Fred Vargas: Parti in fretta e non tornare e L’uomo dei cerchi azzurri

Tour Eiffel - foto: giuliaduepuntozero, flickr
Tour Eiffel – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Ok, confesso che ho letto questa autrice perché consigliata da Baricco nella rubrica Una certa idea di mondo su Repubblica. O meglio, lui consigliava La trilogia Adamsberg, ma mio papà aveva già in casa Parti in fretta e non tornare, e ho iniziato da quello (peccato che sia l’ultimo della trilogia, ma pazienza, me ne sono accorta a libro già iniziato). Anni fa avevo letto un libro della Vargas, non ricordo neanche quale, e non mi era piaciuto, proprio per niente. Però un po’ la suggestione di Baricco, un po’ che mi stavo preparando a un weekend lungo a Parigi, mi sono convinta.

E Parti in fretta e non tornare non mi ha delusa, anzi, mi è piaciuto molto. Per le atmosfere parigine, perché Adamsberg e i suoi aiutanti mi stavano simpatici, perché la storia dell’ex marinaio bretone che riscopre la professione di bando mi ha intrigata, perché rispetto ai gialli e noir a cui sono abituata, mi ha portato una ventata di originalità.

A onor del vero, però, aggiungo poi che, fra quando ho iniziato a scrivere questo post e quando l’ho finito, ho letto L’uomo dei cerchi azzurri, sempre edito da Einaudi. Se non fosse che l’ho letto durante il soggiorno a Parigi (quindi ero molto presa), il giudizio sarebbe molto più negativo. Mi ha stancata, Adamsberg è arrivato a innervosirmi, con le sue intuizioni sempre azzeccate, ma senza un fondo di logica. Intuizioni, appunto. Ma se non avesse quel sesto senso, come risolverebbe le indagini? Ok, forse non dovrei leggere i libri di Fred Vargas per scoprire l’assassino, ma per le atmosfere e la scrittura, che fra l’altro erano proprio il motivo per cui piaceva a Baricco, altrimenti nemico di gialli, thriller & company.

Scrive proprio Baricco (dopo una lunga premessa sul suo odio per gialli eccetera di cui sopra):

Resta solo da capire come mai allora si stia parlando di Fred Vargas, oggi, in questa pagina. La risposta più semplice è: lei scrive così bene. Posso tranquillamente distrarmi dall’intreccio, che mi accorgo potrebbe essere mozzafiato, e godermi il panorama: quei dialoghi perfetti, la comicità elegante, gli aggettivi scelti con cura, il ritmo della frase, l’assoluta assenza di soluzioni banali. […] No, dico, ma cos’è Adamsberg? Il suo modo di amare Camille, i due orologi, la cattiveria intermittente. Uno la cui risposta preferita è: “non so”. Mi fa impazzire quella sua arte del tempo vuoto, il talento nello strappare parentesi di nulla alle sue giornate: chi è capace di quel vuoto, lo sa usare, ed è il suo caso.

Salvo giusto l’aiutante di Adamsberg, Danglard, che invece in entrambi i libri mi ha catturata e mi è stato proprio simpatico. Alla fine, sono giunta alla conclusione che Fred Vargas non è un’autrice che fa per me. Io sono per personaggi più concreti rispetto ad Adamsberg. Un giallo si risolve mettendo insieme indizi e facendo indagini. Oppure, ancora meglio, i toni diventano noir, e l’indagine non conta nulla, ma c’è uno sfondo sociale concreto e reale.

Cosa ne pensate voi?

*giuliaduepuntozero

9 pensieri riguardo “Fred Vargas: Parti in fretta e non tornare e L’uomo dei cerchi azzurri”

  1. ho letto tutto della Vargas e ho cominciato anche io con Parti in fretta e non tornare. da quel momento non l’ho più mollata. Personalmente non consiglierei mai la trilogia di Adamsberg perché l’uomo dei cerchi azzurri non è il migliore della serie. Ci sono personaggi imperdibili
    nei libri della Vargas, Kurt Kehlweiler (Io sono il tenebroso, Un po’ più in la sulla destra) e i tre evangelisti sono i miei preferiti, e anche la vecchia marthe di Io sono il tenebroso. il mio preferito della serie di adamsberg è Nei boschi eterni, ma non ne puoi apprezzarne uno se non si seguono con pazienza le vicende dei personaggi. Personaggi che non saranno mai immobili nella loro caratterizzazione. Del genere noir c’è poco; se si cerca solo il colpevole è sempre sul maggiordomo che ricadrà il primo sospetto.
    Non è seria, ma è letteratura.

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  2. Ho cominciato casualmente con Chi è morto alzi la mano, l’ho trovato veramente divertente. I tre evangelisti, la casa, il plot, tutto mi è sembrato piacevole e originale … ho preso altri libri, e piano, piano, ho iniziato ad annoiarmi … ora Adamsberg mi irrita anche un po’ …

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  3. anch’io iniziai da Chi è morto alzi la mano che mi parve molto piacevole e inconsueto, Poi ho incontrato Adamsberg e le sue indagini hanno sempre più virato sul sensitivo e paranormale (non ricordo più il titolo ma in uno Adamsberg e uno degli evangelisti collaborano e l’inverosimile dilaga) e nonostante il suo vice sia destinato ad attirare molte simpatie, la lettura era diventata irritante se non addirittura noiosa.
    Quando poi ho saputo che l’autrice era una sfegatata paladina dell’intellettuale Battisti ingiustamente tormentato dalla giustizia fasciata di una Italia retrograda e colpevolista mi sono veramente detta che avrei rivolto la mia attenzione ad altri libri.
    Se ben ricordo nell’articolo di Baricco si parlava anche di Simenon come altro giallista a lui gradito. Spero veramente che non intendesse in alcun modo accomunarli, lo considererei un vero e proprio abominio.

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  4. Beh, mi conforta, non sono l’unica a essere rimasta più che perplessa su questi libri. In due avete usato il termine “irritante”, e lo condivido pienamente.
    @anna: sì, Baricco nominava anche Simenon. Sono d’accordo con te, un altro pianeta.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  5. perfettamente d’accordo con anna..su Simenon e..su Vargas e le simpatie per Battista, per me l’interesse nei suoi confronti è finito lì..

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  6. Lancio anch’ io la mia pietruzza immateriale contro la Vargas che mi è sembrata da subito noiosa e pretenziosa. Poi mi chiedo come mai le serie di certi autori, come Simenon, non soffrano mai di noia e si continuerebbe a leggere il commissario Maigret … per sempre. Io, poi, che dimentico chi è l’ assassino mi rileggo i gialli ( e non solo) di Simenon di tanto in tanto e ogni volta è una piacere sempre nuovo!

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  7. Lascio anche io la mia impressione. Ho letto tutti i libri della Vargas, godendomeli pienamente. L’altro giorno però ho provato a rileggerne uno ed effettivamente l’ho trovato irritate. Non so questo cosa significhi Ho sempre pensato che un bel libro, quando è veramente bello, si fa anche rileggere. Evidentemente Vargas non raggiunge quel livello alto anche se… mi piacerebbe saper scrivere come lei!🙂 Approfitto per consielgiare un noir recentissimo che mi sembra di una certa qualità. Almeno… si fa leggere!
    Marco Della Croce, Nera di Malasorte, Felici ed.

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