Il “mio” Festivaletteratura Mantova 2011- parte quinta: Ala-al-Aswani, Rivoluzione

La nostra X. continua il suo racconto delle giornate di Festivalletteratura 2011.

di xochitl2 | Venerdì 9 settembre alla Cavallerizza:
Paola Caridi intervista Ala al Aswani: titolo dell’evento 122: Rivoluzione
Paola Caridi incomincia la presentazione ricordando che  Ala aveva già in un certo senso previsto la rivoluzione in Egitto, scrivendo il suo romanzo di grande successo Palazzo Yaocubian.  Il 25 gennaio 2011 ha ritrovato i personaggi dei suoi romanzi in piazza Tahrir, al Cairo a fare la rivoluzione e a rovesciare Mubarak.

In particolare ricorda poi  Khaled Said, un egiziano originario di Alessandria, che il 6 giugno del 2010 fu picchiato e torturato a morte da due poliziotti che, sfruttando i poteri  loro conferiti dallo stato di emergenza, volevano perquisirlo. Mentre Khaled chiedeva la motivazione o l’esibizione di un mandato, gli agenti lo hanno ucciso. La sua uccisione scatenò la rabbia degli egiziani, ma allora nessuno pensava che un anno più tardi Mubarak, il ministro degli interni e alcuni uomini chiave del regime di polizia si sarebbero trovati dietro le sbarre.

Non poteva mancare il ricordo di  Mohamed Bouazizi, il tunisino, di cui ho già parlato in un altro post, come scintilla per la deposizione di Ben Ali. Il fuoco su cui si  è immolato ha acceso la fiamma della protesta di migliaia di persone in Tunisia e di centinaia di migliaia di persone di altri paesi. E’ da questo tragico episodio che si è scatenata la “Primavera araba”.

Ala- al–Aswani, già nei cinque  anni precedenti, aveva espresso la sua critica al regime  attraverso il movimento Kifaya, slogan che vuol dire Basta!, fondato nel 2004 da 300 intellettuali egiziani di varie provenienze ideologiche (nazionalisti, marxisti, islamisti e copti progressisti, antimperialisti). Non nacque, dunque, come un partito politico, bensì come un movimento coalizione di forze politiche unite dal comune obiettivo di porre fine al dominio di Mubarak, nonché dalla comune opposizione al sionismo e dalla solidarietà antimperialista.

Questa premessa per far capire che la primavera araba non nasce dal nulla, ma ha un  retroterra di cui noi siamo stati poco informati.

Caridi chiede a Ala- al–Aswani quanto coraggio ci vuole per vincere la paura e passare all’azione.

Certo la paura non manca, ma c’è anche la determinazione che ci porta a dire per non perdere il rispetto di sé.  Che Guevara ribadiva l’importanza del dire ciò che pensiamo e del fare ciò che diciamo.

Paola Caridi conosce da sei anni Alswani e ne apprezza  la coerenza sempre pagata a caro prezzo, e gli chiede  come il popolo egiziano, a lungo prostrato e senza speranza, sia  riuscito a  superare  la paura ed abbia osato scendere in piazza.

Il popolo egiziano si è comportato come altri popoli vissuti sotto feroci dittature. Per essere dittatori basta essere criminali, fare largo uso della tortura, ma poi arriva  il momento, quando la frustrazione è al culmine, in cui si vuole agire,  per riconquistare la libertà per sé e per i propri figli. In tre diversi momenti poteva esserci la scintilla per la ribellione: lo sciopero del 2008 promosso da attiviste donne, l’uccisione di Khaled Said e i brogli elettorali delle elezioni del 2010, ma solo  nel 2011 dal 25 gennaio per 18 giorni , dopo i fatti della Tunisia,  Piazza Tahir si è riempita  di  egiziani di tutti i ceti sociali, di tutte le età e di diverse confessioni religiose.

Il Cairo con i suoi 20 milioni di abitanti è al centro della rivolta che tuttavia era diffusa in tutto l’Egitto.  Piazza Tahir come simbolo: una piazza su cui si affacciano edifici importanti come  il Museo egizio, la sede del partito di Mubarak e del figlio, che doveva essere il suo erede,  il Ministero degli interni. Il Cairo – precisa  Caridi- è un vocabolo che di per sé vuol dire Egitto in arabo egiziano.

Aswani racconta di quelle tre settimane trascorse in piazza  Tahir come  di una esperienza straordinaria, una piazza aperta, luogo per antonomasia della rivoluzione:

Due milioni di egiziani in piazza, giorno e notte, si dormiva nelle tende, si facevano discorsi ogni una o due ore, tutto era ben organizzato. C’era chi, anche povero portava viveri e dava un proprio contributo, il successo è dovuto alla partecipazione di tutti in tutte le differenze. I cecchini pagati  per uccidere sui tetti, di giorno coperti, di notte sparavano razzi laser, ma la gente coraggiosa aveva trovato la volontà di condividere anche la morte. Ho visto persone morire accanto a me, ma la gente non fuggiva.

Aswani ricorda che dopo i 18 giorni, smobilitata la piazza, smontate le tende, in un Cairo che con il progressivo insediarsi della dittatura era diventato sempre più sporco, parola d’ordine fu pulire la piazza, quasi a simbolo di un nuovo Egitto.

Perché oggi si parla di  “Controrivoluzione strisciante”?

“Come sempre accade in tutte le rivoluzioni c’è una controrivoluzione promossa da chi è legato al vecchio regime, come in questo caso gestita   dai militari , che saranno al potere fino alle prossime elezioni: in Egitto l’esercito non ha protetto la dittatura come in Libia e in Siria, ma ha fatto parte di un regime durato trenta anni, in cui prevaleva la corruzione. Mubarak deve rispondere, non è più il padre della patria. E’ sotto processo, è stato visto dietro le sbarre, come in gabbia, ma lui, come altri imputati , non è stato umiliato più degli altri. In Egitto non c’è ancora una magistratura indipendente, anche se è in corso una battaglia in tal senso dal 2005

Che cosa noi Europei non dobbiamo fare per sostenere il nuovo Egitto?

Un sostegno  all’Egitto in Europa c’è sempre stato a livello popolare, non altrettanto  a livello di chi detiene il potere, cioè di governi di destra, che sono sempre stati pronti ad appoggiare le dittature, per  ricavare vantaggi economici e come baluardo contro forme di fondamentalismo dopo l’11 settembre.  Ora i governi devono sostenere  i principi di civiltà, l’arte, la cultura, dei nuovi governi, ricordando ancora Che Guevara  “Fare ciò che diciamo”

Quali personaggi nuovi, presenti in  piazza Tahir, inserirebbe in un “Palazzo Yacoubian scritto nel 2011?

In Palazzo Yacoubian ci sono già tutte le categorie di persone e sono quelle che sono scese in piazza in tutta la loro varietà e diversità.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...