Il “mio” Festivaletteratura Mantova 2011- parte settima: Marcela Serrano

Il settimo intervento del diario di Xochitl2 da Festivaletteratura, Mantova

di Xochitl2| Come già dicevo in un post precedente il festival 2011 aveva un taglio meno letterario del solito e per di più, nel mio caso, non c’era nessuno scrittore per il quale dire “questo non voglio perderlo assolutamente”.

In passato è successo per Azar Nafisi o Kader Abdollah, o Andrei Makine, che poi magari è stato una delusione, e altri che in questo momento non ricordo. Mi sarebbe piaciuto conoscere Geraldine Brooks, ma, per come era collocata, sono stata costretta a preferire altro. Certo non potevo mancare all’evento di Salvatore Scibona, autore conosciuto grazie a questo blog e neppure a quello di Marcela Serrano, di cui ho letto molti libri, anche se non è tra le mie autrici sudamericane preferite.

Per esempio, le preferisco senz’altro Gioconda Belli, di cui ho parlato molte volte in questo blog.

L’incontro  con Marcela Serrano di venerdì 8 settembre è stato molto piacevole e mi  ha reso più interessante questa scrittrice cilena, che dopo il golpe  del 1973 è vissuta anche in Italia a Roma. Ritornata in Cile nel 1977 ha lavorato nell’ambito delle Belle arti, in conformità con gli studi fatti: è’ diventata invece scrittrice nel 1981 con il suo primo romanzo Noi che ci vogliamo così bene a cui sono seguiti molti altri, che hanno come tema comune il mondo femminile sempre in primo piano.

Marcela è tornata a Mantova dopo 11 anni, per far conoscere  il suo ultimo libro Dieci donne, pubblicato da Feltrinelli ad agosto 2011. Ed è presentata da Bianca Pizzorno, scrittrice per ragazzi e che conosco per aver letto i suoi libri a mia figlia bambina. La sua conduzione piacevole e intelligente lascia tutto lo spazio alla Serrano, che si propone al pubblico in modo accattivante, simpatico e disinvolto.

Pizzorno la introduce citando due frasi del libro Dieci donne, in cui nove donne depresse, ma prossime al superamento del loro problema ( la decima è la terapeuta). si confessano e quindi raccontano le loro vite.  Juana, un’estetista,  si sfoga con le amiche dice  che fa bene parlare se c’è chi ti ascolta. E, infatti, come in altri romanzi, le donne sempre parlano e si raccontano. Una seconda frase ribadisce che, per guarire, bisogna farsi carico dei propri ricordi e farlo con gli altri.

Nei libri della Serrano non c’è una protagonista, ma più persone con una rete intorno,  come legate in  una tribù che porta salvezza. Un po’ come i Mapuche, tribù del Cile, che intorno al fuoco si raccontano storie che ” curano“. Già  questo accadeva anche nell’Albergo delle donne tristi (1999): coraggioso ritratto corale del malessere femminile, una storia  alla luce della confidenza, della complicità, della parola condivisa.

Marcela  riflette, su invito della Pizzorno, sulla letteratura come espressione estetica dell’inconscio. L’analista raccoglie storie e le interpreta insieme ai silenzi, lo scrittore  è come la punta di un iceberg, il cui obiettivo è la comprensione della natura umana. Anche per Freud, medico, biologo, la parola è medicina che risana.

Per Marcela leggere è più importante dello scrivere e ricorda per questo un altro suo romanzo Arrivederci piccole donne ( 2004 ) che è un remake di Piccole donne di Louisa May Alcott, che racconta  la vita di quattro donne, dall’adolescenza alla maturità, dal Cile degli anni settanta ai giorni nostri  con riferimenti a due tragici 11 settembre: il golpe in Cile del 1973 e la caduta delle  Torri gemelle del 2001.
Sono cugine, ma si sentono sorelle,uguali e diverse e tra di loro Ada, il clone di Jo, la scrittrice, l’intellettuale tormentata, la ribelle, un’aspirante scrittrice che fa la collaboratrice editoriale in vari paesi  europei .”Ada sapeva soltanto che la letteratura l’aiutava a superare i limiti della propria vita. Forse per questo le donne sono diventate le grandi lettrici che sono oggi.” Ada scriverà un  libro su consiglio di un amico, a scopo terapeutico, per elaborare un lutto.

Se mi mettessero in prigione e dovessi scegliere tra leggere e scrivere, opterei per il leggere: non si può vivere senza leggere, si può, invece, vivere senza scrivere. Come si può conoscere l’essere umano senza leggere? In poltrona, a letto , in un proprio spazio ristretto , si ripercorrono tante vite, si vivono migliaia di vite.

Alla domanda un po’ scontata che cosa porterebbe con sè in prigione o nella solita isola deserta -Sicuramente Jane Austen – risponde Marcela– , come libri scritti da uomini o Victor Hugo o Cervantes o Omero, o Philippe Roth… o incredibile… Baricco!

Bianca Pizzorno ricorda che i temi preferiti da Marcela sono le donne, l’amicizia, la sorellanza. E’ importante avere una rete di donne, per proteggersi: la solidarietà femminile, e non la competizione,  è fondamentale. “Per arrivare alla parità bisogna mettersi insieme…così come per tutte le minoranze”.

Si passa poi a parlare di donne importanti in Cile come Gabriella Mistral, poetessa e femminista cilena, prima donna latinoamericana a vincere il Nobel nel 1945 o di Michelle Bachelet prima presidente donna del Cile, in carica dal 2006 al 2010 , o di Camila Vallejo che, oggi,  da studentessa di geografia è diventata una star della comunicazione, sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine patinate di tutto il mondo. È il volto, bellissimo, del movimento degli studenti che ha bloccato il Cile con manifestazioni imponenti e scioperi contro il governo conservatore di  Sebastian Pinera.

Si può dunque in Cile come donne anche raggiungere il potere, ma poi ci sono problemi se la donna diventa più importante dell’uomo. Comunque in Cile c’è più rispetto per le donne di quanto non ci sia in Italia o in  Francia:  una donna di potere conta per quello che è, senza indagare nella sua vita privata, Michelle Bachelet, per esempio, era moglie separata con tre figli.

Si conclude l’incontro con riferimenti all’attuale situazione in Cile, dove è tornata la destra al potere con un capitalismo selvaggio.Oggi il Cile non ha problemi economici,l’economia è florida, aumenta l’occupazione, ma gli studenti indignati scendono in piazza contro la corruzione, per chiedere un diverso sistema economico che ponga l’uomo al centro.

Alla fine dell’incontro faccio autografare il mio libro preferito “Arrivederci piccole donne “e Marcela Serrano mi dice che è anche il suo preferito e si firma

“Para Caterina da una Piccola donna “.

2 pensieri riguardo “Il “mio” Festivaletteratura Mantova 2011- parte settima: Marcela Serrano”

  1. grazie Xochitl per queste perle , hai fatto un ottimo lavoro raccontandoci il tuo Festival, avevo questo libro della Serrano nella lista dei preferiti me lo regalerò per Natale. ho letto anni fa NOI CHE CI VOGLIAMO BENE, e mi aveva colpito questo senso di solidarietà fra donne
    un elemento di cui ho sentito molto la mancanza nella mia vita e che ho sempre cercato perchè ritengo la solidarietà fra noi donne quel di più che cambierebbe il volto della società e ci permetterebbe di affrontare i nostri problemi con più forza

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