Jiulian Barnes, Il senso di una fine; John Williams, Stoner

E’ chiaro che quando ci si trova di fronte a due grandi romanzi non è obbligatorio scegliere e neppure confrontarli, ma la scelta migliore rimane sempre quella di leggerli e magari diffonderli come facciamo noi.
Ma sapete com’è, dopo tutte quelle gare olimpiche mi è rimasto un po’ di spirito agonistico e quindi ho lanciato agli amici lettori questa quasi impossibile sfida tra il raffinato romanzo di Julian Barnes, Il senso di una fine (Einaudi)  e il perfetto libro di John Williams, Stoner (Fazi editore), di cui si è già parlato ampiamente nel blog.

Cosa hanno in comune? Sono due notevoli opere letterarie, come purtroppo raramente capita di incontrare, e  hanno riscosso un unanime consenso. Tenete conto che però Stoner è una riproposta, perché è un libro del 1965.

Per ora rimangono i libri migliori che ho letto quest’anno e quelli che ho consigliato a tutti. Se con una pistola alla tempia dovessi decidere tra i due, il libro di Barnes, che ho già riletto due volte, mi ha colpito maggiormente. Ma non parliamo del predomino di Bolt, ma piuttosto della vittoria all’ultimo punto di Calo Molfetta.

Stoner è l’emblema di come la letteratura riesca a rendere straordinaria ogni esistenza, anche quella che sembra apparentemente più banale e ordinaria e di come per fare un grande romanzo non sono necessari fuochi artificiali nel plot.

Il senso di una fine riesce in centocinquanta pagine a rappresentare il senso di molte vite, mettendo in gioco sentimenti insieme così universali e unici che non potrete non ritrovarvi. Soprattutto se cominciate ad avere un passato.
Adesso lascio la parola a chi li ha letti e la mia più sincera invidia per chi, beato, non l’ha ancora fatto.

15 pensieri riguardo “Jiulian Barnes, Il senso di una fine; John Williams, Stoner”

  1. Ciao Lettoreambulante!
    grazie per averci ricordato quanto meritino questi due libri! Sono entrambi sul mio comodino, e attendono con pazienza. Dopo averti letto penso che sia venuto il loro momento. E a questo punto credo incomincerò con Barnes.

    Un abbraccio e buon festival a voi mantovani!

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  2. Io sono il fortunato o presunto tale che li deve ancora leggere entrambi. Per cominciare ho prenotato Stoner (in biblioteca), il senso di una fine mi sa che slitterà parecchio più avanti – è richiestissimo e prenotatissimo – a meno che non decida di mettere mano al portafogli.

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  3. @lettoreambulante-IL senso di una fine di julian Barnes ha sollevato qualche bella onda nel mare piatto delle solite vecchie letture. Mi è piaciuto tanto leggerlo, mi sono divertita e mi sono scervellata per un bel pezzo su : ma allora CHI E’ LA MAMMA DEL FIGLIO DI ADRIAN? Non certo per il gusto della trama e del finale ma proprio per il rispetto dell’ordito meraviglioso di questo bel romanzo sapiente: A mio parere è molto importante questo finale( che viene criticatissimo ad es. si minima&moralia e altro)Insomma la mamma di Veronica era un tipo non solo addetto alle padelle. E questo finale mette in subbuglio le memorie del Protagonista più ancora della letteraccia da lui stesso scritta al magnifico Adrian e a Veronica.. Ecco la bellezza del ROMANZO , pieno di trabocchetti e stupefacenti sorprese.Il tutto in una scrittura lieve,accattivante e magnifica. Piena di insidie. Ciaociao

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  4. sono d’accordo, sembra un romanzo placido, persino scontato, di un uomo che ricorda il suo passato. Invece quello che sconvolge e che credo Barnes ci vuole dire è che la memoria non è così affidabile e che, anzi, il nostro passato ce lo ricostruiamo come ci fa comodo o in base alle nostre paure e convinzioni. Vi sarà capitato sicuramente di incontrare qualcuno che frequentavate tanti anni prima e che vi descrive in una maniera molto diversa da come voi stessi vi rappresentate. E la magia del romanzo di Barnes è che potremmo passare delle giornate a parlarne senza esaurire mai gli argomenti. Un po’ pericoloso per un gruppo di lettura, vi farò sapere cosa succederà a mantova.
    Grazie Luigi del buon festival e se qualcuno viene, me lo faccia sapere. Per gli amici del blog trovo sicuramente il tempo per un caffè. E chissà che come avevamo fatto anni fa, non si riesca in futuro a organizzare un piccolo raduno. Intanto quest’anno non perdetevi Peter Bichsel!!!!
    ciao a tutti
    simonetta

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  5. Io finirò Stoner questa notte: mi mancano una quarantina di pagine. E’ un ottimo romanzo, ben scritto, ben architettato e tutto quello che volete, ma secondo me non è un capolavoro come ho letto da più parti. Di romanzi al livello di Stoner ce ne sono tanti. E’ un’ottima lettura, che consiglio, ma non so quanto lasci una volta che hai richiuso l’ultima pagina. Sarà che i romanzi mi hanno un po’ stufato … anche se continuo a leggerli eh.

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  6. Stefano tenderei a essere d’accordo con te ma ultimamente ho letto tantissimi libri modesti spacciati come ottime letture che Stoner mi ha veramente gratificata.
    Per quanto riguarda il “dopo”, ti consiglio di riflettere su un aspetto che mi ha particolarmente colpito e a cui non avevo pensato inizialmente: la capacità di Stoner di accettare gli eventi /persone mostrando loro il proprio rispetto e amore.
    Inizialmente mi sembrava una mancanza di carattere la sua reazione al dispotismo della moglie, così come lo avevo ritenuto responsabile delle scelte di vita della figlia … mentre invece ho ritrovato una grande capacità di rispettare persone e scelte diverse dalle sue così come la grandezza di Stoner (a me non sembra proprio un uomo grigio) è anche nel rispondere (accettando) alle conseguenze delle azioni / convinzioni profonde che lo animano.

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  7. Certo, anna. Stoner è un uomo grigio solo per gli ingenui, Stoner è uno stoico perciò il massimo della saggezza. E poi è un uomo molto signorile. E’ un grande personaggio, che resta nella memoria di chi ha letto il libro. Anche oblomov era un grande personaggio, no?

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  8. Stefano, sei fortunato. Io non riesco nemmeno a prenotare Stoner, che è sempre ” occupatissimo”. Forse riuscirò a leggere ” Il senso di una fine” perchè l’ ho regalato ad una amica ( ormai faccio così, perchè sono nella situazione di Roberto 944) e aspetto che me lo passi. In ogni caso, i vostri commenti ( con quello di carloesse che è stato il primo a segnalarcelo) su Stoner mi sono molto piaciuti e mi pare già di conoscerlo, questo stoico uomo, signorile e saggio.

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  9. Touché Stefano, hai colpito al centro: nonostante diversi amici mi abbiano ripetutamente consigliato di leggere la storia di Oblomov io continuo a fare resistenza. Non so bene perché ma ho la sensazione di aver esaurito la mia fare “russa” : Quasi certamente sbaglio ma ho ancora voglia di scoprire cose “nuove”. A questo proposito ho una mezza idea di affrontare Infinite Jest (di E.F.Wallace ho letto solo La scopa del sistema e non è che non ci ho dormito di notte, anzi l’ho abbandonato più di una volta). Non vorrei andare fuori tema ma avete suggerimenti in proposito?

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  10. La scopa del sistema è un romanzetto, niente di più niente di meno. Come saprai è il suo romanzo d’esordio. Un foster wallace minore. Anche a me non piacque tanto ma allora ce ne voleva di noia per farmi abbandonare un libro. Infinite jest invece è un capolavoro che ho amato moltissimo e che ti consiglio assolutamente. Non è un libro difficle da leggere, nel senso che si riesce a tenere il filo della trama e a capire quello che vuole dire. Ci sono però le note … un’infinità di note (adesso non ricordo ma nell’ordine delle duecento) che andrebbero lette perché sono necessarie per capire tanti concetti. C’è un altro problema: l’edizione economica einaudi ha i caratteri piccolissimi che nelle note diventano (per i miei gusti) illeggibili (penso sia un corpo 8 ma non vorrei dire). Se riesci a ricuperare in una biblioteca la vecchia edizione fandango (come ho fatto io) sarebbe “infinitamente” meglio (perché i caratteri sono più grossi).

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