James Joyce, Ulisse, diario di un lettore (2). Bloom amava leggere seduto sul cesso

@Gruppodilettura
Lo avevo scritto che sarebbe stata una lettura lenta questa dell’Ulisse. E ho mantenuto le promesse.

James Joyce, 15 maggio 1931
James Joyce, 15 maggio 1931

In questo secondo appuntamento con il diario di lettura del super romanzo del grande James Joyce però provo a entrare senza esitazioni nella mia esperienza di “lettore comune”.

Anche se la lettura è arrivata un po’ oltre nel libro, qui mi occuperò di uno dei primi episodi.
Prima però vi parlo di una ulteriore complessità della lettura.

Come molti di voi sapranno, non appena sono scaduti diritti sull’opera di Joyce (primo gennaio 2012), Newton Compton si è fatta trovare pronta con una nuova traduzione dell’Ulisse, di Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi, della quale si è scritto un gran bene (Su alcune caratteristiche di questa edizione Newton Compton, per esempio l’apparato di note e l’introduzione ai vari episodi tornerò in uno dei prossimi diari).
E allora io mi sono fatto tentare. E più che confrontare quest’ultima con la traduzione “classica” di Giulio de Angelis (Meridiani, Mondadori), le sto alternando: leggo un po’ da una e po’ dall’altra. A volte, ammetto, rileggo una e l’altra, ma di solito salto, così casualmente, dal Meridiano al Mammut. Per chi fosse interessato, ricordo che il Mammut con la nuova traduzione costa meno di 10 euro. Certo il Joyce Newton Compton, come tutti i classici di questa collana, oltre a grandi pregi, ha anche il difetto di essere davvero ingombrante. Quindi nella scelta di quando leggere l’uno o l’altro, anche questo fatto ha una certa importanza.

Un’altra avvertenza. Seguo, almeno in parte, il consiglio di Terrinoni nell’introduzione al quarto episodio (Calipso): l’Ulisse si può leggere oltre che in modo sequenziale, dal primo al diciottesimo episodio, anche in maniera più anarchica, a scelta del lettore, saltando da un episodio all’altro. Del resto, come ricorda Declan Kiberd in Ulysses and Us, che ho già citato l’altra volta in questo diario, il lavoro di Joyce si colloca in un territorio che, pur andando oltre la raccolta di storie,  non può essere considerato un vero romanzo, perché non ne ha la struttura unificata.

Ecco quindi che mi sento giustificato se la sequenza delle scene e dei passaggi che vorrei mettere a fuoco nel corso della stesura del diario di lettura non seguirà esattamente l’ordine di presentazione, in sequenza, nell’Ulisse.

Il primo dei passaggi che ho scelto, è proprio nel quarto episodio, quello della Colazione, che Joyce designò Calipso “nella sua corrispondenza privata” vietando però che questi titoli dei vari episodi “venissero indicati nelle varie edizioni della sua opera” (de Angelis).

L’episodio ci presenta per la prima volta Leopold Bloom, l’eroe del romanzo, in casa alle prese con la colazione della moglie Molly e i pensieri dei rognoni che egli ama a dismisura come le altre frattaglie che “gli occupavano la mente”.

Incontriamo, attraverso la mente di Leopold, oltre che Molly, anche la figlia Milly, passando da una lettera, e il pensiero del figlio Rudy, morto dopo solo undici giorni di vita. E l’attrazione per la domestica dei vicini, avvicinata nella bottega del macellaio.

È un episodio nel quale il tema del cibo è molto importante; ma in generale è un episodio chiave per molto altri versi, per esempio perché nella cronologia della giornata dell’Ulisse ci riporta alle 8 del mattino, è quindi contemporaneo al primo episodio del romanzo, quello nel quale viene introdotto Stephen Dedalus, e avvia una specie di contrappunto, con l’universo di Bloom che si confronta da lontano (salvo alcuni incroci) con quello davvero diverso di Dedalus.

Bloom, anche se non viene descritto, ci si presenta davanti agli occhi in tutta la sua fisicità, nei suoi movimenti, nei suoi bisogni naturali e nelle sue funzioni corporali.
Un episodio molto importante, sul quale credo tornerò ancora in questo diario.

Ma ecco finalmente il passaggio che amo di più in questo episodio, passaggio assai coerente con l’interpretazione, che abbiamo visto nel primo diario di lettura, dell’Ulisse come romanzo che ha per eroe “l’individuo comune” e la sua vita quotidiana piena di meraviglie.
(Riporto il passaggio nella traduzione di Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi per Newton Compton)

Leopold vestito per il funerale di Patrick Dignam, prima di uscire si ferma al gabinetto in giardino portandosi un vecchio giornale, una copia di Titbits.

Un giornale. Amava leggere seduto sul cesso. Spero che non venga a bussare qualche imbecille proprio mentre sono dentro. […]

Con un calcio spalancò la porta instabile del cesso. Meglio fare attenzione a non sporcarmi i pantaloni per il funerale. Entrò, abbassando la testa sotto la piattabanda. Lasciando la porta socchiusa, tra il fetore dell’imbiancatura di calce coperta di muffa e le ragnatele vecchie si slacciò le bretelle. Prima di sedersi sbirciò da una fessura per vedere la finestra dell’appartamento accanto. Il re era nella sua tesoreria. Nessuno.

Semiaccovacciato sul seggio defecatorio aprì il giornale girando le pagine sulle ginocchia nude. Qualcosa di nuovo e di facile. Non c’è fretta. Trattienila un po’. La nostra storia vincitrice. Il colpo magistrale di Matcham. Scritto da Philip Beaufoy, del club degli Spettatori di Teatro, Londra. L’autore ha ricevuto il pagamento di una ghinea a colonna. Tre e mezzo. Tre sterline e tre. Tre sterline tredici e sei.

Trattenendosi, lesse con calma la prima colonna, poi arrendevole e resistente allo stesso tempo, cominciò la seconda. A metà racconto, con le ultime resistenze che cedevano, permise alle sue viscere di liberarsi in tranquillità mentre continuava a leggere, leggendo ancora con pazienza, la leggera stipsi di ieri del tutto passata. Spero non sia troppo grosso se no mi tornano le emorroidi. No, il giusto. Così. Ah! Stitico una pasticca di cascara sagrada. A volte è la vita. Non lo commosse né lo toccò ma era qualcosa di agile e ben fatto. Stampano di tutto oggi. Stagione banale. Continuò a leggere, seduto in tranquillità sopra il suo tanfo che risaliva. Certamente ben fatto. Matcham pensa spesso al colpo magistrale con cui ha sconfitto la Strega che ride la quale ora. Comincia e finisce con la morale. Mano nella mano. Intelligente diede un’altra occhiata a quanto aveva letto e, nel sentire il proprio liquido fluire in tranquillità, invidiò benevolmente Mr Beaufoy che l’aveva scritto ricevendo come pagamento tre sterline tredici e sei.

[…]

Strappò via di netto metà della storia vincitrice e ci si pulì. Poi tirandosi su i pantaloni, si riallacciò e si abbottonò. Spinse indietro la porta malferma del cesso ed emerse dalla semioscurità nell’aria.

# Ulisse, diario di letture, parte prima

29 pensieri riguardo “James Joyce, Ulisse, diario di un lettore (2). Bloom amava leggere seduto sul cesso”

  1. Stamattina rileggendo il brano proposto ho apprezzato la semplicità analitica usata nel descrivere due atti relazionali come il defecare & il leggere.
    La descrizione dell’emissione dei fluidi corporei mi ha dato da pensare, perché nel mio immaginario l’atto da parte di un maschio pensavo sarebbe stato compiuto prima e in piedi.

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  2. @maria vittoria
    Defecare in piedi ?!?!?
    Poco pratico e molto scomodo (credo), e peraltro mal si concilia con lettura!
    (io, rigorosamente seduto, uso come leggìo la cesta dei panni sporchi).

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  3. vero, anche per quel che mi riguarda uno degli aspetti che più colpisce in Joyce è la rappresentazione della fisicità umana, il corpo umano visto nella sua realtà animalesca di cui non si risparmia la descrizione (qui e altrove) delle poco poetiche secrezioni ed escrezioni. eppure questo corpo pur legato a tutti i suoi fisiologici bisogni quotidiani, non è mai degradato: può essere fonte di ripugnanza (il vomito della madre morente) come di estasi sconvolgente (il primo incontro sessuale/sensuale con Molly).
    di ogni personaggio intravediamo almeno qualche dettaglio della sua corporeità perchè in realtà noi siamo il nostro corpo: ripugnante o sublime, dobbiamo sempre fare i conti con lui. Umano, troppo umano!

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  4. D’altronde Ulisse è dichiaratamente anche un viaggio intorno al corpo, o nel corpo. Se ufficialmente l’organo associato al quarto episodio, quello in questione , sono “i renI” (vedi i rognoni da cucinarsi, che Bloom andrà a comprare e poi metterà in padella), io estenderei a tutte le viscere tale associazione, proprio per l’importanza nell’episodio della “seduta sul cesso” qui richiamata.
    Non dimentichiamoci che Joyce suggerì queste associazioni “a posteriori”, ma non facevano parte del suo programma di scrittura durante la composizione del libro.
    Comunque quello che trovo notevole da parte di Joyce è questo improvviso riappropriarsi della corporeità nei suoi aspetti più volgarmente quotidiani da parte del romanzo dopo averli nascosti, per secoli, passata l’epoca di Rabelais. Hellsbelle parla di “rappresentazione della fisicità umana, il corpo umano visto nella sua realtà animalesca di cui non si risparmia la descrizione (qui e altrove) delle poco poetiche secrezioni ed escrezioni”. Io parlerei di “liberazione dalla poetica forzata”. L’epica finalmente svincolata dalla poetica. E da questo forse nasce il romanzo del ‘900.

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  5. in relazione alla rappresentazione della corporeità, un altro grande caso di ‘liberazione dalla poetica forzata’ -un vertice dell’epica svincolata dalla poetica- : C.E. Gadda -sebbene con altri più diperati accenti rispetto a Joyce.
    Da ‘La cognizione del dolore’ dato alle stampe alla fine degli anni ’30:
    “Tutti, tutti: e più che mai quei signori attavolati. Tutti erano consideratissimi! A nessuno, mai era mai venuto in mente di sospettare che potessero essere anche dei bischeri, putacaso, dei bambini di tre anni.
    Nemmeno essi stessi, che pure conoscevano a fondo tutto quanto li riguardava, le proprie unghie incarnite, e le verruche, i nèi, i calli, un per uno, le varici, i foruncoli, i baffi solitari: neppure essi, no no, avrebbero fatto di se stessi un simile giudizio.
    E quella era la vita.”

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  6. Nella raccolta di saggi “I libri della mia vita” di Henry Miller, ce n’è uno che si intitola “Del leggere al cesso”.

    Miller arzigogola intorno al fondamentale argomento “Del leggere al cesso” osservando che per molti «affrontare il problema di come sfruttare il tempo che passano là dentro nel modo più profittevole è, praticamente, un problema metafisico».

    Portarsi un libro al cesso significa infatti, secondo lui, essere incapaci di stare soli con se stessi.

    E siccome non c’è scrittore «lusingato del fatto che la sua opera venga associata alla funzione escretoria», per Miller si dovrebbero impiantare in tutte le case quei cessi che constano di un semplice buco nel pavimento, senza sedile, tazza od orpelli di sorta. Un modello di gabinetto «in cui soltanto un equilibrista riuscirebbe a leggere».

    Da qualche altra parte (non ricordo dove, cito a memoria e chiedo venia per l’eventuale inesattezza della citazione) Miller scrive:

    “Oh i meravigliosi intervalli al gabinetto! A essi devo la mia conoscenza di Boccaccio, Rabelais, Petronio, dell’Asino d’Oro. Tutte le mie valide letture, si può dire, furono fatte al gabinetto. Nel peggiore dei casi, Ulisse o un romanzo giallo. Ci sono passi nell’Ulisse che si possono leggere soltanto al gabinetto”.

    Sul fatto che il miglior luogo deputato alla lettura dell'”Ulisse” non possa che essere un cesso mi sento di poter entusiasticamente concordare con Henry Miller.

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  7. @gabrilù
    suggestive, ma un po’ contraddittorie (mi pare) le opinioni di H.M. da te riportate riguardo al problema cosiddetto metafisico (o meglio “metà-fisico”: da quel che mi risulta la lettura al cesso è un’usanza tipicamente maschile, mentre per l’altra metà (del cielo) il gabinetto è risaputo ritenersi luogo più appropriato per azioni puramente riflessive -e mi riferisco all’uso dello specchio-. Che poi la lettura più praticata magari sia la Gazzetta dello Sport è comunque un altro discorso).
    Comunque continuo a non capire la posizione del celebre autore di entrambi i Tropici: quella seduta, agevole per approfondire (specie in gioventù) i poeti della classicità, o quella accucciata che frustra qualsiasi intenzione di voler sorreggere qualsivoglia tomo e vieppiù anchilosante degli arti inferiori, imposta dall’uso turcomanno, dallo stesso H.M. altrove anelata?
    Pregasi chiarire.

    E aggiungo: parmi che tu suggerisca doppiovelatamente (e sulle orme del Miller) l’utilizzo del Joyce contro la stipsi, decantandone le doti terapeutiche. Credo che, per quanto l’efficacia sia stata riscontrata su diversi soggetti, non siano stati condotti ancora studi clinici sufficientemente approfonditi.

    Ciao. 🙂

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  8. Buongiorno egregi signori/e, divertenti i vostri post sul “dove leggere L’Ulisse”…invogliata da questa combriccola e come nei migliori propositi manifestati già nel dicembre 2011 da Luiginter, mi sto cimentando, non senza difficoltà, in questa, di certo non scorrevole, lettura. Ebbene, lentamente, molto lentamente, questo Mr. Bloom, con i suoi pensieri, le sue divagazioni e riflessioni, la sua fisicità, la sua ironia, mi sta risultando veramente simpatico!

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  9. ragazzi, la ‘Guida alla lettura’ è senz’altro utile ma alla fin fine non serve più di tanto, voglio dire: sono all’ultimo capitolo (della 1° lettura -aahaha! cioè, non credo che una sola lettura sia sufficiente per un testo del genere, sarebbe un’idea rileggerlo come suggerito da non ricordo bene chi, forse Melchiori stesso, a capitoli sparsi) -Penelope, Il letto- e, come avrete già capito mi interessa molto approfondire: avete qualcosa da consigliarmi (in italiano, please, dato che il mio inglese non svetta ad eccelse altitudini)? anticipatamente vi ringrazio

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  10. Ciao, devo acquistare il libro. Sinceramente (without campanilismo) quale delle due edizioni mi consigli? E perchè? Non bado a prezzi. Grazie

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  11. direi quella Newton Compton: più moderna la traduzione; la guida è più “ampia”, tiene cioé conto di molti punti di vista critici; ha un solo difetto: il volume è davvero grosso, voluminoso. Ovviamente il prezzo sotto i 10 euro è un ulteriore vantaggio…

    ciao ciao

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  12. @Luiginter,

    ma allora ci sei!
    e come mai non ti sei fatto una passeggiatina tra ‘i libri più belli’ quando c’era bisogno di te?
    Dai, che fai ancora in tempo a calmare le acque che ancora ribollono un po’

    Ciao ciao, come dici sempre tu

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  13. Ciao, penso vi possa interessare l’evento letterario dedicato all’Ulisse che si terrà a Genova il 16 giugno – giorno in cui una serie di lettori legegrà brani del romanzo scanditi secondo l’orario della giornata di Bloom. Io sarò una delle 3 lettrici di Penelope. Se vi interessano dettagli e scaletta scrivetemi. tizianapiacentini1@gmail.com Ciaooooooo

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  14. @luiginter
    grazie del consiglio. Speravo in realtà che mi consigliassi l’altra, perchè devo dire la verità: come diavolo si fa a comprare un libro con una copertina così brutta?! E’ un insulto ai libri. La newton&compton è davvero orripilante in fatto di grafica. Al di là di questo, l’edizione della Mondadori è proprio totalmente sconsigliabile? A cosa andrei incontro?

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  15. ragazzi sono sempre io, non demordo nella ricerca di commenti adeguati (in italiano) al testo dell’Ulisse. le note critiche del volume dei Meridiani sono (per me) troppo scarne, trovo invece ben fatti ed esaurienti i commenti della ‘Telemachia’ (De Angelis- Melchiori, ed. Mondadori) e di ‘Penelope’ (De Angelis, ed. Rizzoli). come posso fare per tutti gli altri capitoli? (adesso sto rileggendo ‘Itaca’ -uno dei miei preferiti- e qualcosa in più mi farebbe comodo)

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  16. Mi piacerebbe capire di cosa si chiacchiera.

    Si chiacchiera forse del “leggere al cesso” (mi attengo pedissequamente al titolo del post) nell’accezione henrymilleriana del termine? ^____^
    O del leggere seduti sul cesso?
    (Il che, perdonatemi, sarebbe tutt’ altra faccenda)

    A me non pare che “leggere al cesso” o “leggere seduti sul cesso” o leggere cose da cesso” sia esattamente la stessa cosa.

    Ci sono scrittori che si possono leggere seduti sul cesso, altri no.

    A mio modo di vedere, Joyce si presta molto bene, però’, ad una lettura da water closet ^__^

    Mi piacerebbe legger precisazioni discettazioni e precisazioni sui cessi e su questo “del leggere al cesso * .
    Gli stimoli non mancano. Basta non solo leggere Joyce (chè quello, sui cessi, è una miniera) , ma guardarsi un po’ in giro oggi.

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  17. il cesso è un posto che per noi lettori ha una sua incontestabile dignità. per quel che mi riguarda però non certo Joyce ma assolutamente si alle mitiche strisce di Lupo Alberto!!

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  18. Mi fu molto utile, nel periodo in cui leggevo Ulisse, il lungo capitolo dedicato a James Joyce da Nabokov in “lezioni di letteratura”. Per me fu davvero determinante l’aiuto del grande Vladimir Nabokov , più di altri saggi. Un libro importante sulla letteratura (da Jane Austen, Dickens, Flaubert, Stevenson, Proust, kafka a JoYce con Ulisse) con un professore d’eccezione. Buone letture

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  19. Mi associo a Hellsbell circa la dignità del cesso come luogo di lettura. Per quel che mi riguarda poi non vedo alcuna particolare distinzione tra letture “da cesso” da altre, se non usando il termine in senso metaforico, coniato in epoca in cui i cessi erano luoghi oscuri, muffosi, scomodi e fetidi, spesso al di fuori dello spazio abitativo e condiviso tra più famiglie: peraltro proprio come quello in cui Bloom alberga in questo capitolo dell’Ulisse per leggere un articolo di giornale al termine della cui lettura lo stesso viene utilizzato per il necessario nettoyage.
    I cessi di oggi sono tutt’altra cosa. Alcuni vengono anche arredati cafonescamente come dei salotti. Senza giungere a tanto sono in genere luoghi mediamente confortevoli.
    Personalmente non ne disdegnerei affatto uno attrezzato anche a biblioteca.🙂

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  20. @jejii, no no l’edizione della Mondadori non è per niente sconsigliabile; io la sto usando; leggo sia N&C che Mondadori. Il Meridiano dell’Ulisse in particolare è talmente ricco di apparati e note che è assolutamente da non perdere.
    N&C però ha una traduzione più moderna, e l’apparato più sintetico e, diciamo così, più ecumenico, tiene conto di più punti di vista critici. Certo, la grandezza del volume N&C e la grafica non aiutano

    ciao ciao
    a presto

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  21. Arrivo eh con una nuova puntata del diario; sto passando mesi un po’ intensi e faccio un po’ di fatica a mettere la testa dentro il blog, purtroppo; ma ora, con calma mi ci rimetto dentro
    arrivo

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  22. ciao luiginter!!
    ops! quando parlavo di edizione mondadori mi riferivo non ai Meridiani (che costa una cifra!) ma agli “Oscar classici moderni” che si trova sui 15€. Sarebbero diverse le traduzioni? Cosa cambia tra una e l’altra?

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  23. No no la traduzione è la stessa; è l’apparato critico e delle note che è diverso; la traduzione – ottima anche se, appunto, non nuovissima, – è la stessa.

    ciao ciao

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