Leggere – Erasmo da Rotterdam

via Wordle

Se ho soldi, compro libri, poi cibo, poi qualche vestito.

Erasmo da Rotterdam

29 pensieri riguardo “Leggere – Erasmo da Rotterdam”

  1. La mia bibliofilìa è cresciuta al punto da acquistare ristampe di testi antichi, che fatico a leggere a causa dell’italiano umanista rinascimentale .
    Vorrei esistesse un gruppo di lettura per comprenderli e commentarne il significato senza pretese accademiche, come palestra di libertà

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  2. I libri sono il mio mondo, la mia casa, il mio cibo, il mio vestito, e le mie coperte. La mia grande gioia recente è di poter leggere dal 1997 in lingua francese : mi solleva dall’acquisto di case editrici italiane come Mondadori ed il suo gruppo, al quale ahimé appartiene anche Einaudi…non potrei mai amare un libro, leggerlo e sognarlo, immaginando che la Presidente Mondadori è una certa Marina Berlusconi. Boicotto tutti i derivati della famiglia piu’ leccata dagli italiani.

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  3. Beh, fatti coraggio, Flavia.
    “Falce e carrello” di Caprotti è stato ultimamente ritirato dai circuiti di vendita.
    Chi lo vende è passibile di sanzione. Anzi, non è più passibile perchè proprio questo libro non lo trovi più. Quindi ne desumo che anche chi abbia ancora la possibilità di leggerlo e riferisca quanto c’è scritto sia un criminale a norma di legge.
    Quindi vedi che le forze si equilibrano.
    Che ironia la democrazia!

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  4. Terrei a precisare che il libro di Capriotti (patron Esselunga) era rivolto contro le Coop e non contro l’impero economico del premier. E che la querelle giudiziaria è stata combattuta per puri motivi di “concorrenza sleale” tra questi 2 soggetti della grande distribuzione.
    Incollo (da wikipedia):
    “Dopo la pubblicazione del libro, Coop ha querelato e citato in giudizio civile Bernardo Caprotti per diffamazione.[7]
    Il 20 aprile 2010, Esselunga è condannata al pagamento di 50.000€ per concorrenza sleale denigratoria, ma assolta per diffamazione.[8][9]
    Il primo aprile 2011 Esselunga è assolta, nei confronti di Coop Estense, dall’accusa di diffamazione e concorrenza sleale (il Resto del Carlino del 2-4-2011).
    Il 16 settembre 2011, Esselunga è condannata al pagamento di 300.000€ per concorrenza sleale e al ritiro del pamphlet dal mercato. La magistratura ha infatti sancito che il libro integra “un’illecita concorrenza per denigrazione ai danni di Coop Italia” [10] Oltre a Caprotti e a Esselunga spa risultano condannati anche Geminello Alvi, curatore della prefazione, Stefano Filippi coautore e la casa editrice.[11]”.
    Non intravedo pertanto nessun reato criminale nel volere boicottare prodotti della premiata ditta del biscione, specie se per libera scelta si decide semplicemente di evitarne l’acquisto.
    Personalmente non la pratico nel caso dei libri (il catalogo Einaudi rimane imprescindibile per me), ma se posso evito anche io qualsiasi offerta mediaset, ma qui anche per oggettiva scelta dei contenuti.
    Insomma, io cerco di essere sempre flessibile e l’assoluta coerenza non è mai il mio primo principio ispiratore. Cerco sempre di mediare tra i principi e le necessità, e non credo ciecamente in nessuna religione. Ma ognuno è libero di comprare quello che crede, e credo lo sia anche di poterlo raccontare.

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  5. Il punto è che un libro ritirato è una grave offesa alla libera scelta di leggere.
    Nel caso di diffamazione, allora si obbliga a ripubblicare il libro con le presunte parti lesive oscurate e obbligando l’editore a scrivere che il libro è stato incriminato per questo e per quel motivo. Anzi, io ci metterei il testo integrale e poi le parti oscurate, così da mettere il lettore in grado di capire quanto Caprotti sia blasfemo (ma sì sa, io sono fantasiosa, giusto??)
    Questo si chiama libera informazione e non i falò dell’inquisizione.
    Dal momento che, signori, Capriotti ha detto proprio tutto sbagliato? Tutto tutto tutto…. tutto?
    Qui non si può più parlare di libera scelta di acquistare o meno, perchè la libera scelta non c’è più.
    Quindi, Carlo, per favore, non stiamo a parlare di Coop o di Esselunga… che nessuno è così ingenuo da credere che Caprotti abbia detto TUTTO falso.
    Qui si sta parlando di diritto di leggere. O di leggere il vuoto che è stato oscurato, che fa la fondamentale differenza.
    E se poi ci metti in conto l’attuale situazione politica (si fa per dire politica) italiana e le sue contraddizioni, sai quante pippe mi faccio della sentenza in tribunale.
    Con questo ti voglio sempre un mondo di bene, ma sono finiti i tempi in cui si studiava sull’Adorno Gregory Vera e sul Villari, e guai se li si contraddiva.
    *
    Ho notizie che “Più libri più liberi” torna a Roma, presso Palazzo dei Congressi dell’Eur dal 7 all’ 11 dicembre (se aspetto te che mi avvisi…)
    Reitero l’invito a incontrarci, magari in quella trattoria dove vi siete fermati lasciandomi a piedi con F.
    Tra l’altro ero pure imbarazzata, lì sola con lui.
    Aspetto tue notizie, magari un ritrattino virtuale di come pensi che sia…
    Ciaaao

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  6. Ma su questo mi trovi pienamente d’accordo, cara Antonella. Un libro al rogo (anche fosse il Mein Kampf, o le massime di Pol Pot) è sempre e comunque un’ustione su noi tutti. Peraltro ho visto che il Capriotti (e chi dice che dicesse il falso?) lo si trova in vendita su e-bay. Il mio precedente intervento mirava solamente a difendere il diritto di ciascuno a boicottare i prodotti di chi meglio crede, biscioni o bottegoni che siano,anche per semplice antipatia, proprio a prescindere da qualsiasi sentenza giudiziaria, e senza doversi sentire un criminale.
    Quanto a “Più libri -più liberi” piacerebbe anche a me incontrarti: le iscrizioni sono già aperte e credo che a breve rinnoverò il mio accredito (è da luglio che sono stato invitato, ma mi dimentico sempre di farlo). Potremo sentirci e metterci d’accordo per incontrarci (trattoria inclusa) previo scambio di telefoni via e-mail. Però, scusami, ma non ricordo proprio di averti mai mollata con F (chi è F.?). Forse è l’Alzheimer, ma se mi rinfreschi l’episodio (magari in privato, via e-mail) ti sarei grato.
    Bacioni🙂

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  7. In ogni caso, per chi fosse interessato al libro di Caprotti, il libro è ancora disponibile in internet, sia in versione cartacea che in e-book. Almeno, fino a cinque minuti fa lo era.

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  8. Mamma mia, Carlo, ma perchè non riesco a odiarti?
    hai visto che ci siamo incrociati all’interno dei sessanta secondi? Se raggiungiamo il movimento sincrone ti sposo. E guarda che detto da me…

    sottoscrivo tutto quello che hai detto prima… ci siamo capiti. Io boicotto tutto quello che è cinese, sai per aiutare il debito nazionale🙂 anche perchè sfondi la porta aperta. Ti ricordi che sostenevo e sostengo ancora ora che l’unica vera democrazia, a questo punto, sia evitare di comperare secondo la preferenza. A noi poveri consumatori c’è rimasto solo questo

    Ok, ci senti-amo.

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  9. @ Maria Vittoria

    Se democrazia è potere del popolo e non abbiamo più scelta perchè tutto si sta globalizzando, l’unica scelta che ci rimane è quella di non scegliere. Nel caso, se non voglio sostenere un regime economico, evito di comperare quello che produce. Cioè, non scelgo.

    Non che non prenda posizione, mi raccomando. La prendo, eccome. Nell’unico modo che mi è rimasto possibile. Vuol dire che se non posso permettermi di comprare un vestito nuovo italiano alla moda, non vado a comprare quello economico cinese (anche perchè puzza dopo un’ora), ma mi reinvento magari con l’usato. Tutto lì. Non è una grande lezione di economia ma sai, nel proprio piccolo se tutti lo facessero, altro che i risvolti delle parate e dei cortei in piazza. Sgomineremmo anche una parte di mafia solo evitando di comperare le borse firmate in vendita per terra dagli abusivi.
    E magari anche quello della prostituzione coatta se i nostri uomini evitassero di sguazzarci. Piuttosto:

    *

    Testi dal XIV al XV secolo è troppo vago. Vuoi parlare di qualche milione di libri comprensivo delle varie edizioni nei secoli??
    Di che cosa esattamente?
    Ciao

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  10. @ Maria Vittoria
    Menter stendevo i panni, mi è venuto in mente che quel “sudicione” di Aldo Busi ha scritto una versione in lingua italiana moderna del Decamerone. Non è la stessa cosa ma si potrebbe fare.

    Se vuoi leggere i testi rinascimentali, devi cominciare ad abituarti a entrare nell’ottica della loro lingua, altrimenti si perde molto del senso che danno alle cose.
    E, visto che siamo italiani, abbiamo qualche punto in più di un lettore che non parla la lingua italiana odierna, e questo per quanto riguarda il volgare.
    Quanto ai testi in latino, consiglierei versioni integrali con buone traduzioni, di modo che, se non leggi il latino, puoi seguire la lingua originale senza difficoltà. Idem per il greco.

    Sul mercato bibliofilo in ristampa anastatica, c’è da fare una ricerca ad hoc. Non sempre è possibile trovare. Evidentemente i testi originali raggiungono costi impossibili per un normale borsellino. Però molto si trova in internet, in formato digitale, per gentile concessione di vari enti o portali, perchè sono testi che non hanno più copyright.
    Fammi sapere.
    Ciao

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  11. Concordo con Antonella B. per quanto riguarda il riutilizzo creativo (consigliabile rispetto a qualunque forma di consumismo modaiolo).

    Ecco alcuni dei testi che mi affascinano: le opere di Vitruvio nelle edizioni rinacimentali, il trattato sulle proporzioni di Frà Luca Pacioli-Piero della Francesca-Leonardo Da Vinci, la Bononia Illustrata scritta da Nicolò Burzio e stampata da Plato De Benedictis nel 1494 (ma finora quest’opera l’ho trovata solo all’Archiginnasio), la Descriptio Totius Italiae di un siciliano di cui ora non ricordo il nome, l’Historia Plantarum Visconti e il Libro d’Ore che Lorenzo il Magnifico commissionò per sua figlia Maddalena.

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  12. Sì, Antonella,

    anch’io cerco sempre edizioni con testo a fronte i lingua originale & in italiano: purtroppo anche le edizioni più costose ora in commercio non offrono la possibilità di leggere in italiano attuale le opere scritte in forma manoscritta o all’inizio della produzione tipografica.

    Mi diverte anche osservare quanto i miniaturisti si discostavano dal testo, le libertà che si prendevano consistono spesso nel ritrarre scenette di vita quotidiana del loro tempo, oppure sbizzarrirsi con figure immaginarie grottesche o buffe. Certo, potessi confrontarmi con qualche altro bibliofilo sono sicura potremmo scoprire che molte immagini non sono frutto della fantasia di un singolo miniatore, ma derivano da altre opere …

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  13. Maria Vittoria, ho bisogno di un attimo.
    Con tutto questo baccano su Murakami, sono rimasta un po’ indietro.
    Devo capire bene che cosa vuoi e che cosa si può fare.
    Questo mi sembra di capire che sia un blog più indirizzato ad altro; e finiresti per essere una voce nel vuoto.

    Io sinceramente non me la sento di seguirti in toto perchè il mio obiettivo è appunto uscire da dove tu vuoi entrare. Ho bisogno di agganciarmi all’adesso.

    Però posso darti qualche dritta interessante, se mi lasci il tempo di configurare la tua domanda.

    ciao

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  14. Sulla bibliofilia.
    Per introdurti in questo ambiente dovresti cominciare a frequentare qualche libreria antiquaria che non abbia il solo obiettivo della vendita, ma sia predisposta a un discorso culturale. Oppure associazioni culturali per il dibattito sui testi.

    Il contesto bibliofilo è molto selettivo e d’élite, non perchè sia una casta chiusa, ma perchè lo stesso argomento lo è; e per due fattori primari: a) occorrono una cultura e una conoscenza vaste che non si acquistano con un titolo accademico ma con un lento e faticoso studio oltre che una ricerca di informazioni, spesso tecniche, volti a ri-scoprire il passato; ricerca che dura una vita e che non finisce mai; b) nessuno ti “vende” informazioni perchè l’informazione è il mezzo che permette di acquisire del materiale che, per sua natura, è di difficile reperibilità (questo in ambito commerciale e non solo).
    Quindi sei sola.

    Questo non vuole scoraggiarti ma metterti di fronte al fatto che, in questo ambiente, una domanda sbagliata ti taglia i ponti sui contatti futuri. Piuttosto sta zitta e fai un cenno di assenso, se proprio la barca fa acqua.
    Ma, ripeto, mi pare proprio che dovresti scordare le traduzioni sul volgare; semmai aiutati con esegesi filologiche del testo, questo sì. E’ ovvio.
    A questo proposito dovresti andare nel sito dell’Accademia della Crusca, dove c’è del materiale che potrebbe fare al caso tuo.
    Poi vai a http://imagohistoriae.signum.sns.it/ splendido portale di studi sull’Umanesimo e il Rinascimento.
    Vai anche a http://bivio.signum.sns.it/ ,biblioteca virtuale.

    Inoltre devi imparare a leggere una scheda antiquaria e la terminologia usata, che comprende la descrizione del libro internamente ed esternamente, nonchè eventuali difetti, refusi, edizioni ed editori, spesso anonimi oppure protetti da un nome fittizio nel caso in cui occorreva per motivi politici o religiosi occultare l’origine della stampa.
    Per un’infarinatura sull’argomento che ti metta in grado di muovere i primi passi, dovrai studiarti alcuni testi, manuali di bibliofilia elementare, ma esaustivi e pietre miliari dell’argomento.

    Inoltre devi leggere regolarmente moltissimi cataloghi che quasi tutte le librerie antiquarie pubblicano più o meno regolarmente, a seconda degli usi interni di gestione.
    Le variabili del costo di un libro, sulla stessa edizione, sono molteplici e vanno dalla rarità allo stato, alla conservazione della legatura originale, ma spesso la legatura su commissione risulta impreziosire l’esemplare che ancor più vale se, all’interno della legatura commissionata è stasta conservata quella originale. E così via.

    Scorda, almeno per il momento, tutto il discorso delle filigrane perchè altrimenti ti perdi subito.

    Sui titoli che citi, esistono se non ristampe anastatiche perlomeno riproduzioni di molte pagine originali all’interno delle varie edizioni ma, Vittoria, se mi metto a fare una ricerca mirata per editore, contenuti e commentatori di tutti gli autori che hai elencato, mi va via più di una giornata.

    Devi farlo tu. Incominci a cercare Vitruvio: De architettura; e trovi, per esempio il seguente titolo:
    Vitruvio: Dell’Architettura – interpretazione a cura di Giovanni Florian (Giardini, 1978), e poi cercare chi ha in vendita questo titolo.
    Per questo ti dico che dovresti cominciare a contattare qualche libreria antiquaria.
    Inoltre loro si servono anche di quelle famose e spesso costosissime bibliografie, che permettono di valutare quale sia stata o come sia cambiata la disponibilità delle edizioni nel corso dei secoli. Per esempio, ti capiterà di incontrare in un catalogo la dicitura fra parentesi (Gamba, I, 233) oppure Lozzi (II, 243), oppure (Parenti, IV, 122), etc. Significa che l’edizione di cui si sta parlando rientra ed è citata da queste persone che hanno fatto ricerche decennali e che sono state figure di grande rilievo nell’ambito antiquario, le quali hanno catalogato centinaia e migliaia di testi, rilevandone la rarità già fin nell’Ottocento, oltre che darne una descrizione fisica.
    Sembra una materia arida ma è ricchissima di sorprese, al punto da diventare bibliofollia.
    Spero di esserti stata utile in qualche modo.
    Ciao

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  15. Un ottimo manuale per cominciare è: “Manuale di bibliofilia” di Guido Zigaina.

    Ah, dimenticavo. Non perderti le grosse mostre di antiquariato librario: Bologna, Milano, etc.. perchè sono le uniche dove puoi vedere libri da urlo. Atmosfere rarefatte e sospettose. Tu fregatene: guarda e assimila.
    Se vuoi vedere da vicino chiedi il prezzo e fatti mostrare il libro. Se non hai intenzione di comprare, sorridi e dici “ci penso”. Capiscono al volo e ti mollano all’istante: non comprerai e per quella mostra forse ti sei fottuta quell’antiquario. Quindi sfrutta la richiesta del prezzo solo se sei veramente interessata a vedere il libro da vicino e se non è un libro che superi qualche migliaio di euro. Si è poco propensi a continuare a muovere un libro di vasta portata.
    Inoltre, a queste fiere importanti, puoi lasciare le tue coordinate e farti spedire il loro catalogo.

    Visto che sei principiante, meno parli e meglio è. Alle mostre più modeste o in mercati antiquari puoi invece incontrare gente che ha i tuoi interessi; devi stare all’erta e diventare una frequentatrice. Dopo un po’ incominci a riconoscere le facce. E qualche buttatina la puoi fare. Specializza la tua ricerca in qualche cosa.

    Piacere di vederti sorridere.
    Ciao😉

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  16. @ antonella b. 26 settembre 2011 alle 9:35 pm:
    rinnovo i complimenti per la tua estesa cultura su tutto ciò che attiene carta stampata e copertine, di ambiti vari e di periodi storici diversi. sei veramente un pozzo di perle di sapere!
    (poi, non avermene, non in questo ma leggendoti da qualche tempo, ogni tanto ti percepisco un po’ perentoria e col pensiero sul soggettivo, ma tant’è. rimani una grande animatrice di questo sito.
    ben venga chi impiega tempo ed energie per rendere più ricchi i contesti).
    quanto alla citazione di erasmo, sarà che non leggo libri, ma sovvertirei proprio l’ordine: cibo-vestiti-altre decine di cose-libri. penso sempre che leggere sia attività cui ci si può dedicare quando si ha il piatto almeno non del tutto vuoto. altrimenti, se si è veramente alla fame, ci sono altre priorità di sopravvivenza cui c’è urgenza di far fronte.
    buona giornata a tutti. ciao antonella b.

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  17. @ New Entry

    Mi scuso con l’intera popolazione femminile del blog per i miei toni perentori, però posso spiegare.
    In questa vita, mi sono trovata a dover affrontare sempre, sia in ambito professionale che altro, ambienti di esclusiva presenza maschile.

    Per esempio, con Maria Vittoria continuo ad averli, questi toni, perchè il mondo antiquario, sia di vendita che di collezionismo è un mondo di maschi. Nel settore vendita, l’elemento femminile per lo più fa coppia. Nel settore acquisto, lo fa l’uomo. Raramente ci sono collezionisti-donne o comunque raccoglitori-donne. E, se lo sono, normalmente sono indirizzate su argomenti particolari, di squisito e da sempre esclusivo gusto femminile.
    Se non sei brutta e perfino intelligente, la battaglia è ardua. Quindi, per mantenere regalità, mentalità e prerogative femminili – a cui tengo e che non mollo e che mi ritengo fortunata di avere acquisito per nascita – devi essere più intelligente di un uomo. La cosa è però imbarazzante, ancora oggi, per la maggior parte dei maschi; soprattutto in un ambito maschile. Dove, appunto perchè è maschile, non c’è spazio per chi non sa, o abbassa la guardia. Ergo: gentili ma senza pietà.
    Se poi aggiungi la variabile donna=intuito in contrapposizione a uomo=razionalità, il gioco si fa bollente, perchè l’uomo a quel punto nutre anche quella diffidenza che gli ha fatto mandare a rogo un mucchio di belle innocenti.
    Se non usi toni perentori, sei finita. D’altronde, il tono perentorio femminile non riesce a essere sentito da un uomo così perentorio come può essere sentito da una donna, e nasce la seconda variabile che scatena l’attrazione (dalla parte maschile verso la parte femminile); altro punto importante: mantenere le giuste distanze.

    Capito, Maria Vittoria? Deve essere una mescolanza di tutto questo.

    ……… cavolo, New Entry, ma davvero sono perentoria? Mi spiace.
    Penso sempre alle donne come mamme, sorelle, amiche, nonne: dò sempre per scontato che, siccome siamo donne, intuiamo le tare le une delle altre e possiamo curarle a vicenda. Grazie di avermelo detto.

    … quanto a libri cibo vestito, lascio libri cibo vestito.
    Leggere è l’attività meno costosa e anche se si fa fatica a far quadrare il bilancio la biblioteca pubblica è sempre piena di libri. Costa meno del cinema e dello shopping, che magari non ci si può permettere di fare.
    Così va bene il tono? Illuminami (guarda che non sono ironica).
    Ma quanti anni hai, New Entry, per esser così acuminatamente saggia?
    Ciao

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  18. [ @ antonella b.
    27 settembre 2011 alle 1:31 pm

    leggere i tuoi commenti-post è per me sempre fonte di positiva curiosità e stupore perchè t’arrighi fra dedali di analisi molto particolareggiate che nulla lasciano all’inespresso.

    la mia era solo un’osservazione generale (tant’è che la posi pure in parentesi), che non attiene al genere uomo-donna cui ci si rivolge.

    certo, parlar chiaro denota schiettezza e modo di porsi trasparente. c’è però un termine inglese che rende bene il mix fra pensiero verso l’esterno e suo corrispondente interno, che non lo stravolge, ma lo ammorbidisce in funzione dell’interlocutore.

    ‘downtoning’, ossia toni modulati. si rimane sinceri ma l’altro magari non legge con un punto di domanda incorporato, pensando tipo ‘ma chi è questo lettore-lettrice per scrivermi/dirmi ciò?’

    per l’età, sorvolo, non si chiede ad una signora… ihihih!

    a rileggerti. metto tutto in quadre perchè coll’erasmo poco attiene.

    p.s. per la sequenza ‘cibo-vestiti-altre decine di cose-libri’ facevo riferimento non ad un benessere medio o anche vagamente dignitoso, ma a livello globale di sistema. persone che non hanno proprio da mangiare in alcune parti del globo. a queste ultime, ritengo poco freghi di leggere se hanno i buchi nello stomaco per la fame! poi, certo, magari trovano un giornale abbandonato per terra o in un cestino, e lo leggono con interesse. ma non credo sia nelle loro priorità…]

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  19. Giuliaduepuntozero, scusa per gli interludi in uptoning e fuori tema. Maria Vittoria però chiedeva e avevo visto che nessuno rispondeva. cia2.o
    *
    Cavolo! Nonna New Entry, oggi mi tocca di camminare sui ceci…
    Downtoning hai detto (non downtuning, vero? 8)…
    Ricevuto °x°
    *
    Ciao, Maria Vittoria, in bocca al lupo🙂

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  20. @Newentry
    non confonderei i piaceri con le necessità. Credo che un panino smozzicato, una mutanda e una camiciola usata, così come la lettura di un giornale abbandonato, non rappresentino la prima categoria che ho detto.
    Qui non si parla del bambino del Botswana (mi fa venire in mente la barzelletta su Papa Ratzinger: “Qvesti pampini non manciano? E allora niente giocattoli !!!”), ma di noi, consumatori di libri, di cene in trattoria, di jeans e di magliette come di scarpe + o – di marca.
    E’ una scala di priorità tra qualche piacere che ci possiamo permettere. Ma se il budget è limitato, tra un buon libro che si desidera leggere, una buona cena a un ristorante di cui ci hanno parlato bene (o anche un etto di prosciutto PataNegra, che più o meno costa quanto la suddetta cena ), ed un bel vestito, o un paio di scarpe (le donne, chissà perchè, sono spesso attratte particolarmente dalle scarpe), a cosa dare la priorità ?
    (E non parlo di lusso: si può scegliere anche tra un oscar-mondadori, una pizza e una maglietta vista in bancarella).
    Anche io ai libri (anche se il Pata Negra mi attrae molto, ma me lo permetto solo per Natale). Dei vestiti frega proprio ‘na gott.

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  21. @CarloS

    Be’, se con questa connotazione, allora concordo con te. Ma scusa, al tempo di Erasmo, non c’erano i poveri? Forse lui parlò per sé.

    Ho messo dentro la suddetta sua citazione in un motore di ricerca. Sono confluita su un sito dove ruotavano questa ed altre sul tema.

    Visto che sei-siete dei lettori di quali-quantità, ve ne omaggio:

    – ‘Un uomo che legge ne vale due’ Valentino Bompiani

    – ‘Una stanza senza libri è come un corpo senz’anima’ Cicerone

    – ‘La biblioteca della sapienza è più preziosa di tutte le ricchezze’ Richard de Bury

    (!Quest’ultima mi piace particolarmente. Aldilà di come si pervenga a possedere sapienza, se a mezzo libri e/o con esperienze di vita)

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  22. A me piace particolarmente la seconda. Quando vedo una casa senza neanche una libreria, o dei libri che chiaramente fanno solo arredamento (ordinati secondo le dimensioni e del colore del dorso, con ogni probabilità mai neanche aperti), mi viene una tristezza, ma una tristezza…
    Comunque grazie. Ciao

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  23. Ciao a tutti,
    scusate sono parecchio impegnata in questo periodo, e non riesco a connettermi molto… Mi fa piacere comunque che nascano conversazioni come queste!
    Un saluto a tutti
    *giuliaduepuntozero

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