Baricco sul leggere gialli

Study In Yellow - foto: an untrained eye, flickr
Study In Yellow - foto: an untrained eye, flickr

Baricco su la Repubblica nella rubrica che tiene ogni settimana Una certa idea di mondo; nel recensire La trilogia Adamsberg di Fred Vargas, ed. Einaudi, fa una lunga premessa sul suo poco amore per il genere dei gialli. Fa eccezione Fred Vargas, ovviamente.

Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”, figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco. Devo anche dire che non riesco ad apprezzare la prodezza: fare arrivare un lettore alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine del tubo delle Pringles. Sai che roba. Fategli finire un piatto di broccoli bolliti a merenda, e ne riparliamo.
In generale penso che la ragione per cui vai avanti a leggere, nei libri, non dovrebbe essere che vuoi arrivare in qualche posto, ma che vuoi rimanere in quel posto lì. Non ho letto Il giovane Holden o Cent’anni di solitudine per sapere come andavano a finire: mi andava di stare in quella luce, o leggerezza, o precisione, o follia, più tempo possibile. E’ un paesaggio, la scrittura, non va a finire da nessuna parte, è lì e basta. Respirarlo è quello che si può fare. E la trama?, dice. La trama non conta niente? Certo che conta, per carità, dei libri che non raccontavano niente ci siamo liberati anni fa, per favore non torniamo indietro. Però immaginate di stare seduti su una sedia a dondolo a godervi un paesaggio, nell’aria pulita del mattino. Ora provate per un attimo a smettere di dondolarvi. Non è la stessa cosa vero? La trama, in un bel libro, è il dondolio della sedia. E il vento che ridisegna l’erba di quel campo, il passare delle nuvole che saltuariamente cala ombre passeggere sui colori. Forse quel volo d’uccello, e in alcuni casi il rumore di un treno che passa lontano. La trama è quel che si muove nel paesaggio della scrittura, rendendola vivente. E’ l’increspatura sul pelo dell’acqua: è così importante che, in un modo impreciso, la chiamiamo mare.
Capite allora che per uno che la pensa così i thriller siano un dispetto. Quando sono scritti coi piedi, un’offesa. Una certa gratitudine la nutro solo per quelli che si perdono per strada: quelli che nel loro procedere verso il nome dell’assassino si attardano a vagabondare un po’, collezionando mondo intorno. Come un cacciatore che si perda a contemplare la campagna, o i cespugli di more. L’esempio classico, nell’ambito dei polizieschi, è Maigret: adoro come invece di cercare l’assassino si limiti spesso ad aspettarlo, ricostruendo semplicemente il mondo intorno a lui. Così io leggo e sto a Parigi, annuso portinerie, sfioro letti sfatti, sorseggio Armagnac e prendo il vento sui ponti: il nome del colpevole mi è a ogni pagina più indifferente (talvolta anche a lui, Maigret). Se arrivo alla fine è giusto perché in qualche modo resta il desiderio di mettere i pezzi a posto, ma così, per completezza, come raddrizzare il quadro sulla parete. Nulla di più. […]

*giuliaduepuntozero

22 pensieri riguardo “Baricco sul leggere gialli”

  1. L’incipit ha un che di snob, tipico suo, che personalmente me lo fa adorare… e come sempre ha una grande abilità a cogliere il punto, e anche a esprimerlo egregiamente.
    *giuliaduepuntozero

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  2. NO… Maigret non è il mio genere, proprio perché si ferma! Le indagini devono andare avanti e più complicazioni ci sono, più dubbi si sollevano e meglio è. Si arriva alla fine di un giallo con le mani nei capelli per dire: ERA LUI? HA UCCISO IN QUESTO MODO? GENIALE! e si pensa all’autore che ha inventato tutto e lo si loda. Una mente matta, sadica e calcolatrice che usa metodi psichici per non far sospettare proprio dell’assassino.
    Chissà come faceva Agatha Christie a non farci sospettare mai dei suoi assassini e chissà come fa Stephen King a spaventarci con una parola…
    La letteratura che non si ferma è la più bella!

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  3. Io invece sono pienamente d’accordo con Baricco. Di gialli me ne sono fatto una panzata fino a un paio di decenni fa. La maggior parte li ho dimenticati (ed erano quindi solo un inutile passatempo), da Agatha Christie fino a Patricia Cornwell. Stieg Larsson l’ho visto al cinema (ma non l’ho letto). Quelli che sono “rimasti” sono Simenon, Chandler e pochi altri. Di Camilleri mi sono piaciuti i primi, ma a lungo andare mi hanno annoiato e non lo leggo più. Oggi faccio un’eccezione per Maurizio De Giovanni e il suo Commissario Ricciardi: la sua Napoli ai tempi del fascismo è un po’ la Parigi di Simenon. Con i nobili, i gerarchi servi del potere e i poveri derelitti che sembrano i “poveri diavoli” che affollano tante pagine di Maigret. E la compassione che Ricciardi prova per loro (vittime o talvolta colpevoli) assomiglia molto alla voglia di comprendere del commissario parigino. Quanto a Vargas non so. Non l’ho letto. Forse potrebbe valerne la pena.

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  4. Ma infatti i gialli sono nati proprio come libri passatempo. Sono puro intrattenimento. Quando si trascorre del tempo libero non si può fare a meno di leggere un giallo alla Agatha Christie per riuscire ad indovinare chi è quel benedetto assassino! È inutile… vincerà sempre lei! La psicologia umana è molto semplice e lei la conosceva bene.
    È vero che i romanzi gialli tendono a farsi dimenticare perché a dire la verità sono quasi tutti uguali ma… rimane quel ricordo… il ricordo della sorpresa finale e non si può fare a meno di prendere un altro volume, magari uno dimenticato, e sfogliarlo appassionandosi alla lettura e poi rimanere stupiti lo stesso!
    Simenon è lento… i suoi libri sono brevi ma… sinceramente sono quasi stressanti e il giallo deve essere sfizioso e divertente. Ho letto una volta un libro di Simenon, La trappola di Maigret… mi ha annoiato a morte. Credo che ogni lettore di gialli voglia la suspence nella lettura per poi rimanere sorpresi nella rivelazione del colpevole!
    Questo è il giallo!
    Deve esserci una soluzione sconcertante e non una cosa fiacca e stressante che non ti smuove nessuna emozione tranne la noia!
    Ma tutto dipende dai gusti di ogni persona, poi!

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  5. Caro Mattia, è proprio questo il punto: ci sono libri che si leggono per puro intrattenimento ed altri per una passione un po’ più profonda. Fino a un po’ di tempo fa mi accontentavo del divertimento. Oggi (sarà l’età) chiedo a loro qualcosa in più. Sarà che il tempo che mi rimane davanti diventa sempre meno e le cose che vorrei leggere sempre di più, sarà che il divertimento ripetitivo si tramuta prima o poi in noia, saranno certamente i gusti (come dici tu – che ha me non mi hanno mai appassionato neanche i film di azione, da Bond a Mission Impossible), sarà snobismo (a qualcuno invece piacerà vederla così): ma oggi cerco di leggere le cose che mi rimangono in qualche modo in testa, e non mi interessano più quelle che facilmente scivolano via. Comunque sì: c’è giallo e giallo (o noir, o thriller), e questo forse l’ho già detto. E’ che per me il 90% (o fore ancora di più) dei libri di questo genere è diventato una noiosa perdita di tempo.
    Riguardo alla lentezza di Simenon poi io vedo un pregio in quello che per te è un difetto.
    Ma velocità e lentezza dell’azione non sono valori assoluti attraverso i quali si possa giudicare un’opera. E credo peraltro che quando le opere si adeguano ad uno schema prefissato, a delle regole ben precise, non si faccia altro che ingessare un genere dentro se stesso (cosa che prima o poi lo affosserà). E le cose migliori spesso provengono dal coraggio di forzare le regole, se non dallo stravolgerle del tutto.
    Dico tutto questo non per polemizzare con te (o con chicchessia), che qui ogni tanto di fronte alle polemiche qualcuno qui prende di fumino (non mi rivolgo a te, ma a fatti passati), nè per convincere qualcuno della giustezza della mia posizione rispetto alla tua, che rispetto, ma per spiegare le mie ragioni, le mie scelte (forse vicine a quelle di Baricco, che è il tema del post), se a qualcuno possano interessare. Tu le chiami “gusti”, e forse sono semplicemente quelli.
    Ciao, e a presto (spero di rivederti qui).

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  6. @ carloesse- L’articolo di Baricco su Repubblica di domenica 1 aprile è davvero bellissimo e vale la pena, per chi non sia ancora innamorato di Vargas, di ascoltare le impressioni di B. su Adamsberg,sul suo modo di amare Camille, ( e come ama i suoi figli Adamsberg, sia il grande che il piccolo, e che figlio il grande, che cura il piccione……..)e Damblar che sa tutto e il tenente Betancourt, fenomenale. E’ grande la Vargas e la sua altro non è che letteratura raffinata. Niente di paragonabile a Vargas nel genere giallo e succedanei.. ciaociao.

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  7. Visto che oggi è di moda parlar male di Baricco, così come ai tempi di Pickwick e Totem era obbligatorio incensarlo, volentieri mi astengo dall’una e dall’altra cosa… E dico che sul leggere Baricco ha sempre avuto delle intuizioni interessanti, a partire da quella sul rapporto tra lettura e velocità contenuta in Castelli di rabbia. E anche questa di domenica a me pare condivisibile: anch’io trovo “inelegante” che i libri vadano a finire, o debbano andare a finire. E decisamente preferisco Simenon (magari non un Maigret, ma per esempio lo splendido Intrusi) a un giallista che pure mi tiene con il fiato sospeso (e con il fiato sul collo) a furia di divincolamenti, colpi di scena e stratagemmi vari. Non è che intrattenere debba per forza significare trattenere per la collottola in attesa del gran finale! E poi c’è intrattenimento e intrattenimento, suspense e suspense… Leggere è qualcosa di diverso da aspettare la fine… e la fine di un libro non dovrebbe mai diventare una liberazione – né dalla fatica di mettere una pagina dietro l’altra grondando di noia, né dalla coazione a trangugiarle sempre più in fretta per scoprire il colpevole.

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  8. Spesso leggo gialli, quasi mai per scoprire l’assassino, o meglio scoprire il colpevole è solo una parte del piacere. Da Simenon a Sjöwall e Wahlöö, passando per James Lee Burke fino ad arrivare a Scerbanenco, raccontano certo di drammi e delitti, ma anche di personaggi memorabili che spesso segui per parecchi libri, con le loro storie che si evolvono, crescono, cambiano, spesso legatissimi all’ambiente nel quale operano e vivono …
    Insomma mi sembra un po’ riduttivo e molto soggettivo l’articolo di Baricco.

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  9. mi scuso perché non sono riuscita a leggere tutti i commenti e non so se è già stato precisato…ma
    caro Baricco, se non sbaglio Maigret beve molto più spesso Calvados – distillato di mele più popolano e assolutamente bretone- che non Armagnac, piccola ma sostanziale differenza!

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  10. Dopo Vargas, Baricco ha raccontato , talmente bene, con uno stile unico, che gli appartiene, la sua lettura della fantastica saga degli Aubrey, della grande Rebecca West.Sono stata davvero colpita dal suo modo così “amoroso” di raccontare i libri in cui si è beato, senza alcuna preoccupazione di tipo “accademico”, con tutta la libertà di cuore e di pensiero di un grande lettore, solo per la gioia di leggere. La saga degli Aubrey è , anche per me, uno dei più bei racconti letti negli ultimi 10 anni. Qualcuno di voi lo ha letto? di Rebecca West, grande donna del ‘900, nata nell’800, si può leggere anche il piccolo romanzo, molto bello, IL RITORNO DEL SOLDATO. chissà se B. ha letto anche quello. Ciaociao

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  11. Eh sì, Anna. Baricco ha preso un granchio. Non Armagnac ma Calvados. E tutt’al più birra (e quella in realtà ancora di più di qualsiasi distillato). Mi pare la preferita fosse alla Brasserie Dauphine (potrei sbagliare: è da parecchio che non leggo un Maigret!)

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  12. Onestamente, pur confessando di averne letto poca, non faccio follie per Vargas. Finora non dico me ne facessi un cruccio, ma un po’ mi spiaceva. Leggendo che in questo differisco dalla primadonna Baricco che cordialmente detesto, mi consolo.

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  13. Grazie a ‘carloesse’ per avermi segnalato Maurizio De Giovanni. Sono andata in biblioteca a prenderne Il Natale del Commissario Ricciardi e mi sta veramente piacendo. Non trovo giusto demonizzare i libri gialli, che a me piacciono tanto anche perché sono un buon momento di svago. Certo, apprezzo molto di più quelli ben scritti e che ti raccontano qualche cosa che va oltre una intricata (e inverosimile) storia di morti ammazzati in modo truculento (vedi molti scrittori nordici che vanno di moda ora…).

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  14. Cara Polissena, ho letto Suite francese sei anni fa, quando è stato pubblicato accompagnato dal contorno di notizie sulla sua autrice, a cura della figlia rimasta in vita ( l’ altra è già morta). Abbiamo saputo della tensione ( disperata ? ) che aveva spinto Irène Némirovsky a scrivere su fogli leggeri, in un boschetto, seduta su foglie marcite. Quasi indifferente a quella tragica situazione di pericolo che di lì a pochissimo l’ avrebbe rapita e fatta morire in un campo di concentramento. Eppure, in quella situazione, il suo romanzo appare un grande affresco di commedia umana. Nella narrazione, lei che è carne sangue di quella tragedia, diventa narratrice esterna e onnisciente. Come è potuto avvenire tutto questo? Come fa a trattare quella materia viva e dolente nella quale lei stessa è immersa? La sua scrittura diventa conoscenza del mondo : perché la scrittrice si è ormai congedata da tutto o perché questo demone della scrittura l’ ha salvata dalla disperazione di prevedere il suo destino?
    Io ho trovato il romanzo perfetto e carico di emozioni rallentate ( forse da qui, il tuo senso di freddezza?) ma dense e capaci di incidere nell’ animo del lettore.
    Gli altri suoi romanzi sono, secondo me, meno perfetti ( a parte forse “ Come le mosche d’ autunno”), con punte di espressionismo e di elementi aspri ma sono sempre grandi . Un caro saluto.

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  15. A me il genere giallo, invece piace molto. Negli ultimi tempi mi sto appassionando parecchio a carlos louis zafon, molto moderno e innovativo nello stile.
    Comunque se siete amanti del genere, allora da zzuber, vi segnalo un contest, molto carino e divertente in cui bisogna risolvere un enigma. In palio splendidi divani Doimo.
    E’ il gruppo Groupama a lanciare il contest. Avete tempo fino al 25.06.2012 per giocare e tentare la fortuna.
    http://www.misfattoincasafelice.it

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