Sebald, ho scoperto il narratore delle incertezze

È il 2 gennaio 2012. Mi ritrovo Gli anelli di Saturno tra le mani. Lo guardo incuriosita.
W.G. Sebald, questo sconosciuto.
Mi è stato regalato. Perché chi lo ha letto prima di me ha pensato che potesse rapirmi. “Il narratore delle incertezze”, lo ha definito. Curioso. L’approccio con cui apro la prima pagina del libro è quello di chi ha invece la “certezza” di trovare in quelle righe qualcosa di straordinario. E così è stato.
Sebald non è un narratore qualsiasi. Lui dettaglia, non racconta. Lui ti costringe a seguire parola dopo parola il suo percorso da pellegrino nel suo passato, tra le sue conoscenze, i suoi incontri, i suoi vissuti. A volte fa sorridere nella minuziosa, a tratti paranoica analisi di ogni minimo particolare che vede, intercetta, immagina, ricorda.

Ogni paragrafo potrebbe essere un quadro. Da tratteggiare. Ma da lasciare rigorosamente in bianco e nero. Nel suo viaggio solitario nel Suffolk (Inghilterra), dove ha vissuto, tutto è fatto di chiaroscuri.

Lo scrittore W.G.Sebald autore de Gli anelli di Saturno

Sembra di vederlo: tedesco, emigrato negli anni ’60 in Inghilterra, professore di letteratura tedesca, bibliofilo. Le pagine de Gli anelli di Saturno trasudano di vezzi e momenti di forte autoreferenzialità nelle descrizioni. Soprattutto in quelle che riguardano il valore del tempo, tema che sottende ciascuno dei dieci capitoli-tappa del libro. Si piace. Si percepisce che Sebald si piace.

Ma non si risponde. Apre domande. Raramente trova risposte. E ha costretto anche me, lettrice capitata per caso (o quasi) tra le sue righe, a pormi gli stessi interrogativi. E a restare con più di qualche grattacapo.

La malinconia fa da bordone a ogni racconto. E filtra ogni visione. Ogni tuffo nel passato. In un gioco di luci (poche) e ombre (molte) che rapiscono nella lettura.

Come quando presenta il giovane Michael, berlinese trasferito a nove anni nel Suffolk, che ripensa al suo “ieri” e non trova altre parole se non: “How little there has remained in me of my native country”.
Un po’ a Michael mi sono affezionata. Sebald dice di non capire come mai sin dalla prima volta che ha messo piede nella sua casa, abbia percepito la sensazione di averci vissuto, lui, in una vita precedente. E apre una serie di interrogativi: quali distanze nel tempo le affinità elettive e le corrispondenze riescono a superare?

Già. Quali distanze… Ne esistono alcune che sembrano incolmabili. Altre che proprio grazie ad affinità elettive emerse in modo inaspettato, si colmano in poco tempo. Ma la regola generale (se mai ce ne fosse una) rimane un mistero.

Ma se ripenso alla malinconia saturnina di Sebald, oggi che il libro è stato chiuso dopo la lettura anche dell’ultima riga, il pensiero (e non solo quello) mi riporta alla parte terza, quando racconta dei pescatori di aringhe sulla spiaggia a tre miglia da Lowestoft. “Gli ultimi epigoni di un popolo errante trasferitosi laggiù in attesa di un miracolo”, dice l’autore.

Non c’è stato verso: ho letto le pagine con curiosa ironia, affascinata dalla serie infinita di digressioni e dettagli su come si muovono, come si comportano e quante sfaccettature hanno le arighe che i pescatori-epigoni rastrellano nelle acque durante la notte, ma una è la frase che è rimasta scolpita in me e che Sebald attribuisce a quegli uomini: “… ciò che vogliono è forse semplicemente fermarsi in un luogo dove hanno il mondo alle spalle e davanti a sé nient’altro che il vuoto”.

È lì che ho capito perché Sebald è il “narratore delle incertezze”.

8 pensieri riguardo “Sebald, ho scoperto il narratore delle incertezze”

  1. Grazie della segnalazione. Io avevo letto a suo tempo, con sentimenti contrastanti, ma sicura del suo valore, “Gli emigrati”, uscito da Bompiani (ora lo vedo nel catalogo Adelphi), che ti consiglio. Sebald, grande narratore delle incertezze-

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  2. Grazie a te Eugenia. A questo punto non posso che continuare e approfondire la conoscenza di Sebald. Quindi accetto il tuo consiglio e leggerò presto “Gli emigrati”. Magari poi ci ritroviamo qui per un commento.

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  3. Be’, visto quanto amo Sebald, non posso che essere felice di aver trovato un’altra lettrice che apprezza il grandissimo “narratore delle incertezze”.
    Un grande abbraccio di benvenuta! a blackswan76, al suo primo post sul blog,

    ciao a tutti

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  4. Grazie luiginter, ho letto gli articoli di questo blog su Sebald e non solo. E avevo capito che c’era una certa “sensibilità” sul tema. Conto di restare. A presto.

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  5. Bella recensione………..soprattutto invita a leggere il libro…..che avevo gia’ comprato dopo aver letto un’altra recensione precedente a questa ma per motivi di tempo ne ho rimandato la lettura! Buona Domenica a TUTTI …….

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  6. Benvenuta Blackswan nel club dei sebaldiani. Credo che ci troviamo di fronte ad uno dei più grandi scrittori di questi ultimi vent’anni. Malinconico, sì, ma vertiginoso. Con una capacità di irretirci nei vagabondaggi del suo pensiero, delle sue immagini, delle sue considerazioni sulla memoria e sul tempo che è impareggiabile. Assolutamente unico.

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