Il “mio” Festivaletteratura, Mantova 2011 – parte decima: Vito Mancuso, Il pensiero di Dio

La nostra X. termina il suo racconto delle giornate di Festivalletteratura 2011.

di Xochitl2 | Domenica 11 settembre 2011, ultimo giorno di festival. E’ stata per me densa di incontri importanti, quello con Salvatore Scibona al mattino e il pomeriggio a Palazzo S.Sebastiano con il teologo Vito Mancuso, per finire con l’ultimissimo evento in commemorazione dell’11 settembre.

Eravamo sempre in tanti, ovunque, ma mi pare che la fila, per andare ad ascoltare Vito Mancuso, fosse la più lunga e penso che molti non siano riusciti a entrare. E’ significativo che molti abbiano sentito il bisogno di andare a sentire che cosa di nuovo avesse da dire un teologo importante e particolare, uno di quelli, che, pur con il suo profondo senso di religiosità, non teme scomuniche nell’esprimere il suo pensiero, come lui stesso ha dichiarato durante l’incontro.

Per questo tra i presenti forse molti come me erano non credenti o agnostici, ma interessati a quel particolare modo di porre i problemi.

A presentarlo era Gad Lerner, che a un certo punto ha definito Gesù “un ebreo di sinistra come me”

Se in un precedente incontro avevo sentito Gad Lerner dire a Paola Caridi che non aveva preparato niente per quell’evento (se l’è comunque cavata benissimo!), in questo caso si era molto preparato, per cui moltissime, e subito in apertura, sono state le citazioni dell’ultimo libro di Mancuso appena pubblicato. Io e Dio, La guida dei perplessi, edito da Garzanti.

Quell'”io e Dio” potrebbe sembrare un atto di presunzione, ma come poi spiegherà è un io che vuol dire noi.

Anche in questo saggio di teologia – dice Gad Lerner-  c’è una visione della religione non dogmatica, ma piuttosto paradigmatica.

Sulla copertina c’è un piatto rotto e, come spiega anche a pag 169 del libro, è un piatto di casa sua comperato a Istambul: rotto durante il trasporto e faticosamente  ricomposto. Sta a rappresentare la condizione umana segnata da una frattura. “Penso che oggi non possa esistere bellezza che non sia attraversata da una dolorosa frattura.” Nel caso di Mancuso mi pare di capire che la frattura nell’armonia della sua vita sia stata la nascita di un figlio segnato da una malattia genetica.

“Io e Dio è dedicato a Kant, di cui riporta in esergo: “io avrò fede nell’esistenza di Dio e in una vita futura, e ho la certezza che nulla potrà mai indebolire questa fede”.

La seconda dedica è a Albert Schweitzer, il teologo, musicista, medico che operò nel cuore dell’Africa nera: “Qual è la conoscenza di Dio più vitale? Quella che deriva dalla mia esperienza di Lui come volontà etica”.

I libri di Mancuso hanno successo presso un pubblico ampio per la sua capacità di rivolgersi alle masse con semplicità e chiarezza, anche o soprattutto a quei perplessi del sottotitolo, dando risposte non consolatorie o a senso unico, evidenziando le contraddizioni della religione cattolica. E il Dio che scaturisce dai suoi discorsi è bene, in quanto amore, giustizia, bellezza.

Più che raccontarvi i passaggi del suo discorso, come invito alla lettura di questo suo ultimo libro, ho pensato di ricopiare una parte del prologo, la cui lettura mi ha molto colpito, in attesa di leggere il libro per intero:

Mi alzo con la mente in un punto al di sopra del pianeta e lo guardo dall’alto, come se fosse la prima volta, come quando vedo un film e mi chiedo qual è il suo messaggio. Qual è il messaggio della vita degli uomini sulla terra? Con la mente là in alto […], nuda difronte al mistero dell’essere […], guardo gli uomini miei simili alle prese col mistero dell’esistenza. Vedo esseri umani che nascono ed esseri umani che muoiono, sottoposti come ogni altra forma di vita al ciclo del divenire; vedo due ragazzi che si baciano e si sentono immortali, e un vecchio solo che nessuno più vuole e nessuno più sa; vedo una donna che mi ha scritto, dicendomi che soffre da ormai troppi anni per una paralisi sempre più devastante e che ora vuole solo al più presto morire, e vedo altri esseri umani nutriti artificialmente e che respirano artificialmente, ma che per questo non hanno perso la voglia di vivere  e di continuare ad esserci. Vedo uomini che si affrettano come formiche sui marciapiedi delle metropoli e altri che se ne stanno da soli in luoghi deserti. Vedo commerci sessuali di ogni tipo, per amore, per denaro, per cattiveria, per noia o per il solo naturalissimo desiderio del piacere. Vedo bambini che si ingozzano di cibo artificiale e altri che muoiono di fame. Vedo una tavola apparecchiata con grazia, la tovaglia fresca di bucato, le posate al loro posto, i bicchieri dell’acqua e del vino, i tovaglioli candidi, e una donna che gioisce di poter servire il pranzo ai suoi cari.Vedo una ragazza che suona Bach al violoncello e giovani che che si riversano nelle orecchie suoni che non è possibile definire musica, perchè non hanno nulla a che fare con le Muse. Vedo lotte per il potere, dittatori assassini, terroristi altrettanto assassini, e vedo chi si batte e muore per la giustizia. Vedo campi di concentramento e campi di sterminio, lager, gulag, laogai, dove esseri umani sono privati di ogni dignità e sterminati con la stessa meticolosa attenzione e sovrana noncuranza con cui si eliminiamo i pidocchi dai capelli, e vedo ospedali e case di cura dove esseri umani sono colmati di ogni dignità e lavati, nutriti, accarezzati con la stessa meticolosa attenzione e l’affetto più delicato che si riservano ai figli. Vedo riti millenari e liturgie arcane, accanto a bestemmie rabbiose e ad altre dette così, come si dice ‘va là’. Vedo indegni approfittatori del nome di Dio, altri che ne sono un luminoso riflesso, alcuni che ne rimangono del tutto indifferenti. Vedo una storia senza senso che si nutre del sangue di esseri umani e di animali, e vedo un progresso indubitabile in termini di benessere e di giustizia. Vedo la bellezza e la deformità, vedo una natura che è madre e a volte è matrigna, un cielo stellato che attrae e insieme impaurisce, con il suo freddo infinito. Vedo tutto questo e molte altre grazie e molte altre deformità, e mi chiedo se c’è un senso unitario di questo teatro, e qual è. Questa vita, dentro cui siamo capitati nascendo senza sapere perché, ha mille ragioni per essere una grazia, e mille altre per essere una disgrazia: ma che cos’é che è vero? Che è una grazia, o una disgrazia? E poi vedo i miei morti. Ognuno ha i suoi morti. Nonni, genitori, amici, fratelli. Vi sono esseri umani a cui è dato di vivere la morte di un figlio, e non esiste dolore più grande. E al cospetto dei morti, di fronte ai quali non si può mentire, pongo la questione della verità: è un bene o un male che essi ci siano stati, che siano vissuti, che siano apparsi in questo mondo? Se alla fine comunque si deve morire, è meglio nascere o non nascere, essere stati o non essere mai stati, essere o non essere? E poi mi chiedo che fine hanno fatto, loro proprio loro, ognuno diverso dall’altro, irripetibile, con la sua voce, il suo sorriso, la luce singolare degli occhi. Li potrei descrivere tutti, a uno a uno, i miei morti, come ognuno potrebbe descrivere i suoi, perché sono dentro di noi e niente mai ci separerà da loro.
Ma che cos’è  che è vero, alla fine, per me e per loro, di questa vita che se ne va, nessuno sa dove? Rispondere a questa domanda significa parlare di Dio.”…

Questo libro nasce dalla consapevolezza della gravità del tempo che l’Occidente sta vivendo. Parlo di gravità, perchè ogni grande civiltà è stata tale solo nella misura in cui ha saputo raggiungere l’armonia tra sapere di Dio, o del divino, in quanto senso complessivo del vivere e gerarchia dei valori, e sapere del mondo, in quanto concreta esperienza della natura e della storia….una società senza radicamento nella religione cade preda del caos, viene corrosa dal nichilismo e peggio ancora dall’affarismo. oggi non si coltivano più le utopie della modernità sulla società perfetta che sarebbe nata dall’ unione tra la scienza e la nuova politica. Oggi le utopie sono morte, ma con esse purtroppo sembra siano morti anche gli ideali...

Questo libro nasce…dall’esigenza interiore di rifondare al cospetto delle perplessità odierne il pensiero di Dio, inteso come verità della vita del mondo. Non a partire dalla chiesa o dalla Bibbia..non dentro le mura di un’istituzione, ma all’aria aperta della libertà di pensiero, nella convinzione che ” soltanto i pensieri nati camminando hanno valore( Nietzsche )...

In questo libro  io difendo la libertà, che è il concetto decisivo ad essere in gioco dietro il pronome personale Io. “Io e Dio avrebbe potuto titolarsi allo stesso modo” La libertà e Dio”  perchè alla fine ciò che intendo fare con l’insieme del mio lavoro è una teologia della libertà, della libertà che si compie con amore…difende la libertà contro la duplice minaccia dell’autoritarismo religioso e dello scientismo negatore del libero arbitrio”

Potremmo dire che la teologia , di cui parla Mancuso è soprattutto  una teologia morale  che riguarda  la totalità della vita, l’agire giusto, ovunque la presenza di Dio possa essere rilevante: la politica, l’economia, la cultura, il tempo libero, l’amore e la sessualità, la scienza… , una teologia liberante tanto nel conoscere quanto nell’agire,  non opprimente. Le sue categorie non sono il divieto, il peccato e la pena, ma la libertà, la responsabilità e la felicità. Sullo sfondo, non c’è il terrore dell’inferno, ma  l’invito al vivere bene secondo bellezza e giustizia.

Quo usque tandem, Xochitl,  abutere patientia nostra?

Chissà quanti di voi l’avranno pensato, trovandosi davanti ben 10 post su Festivaletteratura, scritti nella settimana successiva alla conclusione, ma pubblicati nell’arco di oltre due mesi !

Ho voluto documentare alcuni dei tanti settori o problemi o autori di questo festival per chi non può frequentarlo. Ho esagerato!

Chiedo venia e prometto ” Non lo farò mai più.”  Mi ritiro in buon ordine. Un saluto a tutti.

4 pensieri riguardo “Il “mio” Festivaletteratura, Mantova 2011 – parte decima: Vito Mancuso, Il pensiero di Dio”

  1. Mah, Xochitl, scusarsi per un servizio gentile e generoso cha hai fatto a tuut noi, mi sembra proprio il massimo! Ho letto i tuoi post con curiosità ed interesse ( io non frequento i festival letterari) e ne ho tratto informazioni rilevanti. Quanto a Mancuso, è sicuramente un pensatore acuto e interessante, ma, da un po’ di tempo, resto attendista verso tutti coloro che debordano dai mezzi di comunicazione di massa… Ciao, e grazie! Renza

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  2. ti prego xochitl non toglierci il piacere dei tuoi post,sono stati importantissimi per chi come me non ha il tempo per andare al Festival di Mantova, verrà la pensione… magari a 80, è una delle manifestazioni a cui desidererei partecipare ma ancora non ne ho il tempo, tramite i tuoi resoconti ci sono stata… ho colto informazioni importantissime ( mi son segnata tutti i libri che hai presentato ) ma soprattutto ho gustato per merito tuo il piacere di esserci, grazie Xochitl ci hai fatto un enorme piacere e ti prego continua a scrivere anche adesso che hai finito con Mantova

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  3. @Donella e Renza: se quanto ho scritto su festivaletteratura, nonostante la prolissità,, ha detto qualcosa a due… come voi, mi fa pensare di non aver fatto una fatica inutile. Grazie ancora.
    Un affettuoso saluto!

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  4. Mi hai fatto venir voglia di leggere questo libro. Io c’ero quel giorno e mi ero preparato leggendo il libro che mancuso ha pubblicato duettando con Corrado Augias. Le sue filosofie mi affascinano molto, infatti ho acquistato il suo lavoro più importante dedicato all’anima. Una volta letto quello, credo acquisterò pure “Io e Dio”.

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