In a country of mothers, A.M. Homes,

Manhattan, from Brooklyn - foto: halighalie, flickr
Manhattan, from Brooklyn - foto: halighalie, flickr

A.M. Homes è sicuramente diventata una delle mie scrittrici preferite, in particolare dopo libri come *La figlia dell’altra* e *Jack*; ma anche *Questo libro ti salverà la vita* e *La fine di Alice* li ho letti volentieri. Così quando sono andata negli USA qualche settimana fa ho fatto scorta il più possibile di suoi libri, e mentre ero ancora in viaggio ho letto *In a country of mothers*, in Italia pubblicato da Feltrinelli col titolo *In un paese di madri* (questa invece l’edizione che ho io).

Anche in questo libro, come in *La figlia dell’altra* (a dire il vero ha scritto prima In a country), tratta il tema autobiografico dell’adozione, questa volta però attraverso un romanzo di finzione.

Protagoniste Jody, ventenne di Washington che vive a New York, dove lavora nel mondo del cinema, e Claire, psicologa quarantenne. Jody è stata in cura fin da bambina, su iniziativa della madre: è stata infatti adottata poche ore dopo la nascita, ha sempre avuto un po’ di problemi comportamentali e tante piccole fobie, e il supporto della sua psicologa storica è stato fondamentale, soprattutto per cercare di risolvere i conflitti con la madre adottiva, alla quale è legata da un rapporto un po’ morboso di amore e odio. Ora, però, Jody si è trasferita nella Grande Mela, dove lavora per un produttore cinematografico, e aspetta di partire per Los Angeles, dove andrà a studiare cinema. E’ proprio questa partenza che la angoscia a tal punto da contattare Claire, conoscente della sua psicologa, per iniziare la terapia prima della partenza.

Anche Claire, a sua volta, ha qualche problema non risolto… A vent’anni è rimasta incinta, ed è stata costretta dai genitori a dare in adozione la figlia. Ora è un medico affermato, ha un ricco marito e due figli, ma il passato è difficile da dimenticare. Soprattutto quando, ripercorrendo la vita di Jody insieme a lei, si accorge come le coincidenze siano davvero troppe, e Jody possa essere la figlia persa e mai dimenticata.

A.M. Homes è una brava scrittrice, i personaggi sono sempre molto taglienti e ironici, New York è un’ottima protagonista, il libro è inquietante quel giusto da tenerti incollato. Mi è piaciuto però di meno rispetto agli altri titoli che ricordavo sopra, soprattutto nel finale, un po’ sconclusionato… Però rimane sempre un’ottima scrittrice.

*giuliaduepuntozero

14 pensieri riguardo “In a country of mothers, A.M. Homes,”

  1. Ciao Giulia, concordo pienamente. Io la ricordo soprattutto per un libro di qualche anno fa si intitolava La sicurezza degli oggetti . Abbiamo un sacco di letture predilette in comune incredibile. Ho appena finito una full immersion negli ultimi della mia adorata JCO , Uccellino del paradiso e Doppio nodo e poi il piccolo Sophie, ero rimasta indietro! splendida . Ora sono finita nel tunnel dei gialli svedesi .

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  2. @giulia2puntozero- E’ una scrittrice, la Homes, che rimane profondamente impressa. Ho letto alcuni suoi libri anni fa’ ; appena ho visto il tuo post mi è sembrato di essere in quelle stanze, con quei sentimenti. Ho ricordato con forza la sua descrizione indimenticabile di Los Angeles, con gli sbuffi di gas sulle infinite strade, la casa al mare, e la casa che scivola dalla collina. dovrò riprendere questi bei libri. Grazie di avermi ricordato la Homes. ciaociao

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  3. @giudi: hai proprio ragione, gusti simili! Anche io sto leggendo “Sophie”, non ho ancora letto “Doppio nodo”, mentre ho letto “Uccellino del paradiso”, bello. Sono passata anche io per i gialli scandinavi, ora mi sono un po’ stancata e non ne leggo più tanti. Cosa hai letto?
    @camilla: sono contenta di averti richiamato bei ricordi! La Homes è una grande, “Jack” e “La figlia dell’altra” sono bellissimi e li ricordo con piacere.
    Ciao!
    *giuliaduepuntozero

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  4. @giulia: leggi al più presto Doppio nodo della nostra JCO vedrai oltre alle ‘solite’ soddisfazioni a me è riuscita anche a fare un sacco paura . Lei è una costante sto cercando ovunque i pochi libri editi in Italia che mi mancano ma non riesco per ora. Ogni tanto però ci vuole una pausa se no poi resto senza e sono finita in Svezia per caso non sapevo molto della follia mondiale perchè sono un po’ schizzinosa verso ogni grande caso letterario. Mi è capitato tra le mani ‘ La principessa di ghiaccio ‘ della Lackberg e sono finita subito dopo un paio di giorni al suo secondo e mi sono rifornita di svedesi e della trilogia di Larsson che non ho letto. Ho preso in preda alla solita euforia da libri la Marklund ,Asa Larsson e il primo anche di Mankell. Come sono come scelte…spero non mi passi subito questa euforia che non è paragonabile a scoperte tipo JCO ma quelle accadono di rado e comunque vanno un po ‘ mischiate ad altro , bisogna mangiare un po’ di tutto. Fammi sapere . Ho grande fiducia in te:)

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  5. @giudi e @giulia di JCO avete per caso letto BLONDE’? l’ho ritrovato per caso in una cassa di libri post un lontano trasloco e l’ho trovato eccezionale. Della stessa autrice ho trovato magnifico SORELLA MIO UNICO AMORE.che certo conoscerete.Ho letto la triologia di Larsson : bello il personaggio della piccola lisa, davvero bello. Un tantino prolisso il tutto.

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  6. @giudi: “Doppio nodo” è lì che mi aspetta… Però in questo momento non ho molta voglia, strano e un po’brutto a dirsi… Forse ho fatto un po’ indigestione della Oates… Ho tutti i libri pubblicati in Italia, e molti in inglese… Quali libri suoi ti mancano?
    Parlando di svedesi, a me la Lackberg e la Marklund non mi sono piaciute molto… Consiglio invece Mankell, Indridason (ambientato in Islanda che è decisamente uno dei posti più straordinari in cui io sia stata), Stieg Larsson ma anche Bjorn Larsson, Staalesen e gli altri titolo della collana Ombre di Iperbores, “Tre secondi” dell’Einaudi (non ricordo il nome dell’autore…)…. Prova a vedere un po’ le varie recensiomi che ho raccolto sotto il tag gialli scandinavi, e fammi sapere.
    Ultimamente io sono rimasta conquistata da “Tutto accade oggi” di Jesse Browner, di cui o parlato lungamente, intervista a Jesse compresa.
    @camilla: sì, ho letto “Blond”, uno dei miei preferiti… Insieme a “Una famiglia americana”, “La ballata di John Reddy Heart”, “Sorella mio unico amore”…
    A proposito della trilogia di Larsso, state guardando i film tratti dal romanzo su la7?
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  7. @giulia: ti capisco sono ‘finita’ nei gialli scandinavi perchè avevo bisogno una pausa da JCO e penso di poter intuire perchè non ti siano piaciute la Lackberg e la Marklund ma bisogna assaggiare per individuare e apprezzare meglio dove sta il talento. Della Oates non sono mai riuscita a trovare Marya, Notturno dei tipi di e/o e poi Nel buio dell’America, zombie e Perchè sono uomini. Ho letto le tue recensioni per questo accennavo a diversi autori in comune, ti farò sapere cosa mi piace degli autori dei paesi del nord. Grazie!

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  8. Ciao giudi,
    eccomi sono tornata!
    A proposito dei libri che citi di JCO, io ce li ho, ma li ho trovati quasi tutti in librerie di libri usati o reminder. Pensa che ho visto qualche tempo uno spettacolo teatrale tratto da “Nel buio dell’America”, bellissimo!
    Sui gialli scandinavi, fammi sapere che pensi. Io ora ne sto leggendo uno che mi sta prendendo molto, appena riesco lo recensisco, “Oscuri segreti” della Einaudi.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  9. @giulia:🙂 avevo letto dello spettacolo teatrale di cui parli ma purtroppo non l’ho visto. Librerie reminder nella mia zona ,devo controllare, ma dubito esistano visto che scarseggiano anche le librerie ‘normali’ ho guardato su quelle on-line ma non si trovano piu’.
    I gialli scandinavi: per ora la mia opinione è limitata … ho letto soltanto quelli di Camilla Lackberg ,tutti e tre nel giro di pochi giorni , l’ultimo l’ho finito oggi …che dire… non posso negare che in qualche modo mi abbiano ,preso forse più per un’atmosfera tra le storie personali e il giallo intricato. Però se ne ho letti tre di fila qualcosa che mi piace forse quella leggerezza che non ti cambia la vita ma te lo leggi tutto d’un fiato.
    Ciao

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  10. @ Giudi
    NEL BUIO DELL’AMERICA di JCO lo puoi trovare direttamente sul sito della Sellerio o su Libreriauniverisitaria.it (9.30 euro). Solo quello, purtroppo…
    Ciao ^_^

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  11. Ciao Giulia,
    gli altri due della Lackberg li ho presi dall’entusiasmo che si impossessa di me quando leggo qualcosa che mi piace, nel caso specifico senza esaltarmi, sono entrambi delle letture appassionanti per il giallo del presente che si intreccia con uno del passato. Della Lackberg mi è piaciuto il modo di raccontare i personaggi , l’aspetto umano senza essere niente però che ti lascia senza fiato per la bravura. Di sicuro il piu’ bello è il primo proprio perché la storia in quel caso legata al passato della sua protagonista le dava modo di meglio esprimere il flusso interiore , la crescita e il momento di svolta di Erica.
    Ora sono passata ad Uomini che odiano le donne di Larsson, che tutti dicono sia a lui che guardino, un po’ rubacchiando , tutti questi ‘casi’ del nord. E’ la prima volta che mi lascio tentare da un caso editoriale….devo dire che ieri sera le prime duecento pagine non mi hanno lasciato con l’impressione di una marcia in più come la intendo io, sicuramente una scrittura migliore, ma per ora mi pare che lui al racconto in sé unisca un lato sociale, una critica e un dar voce a problematiche di altro genere dando vita ad un contesto più articolato ma per il resto non trovo se non di molto uno stile nel racconto dei personaggi di un livello nettamente superiore…l’ho appena iniziato vediamo…spero invece che mi sorprenda visto che mi sono presa la trilogia al completo.
    Ultimamente ho fatto acquisti…penso ti possa interessare ‘La Rabdomante’ di Bradford Morrow…JCO ne dice un gran bene.
    Buona settimana
    giudi

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  12. Ciao Giulia!
    Premesso che A.M. Homes è la mia scrittrice contemporanea preferita e che ho letto tutti i suoi libri, sia in lingua originale che in traduzione italiana (quelli tradotti), devo dire che “In a country of mothers” è a mio avviso il lavoro meno ‘forte’ della Homes. Forte nel senso di ‘riuscito’. Sarà che è un romanzo raccontato al passato – tempo di narrazione ‘classico’ che poco si addice allo stile iperrealistico-ipercontemporaneo (e per questo un po’ straniante) che caratterizza la maggior parte delle sue opere narrative. Sarà il finale un po’ sconclusionato? Sarà quel che sarà, questo libro non ha la consistenza degli altri. A mio modesto parere, il motivo è la natura parzialmente autobiografica della storia, che alla fine fa di “In a country of mothers” una specie di romanzo preparatorio per “La figlia dell’altra”. Che ne pensi?

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  13. @giulia: Le pagine scorrono, non velocissime ma velocemente:)…Larsson è un decisamente meglio. Ti faccio sapere alla fine. E’ uscito il nuovo di Alice Munro. ciaoooo

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