I dieci libri più belli del 2011, secondo il New York Times

Ecco anche quest’anno la lista dei dieci libri ‘migliori’, scelti dai critici del New York Times

Fiction

  • Chad Harbach, The art of fielding, Little, Brown & Company. Storia di baseball, opera prima.
  • Stephen King, 11/22/63, Scribner, in Italia Sperling & Kupfer. Un varco nel tempo porta un insegnante nel 1958 e gli offre un’occasionie per sventare l’omicidio di J.F. Kennedy.
  • Karen Russel, Swamplandia, Alfred A. Knopf. In Italia lo pubblica Elliot (grazie a lettoreambulante per avermelo segnalato, a me era sfuggito). Opera prima, avventura di un’eroina negli Everglades.
  • Eleanor Henderson, Ten Thousand Saints, Ecco/HarperCollins Publishers. Un’altra opera prima: amici, genitori e figli nella scena musicale e nei primi anni dell’Aids.
  • Téa Obreht, The tiger’s wife, Random House. Rizzoli in Italia. La Obreht, nata nel 1985, raccoglie storie della tradizione in arrivo da suo nonno e testimonianze storiche. Per narrare i balcani al tempo della guerra degli anni novanta.

Nonfiction

  • Christopher Hitchens, Arguably, Essays, Twelve. Una formidabile collezione degli ultimi saggi (più di 100 saggi e quasi 800 pagine) di questo intellettuale eclettico e onnivoro, che si occupa di quasi tutto, in modo sorprendentemente originale e ricco di temi come la guerra, la letteratura popolare, la letteratura alta, la storia, la tortura e i Dieci comandamenti.
  • Ian Brown, The boy in the moon, A Father’s Journey to Understand His Extraordinary Son. St. Martin’s Press. La curiosità del reporter unita all’istinto del romanziere per raccontare la vita del figlio, segnata da una rara mutazione genetica che lo ha prvato delle più elementari capacità.
  • Manning Marable. Malcom X. A Life of Reinvention,  Viking. In Italia Donzelli. Più di dieci anni di ricerca per un ritratto del leader afroamericano. Secondo il Nyt un ritratto più completo rispetto all’autobiografia.
  • Daniel Kahneman, Thinking, fast and slow, Farrar, Straus & Giroux. Uno psicologo di grande influenza dimostra il peso dell’irrazionalità, degli errori di valutazione di quel che ricordiamo, e di quel che ci potrebbe rendere felici.
  • Amanda Foreman, A world on fire. Britain’s Crucial Role in the American Civil War. Random House. Un libro su come gli inglesi si son comportati durante la guerra civile americana.

9 pensieri riguardo “I dieci libri più belli del 2011, secondo il New York Times”

  1. “Bella” lista all’insegna del politicamente corretto imperante o, per dirla più esattamnete ancora, della doxa corrente. Doxa statunitense, naturalmente.
    Naturalmente rigidamente di lingua inglese, o scritta in funzione della lingua inglese.
    Tempi di egemonia egoica, ripeto e sottolineo egoica, di scrittura che nasconde il niente. Di letteratura usa e getta, Carta igienica.
    Perfino – si fa per dire – il gallonato Hitchens, quando si è ammalato di cancro, in estremis si è rivolto al nemico medico-cristiano: tante bandiere di eversione ed eccolo qui, il grande rivoluzionario, piegarsi di fronte alla morte come tutti.

    Insomma, nel 2010 non è cambiato niente: tutto riscritto, sottolineo riscritto, secondo il “pensiero” corrente. Naturalmente americano.

    E in Europa che cosa succede, a parte i bond e la recessione e la coppia franco-tedesca? In letteratura, intendo, che cosa succede? Questa è una meta-domanda. Non occorrono risposte.

    A me delle liste newyorkesi non importa niente.

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  2. Non mi trovo d’accordo con la lista e dubito fortemente che non ci fossero libri migliori da inserire in questa lista, sopratutto il numero uno della lista non mi convince per niente. Il quarto e il quinto invece potrebbero essere delle letture piacevoli, proverò a darci un’occhiata

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  3. Accidenti, è solo una lista, ragazzi. La lista del nyt, quindi giornale autorevole ma niente di più. Non è un invito a leggerli quei libri, non è un giudizio di qualità. Solo una notifica di una serie di scelte; scelte che negli anni passati ci hanno fatto scoprire qualcuno di nuovo.
    Io queste liste mi diverto a leggerle e a riprenderle. Tutto qui.
    Sicuramente ne cerco qualcuna anche europea. Mi spiace che certe volte suscitino un po’ di livore, queste liste.

    rilassiamoci

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  4. Luigi, naturalmente non è livore e non è eventualmente indirizzato a te.
    E’ solo la triste constatazione di quello a cui si presta una “fonte autorevole” invece di invertire la rotta. E questo riguarda la doxa statunitense e di lingua inglese, anzi dell’inglese internazionale, entro cui tutti si allineano e soffrono per una traduzione, pena la mancanza della propria “opera” in classifica. O del riconoscimento di un premio.

    Non si scrive più nella propria lingua e, quando lo si fa, si scrive in vista della traduzione, naturalmente in inglese internazionale. Se poi parliamo di romanzo, che non esiste più tranne in rari casi, si scrive in vista della traduzione cinematografica. Anzi, oggi il “romanzo” è una sceneggiatura e niente più.
    Tant’è che un grande romanzo non ha mai dato una grande versione cinematografica.

    Lingua di massa, alla maniera di Orwell che profetizzava che, quando la lingua si semplifica e perde di sfumatura, fa il gioco di una coscienza distopica, anzi, una non-coscienza oppressiva.

    Ma alla fine a chi gliene frega qualcosa? Oggi il “romanzo”, appunto, è carta igienica. Una volta usato, lo si getta. Ha assolto la funzione di entertainment.
    Tutti lettori, tutti scrittori, tutti critici. Ah, che bella democrazia!! Ma si gioca sempre al ribasso.
    Buona domenica.

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  5. @luiginter — E pensare che, proprio nei commenti recenti, si parla di Andorra di Peter Cameron, e pensare che io vorrei tanto che fosse stato tradotto questo gentile Peter Cameron che scrive così bene. E ci sono tanti scrittori americani grandiosi come Doctorov che all’età di oltre ottanta anni, ha scritto quella magnificenza di Homer & Langley, e ci sono , per stare con i più recenti, la Strout,e la Oates e talmente tanti altri davvero bravi. Magari non i più osannati che, spesso, non mi sembrano interessanti. La letteratura,a mio parere, come tutta l’arte, non ha nè confini nè nazionalità. Per esempio i premi Pulitzer per la letteratura sono sempre dei libri magnifici, come L’ultimo inverno di Paul Harding (2010), o i romanzi di Richard Powers- come dimenticare Il tempo di una canzone, Sporco denaro e molto altri di cui al momento mi sfugge il titolo italiano,,e Paula Fox e centinaia di altri, come l’ultimo di Salvatore Scibona La fine.Sulle classifiche poi non è il caso di soffermarsi. Basta guardare le nostre: spesso ai primi posti ci sono libri di cucina o di giardinaggio sul poggiolo eccetera.Il bello è leggerli i libri, scoprirli, goderne o dolersene. Ho trovato delizioso il pezzo di Baricco, oggi su Repubbllica, dedicato a un libro che non conosco (ancora) ma che certo Baricco ha molto amato.E poi è divertente essere messi al corrente sia di notizie importanti che di notiziole che riguardano i nostri amati libri.Perciò ti ringrazio molto .

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  6. ho letto Swamplandia, la prima parte è geniale, spaziante, molto divertente. Poi però secondo me non tiene per tutto il libro e mi sono un po’ stancata. In Italia lo ha pubblicato Elliot.
    E’ un bel libro anche L’amante della tigre. Certo un esordio sorprendente per la maturità stilistica e anche per la costruzione della storia. Anch’io sono molto attratta dal nuovo King, nonostante quello che dice Bloom. Per il resto non è facile fare classifiche anche se a volte sono l’occasione per dei bei confronti come quelli del blog.

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