Come creare un gruppo di lettura: parte terza, la discussione

Visto che la discussione sul libro scelto dal Gruppo di lettura è al centro della vita del Gdl (in pratica riguarda metà dei punti discussi nel nostro decalogo: Gruppi di lettura: come crearne e uno e farlo vivere felice) è facile immaginare che quasi tutte le energie degli individui e quelle collettive vengano indirizzate su questo momento.

Durante l’incontro di discussione, nel Gruppo di lettura si crea uno “spazio pubblico” o qualcosa di simile; si abbandona per qualche ora la condizione di “solitudine” del lettore, per entrare in relazioni di condivisione di quell’esperienza solitaria. Nel Gruppo, il lettore prova anche a interloquire con la storia letta e con i personaggi, proprio attraverso il dialogo con gli altri lettori. Quindi non è più solo, davanti al libro, con il “divenire puramente interiore della propria esistenza”.

1 – È un dialogo a più livelli e più piani; perché, prima di tutto, ciascun lettore è portatore di una lettura propria e differente del libro ed è soprattutto l’espressione di queste differenze che deve essere salvaguardata nella discussione del Gruppo.

2 – L’esperienza della lettura di ciascuno si fonde con l’esperienza della propria vita e si esprime nella discussione.

3 – Nel Gruppo domina la modalità della comunicazione “parlata”: con la sua irriverenza per  l’ordine proprio dello scritto; con la sua incoerenza: con gli strappi, i salti avanti, le digressioni (a volte davvero sorprendenti), i cambi di piano, di statuto teorico; le interruzioni, la voglia di reiterare, di ricominciare sempre da capo il ragionamento.

4 – Il “maestro di gioco”,  o coordinatore della discussione, deve soprattutto difendere questo ambiente di espressione delle diverse letture, garantendo però i turni di parola, contenendo le lunghezze degli interventi e rendendole compatibili con il tempo a disposizione e nello stesso tempo non costringendo gli interventi nell’alveo di un improbabile “ordine”. Insomma, non siamo nel mondo della parola scritta.
È un lavoro sottile di equilibrio fra il libro con la sua complessità e ricchezza, che non dovrebbero mai essere sacrificate e le differenti letture dei partecipanti al Gruppo, con le rispettive fughe dal baricentro.
Anche per questo è meglio se il ruolo di “maestro di gioco” viene affidato, di volta in volta, a un amante particolare del libro discusso, a qualcuno però disposto anche a sperimentare letture non ortodosse, a tollerare letture decisamente “personali”.

Gli altri post della serie:

:.. Gruppi di lettura: come crearne e uno e farlo vivere felice

:.. Gruppi di lettura, come crearne uno. Parte seconda: il lettore che distrugge

7 pensieri riguardo “Come creare un gruppo di lettura: parte terza, la discussione”

  1. Beh e questa che e’ la parte piu’ importante non la commenta messuno?
    Noi ne abbiamo riparlato nell’ultimo post dei Desperate Readers

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  2. In verità, a volte ho l’impressione che la discussione, nel mio gruppo, si trasformi in una specie di “autoanalisi”, perchè ci si mette così a nudo, esponendo emozioni e sentimenti così vibranti che tutto si trasforma. Naturalmente, non con tutti i libri è così; ma alcuni letti lo scorso anno sono stati catartici. Anche le persone più ritrose, forse convinte dal calore degli scambi, non sempre tranquilli ma sempre sinceri, si sono lasciate vedere. Lo spazio pubblico è diventato così uno spazio “comune”. L’esperienza profonda fatta in solitudine trova voce, spazio e tempo per sgorgare. Roba preziosa in questi tempi frettolosi, superficiali e rumorosi. Il mio gruppo è di sole donne. Non è una scelta, è successo così. Non so se avremmo la medesima trascinante sensazione di trovarci in un “porto franco”, se ci fossero uomini. Però sarei curiosa di provare. Nessuno di Roma ha voglia di proporsi? Vorrei anche sapere le storie degli altri gruppi a questo proposito. Grazie e saluti

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  3. Abbiamo segnalato questo post nel nostro blog: http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it/2011/10/18/bordo-pagina-i-post-degli-altri/
    Da parte mia riporto qui alcune mie disordinate e frettolose considerazioni sullo spesifico tema

    – l’equilibrio ascolto/intervento è delicatissimo. Il vostro post sottolinea, credo giustamente, l’ascolto: in un GdL non ci va per mostrare i chilogrammi di di libri letti (nè la “cultura” sia semplicemente misurabile in quantità…), ma per avere la possibilità di raccogliere stimoli ed interessi da altri. Questo, naturalmente, non vuol dire plaudire a qualsiasi libro, ma, come dire, forse è meglio chiarire, ad esempio, agli aspiranti partecipanti l’idea di “condivisione”

    – per reggere questo ed altri equilibri, ogni volta che mi è stato richiesto un “consiglio” su come iniziare a mettere su un GdL, mi sono ritrovato sempre a suggerire di partire da gruppi (anche semplicemente di amici) preesistenti.

    – un GdL non è un gruppo di autoanalisi. Se la sfera emotiva (ammesso possa essere distinta da quella “razionale”, cosa che personalmente non credo possibile) è ineludibile nella lettura o nello svolgersi di incontri di un GdL, non ci si può aspettare di focalizzare l’attenzione/discussione sui propri sentimenti (ne ho persino io…). A questo proposito ricordo lo stupendo “La persona depressa” di D.F. Wallace (e se non sapeva lui di che parlava…) che mi permetto di sintetizzare (io che sono un depresso🙂 ) così: la persona depressa è fortemente egocentrica. Ciò non toglie (anzi…) che mi sembra che il nostro GdL a molti abbia fatto bene anche sotto il profilo “emotivo”.

    – @ lucilla
    personalmente credo poco alla contrapposizione uomo/donna nei termini di “donne disposte allo scambio” vs. “uomini egocentrici”. Credi si tratti di trovare le persone “giuste”.

    una notazione banale: quale è il numero massimo/minimo di partecipanti ad un GdL? Problemi di “massimo” non ne abbiamo mai avuti🙂 , ma credo che il numero massimo sia non più di circa 15 e quello minimo di circa 5

    una “casa” fisica e pubblica è quasi fondamentale per un GdL. Per un po’ avevo persino sperato che il nostro GdL diventasse l’occasione per un “luogo” di riferimento per scambi culturali costante e riconoscibile.

    – mi sovviene un pensiero: in fin dei conti un GdL è qualcosa come un “…sai ho letto questo libro e mi è/non mi è piaciuto…” “ah… e perchè..? Dimmi un po’…”. Che ci dobbiamo tanto ragionare sopra…. non sarà un segno dei tempi…?🙂

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