Player one, Ernest Cline

8 Hook & Ladder, TriBeCa - foto: giuliaduepuntozero, flickr
8 Hook & Ladder, TriBeCa – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Non riesco a leggere molto ultimamente, e non sto neanche scrivendo molto su queste pagine. Però quando lo faccio, è perché ne vale davvero la pena!

Player one, di Ernest Cline, edito da ISBN, è un piccolo capolavoro. Piccolo si fa per dire, visto che sono quasi 650 pagine, ma vi giuro che voleranno, tanto da tenervi svegli di notte perché non riuscirete a staccarvi dalle sue pagine.

La trama: siamo in un prossimo futuro; non lontanissimo (intorno agli anni 2040-2050), ma molto diverso da oggi. Il mondo reale è allo sfascio: guerre, violenza, città invivibili, inquinamento. Ci si salva, però, grazie a OASIS, un vero e proprio mondo virtuale, estremamente realistico e completo, una specie di Second Life, per dirla in breve. Wade, ragazzino dell’Oklahoma, sopravvive grazie a OASIS, dove si rifugia per sfuggire dalla vita reale (orfano, vive con l’odiosa zia in una baraccopoli, finché andava a scuola era preso di mira dai compagni). Continua a leggere Player one, Ernest Cline

Jiulian Barnes, Il senso di una fine; John Williams, Stoner

E’ chiaro che quando ci si trova di fronte a due grandi romanzi non è obbligatorio scegliere e neppure confrontarli, ma la scelta migliore rimane sempre quella di leggerli e magari diffonderli come facciamo noi.
Ma sapete com’è, dopo tutte quelle gare olimpiche mi è rimasto un po’ di spirito agonistico e quindi ho lanciato agli amici lettori questa quasi impossibile sfida tra il raffinato romanzo di Julian Barnes, Il senso di una fine (Einaudi)  e il perfetto libro di John Williams, Stoner (Fazi editore), di cui si è già parlato ampiamente nel blog.
Continua a leggere Jiulian Barnes, Il senso di una fine; John Williams, Stoner

Joyce, l’Ulisse: musicalità e disordine delle parole nella traduzione di Gianni Celati

Fa un grande piacere leggere sul domenicale del Sole 24 Ore (29 luglio 2012) che Gianni Celati sta lavorando a una nuova traduzione dell’Ulisse di James Joyce. Sarà pubblicata da Einaudi nel 2013.
Bello anche che lo scrittore/traduttore proporrà sull’inserto del quotidiano alcuni capitoli della sua traduzione in progress, accompagnata da appunti sulle difficoltà e le caratteristiche dei vari brani tradotti.
james jjoyce
Fra le note di Celati nell’articolo di presentazione, domenica scorsa, mi hanno colpito soprattutto due concetti: la musicalità della scrittura di Joyce e la necessità – per apprezzare il romanzo – di accettare quello che Celati definisce “il disordine delle parole”.
Continua a leggere Joyce, l’Ulisse: musicalità e disordine delle parole nella traduzione di Gianni Celati

Dostoevskij letto da Bachtin, contro la miseria dello storytelling

Torno con poche righe sulla questione enorme (e che ovviamente non può concludersi) della povertà delle storie e dello storytelling, aggiungendo una piccola osservazione sugli esempi di letteratura che ci ricordano come il grande romanzo sia molto più di una storia.

Perché l’altra volta non avevo citato Dostoevskij. Che è un esempio così chiaro invece. In particolare nella lettura che ne ha fatto Michail Bachtin (Dostoevskij, Poetica e stilistica – Einaudi).
Bachtin ci ricorda che Dostoevskij è l’inventore, del romanzo polifonico moderno. Interpretazione assai complessa quella di Bachtin che ovviamente non sono in grado di sintetizzare; mi limito a citare qualche riga per dare l’idea di quanto i romanzi di Dostoevskij siano vasti e si sottraggano a ogni riduzione a puro meccanismo della story lineare.
Continua a leggere Dostoevskij letto da Bachtin, contro la miseria dello storytelling