Tua, Claudia Piñeiro

DILO Sep 07 - Lipstick - foto: Auntie P, flickr
DILO Sep 07 - Lipstick - foto: Auntie P, flickr

Ormai era da più di un mese che Ernesto non faceva l’amore con me. O forse due. Non so. Non che mi importasse poi tanto. Arrivo alla sera stanca morta. Non sembra, ma le faccende domestiche – se vuoi che tutto sia perfetto – ti sfiniscono. Fosse per me, testa sul cuscino e dritto nel mondo dei sogni. Eppure una donna lo sa, se tuo marito non ti cerca per tanto tempo… non so, si sentono tante cose. Dovrei parlarne con Ernesto, pensavo, chiedergli se ha qualche problema. Stavo per farlo. Ma dopo mi sono detta, e se poi mi capita come alla mamma, che si è fregata con le sue mani? Vedeva il papà un po’ strano e un giorno gli ha chiesto: “C’è qualcosa che non va, Roberto?”. E lui: “Sì, c’è che non ti sopporto più!”. E se n’è andato così, su due piedi, sbattendo la porta: non l’abbiamo più rivisto. Povera mamma. E poi, un’idea di che cosa stesse succedendo a Ernesto ce l’avevo. Lavorava come un matto tutto il giorno, e quando aveva un minuto di libertà si iscriveva a qualche corso, studiava sempre qualcosa; come si fa a non arrivare la sera stanco morto? Però mi sono detta: “Io non gli faccio certo domande, dopotutto ho due occhi per vedere e una testa per pensare”. E quello che vedevo era che avevamo una famiglia fantastica, una figlia che stava per finire le superiori, una casa che avrebbe fatto invidia a chiunque.

Inizia così Tua, ed. Feltrinelli, di Claudia Piñeiro. Voce narrante Inés, una desperate housewife argentina (mi ha ricordato spesso Bree della serie televisiva), che di punto in bianco si accorge che la sua famiglia non è così perfetta ed Ernesto non è così stanco, quando trova nella borsa del marito un bigliettino con un cuore disegnato col rossetto, trafitto dalla scritta Ti amo, e firmato: Tua. Inizia così una caccia all’uomo – o meglio all’amante – da parte di Inés, che dapprima segue il marito in un incontro notturno con la donna, poi lo vede ucciderla per sbaglio in un accesso d’ira, successivamente nasconde qualsiasi prova e organizza un alibi per il marito, infine in un rocambolesco ribaltone si trova lei stessa a rivestire i panni dell’assassina.

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Cronache di Gerusalemme, Guy Delisle

Mur 3 - Gerusalemme - 3 Marzo 2009 - dal blog di Guy Delisle
Mur 3 - Gerusalemme - 3 Marzo 2009 - dal blog di Guy Delisle

Come era stato anticipato, addirittura con un’anteprima su Corriere.it, il 4 aprile è uscito il nuovo libro del graphic novelist canadese Guy Delisle, Cronache di Gerusalemme, edito da Rizzoli Lizard (i volumi precedenti, invece, da Fusi Orari), e io mi sono precipitata subito a leggerlo, per la grande ammirazione che ho per questo autore, e per proseguire il mio filotto di fumetti isrealo/palestinese, iniziato con Palestina di Joe Sacco e Capire Israele in 60 giorni di Sarah Gliden.

Così come Cronache birmane, anche il volume appena uscito è frutto della sua esperienza di vita a seguito della compagna Nadège, che lavora con Medici Senza Frontiere, e per un anno è stata trasferita con tutta la famiglia in Israele. Si è aggiunta anche Alice, la seconda figlia, ma la vita di Guy è rimasta simile all’esperienza in Birmania: a spasso per la città con carrozzine, alla ricerca di parchi giochi e di supermercati, alle prese con tate che raramente parlano la sua lingua, in compagnia di altri padri occidentali come lui. La famiglia Delisle vive a Gerusalemme Est, a Beit Hanina, un villaggio arabo annesso nel 1967 dopo la Guerra dei Sei Giorni. Dalle prime tavole si capisce subito che non è la Gerusalemme descritta dalla guide turistiche: bambini che giocano nelle discariche, desolazione, case fatiscenti, spesso manca l’acqua. E sempre il muro, che incombe in tutti gli spostamenti, e attira Guy che si ferma spesso, nel suo peregrinare, a disegnarlo, quando qualche militare ragazzino israeliano a un check point non lo caccia.

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Un giorno, David Nicholls

heart - foto: giuliaduepuntozero, flickr
heart - foto: giuliaduepuntozero, flickr

Il 15 luglio. Questo è il giorno a cui fa riferimento il libro. Inizia il 15 luglio del 1988, quando Emma e Dexter, i due protagonisti, si sono appena laureati. Compagni di università, finiscono a letto, per poi abbandonarsi dopo una notte di divertimento e una giornata passata insieme. Ma non si dimenticano. Li incontriamo a distanza di un anno, sempre il 15 luglio, e li vediamo crescere, da quando erano ventiduenni, per 20 anni.

Emma fa la cameriera in un ristorante messicano, si innamora di un collega, comico nel tempo perso, abbandona tutto per diventare insegnante. Dexter viaggia, trova la sua strada nel mondo della televisione, veloce come una meteora, improvvisamente famoso, improvvisamente dimenticato, si consola nell’alcol e nelle droghe, mette la testa a posto, diventa un uomo, un marito, un padre.

E poi…

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Tutte le anime di Javier Marías: il libro del tormento tra pensiero, parole, solitudine e vita

Oxford University

Cercavo Un cuore così bianco di Javier Marías. E mi sono trovata a leggere il suo Tutte le anime. La gentile ragazza che lavora nella libreria a cui sono più affezionata mi ha consigliato infatti con garbo di comprare la trilogia dell’autore e non un solo romanzo. Una Trilogia sentimentale. E così ho fatto, ovviamente iniziando dalla prima opera. E allora, prima di continuare con la lettura della seconda, Un cuore così bianco appunto, e poi della terza (Domani nella battaglia pensa a me) mi piace fermare sul nostro blog le tormentate impressioni che Marías mi ha lasciato con Todas las almas (titolo originale). Continua a leggere Tutte le anime di Javier Marías: il libro del tormento tra pensiero, parole, solitudine e vita

La nota giusta, Bruce Springsteen

Fatevi sentire, musicisti, fatevi sentire. Aprite le orecchie e aprite il cuore. Non prendetevi troppo sul serio e prendetevi sul serio come la morte. Non preoccupatevi, e preoccupatevi da star male. Abbiate una fiducia di ferro in voi stessi, ma dubitate sempre: vi tiene svegli e all’erta. Pensate sempre di essere i figli di puttana più fichi della città, e pensate sempre che fate schifo!
In questo modo rimarrete onesti. Rimarrete onesti. Cercate di tenere sempre vive nel cuore e nella mente due idee completamente contradditorie. Se riuscirete a non diventare matti, vi ritroverete più forti. E restate tosti, restate affamati, restate vivi. E quando stasera uscirete sul palco per fare casino, fate conto che sia tutto ciò che abbiamo. E poi ricordate, è solo rock and roll.

Un grazie di cuore a ISBN edizioni, che ha tradotto il discorso di 50 minuti che Bruce Springsteen ha tenuto qualche settimana fa all’SXSW (South by SouthWest, un festival di cinema e musica che si tiene ogni anno ad Austin, Texas). Ne ha fatto un e-book, scaricabile gratuitamente sul sito di ISBN.

Per chi volesse ascoltare il discorso nella sua versione originale:

Grazie Bruce, grazie ISBN! E grazie a mio marito che mi ha segnalato questa chicca.

*giuliaduepuntozero

Ogni mattina a Jenin, Susan Abulhawa

Gerusalemme - foto di mio papà
Gerusalemme - foto di mio papà

Ho finito  Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa, ed. Feltrinelli, già un po’ di settimane fa, ma non sono ancora riuscita a scriverne. E’ un libro bellissimo, ma difficile. Non difficile da leggere, ma forte, per la storia che narra. Una saga familiare di una famiglia Palestinese, dal nonno Yehya alla nipotina Amal e poi a sua figlia Sara, quando Amal ormai è una donna adulta. Dal paesino palestinese di ‘Ain Hod, vicino a Haifa, al campo profughi di Jenin, dove la famiglia di Yehya e i loro compaesani sono costretti a rifugiarsi quando vengono cacciati con la forza dagli ebrei israeliani. E poi Gerusalemme, dove la piccola e promettente Amal andrà a studiare in un orfanotrofio, per realizzare il sogno del padre, a Philadelphia, negli USA, e in Libano, per finire, di nuovo, a Jenin, dove tutto è cominciato, e dove tutto finirà.

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Leggere con il Kindle: anche nei classici vorrei l’indice

I miei primi cento giorni con il Kindle. La scorsa settimana, nella sala d’aspetto del mio dentista, un signore elegante e concentrato mi ha chiesto, con evidente interesse e attesa per la risposta, come fosse la lettura con il Kindle.

Avevo il mio reader fra le mani e con un certo orgoglio gli ho detto, in sintesi, cosa pensassi. Anzi no. Ho solo risposto, nel modo più attendibile possibile, alle sue domande. Ho cercato di fargli apprezzare gli e-book. Perché, come quasi tutti i lettori che non hanno mai veramente letto un e-book, anche il signore dal dentista si era soprattutto concentrato sull’esperienza fisica dell’ogetto e di percezione della lettura sul reader.
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