportabile o imponibile. Va desiderata, perseguita, imparata, scelta. Io non dò colpe ad altri, ma non sono responsabile delle decisioni che passano sulla mia testa, contro le quali posso, io che sono fortunata, manifestare in piazza, per dissentire a voce alta. Che poi mi prendano in considerazione, non è certo, anzi direi il contrario. Io mi sento di difendere ciò che trovo di positivo nella civiltà occidentale nella quale sono cresciuta: la libertà mia, che finisce dove inizia quella degli altri, e in questo comprendo la responsabilità individuale, il rispetto e l’amore per gli altri (della tolleranza non so che farmene, non mi sento superiore, io). Lo difendo, tutto questo, nel comportamento che ho ogni giorno nel mondo e nell’insegnamento che dò a mia figlia; sicuramente ho dubbi e domande che le nuove “immissioni” mi pongono. Ma la vita non è fatta di certezze, per me almeno, ma di domande e risposte che vanno cercate. Non ho verità in tasca, e per ora neanche nella testa: non ho potere alcuno nei confronti della Storia che va avanti, come sempre nostro malgrado. Ma le vite individuali possono lasciare fiumi sotterranei di idee, saggezza, semi che germoglieranno quando il grande caos sarà finito. Ma siamo in ballo e dovremo ballare, tutti. Ti abbraccio e con te tutti gli altri e le altre.

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  21. @ Xochitl
    Mi scuso anch’io, cara, per le diramazioni della discussione ma, a nostra difesa, dico che il suggestivo titolo di Llosa “La guerra della fine del mondo” non poteva che dare adito a tanti argomenti. Perchè un mondo che sparisce è fatto di mille cose, mille volti, mille problemi.
    Su questo punto, consiglierei vivamente di leggere “Dissipatio H. G.” di Morselli, grande scrittore che, come l’Ortese, fu snobbato fino all’ultimo istante della sua vita. Il riconoscimento gli venne solo dopo la sua morte, che fu per altro per suicidio. Lì si vede bene come l’essere umano può vivere il senso dell’abbandono di un mondo.
    ciao e grazie.

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  22. @ New Entry
    .. anch’io non conoscevo il sito fino a quando un vecchio signore non mi ha spedito per e-mail questo link.
    A proposito di e-mail, già per la seconda volta lamenti l’impossibilità di interattività tra utenti.
    Si può scrivere a Luiginter e chiedere di mettere in comunicazione, se l’altro è d’accordo.
    Tu con chi vuoi metterti in comunicazione? Fallo qui e chiedi alla persona in questione se le va.
    Lo so che sembra un po’ una bambinata, tipo portale face book (“Vuoi essere mio amico?”) ma non mi sembra che ci siano altre soluzioni.
    ciao

    ps.: quanto al link con gli occhi a mandorla, facciamo una supposizione fantascientica?
    Dato e premesso che oggi è possibile (a chi può) guardarti mentre sei in bagno che ti lavi (sempre che tu abbia le finestre aperte) – d’altronde google earth è cosa di tutti giorni e, se è a pagamento, anche di più perchè mi pare che sia in tempo reale – non è che sotto quelle città costruite a mo’ di barriera visiva e per eludere la curiosità delle altre potenze, ci siano sotto bunkers, cioè intere città di cui usufruire in caso di emergenza???

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  23. Sì, anch’io ero veramente upset ieri per questa storia dei titoli…
    speriamo che, se va male, Italia capta ferum victorem cepit.
    Perchè una civiltà millenaria come quella cinese che si è fatta interprete e tramite dell’India da sempre e che ha ritrasmesso in tutto l’Oriente, ridotta da un pugno di imbecilli col libretto rosso in mano, a quello che è oggi, è proprio una “civiltà” (si fa per dire) di m. (scusta e la parolaccia).

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  24. [@Antonella B.

    Per l’impossibilità di comunicazione privata fra utenti, data la siffatta strutturazione del blog:
    più che altro non trovo corretto parlare one to one a livello pubblico, non tanto per riservatezza, quanto perchè magari ad altri enne meno due nulla importa che si vada fuori tema, o di leggere dissertazioni personali.

    Per il ‘pugno di imbecilli col libretto rosso in mano’, dissento. Anche a loro piacerebbe credo avere libertà ed almeno un po’ più di libera iniziativa, ma tant’è. A volte non c’è scelta. Noi, qui in Occidente, non ci rendiamo spesso conto di quanto siamo fortunati sotto questo profilo]

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  25. postilla: il ‘pugno di imbecilli col libretto rosso in mano’ non si riferisce al popolo, ma alla dirigenza, New Entry.. appunto: sono un pugno, oneroso tra l’altro perchè è in relazione alla loro dilatata demografia.
    All’interno della Cina ci sono pressioni enormi di dissenso soffocate regolarmente nel sangue e di cui non si sa quasi nulla. Questo mi fa pensare che, in realtà, anche se il fenomeno del dissenso viene taciuto e sigillato dalle fonti ufficiali, il processo entropico sia già iniziato da un pezzo.
    E, siccome non ho ancora raggiunto uno stato di nirvana perenne, non riesco a non compiacermene. ma vedrò di fare del mio meglio per superare anche questo stadio.
    Per quanto riguarda i titoli, non mi sembra che il gran ministro cinese sia molto propenso a volere carta; lo ha già dichiarato, se non sbaglio; credo che voglia qualcosa di molto più sostanzioso. E cioè tecnologia, industria, risorse umane, e in loco. Il nostro.
    Comunque, se può tranquillizzare, è certo che se va a fondo l’Europa, va a fondo anche la Cina.
    C’era ua fiaba in cui una volpe, per togliersi di dosso dei parassiti (non me la ricordo bene, erano pidocchi? mi aiuti?), si immergeva in acqua fino a che tutti gli esserini non erano sul muso, e poi andava in apnea. Si liberava.
    Mi sa che tra poco qui in Europa si va tutti in apnea.

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  26. Grazie, Antonella, del bentornata. A New Entry (mica più tanto vero, tra l’altro) dico che gli altri “enne” sono liberi di leggere quello che gli pare, se si sentono esclusi dalle conversazioni a due, tre, quattro, possono fare altro; però, invece, mi pare che ci sia sempre una certa partecipazione, magari silenziosa fino al momento in cui “leggo sempre ma non intervengo mai” ecc. ecc., come è capitato molte volte. Del resto, tu affermi di non leggere libri, non almeno quelli di cui scriviamo, però sei qui con noi, e personalmente mi fa anche piacere. Rilassati, è un posto libero, questo.
    Baci da Roma Lu

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  27. E io che credevo che si parlasse di Varga llosa! Ma è la Storia che cammina. come le pare. Noi possiamo solo nuotare perchè QUESTA E’ L’ACQUA – come scriveva il nostro foster W. Questa è l’acqua me lo ripeto spesso e capisco che rilassata, accettando la realta voglio dire, nuoto meglio. Non è bello “questa è l’acqua” di Foster W.?

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  28. [@lucilla p.
    Ok, mi auto relax! E hai ragione a ritenere che: se non c’è interesse, si può girare lo sguardo altrove e passar via.
    E’ che, qualche tempo fa, lessi qui un ‘pippone dissertazionale’ quando un utente scrisse -forse neppure una riga intera- per invitare alla lettura di un suo libro. Ed i più obiettarono che non era il luogo, che occorreva attenersi al tema del post, etc.
    Ecco, visto che mi sono affacciata da poco, volevo evitare di risultare invadente con argomentazioni poco pertinenti, visto che di pertinenti ne ho poche non toccando libro di quelli qui discussi.
    Ciao. Buona giornata
    P.S. Anch’io credo in molti leggano ma poco intervengano. Scelte… Peccato!]

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  29. Per me questa lettura è stata come poche altre è stato fondamentale per la mia crescita psicologica e spirituale, ho capito che marienne è un gran zoccola<3

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