Fred Vargas: Parti in fretta e non tornare e L’uomo dei cerchi azzurri

Tour Eiffel - foto: giuliaduepuntozero, flickr
Tour Eiffel – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Ok, confesso che ho letto questa autrice perché consigliata da Baricco nella rubrica Una certa idea di mondo su Repubblica. O meglio, lui consigliava La trilogia Adamsberg, ma mio papà aveva già in casa Parti in fretta e non tornare, e ho iniziato da quello (peccato che sia l’ultimo della trilogia, ma pazienza, me ne sono accorta a libro già iniziato). Anni fa avevo letto un libro della Vargas, non ricordo neanche quale, e non mi era piaciuto, proprio per niente. Però un po’ la suggestione di Baricco, un po’ che mi stavo preparando a un weekend lungo a Parigi, mi sono convinta.
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James Joyce, Ulisse, una pubblicità del 1934

Un omaggio alla pubblicità dei libri nella prima metà del Novecento.
Lo devo a Maria Popova, autrice cult di Brain Pickings.
Maria in effetti l’ha a sua volta presa da un libro di qualche anno fa:
Read Me: A Century of Classic American Book Advertisements di Dwight Garner, critico letterario del New York Times (pubblicato nel 2009).
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Julian Barnes, Il senso di una fine. Gli sforzi per raccontarci la nostra storia

Ritorno su Julian Barnes, Il senso di una fine (Einaudi), del quale ci ha parlato qualche settimana fa anche lettoreambulante.

Una delle qualità maggiori di questo breve romanzo mi sembra la sua capacità di indurci a pensare, ragionare, riconsiderare, sia il nostro senso del tempo, sia, soprattutto, come questo tempo lo raccontiamo: agli altri e a noi stessi. E come si arrivi, in momenti differenti della vita, a raccontarselo diversamente, soprattutto costretti da eventi, rivelazioni, trasformazioni, coraggio ritrovato dopo averlo smarrito [sì ovviamente siamo in piena questione storytelling e faccende correlate].

Julian Barnes
Julian Barnes

“Parliamo di memoria – dice il narratore di Nothing to Be Frightened Of, un altro libro di Barnes, il più direttamente autobiografico – ma dovremmo forse parlare più di quello che ci scordiamo, anche se si tratta di un’attività più difficile, addirittura impossibile, logicamente”.
Un’idea pienamente espressa e rappresentata anche nel racconto della “sua” storia, fatto da Tony Webster, il narratore-protagonista di Il senso di una fine.

Quando Tony Webster lascia quella specie di rassegnazione che gli fa apprezzare la sua (e forse, a noi, la nostra) normalità quotidiana, per arrivare a ri-considerare quel che del suo passato aveva capito, quello che sapeva, la storia che si era raccontata: ecco che il suo universo scivola verso significati, possibili sensi, diversi. E tutt’altro che rassicuranti, decisamente eversivi.  Perché conosce eventi diversi da quelli che sapeva e aveva accettato come veri; motivazioni diverse dei gesti e delle parole sue e delle persone che gli erano vicine.
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Le mie storie della settimana – 16 settembre 2102

  1. Salman Rushdie ha anticipato al NewYorker una parte del suo libro sulla vita dopo la condanna a morte dopo i “Versetti satanici”.
  2. Recensione d’autore (anzi d’autrice) per il nuovo romanzo di Zadie Smith
  3. Reportage sulla natura (anche etica?) degli hacker. Sì insomma, c’è da discuterne

Franco Basaglia, il dottore dei matti, di Oreste Pivetta

Diritto sul comodino di questa fine d’estate è arrivato Oreste Pivetta con il suo Franco Basaglia, il dottore dei matti (Dalai).

Oltre all’argomento, affascinante e forte della grande battaglia civile epocale di Basaglia e della nuova concezione della psichiatria; della memoria di ragazzo cresciuto leggendo sui giornali le controversie scatenate dal dibattito sull proposte dei basagliani; oltre a ciò mi ha convinto la bella recensione che del libro ha scritto Corrado Stajano, il 20 agosto sul Corriere della Sera.

Franco Basaglia
Franco Basaglia

Stajano ci ricorda che la vicenda di Basaglia, nel racconto che ne fa Pivetta, è anche “un libro di storia” su quel che è successo in Italia negli anni Settanta, il contesto entro il quale solo è possibile capire quel che Basaglia ha cambiato nelle coscienze di una parte del paese e nella vita di molti “matti” e delle loro famiglie che lo hanno incrociato durante la sua attività a Gorizia, Trieste e Colorno; e poi in molte parti del paese, dopo l’approvazione della legge 180, quella che ha sancito la “chiusura dei manicomi”, approvata il 13 maggio 1978, quattro giorni dopo l’assassinio di Aldo Moro.
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Prima bevi il tè, poi fai la guerra, Chiara Cataldi

Qualche tempo fa ho parlato di questo libro, Kabul non è Roma, di Chiara Cataldi, una testimonianza autobiografica dell’anno che l’autrice ha vissuto in Afghanistan, lavorando all’ambasciata italiana di Kabul. Ora il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Stampa Alternativa.

Dal sito della casa editrice:

Lontano dai toni apocalittici che spesso leggiamo sui giornali, Chiara Cataldi racconta con leggerezza un anno di lavoro a Kabul. Della ricerca di spensieratezza anche dove regnano dolore e distruzione, delle difficoltà di vivere a Kabul tra bombe e giardini pieni di rose, tra stress e posti di blocco, cercando un equilibrio in una terra sull’orlo del baratro. Perché l’Afghanistan, nonostante la guerra e grazie al suo popolo, rimane una terra bellissima.

L’autrice presenterà il libro in diverse città, che vorrei segnalare, consigliandovi di partecipare.

Sabato 8 settembre 2012, ore 19,00, presso la Chiesa sconsacrata dei SS. Nicolò ed Erasmo a Modica Alta (RG) (per maggiori dettagli clicca qui).

Giovedì 13 settembre 2012, ore 19.00, TORINO – Libreria Diari di Viaggio via Principe Amedeo 14 (per maggiori dettagli clicca qui).

Venerdì 14 settembre 2012, ore 18.00, MILANO – Camera del Lavoro Metropolitana di Milano C.so Porta Vittoria 43  (per maggiori dettagli clicca qui).

*giuliaduepuntozero

Il rubino di fumo, Philip Pullman, letto dal nuovo gruppo di lettura ragazzi della Biblioteca di Cologno Monzese

Sono tre, per ora. Hanno tra gli 11 e i 15 anni. Si sono conosciuti in biblioteca e lì si ritrovano più o meno una volta al mese per parlare, tra l’altro, di libri.
Hanno chiesto di poter estendere le loro impressioni di lettura a qualcuno in più attraverso il blog. Ed eccoli qui: Giulia, Giulio e Pietro, il nuovo gruppo di lettura ragazzi della biblioteca di Cologno Monzese.
Hanno letto Il rubino di Fumo di Philip Pullman, pubblicato da Salani, e qui di seguito trovate il loro commento, inviatomi qualche settimana fa e che io pubblico senza cambiarne neanche una virgola. Leggete e stupitevi, buona lettura.

Caro lettore,

nell’ultimo incontro del mese di maggio abbiamo letto e approfondito Il rubino di fumo, libro di Philip Pullman, ricco di  intrighi ed emozioni, in cui appare come protagonista  una ragazza decisa, sveglia e molto abile nel fare sempre la scelta giusta. Con questa sua personalità originale e determinata  la giovane abbandona la casa e tutto ciò che possiede, per percorre i bassifondi di una Londra Vittoriana, pedinata e inseguita sempre da assassini e ladri, che non esiterebbero un solo istante nell’ucciderla.
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