E-book, la rivoluzione digitale e i lettori: alcune idee per discuterne

Abbiamo chiesto a Luca Ferrieri, bibliotecario a Cologno Monzese, e autore del recente La lettura spiegata a chi non legge, un punto sulle questioni aperte nel rapporto fra gli e-book (o meglio, il “digitale” legato ai “libri”), la lettura e i lettori.

di Luca Ferrieri | Per comodità argomentativa e per favorire la discussione organizzo il post a tesi. È un po’ lungo e mi scuso anticipatamente.

1 – Qualcosa sta cambiando sul serio

Quella che si annuncia è  la “quarta rivoluzione del libro”, come dice Roncaglia. Probabilmente è quella che determinerà la più ampia “rivoluzione della lettura” dall’avvento del codex in poi. Insomma, non siamo di fronte a una bolla tecnologica o a una moda culturale. Alla base c’è una scoperta tecnica (quella dell’inchiostro elettronico) che intercetta un bisogno culturale (più libertà, più mobilità, più informazione) e una mutazione nell’organizzazione del lavoro intellettuale (la nascita del cognitariato dopo il tramonto del fordismo): una miscela esplosiva. Sullo sfondo il web 2.0 e tutto quello che  più o meno significa. E bisogna tener presente che siamo agli albori di questa rivoluzione: nessuno di noi può avere un’idea precisa di come sarà l’ebook tra dieci anni (in tre anni ne abbiamo visto passare già tre “generazioni”) e di come leggeremo tra venti.

2 – La grande paura

Più di duemilaquattrocento anni fa Platone sosteneva che il libro avrebbe potuto distruggere la capacità di pensare e la memoria delle persone (“ciò che si conserva veramente si conserva nell’anima e non in un libro”). Nel Settecento la crescita della diffusione del libro a stampa produsse la convinzione che “l’esercizio solitario della lettura potesse portare al […] rifiuto della realtà” oltre che ad altre gravi malattie come ostruzione dello stomaco, masturbazioni e flatulenze (Chartier). E’ del tutto naturale che nel clima millenaristico diffuso intorno a noi qualcuno pensi che, con l’avvento dell’ebook, disimpareremo del tutto a leggere. E’ del tutto naturale che Nicholas Carr, attribuendo a Internet e al libro elettronico fenomeni che in realtà sono oggi trasversali a tutti i media, compresi quelli cartacei, sostenga che l’ebook “ci rende stupidi”. E’ normale, anzi vitale, aver paura di fronte a un futuro che presenta molti aspetti oscuri o minacciosi; ma non bisogna fare della paura l’unico argomento e l’unico consigliere.

3 – Le potenzialità

Con l’ebook sarà possibile:

a) guadagnare spazio in casa e conservare più libri;

b) avere più scelta di acquisto e di lettura;

c) leggere più comodamente in mobilità;

d) approvvigionarsi in un click, in qualunque ora della giornata e in ogni luogo del pianeta (tutti i libri sono allo stesso click di distanza, come dice Granieri) ;

e) avere una maggiore bibliodiversità;

f) pagare meno i libri;

g) prendere in prestito e prestare libri (diritto d’autore permettendo);

h) tenere traccia delle proprie letture;

i) leggere su uno schermo tascabile che ha una risoluzione uguale o superiore a quella della carta;

l) ingrandire o modificare i caratteri a piacimento (per presbiti e ipovedenti e non solo);

m) convertire il testo in audio attraverso la sintesi vocale (per ciechi e ipovedenti e non solo);

n) trovare rapidamente un punto del testo o una citazione;

o) copiare, incollare, trasformare il testo;

p) mescolare lettura e scrittura;

q) scambiare opinioni con altri lettori mentre si legge (social reading);

r) sottolineare, appuntare, glossare e vedere le sottolineature e gli appunti degli altri;

s) effettuare sedute virtuali di gruppi di lettura;

t) avere dei libri con diversi strati di lettura e diversi livelli di approfondimento (augmented reading);

u) vedere la traduzione dei termini stranieri mentre si legge; ecc.

Attenzione, queste sono comunque delle potenzialità, la cui effettiva realizzazione dipenderà anche dalle scelte dei produttori di hardware e software, degli autori, degli editori e dei lettori e dai reciproci rapporti di forza.

4 – I rischi

Il pericolo maggiore non è  che l’ebook uccida il libro di carta (che sopravvivrà eccome!), ma che venga fagocitato e inglobato dall’”industria dei contenuti”, dando luogo a un ibrido televisizzato, magari infarcito di interruzioni pubblicitarie, controllato a vista in un sistema culturale sempre più pervasivo e violento. In qualche modo questo processo riguarda anche il libro di carta (che è già ora un anello della catena multimediale) e se non adeguatamente combattuto andrà avanti comunque. Ma la tecnologia digitale esalta insieme le possibilità di libertà e quelle di controllo e censura, come sappiamo. Quando Amazon penetra nella libreria virtuale dei lettori per “riprendersi” un libro ritirato dall’editore, e peraltro regolarmente acquistato, esercita una prepotenza che fa davvero paura (come fanno paura la schedatura e il controllo delle nostre letture). Per colmo di ironia il libro era 1984 di Orwell…

Grazie al fenomeno della lunga coda, che caratterizza l’economia del web, potrebbe aumentare la bibliodiversità, perché sarà teoricamente possibile trovare il libro che ci interessa anche se si trattasse dell’unica copia venduta. Ma questo processo potrebbe cambiare di segno se dovessero ulteriormente proseguire i fenomeni di concentrazione editoriale e se la attuale strozzatura monopolistica della distribuzione fosse sostituita da un analogo ruolo esercitato dagli store virtuali, anche grazie ai famigerati lucchetti di protezione (DRM). La bibliodiversità potrebbe rovesciarsi in un supplizio di Tantalo: vedere il libro e non poterlo leggere! Scaricarlo e non poterlo aprire…

Quanto a portabilità e mobilità  occorre non dimenticare: che gli ebook (come i cellulari, anche se la loro durata è molto più lunga) hanno, per ora, bisogno di essere ricaricati; che hanno bisogno di connettività; che se vuoi leggere mentre fai la fila in banca, scordatelo, perché l’ebook, considerato “oggetto metallico”, non supera il metal detector.

5 – Come cambia la lettura

La lettura lineare, sequenziale, cui siamo stati abituati dal libro cartaceo, non scompare con l’ebook. Molto spesso si confonde la lettura digitale con quella ipertestuale o con la navigazione su Internet. In un certo senso l’ebook addirittura accentua la verticalità della lettura, recuperando la dimensione di “srotolamento” del volumen che era stata soppiantata dal codex (Darnton). Proprio perché nell’ebook tutto scorre, come in un imbuto, e il testo prende la forma del suo contenitore, la direzionalità alto-basso, sinistra-destra, inizio-fine, viene enfatizzata. Si fa perfino fatica a saltare le pagine, perché le pagine non ci sono più (o sono virtuali).

D’altra parte è vero che questa linearità prende una forma che potremmo definire rizomatica. Ogni nodo è uno snodo, l’articolazione della pagina viene sostituita da quella dei bookmark (che mettiamo noi). Si legge letteralmente in una rete. L’unità di misura testuale passa dal libro alla biblioteca: e questo sia perché sull’ebook trovano capienza più di mille libri, e sia perché i testi della biblioteca possono essere molto più facilmente organizzati, letti in parallelo e ricombinati. Il lettore usa con più frequenza tre movimenti, presenti anche nella lettura cartacea, ma che ora assumono un rilievo diverso: il passo del gambero (si torna indietro per rileggere o ritrovare un punto), il passo del granchio (si scarta lateralmente, si apre un’altra finestra, si segue un link) e il passo della cavalletta (si salta a un altro testo). La lettura delle note di un testo è infinitamente più agevole sull’ebook che sul testo stampato, perché non c’è abbandono del testo di partenza, basta cliccare per leggere la nota e ricliccare per tornare al testo. La lettura è molto più fluente, più intertestuale, ma anche più erratica. È molto più facile sconfinare, anche perché i confini del testo si fanno più labili.

6 – Spazi e tempi: la relatività della lettura

La dimensione topo-cronologica è quella che, nella mutazione, subisce le torsioni più interessanti. Il regime di ubiquità e connettività globale della lettura produce molte conseguenze, alcune delle quali ancora non possiamo nemmeno immaginare. Leggere dove e quando capita da un lato fa diminuire l’attenzione per gli spazi e i tempi dedicati, dall’altro aumenta l’adattabilità  della lettura, la sua capacità di resistere in situazioni ostili (attraverso la cosiddetta lettura interstiziale, che si pratica nei tempi morti, nei luoghi di attesa e di spostamento). Il fatto che ci sia sempre qualcuno che legge con noi (social reading) può favorire la lettura condivisa, ma anche lo spaesamento e il senso di violazione della privacy e dell’individualità della lettura, sebbene esistano tutti gli strumenti per difendersi dalle intrusioni.

In realtà proprio l’ebook potrebbe consentire di rilanciare quella temporalità sospesa, quel mondo parallelo che viene instaurato dalla lettura, ribadendo la superiorità del tempo cairotico (quello dell’istante, del momento opportuno) sul tempo cronologico. L’ebook inaugura una controtendenza all’interno della sfera digitale: ri-territorrializza il digitale, perché lo àncora alla comunità dei lettori e alla fisicità dell’atto di lettura; crea una continuità temporale (fatta di storie) all’interno del mondo discreto del digitale. In questo senso potremmo dire che reintroduce un elemento “analogico” nel digitale; ma come Ong ha parlato di “seconda oralità” per indicare l’oralità che viene dopo la vittoria della scrittura, così in questo caso dovremmo parlare di “seconda analogicità”, perché si tratta di un’analogicità pienamente consapevole della egemonia digitale.

7 –  Corpi e protesi

Sentiamo spesso molte lamentele su tutto quello che si perderebbe con l’ebook: ad esempio l’odore della carta, il fascino impagabile di toccare il libro, la manualità dell’atto di leggere. Per lettori e bibliofili l’odore della carta e del balacron hanno sempre rappresentato dei potenti attrattori e inebrianti. E sarebbe assurdo profumare gli ebook con aromi cartacei come ha fatto la azienda statunitense Smell of­ Books . Ma le mani e il naso sul libro continueremo a metterle anche con l’ebook, seppure in modo diverso. Occorre liberarsi dall’idea che i nuovi media digitali escludano la fisicità e la sensorialità dai processi conoscitivi. Anzi, se pensiamo ai device come protesi del nostro corpo, ci accorgeremo di come essi dischiudano molte nuove forme di con-tatto: le possibilità di toccare un testo, vederlo, chiosarlo, suonarlo, ascoltarlo, disegnarlo, tracciarlo, riprodurlo, manipolarlo, ne saranno enormemente aumentate. Non è vero che il testo è solo nelle nuvole (in the cloud): è materialmente sotto le nostre dita, sinesteticamente presente, anche se questa nuova fisicità dell’atto di leggere ci è ancora largamente ignota.

8 – Contraccolpi sulla filiera

Nella “fabbrica del libro”  cambierà molto (se non tutto), ma anche in questo caso occorre liberarsi dai fantasmi della disintermediazione, che suggeriscono un futuro da incubo in cui scompariranno, in successione, librerie biblioteche ed editori (anche in questo scenario rimarranno comunque vivi e vegeti gli autori e i lettori, e non è poco). In realtà ci sarà più e non meno bisogno di mediazione, o di ri-mediazione, come dicono Bolter e Grusin, ossia di competenze “terze” e di rielaborazioni inter-mediali che si collochino tra l’autore e il lettore: per orientarsi, per scegliere, per capire, per cercare, per trovare, per commentare, per organizzare (i cataloghi e i lettori). O non crederemo alla favola che “c’è tutto su Internet”? Per usare un motore di ricerca in modo avvertito, ad esempio mettendo in conto la non-neutralità dei suoi algoritmi, è necessaria più mediazione, più conoscenza e non solo tecnica ma umanistica.

Sicuramente però l’avvento dell’ebook determinerà (anzi sta già determinando) grandi sommovimenti e nuovi posizionamenti nella filiera. A partire dal fatto che i costi di distribuzione e di edizione tenderanno a zero e se i prezzi non scenderanno di conseguenza, vorrà dire che qualcuno si è mangiato la fetta della torta rimasta libera.

Ci sarà, probabilmente, un salutare rimescolamento di ruoli. Per esempio gli editori dovranno fare un po’  i bibliotecari, perché un libro si potrà acquistare, prendere in prestito e leggere direttamente dai loro siti (o dagli store in cui il ruolo degli editori sulle scelte di prezzo e di proprietà intellettuale rimane determinante). Ma anche i bibliotecari, come gli autori, dovranno fare un po’ gli editori, non solo perché le biblioteche diventeranno sempre di più luoghi di produzione culturale a pieno titolo, ma anche perché dovranno occuparsi delle prospettive dell’autopubblicazione , che finalmente si sgancerà dall’attuale vocazione narcisistico-speculativa-sottoculturale per diventare una modalità di pubblicazione alla pari di altre. L’ebook sta già innestando questo processo (si veda l’Elogio degli ebook di Mauro Sandrini). Le librerie soffriranno inizialmente il colpo più duro, ma se sapranno reinventarsi, come dovranno fare anche le biblioteche, e trasformarsi in case del libro e in luoghi di socialità dei lettori, potranno addirittura conoscere una stagione di revival, come è successo in America dove le grandi catene di Barnes & Noble si sono convertite in outlet di vestiario, ma le piccole librerie si sono moltiplicate, offrendo servizi specializzati, offerte di libri fuori catalogo o usati, consulenza, aiuto e informazioni. Librerie e biblioteche si assomiglieranno, da questo punto di vista, sempre di più, ma non è detto che questo sia un male.

9 – E i lettori?

A prezzo di una dura battaglia, che peraltro è tutta da cominciare, i lettori potrebbero perfino conquistare più potere e più diritti (si vedano, a questo proposito, le prime carte di diritti del lettore digitale che stanno vedendo la luce). Come? Attraverso un esercizio più ampio, circostanziato, competente della scelta di che cosa leggere. Grazie a una serie di servizi bibliografici e informativi mirati e personalizzati che librerie e biblioteche potrebbero mettere a disposizione. Sfruttando il tam tam e la capacità comunicativa e organizzativa degli altri lettori. Condizionando maggiormente le politiche editoriali. Difendendo ed esigendo una qualità, anche tecnica, del prodotto digitale che oggi è ancora molto lontana (c’è il rischio che l’ebook porti ad un impoverimento nell’impaginazione, nella grafica, nella correzione di bozze). E soprattutto attraverso un rapporto diretto con gli autori che non si limiti alla possibilità di contattare l’autore mentre si legge (servizio che Amazon ha già reso disponibile), ma renda possibile condividere strategie promozionali, avanzare critiche e suggerimenti, rendere più trasparente non solo il mercato editoriale ma anche l’officina degli autori. L’ebook potrebbe rappresentare così un possibile strumento per l’aumento della diffusione della lettura e della democrazia letteraria.

sul tema si veda anche:

Leggere nell’era dei libri digitali, del print-on-demand e degli ebook

– per seguire le idee a proposito di lettura e e-book

38 pensieri riguardo “E-book, la rivoluzione digitale e i lettori: alcune idee per discuterne”

  1. Finalmente un aticolo interessante (e non “interessato”) su questo argomento, che non si limita a prendere una posizione pro o contro (per istinto, per simpatia o antipatia, per paura di perdere amate abitudini, o per forza attrattiva di tutto ciò che appare nuovo o tecnologicamente avanzato), ma esamina, con ampia cognizione di causa, tutti i pro e contro di un mutamento radicale del modo di leggere che in parte è già in atto.
    E che, prima o poi, coinvolgerà tutti, con potenzialità in alcuni casi anche affascinanti, ma che presumibilmente verranno attuate e perfezionate (a costi accettabili) solo se e quando il mezzo conquisterà la più larga diffusione.
    Quello che più mi spaventa è la prospettiva di essere prima o poi sommersi da un oceano infinito di proposte, tra le quali diventerà difficile orientarsi e poter scegliere: se in qualche modo le case editrici oggi svolgono una funzione di filtro (anche se seguendo criteri spesso opinabili) su ciò che realmente giunge al mercato, domani ci sarà tutto. E tutto potrebbe significare troppo (o niente, per assenza di visibilità).

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  2. Per non parlare della longevità dei libri, sempre più breve in libreria. Superate le difficoltà della ricontrattazione dei diritti (uno dei punti critici) un libro non avrà più problemi di reperibilità e il macero delle rese sarà consegnato alla storia. Tra i rischi vedo invece quello che le titubanze attuali della media editoria consegnino ai colossi l’ennesima occasione di monopolio. Perché se è vero che il digitale può riequilibrare gli assetti riducendo il divario di visibilità e reperibilità di grande e piccolo, è anche vero che al momento sono i più grossi (Mondadori in primis) a muoversi in questa direzione. 

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  3. Be’ voglio prima di tutto ringraziare Luca per la mirabile sintesi!

    Il quadro complesso nel quale siamo immersi è davvero ricco di possibilità ma anche di insidie, che vanno affrontate con calma e attenzione specifiche alle diverse circostanze.
    In questo momento a me preoccupa l’idea di comprare un reader, comprare un e-book e poi non riuscire ad aprirlo per qualche incompatibilità di formati, o di aprirlo e di vederlo con la formattazione sbagliata o cose del genere.

    A un livello più generale mi chiedo come e quanto possa pesare economicamente la necessità di avere un reader (un hardware insomma) oltre all’ebook. Finisce il rapporto con il libro (hardware e software insieme) e mi si impone di possedere un hardware per leggere.
    Per esempio, in casa siamo in cinque, tutti più o meno per passione o per “dovere” lettori, utenti di libri come servizio ecc.
    Che faccio compro 5 Kindle?

    E il prestito in biblioteca? I bibliotecari si stanno ponendo la domanda e ci stanno lavorando. Alcune biblioteche sperimentano anche il prestito dell reader oltre che degli e-book, ma è ovvio che non ci saranno mai e-reader in numero sufficiente per pareggiare tutti i prestiti attuali di libri.

    Insomma, son un po’ preoccupato per la democrazia della lettura.

    ciao ciao

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  4. Mi accodo al pensiero di Luigi ed alla necessità di capire quanti e-reader bisogna avere in casa per sostituire un libro che fin ora andava bene per tutti, o quasi.

    Comunque io, tanto per cominciare e per abituarmi al cambiamento, mi sono attrezzato con l’i-phone dove, per mezzo di ‘stanza’ – la miglior applicazione specifica e gratuita in circolazione – ho già occupato gran parte della memoria del telefono dove ora ho più di settecento libri. Tutti nella mia mano e tutti a disposizione e non è poco.

    E’ ovvio che leggere sullo smartphone però non è come farlo sul Kindle o sul Sony prs 650 – il migliore e reader che ci sia al momento in circolazione (costo ca.250,00 euro) – e presto mi deciderò a passare con decisione alla lettura digitale pur sapendo però che l’odore della carta; la consistenza del libro tra le mani e gli appunti scritti a matita non potranno essere sostituiti da nessun mezzo elettronico.

    Ciao

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  5. Perchè parlate tutti di “sostituire”?

    Perchè questo bisogno di radicalizzare?

    Perchè questo bisogno del “o così o pomì”?

    Perchè questi toni ansiosi ed ansiogeni?

    E se invece parlassimo di “affiancare”?

    Il libro cartaceo (finchè esiste) è insostituibile per molti aspetti.

    No, non parlo del “profumo della carta”, chè al cambiamento di profumo ci si abitua.

    Come si abituarono i lettori di pergamene e papiri che poi si trovarono di fronte quel tale Johan Gutenberg che se n’era uscito fuori con quella diavoleria di trovata.

    … Parlo invece — giusto per andar tera-tera e volar basso dei cataloghi, visto che oggi in eBook troviamo cataloghi ancora in fase “annusatoria” del tipo vediamo come risponde il mercato.

    Nei cataloghi eBook non troviamo ancora tutto quello che ci interessa. Questa è la situazione ad oggi. Ma cambierà, eccome, se cambierà. Ma oggi le cose stanno così.

    L’eBook può rivelarsi. invece, insostituibile per altre fruizioni.

    Ve lo dice una che fino a qualche mese fa sparava a zero contro qualsiasi ipotesi di lettura su un un eBook, ma che ora un eBook se l’ è comprato, lo usa con gran diletto e soddisfazione e vede il suo eReader convivere pacificamente con i suoi tomoni e tomini di carta.

    Tomoni e tomini che continua a utilizzare e a leggere.

    A volte, un approccio pragmatico e sperimentale al problema può risultare più utile (non dico più interessante) di un approccio teorico

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  6. Grazie Luigi. Quanti reader? Eh sì, direi uno a testa, e capisco che ora la spesa è proibitiva, ma i prezzi sono in caduta libera e molto presto si verificherà quello che succede con i telefonini (e non è un bene, quando qualcuno paga per noi bisogna chiedersi perché lo fa): il gestore o lo store offrirà l’hardware sotto costo o gratis. Col Kindle è già così: l’ultimo reader uscito costa 79 dollari ed è di ottima qualità. Il reader diverrà un oggetto personale, come lo spazzolino da denti: a ognuno il suo, anche perché il reader custodirà gli appunti, il diario, la lista della spesa e molti alti segreti. E poi uno se lo deve portare dietro dovunque va, non deve litigare con il fratello per chi si mette nello zaino l’ebook.

    @Gabriella: hai ragione, occorre deporre ogni visione ansiosa/ansiogena e ogni fissazione sostitutiva. I libri di carta esisteranno sempre e gli ebook faranno di tutto per assomigliare ad essi. Con due “però”:
    1) cambierà il modo di leggere, e le nuove pratiche di lettura retroagiranno sulla lettura cartacea. Come oggi si legge cinematograficamente o televisivamente un libro, e ci rendiamo conto di quando uno scrittore passa da un primo piano a un piano sequenza, così domani leggeremo digitalmente la carta, per quello che sarà possibile. In ogni caso non saremo mai più digitalmente innocenti.
    2) ci sono già ora testi che troviamo solo in formato elettronico. In futuro sarà sempre più così. E anche quando e fino a quando esisteranno le due versioni, il lettore, salvo casi particolari, dovrà scegliere quale leggere. Dal suo punto di vista (non da quello dello storico del libro), la lettura digitale sarà “sostitutiva” di quella cartacea. La situazione che descrivi tu, quella in cui ci troviamo oggi, quella che vede la “pacifica” convivenza di tomi cartacei e di ebook, è una situazione di transizione, ma tra dieci-venti-trent’anni sarà diverso.

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  7. @ Luca
    completamente d’accordo su quanto scrivi (considerazioni su spazzolini da denti comprese — smile).

    Hai ragione, questa è una situazione di transizione. Ed è di questa situazione che in questo momento personalmente mi interessa occuparmi.

    Fermo restando che trovo importantissimo pre-occuparmi a livello teorico (nel senso di “occuparmi prima”) di quello che sarà domani.

    Credo cmq che, come sempre, sia importante il distinguo del “punto di vista”.

    Io mi occupo del fenomeno dal punto di vista di me pirsonalmente in pirsona come “lettrice comune”, e da questo punto di vista ho detto la mia.

    Chiaro che se, invece, mi occupassi professionalmente di editoria et similia (o se fossi, ad es., responsabile di una Bibliteca Pubblica) considererei il fenomeno imn modo diverso, allargherei il campo ed evidenzierei e mi pre-occuperei di cose diverse.

    Insomma, alla fine della fiera è sempre molto importante il “chi parla, perchè parla, a chi parla”.

    Ho tralasciato di dire che il post-articolo è interessantissimo, e che l’ho letto con molta attenzione ed interesse.

    P.S. Che il modo di leggere cambi, con gli eBook, è cosa che chiunque abbia avuto in mano almeno una volta un eReader ha capito al volo. Per il momento (sottolineo: “per il momento”) trovo molto eccitante proprio il fatto di poter usufruire di due modi molto diversi di leggere… del doman non ho nonchè certezze, manco previsioni 🙂

    Grazie

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  8. L’affiancamento tra ebook e cartaceo sarà di certo l’orizzonte più prossimo. Ma il kindle a 79 dollari ha tutte le carte in regola per diventare uno strumento di massa. Ed è un bene, quantomeno nell’immediato, perché potrà finalmente dare all’editoria digitale quella spinta definitiva che in molti aspettiamo, per tutti quei vantaggi che avete espresso in modo chiaro. Attenzione però, Amazon non lo fa per questi motivi. Amazon sta iniziando a distribuire reader a prezzi stracciati come forma di investimento per azzerare la concorrenza e imporsi come sistema di monopolio, con uno strumento proprio e un formato digitale proprio. In uno scenario di questo tipo, che non mi auguro, chiunque dovrebbe passare da Amazon per esistere. E a quel punto Amazon, che non è un editore e quindi risponde ad altre logiche, quanto potrebbe influenzare i contenuti?

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  9. @ Riccardo

    infatti, è proprio per questo motivo che io ho appositamente comprato un eReader ***non*** Amazon. (Smile)

    L’ho pagato di più, il mio aggeggino, ma posso leggere tutti i formati senza dover accendere ceri propiziatori ad Amazon, senza dover convertire e fare salti multipli per poter leggere qualunque formato di file, posso bighellonare in per ogni dove per la rete accorrendo al richiamo di un qualunque “vu cumprà” di eBook.

    Inoltre (e questo non lo dico a te Riccardo ma mi rivolgo a tutte/i in generale e soprattutto a me stessa):

    quelli che dovrebbero pre-occuparsi del futuro, non dovrebbero pensare anche a ciò che avverrà, da qui a qualche anno, di tipografie, stamperie, ed insomma di tutti quelli che oggi si occupano di trasformar le idee in libri (che sarebbero poi, i libri, quegli oggetti il cui profumo tanto ci inebria, giusto per capirci)?

    Dovrebbero pre-occuparsene non per arrestare il fenomeno eBook.

    Ci sono fenomeni che sono irreversibili (e io sono profondamente convinta che l’eBook appartenga alla categoria dei fenomeni irreversibili), ma che sarebbe opportuno gestire per evitare gli inevitabili sfracelli di un domani.

    … Perchè una cosa è guardare all’ eBook come ho fatto io (e cioè esclusivamente dal mio ridottissimo, miopissimo punto di vista di “lettrice comune”, della consumatrice.

    Consumatrice che è ben felice di potersi leggere a casa il tomone dell’autore Icsipsilon di carta e lo stesso tomone in treno su una tavoletta di meno di 200 gr. per non parlare della voluttà di portarsi appresso tutta l’opera omnia di quell’altro autore Pincopallapinco che normalmente sta in sette voluni formato autreno e che invece sul mio nuovo aggeggino pesa meno di una piuma. Ri-smile.

    Altra cosa è, io credo —- se davvero si vuol riflettere a tutto campo su questo mutamento tecnologico/sociologico/economico —– cominciare anche a gettare un occhio sulle conseguenze che questo mutamento produrrà anche su altri soggetti (mi pare si dica “indotto”, in questi casi, o sbaglio?).

    Ecco, io penso che se si vuol dire la propria dal proprio angoletto è una cosa. Se si vuol analizzare e teorizzare a 360° sarebbe cosa buona e giusta considerare tutte le variabili possibili.

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  10. come sempre è qui che trovo le migliori riflessioni sul fenomeno degli ebook, e a suo tempo, quando la lettura su dispositivi digitali mi sembrava impossibile, è qui che ho cercato le prime impressioni di qualcuno di cui potessi fidarmi.
    nella mia esperienza personale, a marzo scorso prima di un lungo ricovero ospedaliero, mi sono regalata un ebook reader del quale mi sono subito innamorata. ma continuo a prendere libri in biblioteca, semmai mi capita più spesso di leggere in parallelo più titoli. per capirsi, non posso portare pesi, per cui se devo stare fuori o durante viaggi, leggerò qualcosa sull’ereader, mentre per la lettura a casa continuerò con un altro libro cartaceo. è vero che compro molti meno libri, ma non me ne entravano più in casa e cominciavo a sentirmi in colpa di quella compulsività da libreria che a volte era solo antidepressiva (e mi lasciava piena di titoli francamente inutili). per quello che poi riguarda la reperibilità dei titoli il vantaggio dell’elettronico è incredibile e anche la possibilità di leggere in lingua originale, cosa che io preferisco e che qui in italia è ancora veramente limitata.
    grazie per questo post!

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  11. Un Post ricchissimo di spunti e avete già’ detto tante cose.
    Sono d’accordo su questo, niente estremismi, si tratta di modi assai diversi di leggere qualcosa.
    E i vari modi di leggere e i vari oggetti o supporti delle nostre letture possono affiancarsi con tranquillità’. (spesso però il mezzo influenza lo stesso messaggio)

    Io desidero e mi auguro che non scompaiano i libri di carta e se a volte mi capita di leggere in formato digitale, ben venga!, anche se lo trovo un po’ scomodo. so che è un problema mio.
    Sì, perché con la lettura veloce ho due pagine a disposizione e mi basta una sola mano per tenere il libro, in alti modi…. sono impegnata con due mani e lo scorrimento continuo mi fa girare la testa e mi sfinisce!!! e poi gli occhi, poveri occhi miei, quanto è rilassante per i miei occhi la carta che non brilla e non luccica soprattutto con la giusta esposizione alla luce naturale!!!…

    Ma apprezzo le note, la possibilità’ di tradurre al volo, la gioia di poter ritrovare in un baleno una parola, una frase che avevo letto, la possibilità’ di prendere appunti accanto al testo ecc ecc….
    di fare molte cose che col “testo-fisso-stampato” non potrei fare…

    E’ ovvio che si tratta di una forma di lettura un po’ diversa, dal punto di vista cognitivo e dal punto di vista dell’esperienza, rispetto alla classica e unica lettura che potevo fare fino a qualche anno fa!

    Occorre anche che stiamo attenti all’ebbrezza dell’accumulo dei libri e a non farci prendere soltanto dalla gioia del possederne sempre di piu’…. quello che si crede di possedere, si sa, magari poi non si gusta o non si apprezza o non si legge più … svolazzando su molti testi senza riuscire a fermarsi. E. se prima ne leggevamo quattro o cinque insieme: comodino bagno treno strada pomeriggio notte (e di piu’ in tasca in borsa o sulle seggiole non ce ne stavano… ) adesso quanti ne inizieremo, noi golosi, prima di finire solo uno?!!!

    A parte tutto questo, certo poi ci sono problemi di carattere organizzativo: e i prestiti e le famiglie e le biblioteche… e la carta e il mondo dell’editoria in generale, autori, case editrici, il filtro degli editori… già oggi dove ciascuno si pubblica il suo eBook sul suo Blog…. (e quanti tristi autori di monologhi in giro per il Web!) si fa fatica a trovare qualcosa di decente da leggere, di nuovo e bello intendo…. e tutto diventa disordinato dispersivo affidato alla relatività’ del gusto e delle nuove possibilità’… insomma resta tutto un mare di mondi con “dettagli” di un certo rilievo da reinventare… da riposizionare.

    Ancora: in aggiunta alla discussione importantissima che facevate sugli strumenti e sui monopoli nonché sul rischio (qui ancora piu’ presente, proprio per la stessa natura degli strumenti di cui parliamo…) di invasioni “estranee” al mondo dei libri e di possibili tentativi di controllo del mercato… a tutti i livelli… voglio però tornare all’esperienza di lettura perché il nuovo tipo di esperienza del lettore (lasciamo star gli autori che dovranno pur rendersene conto di dover essere letti da chi legge in un nuovo modo, ma questo è ancora un altro discorso…) perché questa esperienza è un aspetto che mi incuriosisce molto, avendo gia’ colto in me stessa nuove possibilità’ … e mi chiedo in che modo, molto probabilmente, e nel tempo (e in quanto tempo) si modificherà’ anche la nostra capacita’ di memorizzare…

    A cosa mi servirà ad esempio ricordare “dove e cosa ho letto cosa” se con un clic posso avere tutto a mia disposizione? certo avrò’ tempo e spazio libero in testa e potrò pensare (magari, e si spera!) a cose più interessanti e alte e altre!… ma…

    ma non so cosa effettivamente avverrà nell’organizzazione dei pensieri di chi fa uso esclusivo di eBook letti su eReader… e non è un problema di oggi, o un problema che mi pongo solo io… ancora ad esempio leggete questo articolo in cui si parla della lettura elettronica dal punto di vista delle neuroscienze, e secondo me le vere ricerche, per capire cosa accadrà’ al nostro cervello e a noi stessi…. , secondo me non sono ancora neppure cominciate!!!
    http://www.torinolibri.it/2011/01/gli-ereader-non-ci-aiutano-a-ricordare/

    (comunque io non darò mai a dei ragazzi degli eReader… non prima di aver dato loro un libro di carta in mano … )

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  12. e per cortesia abbiate pazienza con la mia tastiera che non prevede gli accenti italiani e con ilmio browser che si e’ messo in testa di correggerli da solo!!!…
    non intendevo porre troppi accenti sulle mie parole, no di sicuro!
    un saluto a tutti

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  13. @ Gabriella
    Interrogarsi sul lungo periodo non solo è sacrosanto ma doveroso. Roncaglia parla di quarta rivoluzione per il digitale, e ha ragione. I cambiamenti che questo nuovo mezzo di fruizione e distribuzione porterà saranno davvero paragonabili all’avvento della stampa a caratteri mobili nel quindicesimo secolo, quando a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento le botteghe dei copisti hanno chiuso i battenti e sono state sostituite dalle stamperie. Il problema del consumo di massa è che non è un consumo critico, per cui un prodotto che costa poco esprime nel fatto di costare poco un valore di per sé superiore a ogni altro. Ma quel risparmio di soldi lo paghiamo con altra moneta. Così come la comodità di acquistare un ebook direttamente dal display e leggerlo senza passare dal computer per fare le dovute conversioni: semplice ed economico. E si sapeva. Sono anni ormai che chi segue lo svilupparsi del digitale ripete che la svolta arriverà con i dispositivi venduti sotto costo per conquistare il mercato. Ci siamo. Forse Amazon era l’unico soggetto ad avere la forza economica per farlo, o forse a qualcun altro è mancato il coraggio di fare un investimento (Ibs, Biblet). E così, mentre la scorsa estate in America le vendite degli ebook superavano (dati Amazon, magari un po’ di hype) le vendite dei formati economici, dalle nostre parti parlavamo dell’odore della carta. E oggi? Toh’, un reader a 79 dollari! E quanti si prenderanno la briga di imparare a usare programmi come Calibre per convertire i formati e garantirsi una maggiore libertà di scelta? Saranno abbastanza per garantire l’esistenza di quella scelta? Chiariamoci, io sono un entusiasta del digitale e delle cose semplici da usare (il che mi fa detestare con tutta l’anima i drm), temo solo che perseverando nei nostri colpevolissimi ritardi ci consegneremo a uno scenario opposto a quello di cui sono entusiasta. Questo perché sono convinto che il digitale sia veramente una carta in più per la bibliodiversità, ma al momento i piccoli e medi editori indugiano, c’è chi parla di decrescita editoriale per salvaguardare la vita media dei libri, e Mondadori ha già firmato i suoi accordi con Amazon e Apple.

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  14. @Riccardo

    ***** I DRM si possono levare con tre clic. Non c’è problema.

    C’è ancora qualcuno che non lo sa?

    Magari domani mattina troveranno un’altra cosa più sofisticata, ma il dopodomanimattina ci sarà comunque qualcun altro che troverà il modo di colpire ed affondare anche quello.

    ***** Case Editrici: ho visto con sommo gaudio e grande letizia che è sceso in campo anche Adelphi. Per ora con pochi titoli, per saggiare il terreno (=leggasi “mercato”), ma insomma il calasso è sceso in campo.

    Per la maggior parte del mondo può non significar nulla. Per me — appassionata adelphiana di lungo corso e di provata fede — significa molto. Smile.

    ***** Ci piaccia o non ci piaccia, la strada è quella dell’eBook.

    Dunque attrezziamoci e non perdiamo tempo a piangere sul “profumo della carta stampata”.

    Anche perchè — come ho detto precedentemente — il problema del profumo immagino l’abbiano affrontato anche quelli che sono passati dalla pergamena alla carte stampata, e mi pare che, tutto sommato, quando quei lettori sono morti la ragione del loro decesso non sia da ascrivere a mutamenti olfattivi.

    Attrezziamoci, dunque.

    Attrezziamoci, ma non solo tecnologicamente, ché quello è il meno (i Reader ormai, te li tirano dietro, e imparare quattro stupidaggini su come funzionano loro e i files da gestire è veramente cosa che si sbriga subito subito).

    Attrezziamoci psicologicamente.

    ***** Per quanto mi riguarda, più che il costo (dei libri) potè lo spazio (o meglio: la mancanza di spazio).

    Sono poche le persone, oggi, che possono disporre di librerie alla Don Ferrante di manzoniana memoria.

    Io ho messo librerie in per ogni dove, ma alfin mi sono arresa, perché ogni casa ha un suo limite.

    P.S. Calibre è un programma esteticamente orrido (molto meno orrido, per la verità, dell’orrendissimo Adobe Digital Editions), ma il suo sporco lavoro di conversione files lo fa abbastanza decentemente.

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  15. Ma l’autore del post non ha nulla da dire? Nulla da interloquire? Nulla da obiettare? Nulla da condividere? Nulla da cui dissentire? Nulla da approvare?

    Permettetemi di dire che la trovo bizzarra, la cosa.

    Con tutto il rispetto, eh.

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  16. mmm @Gabriella; l’autore del post – Luca Ferrieri (egolector) è già intervenuto – https://gruppodilettura.wordpress.com/2011/09/28/e-book-la-rivoluzione-digitale-e-i-lettori-alcune-idee-per-discuterne/comment-page-1/#comment-28976 – e credo lo farà ancora (di solito non si fa pregare e di cose da dire ne ha molte).

    Porta pazienza Gabriella, probabilmente non ha visto gli ultimi commenti; appena li vedrà vedrai che dirà ancora la sua.

    (Già che ci sono volevo tranquillizzarti: non mi pare di aver letto nessun tono né parola piena d’ansia; mi sembra ci sia solo voglia di capire e discutere, senza nostalgie.)

    confida che Luca arriva…😉

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  17. Eccomi qui, scusate, scusa Gabriella. Concordo con quasi tutto, mi aspettavo forse qualche reazione nostalgica in più, e invece devo dire che quasi tutti gli interventi sono partiti dal principio che “l’ebook è qui per restare” e dunque “non perdiamo tempo a piangere sul profumo della carta stampata”. Segno che i lettori forti sono già sul pezzo.
    L’osservazione di Vera sulla possibilità che l’ebook aumenti la nostra ingordigia libraria e quindi anche l’abitudine di saltare da un libro all’altro senza finirli, ricorda quanto dice Maria Laura Rodotà su “Il Corriere”. Ma non sono sicuro che lo zapping di lettura sia legato al medium e non sia invece il prodotto di una più generale ansia informativa che ci pervade. Anche in lettura bulimia e anoressia sono fenomeni strettamente correlati. Forse occorrerebbe mettere a punto delle strategie di difesa attraverso cui i lettori digitali possano sviluppare e condividere strumenti di selezione, di distinzione, di effettiva pratica della bibliodiversità. Partendo dal fatto che fino a quando la quota di libri pubblicati in versione digitale è di pochi punti percentuali come in Italia anche la possibilità di trovare i titoli che vogliamo e cerchiamo è relativa. In questa fase per quanto riguarda gli ebook abbiamo il problema contrario a quello della sovrabbondanza di offerta che caratterizza il cartaceo: siamo lontani dal sorpasso che si è verificato in America dove Amazon vende ormai più ebook che libri di carta.
    Un punto che non abbiamo toccato – forse perché sarà oggetto di altri post o commenti – è quello relativo al ruolo delle biblioteche. Cosa pensate della possibilità di prendere in prestito dei libri in formato digitale scaricandoli sui vostri reader dove rimarranno esattamente per la durata del prestito? Le migliori biblioteche italiane si stanno attrezzando…
    E il social reading? Vi interessa sapere che cosa pensano gli altri del brano che state leggendo? O è meglio leggere senza scocciatori? Almeno quando siamo soli con il libro… che, come diceva Proust, vuol dire che con un libro non siamo mai soli.

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  18. Io mi fermerei alla possibilità di consultare un dizionario o un’enciclopedia per risolvere i dubbi immediati. Non tanto per la saggistica, quanto soprattutto per la narrativa la lettura è per me una full immersion in cui i contatti con il mondo esterno non sono molto graditi. Sulle biblioteche, sarà sicuramente interessante capire come declinare in digitale la loro funzione. Quella dei file a tempo mi sembra una soluzione un po’ troppo legata al mondo del cartaceo, in cui un libro, soprattutto se raro o da “consultazione”, ha un prezzo diverso da quello che dovrebbe avere un ebook. Un libro digitale deve essere economico e di immediata fruizione, questo per rendersi preferibile alla pirateria. In un contesto simile acquistare un libro seduti in poltrona o alla scrivania potrebbe essere più semplice e immediato che andarselo a prendere in biblioteca. Questi luoghi pubblici assumeranno sempre più il valore di luogo di incontro tra lettori e con gli autori, letture dal vivo e iniziative di questo tipo. Ma stiamo parlando di un futuro in cui l’intero patrimonio bibliotecario sarà digitalizzato. E francamente non saprei immaginare quanto sia vicino. Credo che invece potrebbe essere presto rispolverato il criterio dell’abbonamento, sia a tempo, con canone fisso (come per i giornali), sia a carica, con tessera prepagata (tipo quelle di iTnues), per gli store di ebook. E magari questo potrebbe far riscoprire la narrativa a puntate… come i cari vecchi romanzi di appendice.

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  19. Una buona parte degli utilizzi e dei servizi rivolti agli ebook in effetti si dimostra un tentativo di trasferire al digitale i meccanismi tipici del mondo analogico. Anche il prestito digitale verso cui si stanno muovendo le biblioteche (e la stessa Amazon) non fa eccezione: basta pensare al modello “one book one user” su cui si basa. Proprio quando l’infinita riproducibilità del digitale rende possibile dare una copia a me senza togliere il documento a te, siamo costretti (per via dei limiti posti dal diritto d’autore) a comportarci come si fa con i libri cartacei.
    Sono d’accordo sul fatto che oggi il prezzo dell’ebook è ancora troppo alto, anzi viene tenuto artificialmente alto, soprattutto in Italia, ove l’editoria continua a puntare sul cartaceo e ha paura di perdere investimenti e posizionamenti guadagnati in questo mercato. L’ebook non dovrebbe costare più del 50% dell’edizione cartacea, e invece oggi troviamo, o meglio trovavamo, prima del DdL Levi, delle copie cartacee su Amazon che costavano molto meno dei corrispondenti ebook, E’ una politica miope, che rischia veramente di creare un vuoto che potrà essere riempito dalla pirateria. Con tutto il terrore che gli editori hanno di “fare la fine della musica”, sembra che non abbiano imparato proprio nulla da quella esperienza…

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  20. Infatti credo che anche il concetto di diritto d’autore e gli strumenti adottati per tutelarlo debbano andare incontro a una rimodulazione, proprio per consentire al digitale di sfruttare al meglio la propria caratteristica più forte, quella di una riproducibilità infinita dei propri contenuti. Ho sentito parlare, per esempio, di progetti basati su un concetto di royalty “a tempo” e non “a copia”. Proprio perché c’è l’esempio di quanto avvenuto all’industria musicale, l’editoria dovrebbe rendersi conto di quanto sia necessario governare questo passaggio, rimodulando la propria offerta ai nuovi strumenti e scardinando quelle impostazioni che non le consentiranno di sfruttare al meglio le proprie risorse. Partendo, per esempio, dall’errata convinzione che la libera circolazione dei contenuti ne danneggi il consumo legale. Ci sono esperienze che dimostrano il contrario (ho scritto una cosa qui, se interessa: http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3035#more-3035). O come chi crede di tutelare il diritto d’autore limitando gli usi possibili di un file acquistato legalmente (che è come la pubblicità antipirateria sui dvd, che ti fa imbestialire perché il dvd lo hai comprato e devi sorbirti anche lo spot che non va nemmeno avanti col pulsante del telecomando). Sistemi come i drm, che rientrano in pieno in questa logica, oltre a essere inutili (se cerco su Google “togliere i drm” trovo più di sessantamila siti che mi spiegano come fare) sono anche dannosi, primo perché rappresentano un costo per l’editore che, insieme all’iva al 21 per cento per il fatto che gli ebook sono fiscalmente software (pur essendo identificati dal codice isbn che classifica i libri), contribuisce a tenere troppo alto il prezzo degli ebook; secondo perché ne complicano il download e l’uso e questo è esattamente il contrario di quanto necessario per tutelare il diritto d’autore, ovvero l’economicità e la semplicità d’uso del formato digitale.

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  21. Sono concorde su tutti i punti a favore dell’E-reading! Essendo un lettore forte non ho trovato alcun problema ad integrare formato digitale e cartaceo nelle mie abitudini quotidiane.
    L’elettronica è vantaggiosa ed accessibile ,l’hardware ottimo e comodo.
    Per quel che riguarda i contenuti ,sarà una questione da affrontare seriamente,in epoca di “cloud computing”bisogna che vi siano garanzie e tutele chiare ed applicabiliper tutti.
    L’Italia dove sta ?
    Sicuramente disponibilità e fruibilità aumenteranno in modo esponenziale e limiti reali,quando coercitivi,possono essere superati: pro o contro basta vedere la pirateria in rete ed il free down loading disponibile praticamente a tutti e per tutto.

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  22. Un punto, tra i possibili rischi degli E-Books, come peraltro di qualsiasi informazione conservata in digitale (inclusi CD, DVD), non è stato imho molto evidenziato : l’obsolescenza dei formati, la bassissima durevolezza dei supporti.
    Un papiro egizio, un vangelo antico, riesce a tratti ad essere ancora letto sulla carta o sulla pergamena su cui era stato scritto.
    Che succede invece ad un CD di vent’anni soltanto ?
    E’ chiaro che bisognerà investire massicciamente in aziende di REFRESH, di PORTING di contenuti, e in questo punto c’è il rischio che si inseriscano filtri “economici”, che lasciano svanire le cose meno commerciali.
    Questa volatilità della conoscenza elettronica mi spaventa moltissimo, insieme alla possibile “faziosità” di chi dovesse incaricarsi della sua conservazione nel tempo lungo (nel caso migliore che qualcuno pure se ne incarichi, ed il processo non rimanga puramente casuale e trainato dal solo processo di compravendita).
    Insomma una politica di conservazione attiva a lungo termine, prima o poi dovrà essere pensata. O ai discendenti dell’anno 3000 noi moderni non lasceremo nessuna eredità, mentre paradossalmente i libri stampati da Guthenberg saranno ancora lì in teche, leggibili analogicamente

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  23. @Gatto: esprimi considerazioni fondamentali che non so perchè (perchè?) siano trascurate o messe in secondissimo piano nel dialogo avviato dal post

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  24. Mah … guardiamo sempre più spesso ai fenomeni più recenti come a rivoluzioni, perdendo di vista un orizzonte temporale a lungo termine.
    Lo dico senza nessuna “emotività”, affezione alla carta stampata in quanto tale, né adorante per il fatto che ammuffisca, che occupi tanto posto, e sia anche poco ecologica.
    Però gli occhi per leggere un supporto analogico, persistente, senza alimentazione di corrente, chimicamente stabile per tempi biblici, li avremo ancora per molti millenni.
    Ci vorrà pure un backup del sapere dell’umanità, da qualche parte. Oppure finiremo per metterci in guai seri.
    Frank Herbert, in Dune, aveva inventato i libri scritti su fogli cristallini sottilissimi. Sembravano durevoli🙂 Mah … mumble mumble

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  25. Gatto ha ragione, il problema della conservazione e della leggibilità futura è un problema cruciale di tutte le fonti digitali, anche perché è un problema di potere, del potere sul sapere. E qui il ruolo delle biblioteche pubbliche, e del deposito digitale, di cui ha parlato Luke in un suo commento a , torna centrale. Forse solo le biblioteche, infatti, potranno assicurare il porting continuo da un supporto all’altro e da un sw all’altro, e soprattutto assicurare che ciò sia fatto senza fini economici o ideologici. Naturalmente, nel migliore dei mondi possibili🙂

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