Miseria dello storytelling. Non raccontateci queste storie

Un amico mi ha raccontato di un collega, che chiameremo T. – accanito lettore di romanzi, pochi racconti – che si sentiva perseguitato, sul lavoro.
Aveva alcune ragioni per lamentarsi: qualche azione o parola scorrette o anche semplicemente una certa mancanza di gentilezza nei suoi confronti. A volte solo poche attenzioni.

Il tappeto magico, Wikimedia Commons
Viktor Vasnetsov, Ivan e l’uccello di fuoco sul tappeto magico, Wikimedia Commons

Agli occhi di T. però, tutti questi comportamenti erano parte di un piano per intrappolarlo, eliminarlo dal luogo di lavoro, fargli genericamente male, isolarlo. Era vittima di una versione morbida della sindrome del complotto.
La sua antipatia, il disappunto, qualche eccesso di enfasi che dispensava venivano ricompensati – a suo dire – con vere trame ai suoi danni.
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Oggetti di bellezza, Steve Martin

MOMA - foto: giuliaduepuntozero, flickr
MOMA – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Sì, avete letto bene: Steve Martin. Sì, è proprio lui, l’attore, quello di Il padre della sposa. No, no sono impazzita a parlare di lui qui, è che, oltre a essere un attore, ho scoperto che è anche un romanziere. E l’ho scoperto per caso. Qualche settimana fa, infatti, sono andata alla sede della casa editrice ISBN (a Milano, in via Sirtori), aperta al pubblico per un sabato pomeriggio di incontri con i lettori, aperitivo, vendita di libri con sconti. Abbiamo fatto grandi acquisti, e mentre giravo fra gli scaffali, mi ha attirata la copertina di questo Oggetti di bellezza.

Mi avvicino, e vedo una fascetta rossa, che recita: La storia di un grande amore destinato al fallimento e al tempo stesso un saggio di storia dell’arte americana del XX secolo. Un romanzo originale che catturerà tutta la vostra attenzione dalla prima all’ultima pagina – Joyce Carol  Oates.

Joyce Carol Oates!!  E’ mio, sono già alla cassa a comprarlo. E ne è valsa la pena, di sicuro il libro che mi è piaciuto di più fra quelli che ho letto in questi ultimi mesi. Addirittura, ho interrotto la lettura per qualche giorno perché non volevo che finisse, dopo notti in cui spegnevo la luce a ore folle perché non riuscivo a smettere di leggere.

E’ ambientato a New York, nel mondo dell’arte: prima Sotheby’s, poi le gallerie dell’Upper East Side e poi di Chelsea. Lacey, infatti, l’affascinante, spregiudicata, arrivista e ambiziosa protagonista, inizia la sua carriera proprio alla casa d’aste, nei magazzini, fino a quando riesce a farsi notare e salire ai piani nobili. Una vicenda un po’ dubbia e misteriosa, che scopriremo solo qualche pagina più avanti, quando Lacey, sotto effetto di qualche pasticca, si deciderà a raccontarla a Daniel, suo amico e narratore del romanzo, la costringe ad allontanarsi da Sotheby’s, e a rifugiarsi in una galleria privata.

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James Joyce e l’Ulisse: buon Bloomsday con l’episodio numero 10

abbey court, bachelor's walk
dublin, abbey court, bachelor’s walk (foto: luginter/flickr)

Per Bloomsday, 16 giugno (se ci pensate è il Bloomsday n. 91 anche se, giocando un poco, potremmo dire che i Bloomsday sono davvero iniziati nel 1904), nell’anno che ho dedicato finalmente alla lettura del grande libro del Novecento, l’Ulisse, direi di puntare sull’episodio n. 10, quello delle rocce erranti: “Le simplegadi” – Le Strade.
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Paris versus New York, Vahram Muratyan

Paris versus New York - Le roman
Paris versus New York – L’ecrivain

A inizio giugno sono stata qualche giorno in vacanza a Parigi. In molte delle numerose (meglio, numerossissime, una pacchia) librerie che abbiamo incrociato e visitato, faceva bella mostra di sé questo libro: Paris vs New York, a tally of two cities, di Vahram Muratyan, edito da 10/18.

Il libro, bellissimo, è un confronto fra Parigi e New York, considerando alcuni aspetti che vanno dal caffè, ai quartieri, al cielo, alle superstar, alle ossessioni, alle facciate, ai turisti, agli stilisti, agli scrittori, appunto. Il tutto, in grafica.

Ho poi scoperto che l’idea è nata da un blog, che trovate qui, dove ci sono alcune delle immagini del libro, e che si possono anche acquistare qui.

Il libro è stato pubblicato anche in inglese, dalla Penguin.

L’idea è molto carina, i disegni molto belli e originali, molte pagine fanno anche ridere, e per me, che amo queste due città, è diventato un libro del cuore!

*giuliaduepuntozero

Malavita, Tonino Benacquista

06-05-10 Back To Bed, You're Dreaming Again - foto: Βethan, flickr
06-05-10 Back To Bed, You’re Dreaming Again – foto: Βethan, flickr

Il primo libro mi è capitato fra le mani per caso, anni fa, al Libraccio. Tre quadrati rossi su fondo nero, ed. Ponte alle Grazie. Poi qualche settimana faccio il mio giretto mensile al Libraccio, e lo sguardo mi cade su Malavita, ed. Tea, altro titolo di Tonino Benacquista. Costa poco, lo prendo.

Carino, divertente.

Protagonista la famiglia Blake: Fred, il padre, Maggie, la madre, Bella, la figlia maggiore, Warren, il figlio minore. I Blake si trasferiscono a Cholong-sur-Avre, in Normandia. Non per lavoro, anzi. Fred non fa nulla, o meglio, un giorno si inventa di essere uno scrittore, arrivato in Normandia per scrivere un saggio sullo sbarco degli Alleati. Peccato che non sappia neanche in che anno sia stato… In effetti però passa le ore a scrivere, lui che è quasi analfabeta, da quando trova nel giardino della loro nuova villetta una macchina da scrivere. Però non scrive un saggio, ma le sue memorie.

Perché ne ha, Fred Blake, di storie da raccontarne. Perché Fred Blake, in verità, si chiama Giovanni Manzoni, viene dal New Jersey, ed è un pentito mafioso, sotto stretta protezione dell’FBI, che l’ha addirittura dovuto mandare in esilio in Normandia perché negli Stati Uniti non riusciva in nessun modo a passare inosservato. Anche a Parigi si è fatto notare…

E non che a Cholong-sur-Avre le cose vadano meglio… esplode una fabbrica accusata di inquinare le falde acquifere, a scuola di Warren ci sono strani movimenti, un supermercato prende fuoco…

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