La trama del matrimonio, Jeffrey Eugenides

Pilgrim Lake. - foto: Matt Stafford, flickr
Pilgrim Lake. - foto: Matt Stafford, flickr

Non è sicuramente prolifico, scrive un libro ogni dieci anni, ma ne vale la pena aspettare tutto questo tempo, se l’esito è sempre di questo livello. Le vergini suicide, pubblicato nel 1993, da cui Sofia Coppola ha tratta il bel film Il giardino delle vergini suicide, è uno dei miei libri preferiti; Middlesex, il titolo che me l’ha fatto conoscere per caso nel 2003 al Festivaletteratura di Mantova, è un altro ottimo romanzo.

Finalmente, dopo anni di trepidante attesa (per me), è uscito La trama del matrimonio, edito in Italia da Mondadori, terzo titolo di Jeffrey Eugenides, scrittore americano di origine greca. Un romanzo di quasi 500 pagine, ambientato negli anni Ottanta, principalmente in New Jersey, con punte a New York, in India, in Europa, a Cape Cod, a Portland…

Protagonisti tre ragazzi che si incontrano al college: Madeleine, ragazza di buona famiglia, bella, intelligente, ricca e sicura di sè; innamorata di Leonard, proveniente da Portland da una famiglia disfunzionale con genitori alcolizzati e divorziati, che lo portano a diventare maniaco-depressivo; e infine Mitchell, innamorato a sua volta dal primo istante di Madeleine, intelligente, appassionato di teologia e storia delle religioni.

Non vorrei dilungarmi troppo sulla trama, per non togliere sorprese a chi lo vuole leggere. Quello che mi è piaciuto, in questo libro come negli altri di questo autore, è la sua bravura a scrivere. Le pagine scorrono veloci, le frasi sembrano nate per essere una di fianco all’altra, con una naturalezza con non è così scontata. Le dinamiche fra i tre protagonisti ti prendono, rimani in sospeso per le crisi di Leonard, per i viaggi e le avvenute di Mitchell, per le sofferenze di Madeleine. E’ bello viaggiare con Mitchell prima fra Parigi, l’Italia, la Grecia, l’India, e con Madeleine e Leonard dopo in Francia, vivere con loro in New Jersey e in Massachusett; soprattutto interessante e stimolante seguire gli studi di biologia di Leonard, di teologia di Mitchell, di letteratura inglese di Madeleine. Un romanzo pervaso di libri e di amore per la letteratura. Un libro che ti fa pensare.

Bello, bravo, da leggere, così come gli altri.

Ciò che la fece sedere di scatto sul letto era qualcosa che si avvicinava di più alla ragione principale per cui leggeva e aveva sempre amato i libri. Un segno che non era sola al mondo. L’espressione di ciò che fino a oggi aveva provato senza riuscire a dirlo.

*giuliaduepuntozero

11 pensieri riguardo “La trama del matrimonio, Jeffrey Eugenides”

  1. giulia anche io metto tra i miei preferiti Le vergini suicide l’ho letto ai tempi che uscì ma poi non ho seguito le nuove creature di J. Eugenides questo però mi ispira…

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  2. @giudi: sì, bellissimo, e anche il film, l’hai visto? Ti consiglio vivamente sia Middlesex che La trama del matrimonio, lui è DAVVERO bravo a scrivere. Mia mamma ha appena finito di leggerlo, anche lei entusiasta, l’ha letto in pochissimo giorni nonostante abbia parecchie pagine…

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  3. @giulia: si ho visto anche il film di Sofia Coppola, molto bello. Su pulp il nuovo lo stroncano ma dal tuo racconto a me ispira molto. Grazie!

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  4. dal post precedente è scomparso il link… per chi fosse interessato lo ripropongo a pezzetti (basta togliere gli spazi), vediamo se passa🙂

    http: // stefanodesanctis .it / archives/ 298/ la-trama-del-matrimonio-jeffrey-eugenides/

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  5. Leggo queste parole: “Guardiamo i libri, per cominciare. C’erano i romanzi di Edith Wharton, allineati sullo scaffale non in ordine alfabetico per titolo ma per anno di pubblicazione; c’era l’opera completa di Henry James della Modern Library, (…) c’erano i testi con le orecchie alle pagine usati per gli esami, molto Dickens, un assaggio di Trollope, dosi generose di Jane Austen e George Elliot e delle formidabili Bronte. Un buon numero di tascabili New Directions con le copertine bianche e nere, soprattutto poetesse come H.D. o Denise Levertov. I romanzi di Colette letti di nascosto. La prima edizione di Coppie, (…) c’era, insomma, questa biblioteca di medie dimensioni ma ancora trasportabile che riuniva quasi tutte le letture di quattro anni di college, una raccolta di volumi apparentemente casuale che a poco a poco trovava un senso (…) Li aveva letti tutti fino all’ultimo, spesso più volte, sottolineando molti brani, ma adesso non le erano di alcun aiuto.”
    Penso: “sono io, sono i miei libri con le orecchie alle pagine e coi brani sottolineati e che adesso non mi sono di alcun aiuto, questo libro parla anche un po’ di me”, e lo compro decisa e piena di aspettative,forse un po’ troppe, forse dettate dalla deformazione professionale che colpisce ogni studiosa di letteratura.
    Inizio a leggerlo e vengo trascinata dalle tante citazioni culturali, dai Frammenti di un discorso amoroso, dalle dissertazioni sulla semiotica, da Schopenhauer, e visto che non è un saggio ma un romanzo resto piacevolmente colpita anche dal profilo psicologico dei personaggi, dalle vicende narrate ma all’improvviso l’esasperazione del membro maschile e dell’atto sessuale, molte forse troppe volte.
    “si immaginò mentre la leccava generosamente, facendola venire come mai era venuta in vita sua. A quel punto venne anche lui, si girò sul fianco per sgocciolare sullo scendiletto dell’albergo. Quasi subito sentì la punta del pene fredda. Lo scrollò e si lasciò ricadere sul materasso.” Poi c’è il kit di sopravvivenza di Maddy con preservativi, vibratore, creme lubrificanti e tutto il necessario per un buon amplesso autoerotico e non. E ancora “si prese il membro e lo appoggiò senza metterglielo dentro, descrivendo piccoli movimenti circolari.” E poi la descrizione dettagliata dell’inserimento del diaframma di Maddy.
    Insomma la mia domanda è: lungi dall’essere puritana o bigotta (sono una che ha letto e apprezzato De Sade) ma ho trovato solo io, nel complesso del romanzo, fuori luogo e un po’ inutili questi particolari?

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  6. @Francesca: forse fuori luogo un po’ sì, ma inutili forse no… E’ un romanzo corposo, a mio parere ricco nella descrizione dei personaggi e nella definizione della loro psicologia. Non nasconde nulla, comprese queste immagini, che ai fini della storia e dei personaggi hanno un senso. Non trovi?
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  7. Forse dovrei leggere quelle parti in lingua originale per capire se fanno lo stesso effetto, non so nemmeno spiegarti bene cosa esattamente mi ha fatto sembrare quelle descrizioni fuori luogo, forse semplicemente stonano un po’ con la vena poetica di tutto il resto della narrazione impregnata di riferimenti letterali e culturali così belli. Trovo che abbiano un senso accostate al personaggio di Leonard, trovo “normale” che un maniaco compulsivo possa avere pensieri erotici fedifraghi e che li sfoghi in una masturbazione ad esempio, peraltro in questo caso non descritta nei minimi particolari, però ripeto trovo un po’ di disarmonia, tutto qui.
    Grazie per lo scambio di vedute =)
    Ciao a te

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  8. Leggo solo ora con interesse lo scambio fra Giulia e Francesca. Le quasi 500 pagine di Eugenides descrivono un tutto tondo esistenziale e psicologico, può essere che vi si scorga un filo di ridondanza, di superfluo, ma è proprio nel passaggio dal registro alto, dall’ intertesto letterario con i giochi di citazione allo scavo psicosociale che il romanzo offre una ricchezza narrativa assoluta. Ognuno di noi ha materiale per leggere dialogare rispecchiarsi reinventare, permettendosi anche di “saltare” qualche passaggio a proprio parere meno importante. Ciò non giustifica tuttavia l’esacerbazione del giudizio critico proposto da Goffredo Fofi su L’Internazionale: la Trama è un grande affresco d’antan giocato nella cifra della contemporaneità, una splendida lettura antica e attualissima, una miniera di divertissements letterari, un testo multiforme e intelligente. Vi lascerei tutto, così com’è.

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  9. questa sera mi sento un po’ orfana,perché ho finito di leggere ” la trama del matrimonio” e so che non sarà facile trovare presto un romanzo altrettanto bello e incalzante. Ho voglia di ripercorrerne alcune parti per meglio assaporarle. Una sola lettura non basta per goderne appieno la perfetta struttura elicoidale: ogni personaggio si capisce e si completa attraverso l’altro e tutto torna. Splendido

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