Gioco dell’estate: la lista dei libri interrotti

Nel settimanale Saturno di IL FATTO QUOTIDIANO del 2 settembre potete trovare, per la gioia di qualcuno o la… rabbia di qualcun altro, una nuova lista, costruita con le 1700 risposte di lettori, che si sono sfogati sul blog del quotidiano, per denunciare al mondo i libri che non sono mai riusciti a finire.

Vi copio i primi dieci in classifica:

1 Cent’anni di solitudine di G. G. Marquez

2 Ulisse di J. Joyce

3 Il pendolo di Foucault di U. Eco

4 Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien

5 Il nome della rosa di U. Eco

6 Sulla strada di J. Kerouac

6 Il cimitero di Praga di U. Eco

7 La montagna incantata di T. Mann

7 La coscienza di Zeno di I. Svevo

8 Alla ricerca del tempo perduto di M. Proust

8 Moby Dick di  H. Melville

9 L’uomo senza qualità di R. Musil

9 Baudolino di Eco

10 Il maestro e Margherita di M. Bulgakov

Questa è la lista costruita sui giudizi di lettori qualunque, ma già in luglio la stessa domanda era stata posta a dieci personalità del mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo come Eva Cantarella, Philippe Daverio, Giulio Ferroni, Massimo Fini, Milena Gabanelli, Giulio Giorello, Diego Marani, Edoardo Nesi, Aldo Nove e Ottavia Piccolo.

Tra gli autori “dimezzati” spiccano giganti come Alessandro Manzoni, Alexandre Dumas, Robert Musil, Lev Tolstoj e Louis-Ferdinand Céline. Ma anche scrittori viventi e bestseller pluripremiati come Jonathan Littell, Paolo Giordano, Jonathan Franzen e Umberto Eco.

L’articolo è  un gioco dell’estate, accompagnato da un divertente  articolo di Diego Marani in cui si racconta per esempio che “La montagna incantata ” uccide più della tisi, che in “Delitto e castigo” c’è solo castigo, che “Alla ricerca del tempo perduto” è  tempo perso.

È caduto il tabù: “se non finiamo un romanzo è perché non funziona e va ritirato come le Toyota difettose, come i giocattoli pericolosi, i cibi avariati, i prodotti con pubblicità ingannevole.”

Certamente tra questi Eco è il più citato con quattro presenze tra i primi dieci, ma poi è ancora presente al quindicesimo posto con” L’isola del giorno prima “e ancora con “La misteriosa fiamma della regina Loana”. Eppure i suoi libri sono sempre stati bestseller!

“Stupisce che esca malconcio dal processo anche qualche innocente capolavoro come “Il piccolo principe” o “Moby Dick” o “Cent’anni di solitudine” che a suo tempo fu un successo mondiale.”

La lista è indubbiamente irriverente verso molti  romanzi considerati capolavori della letteratura mondiale, che magari sono stati di rottura rispetto ad una tradizione ottocentesca consolidata o che  sono entrati  nei grovigli della psiche  umana in un contesto di annichilimento del  cd. secolo breve, mentre fuori imperversavano eventi mai pensati  prima.

Si è già parlato in questo blog di libri interrotti e delle ragioni per cui si interrompono.

Io sono una che  testarda raramente interrompe la lettura, ma qualche volta mi è capitato e per ragioni diverse.

A volte anche un libro importante annoia, se letto nel momento sbagliato, o in un’età sbagliata.

Io maturo semore  più  l’idea  contraria all’interruzione, cioè  che, per assaporare un libro, per comprenderlo fino in fondo, sia necessaria una rilettura dei libri  già letti, anche se poi …bombardati dalle nuove pubblicazioni siamo sollecitati a conoscere libri nuovi o dell’autore che già conosciamo o di nuovi autori che vogliamo scoprire.

Che ne pensate? Quanto vi siete scandalizzati per questa nuova lista, che, ripeto, vuole essere un gioco e che è ancora più gratuita di altre liste già  pubblicate in questo blog ?

Quanto vi siete fatti …annoiare anche voi da certi capolavori?

32 pensieri riguardo “Gioco dell’estate: la lista dei libri interrotti”

  1. Ho interrotto due volte “La versione di Barney”, ma al terzo tentativo l’ho trovato un capolavoro. Quest’estate ho lasciato a 2/3 “Moby Dick” – molto interessante, ma non per i motivi che pensavo…. forse mi sono perso la parte migliore.
    Di recente, ho lasciato a metà anche “Norwegian wood” (che ho trovato buono per gli adolescenti, ma assolutamente piatto),
    In generale, comunque, ci può stare che un libro sia diverso dalle aspettative… il punto è: come ci si arriva, a comprarlo? Personalmente, cerco di seguire i giudizi degli autori che stimo: ad esempio, Nabokov mi ha consigliato Flaubert, e non ho ancora smesso di ringraziarlo!

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  2. Anch’io ho interrotto “Norwegian wood” per gli stessi motivi di Paolo Zardi.
    Prendo i libri in biblioteca e, come mi piace dire, “assaggio” e interrompo la lettura di libri che, talvolta, io stessa avevo chiesto di acquistare e che, ne sono certa, piaceranno ad altri.
    Nei primi dieci libri elencati trovo mie interruzioni (Ulisse, Il pendolo…,L’uomo senza qualità) ma anche mie entusiastiche riletture, libri che in momenti diversi della vita ho desiderato rileggere, non rimanendo delusa dal nuovo passaggio sul testo ( La montagna incantata, La coscienza di Zeno, Cent’anni di solitudine).

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  3. Be’ giusto stamattina, decisione di abbandono di libro estivo: dopo esattamente 250 pagine ho rimesso sullo scaffale “Libertà” di J. Franzen: presunto “Grande romanzo americano”.
    Sospetto: grande indagine sull’ombelico di qualche cittadino statunitense nel corso di qualche decennio nei quali, pare è successo anche altro.

    abbracci a tutti

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  4. Francamente e molto serenamente: non me ne può importare di meno.

    I motivi per cui un libro viene abbandonato, e poi magari ripreso e voracemente letto o definitivamente gettato nella monnezza (io i libri che non mi piacciono non li metto in scambio. Li getto nella monnezza) sono infiniti.

    La lista potrebbe risultare interessante se ogni voce fosse stata minimamente motivata.

    (Per la serie: “***chi*** non tollera ***che cosa*** “)

    …Ma motivare e argomentare sembra siano cose ormai desuete (proprio come il vocabolo “desuete” — smile).

    @Luiginter ma come, non ti è piaciuto “Libertà”?!?
    L’hai mollato a pag.250?!?!

    Ma non mi direeee!!!!

    Pensa che io, invece, me lo sono sciroppato tutto. Il mio Super-Io è tremendissimo.
    Lo odio. Il mio Super-Io, intendo.

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  5. anche per me, specie ora che utilizzo tantissimo la biblioteca, a volte prendo molti più titoli di quanti abbia seriamente intenzione di leggere fino in fondo per poter poi decidere con calma a casa dopo aver letto qualche pagina. però direi che in genere cerco di finirli. ma se proprio non ci riesco, sto imparando a non farmene una colpa (e non so voi, ma io mi sentivo proprio in colpa fino a poco fa). un celebre interrotto ben due volte e ben oltre le 300 pagine è “I miserabili” che poi è stranissimo perché Hugo mi piace tanto e i classici sono il mio forte in genere. evidentemente non è arrivato ancora il suo momento.
    in ogni caso io rileggo anche tanto, se un libro mi è molto piaciuto, non c’è niente di meglio!
    @luiginter: ma veramente non ti è piaciuto LIbertà? io non amavo Franzen per niente, sin da Le Correzioni, ma Libertà l’ho trovato veramente bellissimo, molto maturo anche…che strano

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  6. Ho interrotto solo Il pendolo fra quelli citati e ho promesso a carloesse che lo avrei finito prima o poi! prima o poi lo faro’.
    mi state spaventando su Liberta’, ma per me ora il problema e’ rimandato…

    ogni libro ha il suo momento ed e’ inevitabile che per alcuni libri il momento non arrivi mai perche’ non siamo eterni, e ci sono troppe cose intorno a noi da leggere. perche’ farsi del male??!

    conosco aspiranti lettori che tali non sono poi diventati
    perche’ obbligati a leggere cose che non avevano deciso di leggere…

    leggere e’ gioia passione scelta. libera scelta. anche interrompere e’ un diritto, come rileggere.

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  7. Anch’io sono testarda, cara xochitl, quindi anche se un libro non mi piace cerco di arrivare all’ultima pagina, forse in una speranza di redenzione (cosa che di solito non succede..) con un finale inaspettato. Devo dire che però qualche libro l’ho abbandonato, non per noia o disgusto, ma perchè l’avevo iniziato per il gruppo di lettura su suggerimento di altre persone ed essendo molto succoso e intenso non era compatibile con letture spizzicate da metropolitana o serali, tipo “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi e “Il vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago. Li riprenderò, prima o poi. Altri libri citati invece li ho divorati, come “Il nome della rosa” e “cent’anni di solitudine”, ma credo molto dipenda anche dal periodo in cui li si incontra.

    Montagne insormontabili come quella di Mann e altri giganti della letteratura di lingua tedesca me li sono dovuti sciroppare per esami universitari e devo ammettere che a volte sono ricorsa a riassunti e scorciatoie simili. Oltre a Musil cito anche “Berlin Alexanderplatz” di Alfred Döblin.

    @Xochitl: ti avevo scritto una mail per Mantova, ma forse ho un indirizzo vecchio, se tu hai il mio ci possiamo sentire per vedere se abbiamo prenotato eventi comuni…

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  8. come si può non leggere e finire IL VANGELO SECONDO GESù CRISTO O CENTO ANNI DI SOLITUDINE .
    Per me sono libri che non sono vanno letti ma riletti sempre
    teresa

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  9. Una semplice considerazione. Comprendo come sia possibile non finire “La Recherche” (io stesso ho letto solo alcuni dei volumi che lo compongono, e che in fondo possono essere letti anche a sè stanti) o i romanzoni di Eco (la mia copia de L’isola del giorno prima deve avere ancora una sola orecchietta in una delle prime 20 o 30 pagine). O anche veri capisaldi della letteratura quali l’Ulisse (io ce l’ho da anni, ma rinvio sempre il momento di iniziarlo) o La montagna incantata. Ma mi è difficile pensare come si possa abbandonare Moby Dick o Cent’anni di solitudine. Eppure conosco anche io amici che l’hanno fatto. Spero che prima o poi ci riprovino. A me è successo diverse volte con libri che poi ho amato molto.

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  10. Quanto a Frenzen sono molto prevenuto a causa del battage pubblicitario che lo ha preceduto, molto disturbante, e dal fatto che io sono uno di quelli che aveva abbandonato a circa metà il precedente Le correzioni.
    Per questo, almeno al momento, Libertà non mi attrae proprio.

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  11. La lista del fatto quotidiano- come tutte le generalizzazioni- lascia il tempo che trova: Ci sono tanti libri impegnativi e difficili che, tuttavia, sono pietre miliari per l’umanità, quale che sia il giudizio “mi piace” o il pollice verso.. Trovo che si crei una grande confusione di valori. Se paragonassimo i libri alle pietre preziose ( che hanno un valore stabilito dalla legge di mercato- in base alla rarità. alla perfezione della pietra, ae elementi oggettivi e universalmente accettati ) e non vedo perchè non si possa usare questo tipo di paragone( lo usò il talentuoso aldo Busi, anni fa’ , per spiegare cosa fosse la letteratura a dei ragazzini che non avevano nessuna conoscenza letteraria) se li paragonassimo, dicevo, allora sarebbe impossibile giudicare la perla più rara ( Moby dick, per es., o La Recherche, o la montagna magica,e altri) sullo stesso piano di libri decisamente più “artigianali” come i libri, pur ottimamente costruiti, di Umberto Eco. Tra la pietre più rare e preziose e il ciarpame, inoltre, ci sono, nel mezzo, molte altre categorie di gioiellli e gioiellini, degni di attenzione ma di valori molto diversi e imparagonabili.Che poi, a livello individuale, sia più che lecito il mi piace o il che barba che noia, è tutt’altro discorso. Capisco di aver detto sciocche ovvietà e vi chiedo scusa- ma mi pareva impossibile dire che Melville o Mann non valgono nulla. Insomma..

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  12. @widepeak
    già “Libertà”: ci ho lottato per 250 pagine, mi sono sforzato; ma mi irritava mi irritava. Vedevo personaggi e situazioniche mi parevano già visti, come usciti da una serie tv, con comportamenti prevedibili, che si guardano continuamente l’ombelico…

    Mah, forse è solo colpa mia

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  13. Però quando interrompo la lettura di un libro, e, beninteso, parlo di letteratura, narrativa, e non saggistica, lo faccio perchè è venuto meno il piacere della lettura e il proseguire sarebbe solo fatica o noia o entrambe. Se si tratta di un gioiello della letteratura non penso che sia privo di valore, sopravvalutato, enfatizzato senza che si sia ripensato o ridiscusso il giudizio. Semplicemente quel libro, in quel momento (e forse anche in altri) non è per me.
    Ammetto invece che di molti libri recenti, “successoni di vendite” il cui valore mi sembra una costruzione editoriale, non solo interrompo la lettura (se non mi piacciono ovviamente) ma parlo pure malissimo.
    Aggiungo che anch’io avevo interrotto, oltre metà, “Le correzioni”; ho pensato fosse un buon libro ma troppo americano per me, in quel momento.

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  14. @luiginter con Libertà ho provato le stesse sensazioni di essere davanti a una serie TV di quelle più studiate, ben fatte, eppure talmente prevedibili e stereotipate da “stufare”. Vorrei dire che la stessa triste esperienza, per me, è capitata con il tanto atteso secondo libro di Piperno- stesso genere di discorsi, stesso strazio e anche con un libro canadese(?) Lo schiaffo che ho interrotto , impossibile leggerlo. Situazioni descritte come drammatiche , tragiche addirittura, senza nessuna arte.

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  15. Carloesse

    “La Recherche” (io stesso ho letto solo alcuni dei volumi che lo compongono, e che in fondo possono essere letti anche a sè stanti)

    Ecco. Questa è cosa che grida vendetta.

    Proust non piace? Non è nelle vostre corse?

    Non leggetelo. Non è obbligatorio. Non lo prescrive il medico e neppure le Liste di Prescrizione.

    Ma non dite, per favore, che ogni volume della RTP può esser letto come libro a sè stante.

    La RTP è un’unica opera.

    Che può piacere o si può detestare.

    La si può anche, serenamente, gettare — materialemente e/o simbolicamente) nella monnezza (perchè no? Non è mica cosa scandalosa…)

    … Ma per piacere, ficchiamoci nella capa una volta per tutte e per sempre che quando parliamo della RTP parliamo di un “unicum”, e che se uno/a ha letto Swann o Le fanciulle in fiore e/o ha ciondolato un pò di qua e un pò di la…e poi va in giro dicendo di aver letto Proust perchè magari in buona fede crede di aver letto Proust…

    Beh.

    (Segue Autocensura)

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  16. Allora Gabriella, alla luce dei tuoi “rimproveri” a Carloesse, io potrei dire, e mi auguro che tu mi faccia “passare” il termine, non di aver interrotto la Recherche, che sembrerebbe definitivo, ma che ne ho sospeso da qualche anno la lettura….in fin dei conti è sempre lì, tratta della storia di una vita che, a parer mio, si può leggere in una vita….anzi, ti dirò, nel rifletterci, la vedo anche un pò scaramantica la trovata. Che ne pensi? spietata anche con me?🙂

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  17. @ CarloS
    Caspita, Carlo! è un po’ tempo che con le donne non sei in sintonia… scheeerzo! aspetto tue notizie. Davvero!
    *******************
    Dico un titolo – anzi due – tanto per non farne una lista, ma sono sintomatici di certa “scrittura” (per favore, Carlo, visto che sei un esperto, vienimi a contraddire sul primo perchè vorrei tanto sbagliarmi).

    L’ELENCO TELEFONICO DI ATLANTIDE, di Tullio Avoledo. Libro d’esordio di uno degli scrittori di punta italiani. Fa commistione. Mi interessava per lo spunto fantascientifico. Appunto… mi interessava. Dopo le prime trenta/quaranta pagine comincio a non crederci, lo scorro in fretta per vedere se la faccenda continua così, mi intristisco. L’ho scaravento ai piedi del letto. Con disappunto, perchè significa che devo tornare alla “parete dei libri da leggere” a scegliermene un altro; e quindi alzarmi. Il che implica anche che poi, prima di ritornarci (a letto) mi fumo una sigaretta e non mi fa bene.

    Un’amica mi scrive arrabbiata con la Mazzantini, definendola con parole ingiuriose. Io fino a un momento prima non so nemmeno dell’esistenza di questo grande lume della letteratura italiana contemporanea. Le prometto di andare al Bennet, il primo supermercato che ho vicino. Prima di fare la spesa prendo il suo ultimo libro, non mi ricordo il titolo (e dire che per titolo autore editore ho una memoria ferrea), e faccio lettura veloce. Lo rimetto al suo posto e corro veloce ai bagni di servizio interni per lavarmi le mani.

    Conclusioni.
    Si notino i tempi verbali da me usati: c’è solo il tempo presente. Le situazioni descritte potevano benissimo essere inframmezzate da un imperfetto che avrebbe creato un po’ di tensione. Le situazioni da me brevemente descritte, infatti, sono già monotone di per sè e di uso quotidiano. Già prima di arrivare alla fine del periodo si sa che quello sto per dire, non c’è bisogno di rendere la cosa ancora più monotona.
    Manca il discorso diretto ma si può immaginarlo così: “Sono arrabbiata, incazzata, se sento dire ancora da qualcuno che la Mazzantini è splendida, lo prendo a calci”. “Perchè?” rispondo io, perplessa. “Ma dai, ma non sarà una scrittrice quella!” “Mah… Senti, facciamo una cosa, vado al Bennet, e dò un’occhiata, ti saprò dire”.

    Ora, immaginate un libro intero di minimo 150 pagine tutto scritto in un monotono tempo presente, in cui le situazioni scontate da me descritte più sopra siano portate al cubo, dialoghi terribilmente normali e infarciti di luoghi comuni, dove vengono riportati perfino i saluti che ci si fa al cellulare, naturalmente le parolacce più in uso (Avoledo) e, chicca finale, realtà squallide con squallide filosofie, finali squallidi. Un inno allo squallore temporaneo.
    Che, se diamo retta a certa critica, dove la letteratura debba rispecchiare il tempo che vive, potrei anche essere d’accordo, se non fosse che anche la realtà più truce e squallida può essere descritta con talento. Che Avoledo e quell’altra non hanno.

    Li vedrei più sceneggiatori per telenovelas.

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  18. Antonellina

    Con i libri, ciascuno può fare quello che gli/le pare.

    Figuriamoci poi con Proust. E’ un tiro al bersaglio ideale.

    Ma Lui è abituato a tutto e al di più e al di peggio.

    …Ma tu, Antonellina ho la sensazione che in realtà non volevi parlare solo di Proust ( e cioè di quel Carneade per la serie chi era costui e del cui Carneade Proust a nessuno può importar ‘dde meno).

    Io penso che tu intendessi introdurre anche altri concetti, ed è proprio su quelli che avrei una gran voglia di repilcare.

    Ma sono in casa d’altri, e dunque sbatto i tacchi, mi metto sull’attenti e invito me stessa a non esagerare.

    P.S. Non mi permetterei mai di rimproverare alcuno.
    Tanto meno Carloesse.

    Se replicare ***dialetticamente*** ad un mex su un blog viene automaticamente etichettato come = “rimprovero”…. Vabbè siamo proprio fritti e finiti.
    Vuol dire che la cosa migliore è stare zitti o dire sempre si a tutto e a tutti.

    E’ questo, che vogliamo?

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  19. Ah, dimenticavo. Meno male che l’Accademia della Crusca si è salvata, in questi ultimi giorni. Altrimenti, di qui a un po’ di tempo, nessuno più si sarebbe ricordato che l’italiano è ricco di tempi. In tutti i sensi.
    Bella Italia!!!
    Mi si scusi il campanilismo. Sono in un momento di euforia.

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  20. @carloS Credo davvero che Proust possa essere letto come vuole il lettore. Anche una sola pagina è una splendente tessera di un mosaico abbacinante. E credo davvero che la R. non sia possibile leggerla “di getto”. E’ una divina commedia – certo va rispettata la sua unitaria tessitura- ma solo scrutando tessera per tessera si può apprezzarne l’immenso respiro. Per quel che vale però apprezzo molto la passione di Gabriella e in tempi dove si gioca a far casino con la letteratura ( che ha in sè, questo gioco, qualcosa di vandalico e sciOcco perchè vieta la critica, imbrattando tutto senza nessun tipo di rispetto e di competenza) , in tempi dove ci si vanta di essere ignoranti basta aver soldi e si distrugge tutto, insomma cara Gabriella sei ammirevole. carloS credo che ti sia goduto Proust anche se hai letto qualche canto della R.ciaociao

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  21. @Gabri
    Urca! Mi spiace averti fatto incavolare così tanto. Me ne rammarico. Però lungi da me l’aver detto (o voler dire) di conoscere Proust o la RTP. Proprio perchè l’ho interrotta e ho letto prima il secondo volume (Fanciulle in fiore) e poi il primo (Dalla parte di S.). E semplicemente perchè mi sono capitati tra le mani così molti anni fa (e mi erano pure piaciuti). Prima di comprarmi il cofanetto completo (che poi non ho più aperto e staziona da diversi anni nel suo scaffale, insieme all’Ulisse di Joyce, al Musil “Senza qualità”, al Don Chisciotte integrale, al Gargantua e a tanti altri capolavori storici indiscussi). Con questo (ribadisco) non ho alcuna intenzione di gettarlo dalla finestra, ma semmai di leggero daccapo prima o poi, e proprio nel giusto ordine. Fino ad allora non mi sogno di esprimere alcun giudizio nè sull’opera nè sull’autore.
    @Anto
    1) L’elenco telefonico di Atlantide è l’unico libro di Avoledo che ho letto e (ahimè) per intero. Nella prima metà confesso che mi ha affascinato, per il ritmo, il clima di mistery, gli interrogativi che sapeva aprire. Più oltre mi ha letteralmente fatto cadere le palle (scusate l’eufemismo, ma quando ce vò ce vò). Le soluzioni offerte mi sono apparse sciocche e insulse. Meglio i romanzi con finale “aperto”, che non offrono soluzioni agli enigmi posti, che questo ciarpame, o che al massimo lasciano intuire qualche possibilità, senza certezze.
    Mai più letto Avoledo.
    2) Mai letto neanche Mazzantini, per quanto non mi sia dispiaciuto il film che il coniuge Castellitto aveva tratto da un suo romanzo (non ricordo il titolo, ma ricordo che c’era Penelope Cruz), Sorry.

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  22. non vedo perchè sia un fallimento interrompere un libro

    è come una fetta di torta, magari una fetta la mangi volentieri, due invece ti stanno sullo stomaco

    non c’è nulla di male a non finire un libro, è meglio leggere bene tre pagine che a fatica cinquecento

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  23. @ Carlo
    No problem: safe and sound.

    Grazie, Carlo.Mi confermi in pieno.
    E, oltretutto, mi confermi pure l’uso-base per versione-cinema della M., di cui non sapevo..

    Non che sia un delitto servirsi di un libro per fare cinema, beninteso; il delitto è quando il cinema surclassa quel libro. C’è qualcosa di SOSpetto.
    abbraccio

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  24. Io ho provato a iniziare più volte *Underground* di Don Delillo, ma mi sono sempre interrotta dopo poche pagine.
    Se interrompo un libro, solitamente, lo faccio quasi subito. Se ne leggo una quantità dignitosa, poi lo finisco anche. E’ più forte di me… Magari ci metto tanto tempo, però devo finirlo.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  25. Sono d’accordo su tutti gli Eco presenti nella lista… Continuo a riprovarci ogni volta che ne esce uno nuovo.. Mi dico vuoi vedere che stavolta ci ha preso. Invece non e’ cosa.
    Non sono invece d’accordo su Il Signore degli anelli: uno sa da subito cosa lo aspetta, non e’ che puo’ far finta di non vedere il numero delle pagine. Bisogna esserne convinti.
    Per i commenti, mi spiace luiginter che non ti sia piaciuto Liberta’. Anch’io ho indugiato un po’ nelle prime duecento pagine ma, alla fine, ne valeva la pena. Non all’altezza di Le correzioni, ma non mi sembra possa stare in un elenco in cui e’ stata citata la Mazzantini (per me inclassificabile visto che vive della bravura riflessa del marito) e aihme’ anche Avoledo. Di questo me ne dispiaccio visto che ne avevo appena suggerito la lettura a giuliaduepuntozero. Ripeto, per me e’ fuori dal coro, per questo puo’ dar fastidio…

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  26. Ciao a tutti,
    alcune precisazioni:

    – l’interruzione del libro è notoriamente una questione che scatena dibattiti che si diramano in molte direzioni.
    Una di queste riguarda la “qualità” del libro interrotto o abbandonato.
    Se partiamo dall’idea che l’abbandono può essere il risultato di un momento di lettura sbagliato e che i giudizi che esprimiamo sul libro abbandonato sono “contingenti” perché riguardano la nostra relazioni qui e ora con quel libro, senza pretese di esprimere il valore “oggettivo”, “vero”,”indiscutibile”, “intrinseco”, “sostanziale” ecc. del libro stesso. Se partiamo da questo punto, ecco che tutto diventa più semplice e soprattutto ci aiuta a spostare l’attenzione dal presunto valore del libro al fatto che quel libro in quel momento proprio non si riusciva a digerirlo.

    Ecco, per me “Libertà” va giudicato con queste premesse. Forse se lo avessi assaggiato sei mesi fa mi avrebbe fatto un altro effetto. Oppure, come mi ha fatto notare una persona con la quale parlavo proprio di “Libertà”: se avessi letto oggi “Le correzioni”, libro che anni fa apprezzai molto, forse, dicevo, mi avrebbe fatto lo stesso effetto di “Libertà”.

    Insomma, molte volte (non sempre) il giudizio che esprimiamo e ci fa interrompere un libro non è un giudizio che si pretende assoluto, ma un giudizio che è relativo, contingente al momento nel quale si intraprende la lettura.
    “Libertà” è lì con il segnalibro a pagina 250. Non è detto che non si riprenda a leggerlo più avanti. Forse.

    – L’interruzione del libro non è un valore in sé; difficile trovare qualcuno che lo rivendichi come tale.
    Io ho sempre cercato di interrogarmi sul perché abbandono un libro e,spesso, mi sono chiesto se di un libro abbandonato mi sia rimasto qualcosa. Questo perché quando gli abbandoni si ripetono, resta la sensazione che si sia buttato tempo…
    [ https://gruppodilettura.wordpress.com/2010/08/28/le-pagine-lette-nei-libri-che-non-abbiamo-finito/ ]

    Leggere alcune delle parti che compongono la Recherche non darà diritto al proclama “Ho letto “Alla Ricerca del tempo perduto”, ma forse permette di provare a parlarne con chi l’ha letto tutto. Non in una sfida, ma magari per farsi convincere a riprendere la lettura o, meglio a ricominciarla.

    In riferimento al grido d’allarme di Gabriella: nel bog dobbiamo essere sempre d’accordo con tutti oppure tacere?
    Ovviamente non dobbiamo essere d’accordo per forza: e direi che non lo siamo; che quasi sempre le voci sono libere di dire cose differenti.

    D’altra parte, a pensarci bene, fra queste voci che sono dissonanti – e che vanno difese; che dicono cose anche fastidiose, che è giusto e bello che ci siano; fra queste voci, dicevo, ci possono essere quelle di chi a volte non apprezza se i toni della discussione si accendono. Intendo dire: anche questo è un punto di vista che merita rispetto e attenzione. Una sorta di meta-discussione che ci invita a notare e a fare attenzione ai toni che usiamo nella discussione.

    Insomma il dissenso ci può essere anche nel giudizio sul dibattto stesso oltre che nel merito del contenuto del dibattito.
    Questo senza che nessuno si debba sentire inibito nell’esprimersi. Anche se non si sente a casa propria.
    Come altrove ho detto, e più volte: l’unico limite al dibattito è la buona educazione. Fino a quando non piovono insulti, tutti hanno diritto a esprimersi come meglio credono. E non mi sembra che si sia mai superato questo limite,

    ciao ciao a tutti

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  27. Sono pienamente d’accordo sul fatto che una lettura può essere giusta per un momento sì, e uno no… Anche a me è capitato di iniziare un libro, mollarlo dopo qualche pagina perché sentivo che non era il momento, riprenderlo in seguito e innamorarmene.

    Per quanto riguarda *Libertà* di Franzen… come ho già avuto modo di scrivere, a me è piaciuto molto. Sarà stato il momento giusto per leggerlo per me, sarà stato che in questo periodo sono assolutamente USA-oriented, sarà stato che mi sono ritrovata in tante pagine, sarà stato che i protagonisti vanno al concerto di uno dei miei cantanti preferiti che solitamente nessuno si fila mai e qui invece ci sono 3 pagine che ne parlano… Io lo rileggerei anche ora, se non avessi un altro miliardo di libri che mi aspettano…

    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  28. credo se un piacere diventi un obbligo, perda i connotati del piacere. quindi se mai accade che un libro non piaccia, non ritengo ci sia da colpevolizzarsi, né forzarsi ad arrivare al the end per una sorta di senso del dovere verso le parole e se stessi.
    sarà semplicemente per il prossimo giro di pagine, con altra copertina.

    quanto agli interventi un po’ più pepe e meno incolori, a me piacciono. anzi trovo ravvivino un attimo l’atmosfera da vogliamosi tutti bene e qua la mano che la pensiamo in modo affine.
    perciò, viva la pluralità delle opinioni, aldilà di quali siano, sempre nell’educazione e nel rispetto di tutti e delle loro.

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  29. E va ben al di là delle opinioni- se qualcuno ha avuto la fortuna di andarlo a d ascoltare a Mantova, domenica 11 sett.alle 10.45, al palazzo S. sebastiano,-, il sentimento di simpatia, il moto di ammirazione, lo stimolo a una attenzione speciale e direi , perfino affettuosa–qualche volta capita anche tra tanta gente assieme-, la constatazione di quanto “sapiente” sia Salvatore Scibona, col suo magnifico e complesso romanzo LA FINE. Nel pomeriggio, poi, durante la diretta di fahrenheit, durante l’intervallo per il giornale radio, ho avuto l’ardire di andarmi a sedere per qualche minuto accanto a lui, un ragazzo molto semplice e gentile, e dirgli i miei sentimenti per i suoi incredibili , splendidi personaggi.E mentre gli dicevo di Costanza e di Ciccio, di Rocco, di Lina, ho detto ” e Enzo, il bravo Enzo, che muore nell’incidente, mi è tanto dispiaciuto…” Salvatore S., con gli occhi lucidi, mi ha preso le mani e mi ha detto col suo forte accento americano ” Oh! E’ dispiaciuto tanto anche a me…” E si capiva che era vero. Insomma, perdonatemi,se vi faccio questa confidenza, ma ero così contenta, dovevate esserci.Una cosa magnifica per me. Ha detto che c’è un altro libro in gestazione, chissà se ci lavorerà per altri dieci anni. ciao a tutti

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  30. ho interrotto “la Versione di Barney” di Richley ma conto di riprenderlo. Ho portato a termine (ma con fatica) “Sulla strada” di Kerouac invece ho letto già due volte “Cent’anni di solitudine”
    Ci sono decine di libri (soprattutto i classici) che mi ripropongo di leggere. Ma poi c’è sempre qualche testo più recente, contemporaneo che mi attrae di più e prende il posto in cima alla mia classifica. Ora sto leggendo il discusso (nel bene e nel male) “Libertà” di Franzen e ancora non so l’idea che ne avrò quando arriverò alla fine.
    Sono dell’idea che serva il momento giusto per apprezzare un libro: la giusta disposizione d’animo. Un libro letto nel momento sbagliato…non lascia nulla, forse solo la fatica di averlo letto fino all’ultima parola. Ecco perchè mi ripropongo di leggere “La versione di Barney”
    Ho letto “La Certosa di Parma” di Sthendal e sono arrivata fino alla fine…..e non l’ho neppure trovato troppo pesante……

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  31. Trovare Eco quattro volte in classifica non mi stupisce: “Il nome Eco è sinonimo di cultura”, come dice Fiorello, e la cultura attira prima e poi scaccia.
    Mi stupiscono i commenti (anzi: ormai ho capito che è il senso comune a dare voce a chi non ha giudizio).

    Vabbé critichiamo L’isola del giorno prima… ma chi non apprezza Il nome della Rosa o Il pendolo, beh torni a leggere i romanzi dell’Ottocento, certo di non dover renderne conto, io spero di arrivare al 2050 almeno.

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