Scegliere il libro: il vero ostacolo alla lettura condivisa (ovvero: guardatevi dalla coazione a consigliare)

@Gruppodilettura
Anche se questo post è il quarto della serie su “Come creare un gruppo di lettura e farlo vivere felice” in realtà ci occupiamo qui di un passaggio decisivo per tutti i tipi di lettura condivisa.

Accettare di scegliere un libro da leggere in privato, ma contemporaneamente a qualcun altro, per poi parlarne (in sostanza è questa la condivisione) è uno sforzo davvero faticoso per un lettore. E più forte è il lettore, più difficile lo sforzo. Continua a leggere Scegliere il libro: il vero ostacolo alla lettura condivisa (ovvero: guardatevi dalla coazione a consigliare)

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La fotografia del cadavere di Ahmed Farhan – di Andrea Bruce

Il corpo di Ahmed Farhan, foto di Andrea Bruce, The New York Times
Il corpo di Ahmed Farhan, 15 marzo 2011, Bahrain, foto di Andrea Bruce, The New York Times

La tv è il media del mondo in diretta. La fotografia – insieme, ovviamente, alla parola scritta – è ancora il media del racconto, della narrazione. (Digressione: internet è quasi tutto narrazione dunque; anche Twitter offre il meglio di sé quando narra, non quando scimmiotta la tv delle “dirette”, almeno mi pare così).
Ma la fotografia è anche e soprattutto è il media della riflessione, indotta forse dall‘istante dilatato, infinito, che sta dentro ogni grande fotografia (ma anche in molte piccole fotografie) e che ci invita a ragionare, a considerare l’incertezza, l’ambivalenza, a formulare e ri-formulare le domande, a non accontentarsi mai di una spiegazione superficiale, di una storia troppo lineare, di un racconto pieno di certezze.
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James Joyce, Ulisse, il mio proposito di lettura del 2012. E il vostro?


@Gruppodilettura
Un giorno, L., una signora incontrata in treno – citando non ricordo chi, o forse non citando nessuno, tranne se stessa – mi disse che uno dei pensieri al quale dedicava più tempo negli ultimi giorni dell’anno era la scelta di un libro importante, da leggere nel corso dell’anno nuovo.

“Vale solo un libro tosto, di quelli che richiedono fatica ma che promettono parecchio, di quelli che sono un’esperienza che lascia il segno”.
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I libri più belli del 2011 secondo gli scrittori interpellati dal Guardian

Anche per il 2011, il Guardian ha chiesto ad alcuni scrittori di scegliere i libri migliori dell’anno. Ormai è quasi un gioco per questo blog, segnalare le liste. Questa degli scrittori è fra quelle che apprezzo di più. Ve ne offro una sintesi, con alcune scelte di qualcuno degli scrittori interpellati:

Daniel WoodrellThe Outlaw Album (Sceptre): una serie di racconti di uno dei più bravi romanzieri Usa. Di Woodrell ci ha parlato recentemente anche giuliaduepuntozero.

John Jeremiah Sullivan, Pulphead (FSG, USA): una serie di saggi autobiografici, su star del rock, su altre argomenti, scritti in origine per alcune grandi riviste. Qualcuno lo ha paragonato agli scritti saggistici di david Foster Wallace.

Ben Lerner, Leaving the Atocha Station (Coffee House Press):  la storia di un giovane poeta americano,  instabile mentalmente, dipendente da sostanze stupefacenti e altro che spreca il suo tempo a Madrid.

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Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior

Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior
La prima volta che ho sentito parlare di Manuele Fior era in un articolo sul Corriere, a proposito dell’assegnazione al Festival di Angoulême (la più prestigiosa manifestazione di fumetti in Europa, e solo una delle seconde più importanti al mondo) del Premio al Miglior Fumetto 2011, con il graphic novel Cinquemila chilometri al secondo, edito in Italia da Coconino Press.
Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975, ma ha già girato il mondo, vivendo in Germania, in Norvegia e a Parigi, dove si è stabilito attualmente. L’Italia, infatti, non è il posto migliore per un giovane ragazzo che vuole vivere facendo l’illustratore e il disegnatore di fumetti.

In un’intervista a Lettera43 (qui nella versione integrale) Manuele Fior dice che per lui il fumetto è “lo strumento principale con cui comunicare, il mio modo di rappresentare la mia opinione, il mio sguardo sul mondo. Io penso a fumetti, non riuscirei a scrivere e basta. Narrare per me è un’esigenza pressante, per questo sono riuscito a fare del fumetto la mia attività principale.” Per fare ciò, però, si è trovato costretto a emigrare a Parigi, in Francia, dove “si pubblicano 5 mila libri di fumetti all’anno, tante persone li leggono e partono da questi lavori per aprire dibattiti sulle tematiche rappresentate. C’è un bel feedback. È un genere letterario che stimola la discussione.”
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Strauss-Khan incastrato: l’esercizio di scrittura di Edward Jay Epstein

Edward Jay Epstein
Edward Jay Epstein

Se n’è parlato un po’ anche da noi perché suggerisce l’idea che Dominique Strauss-Kahn sia stato incastrato da qualcuno ispirato dal partito di  Nicolas Sarkozy. Ma l’articolo  di  Edward Jay Epstein, sulla New York Review of Books, “What Really Happened to Strauss-Kahn?” (è leggibile anche sul sito della Nyrb) è anche un pezzo di bravura, di grande scrittura d’inchiesta.

Con ordine.
Per il numero datato 22 dicembre 2011 della rivista, Epstein ha raccontato con dettagli analitici la giornata maledetta di Dominique Strauss-Kahn, quel 14 maggio del 2011 che gli è costato la candidatura alle elezioni presidenziali francesi.
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Amara Lakhous, Un pirata piccolo piccolo

In questo blog abbiamo più volte richiamato lo scrittore algerino Amara Lakhous e scritto recensioni sul suo romanzo più famoso e premiato Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, pubblicato nel 2006, seguito poi nel 2010 da Divorzio all’islamica a viale Marconi.
A maggio 2011 sempre la casa editrice e/o ha pubblicato Un pirata piccolo piccolo, che è solo per ordine di successione il terzo edito in Italia, ma, come Amara ricorda nella sua introduzione, è in realtà il suo primo romanzo scritto nel 1993, addirittura quando ventitreenne era ancora in un’Algeria insanguinata dalla guerra civile, nella quale, in sette anni, morirono centocinquantamila persone.
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