Leggere – Calvino

via Wordle

Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro.

Italo Calvino

11 pensieri riguardo “Leggere – Calvino”

  1. Credo sia un’affermazione vera.
    Anche se nulla di ciò che viene scritto riesce a riprodurre la complessità della vita reale: ne è solo una delle rappresentazioni parziali possibili da parte di chi ha vissuto l’evento – o peggio ne ha sentito o letto un resoconto o una cronaca –

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  2. perchè mondo scritto e mondo non scritto sono due lati della stessa moneta, come appunto ci insegna Calvino in tutti i suoi testi (saggi o racconti che siano).
    Moltissimi dei suoi personaggi si rivelano essere anche i narratori ( inaspettati come Bradamante-monaca) dei suoi romanzi/racconti, annullando la differenza tra il mondo della finzione creata dalle parole e il mondo di chi scrive.
    Nella nota finale ( nota 1960) a “I nostri antenati” si legge (cito le parole di Calvino): “la presenza di un io narratore-commentatore fece si che parte della mia attenzione si spostasse dalla vicenda all’atto stesso dello scrivere, al rapporto tra la complessità della vita e il foglio su cui questa complessità si dispone…la mia storia diventava soltanto la storia della penna d’oca della monaca che correva sul foglio bianco”.

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  3. A me piace molto questa frase, anzi è una delle mie preferite fra tutte quelle che ho raccolto, perché Calvino rende bene quella sensazione che si ha quando leggi qualcosa e pensi: “cavolo, è riuscito a dire qualcosa che pensavo anche io”, o quando ti sembra che il libro stia parlando di te o di qualcosa che conosci.
    A volte succede anche il contrario: vivi la realtà, e ti ricorda qualcosa che hai letto in un libro…
    *giuliaduepuntozero

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  4. Walter Benjamin, nel suo Angelus Novus, dice che “Il narratore – per quanto il suo nome possa esserci familiare – non ci è affatto presente nella sua viva attività. È qualcosa di già remoto e che continua ad allontanarsi.” che ne pensi?

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  5. Forse Walter Benjamin si stava riferendo a Baudelaire o a un altro specifico autore – nella raccolta di saggi citata – .
    In generale, penso che non sia importante sapere dove sia l’autore quando l’opera vive di vita propria, in una sua nuova relazione con il suo fruitore

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  6. A me invece piace pensare all’autore e a quanto la sua figura influisca sull’opera. Se un libro mi piace molto, cerco di sapere il più possibile sull’autore.
    Solo qualche settimana fa ho fatto di tutto per intervistare Jesse Browner.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  7. Essere curiosi di sapere chi fosse l’autore di un’opera è diverso dal credere che l’opera definisca in modo statico il suo autore. L’opera vive infatti di una sua propria vita di relazione, diversa dall’esistenza di chi la concepì e poi continuò a raccontare vivendo nuove esperienze …

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  8. Sono d’accordo con Maria Vittoria: l’autore mette tutto se stesso – di quel momento – nella sua opera. Dopo di che, l’opera va per il mondo e cerca la sua fortuna, come Pinocchio nei confronti di Geppetto…

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  9. sì … ancor più, penso a ogni opera d’arte come a una creatura che nasce adulta al mondo.

    Più che Pinocchio, un’opera d’arte mi ricorda Atena, nata dal suo autore-padre che ingoiando la madre ne acquisisce la capacità di generare “cordialmente”

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