Il libro, l’e-book e il corpo a corpo del lettore

Perché è meglio non sottovalutare il rapporto fisico con i libri e perché, anche se dobbiamo abituarci agli e-book, è meglio pensare di farlo con molta tolleranza per chi invece fatica a farlo, e soprattutto senza supponenza d’avanguardisti; e, d’altra parte, chi è diffidente davanti al libro digitale dovrebbe almeno mettere da parte un po’ di snobismo e provare. 

Manuel Fior - illustrazione per "Una certa idea del mondo"
Manuel Fior – illustrazione per “Una certa idea del mondo”

In una delle ultime riunioni del gruppo di lettura di Cologno Monzese mi sono presentato per la prima volta con il libro letto che stava dentro il Kindle invece che in volume. Quell’incontro mi ha lasciato con la sgradevole sensazione che in questi mesi avessi sottovalutato le privazioni fisiche che la lettura dell’e-book infligge.

Il libro in lettura al Gdl era: Giorgio Cosmacini, Compassione (Il Mulino); l’ho letto in e-book perché era venduto a un buon prezzo rispetto alla copia stampata e soprattutto mi serviva in fretta, visto che avevo deciso tardi di partecipare alla lettura condivisa dal Gdl: così una sera, pochi giorni prima della riunione, in pochi secondi mi sono trovato con il libro fra le mani (espressione che in questo caso era solo una metafora visto che il file è finito, invisibile, nella memoria del Kindle).

Qui però, per una volta, non importano le impressioni di lettura condivise nel gruppo, ma l’impressione collaterale della lettura dell’e-book. O meglio, l’impressione suscitata dall’essere lì con un Kindle e discutere con altri lettori di un libro che io ho letto sul Kindle e gli altri in volume.
Uso il Kindle – e un Kobo – da più di un anno, con una certa soddisfazione anche se con poco entusiasmo. Diciamo con profitto funzionale: è comodo, leggero, spesso conveniente (perché gli e-book a volte hanno dei prezzi “buoni”, diciamo meno della metà di quello del libro stampato, per il mio giudizio). Oltre al Kindle continuo a leggere libri stampati; diciamo che libri ed e-book convivono sul mio comodino e si dividono il mio tempo di lettura più o meno con un 70% (libri) – 30% (e-book).

Parlando del Kindle ho quasi sempre messo tra parentesi la questione “fisica”. Mi sembrava imprecisa e vaga come critica, mi pareva un po’  nostalgica, immotivatamente nostalgica, proprio perché vaga. Pensavo ad altro. Poi però quella riunione del Gdl mi ha portato sotto il naso, perfettamente a fuoco, proprio la questione fisica dell’uso dell’e-book: il diverso corpo a corpo con il libro, anzi, forse, l’impossibile corpo a corpo con il libro, perché l’e-book ci impedisce (o forse dovrei dire “ostacola”) il corpo a corpo. Insomma:

– i post-it colorati alle pagine giudicate decisive
– le note a matita a margine, in corrispondenza dei post-it (sì certo nell’e-book si prendono le “note”, ma sono ben altro);
– il libro che passa dalla mano destra alla sinistra come ausilio del gesticolare quando si parla o si ascolta gli altri;
– il balzo da un una pagina all’altra, grazie al ricordo visivo di dove stava messo un certo paragrafo, solo per citare qualche sensazione che l’e-book nega.

E che poi mi ha portato a ricordare altri mancati corpo a corpo, impediti dall’e-book: per esempio
– il senso di accumulo delle pagine lette,
– e quello di attesa per il restante volume di pagine da leggere,
– e ancora la mancanza delle pagine recto-verso;
– o ancora la possibilità di piegare le pagine agli angoli,
– di sfogliare le pagine vedendone più di una alla volta. Perché l’e-book ha sempre solo una pagina, lo schermo; si scorre ma è sempre “la stessa”.

Sulle questioni relative alla lettura intrecciata al rapporto fisico con il libro, uno dei riferimenti irrinunciabili è ovviamente Alberto Manguel, sia in Una storia della lettura, sia, per esempio, in uno dei saggi inclusi in Al tavolo del cappellaio matto (Archinto), quel “Breve storia di una pagina”, nel quale oltre che occuparsi, verso la fine, proprio degli e-book (ben diversi da quelli attuali, per la verità, visto che il saggio è stato scritto qualche anno fa: la raccolta è stata pubblicata nel 2008) traccia un lungo percorso di molte questioni relative alle pagine e al modo con il quale il lettore interagisce con esse. Si leggano per esempio le righe sulle annotazioni che Montaigne lasciava sui margini dei libri, e che ci dicono tanto, davvero tanto di che uomo, che lettore e che pensatore fosse; oppure quando Manguel ci ricorda come secondo Jorge Luis Borges,

l’infinita biblioteca di Babele che immaginava contenere tutti i libri del’universo […], si potrebbe ridurre a non più di un libro. In una nota a piè di pagina del racconto, Borges suggerisce che l’immensa biblioteca è inutile: un unico volume sarebbe sufficiente, se quel volume fosse costituito di un numero infinito di fogli infinitamente sottili. Maneggiare questo volume sarebbe senza dubbio penosamente scomodo: “Ogni foglio apparente si sdoppierebbe in altri analoghi; l’inconcepibile foglio centrale non avrebbe rovescio”. (“La Biblioteca di Babele” in Finzioni, Adelphi).

Senza esagerare le sue parole un tantino allarmate, leggiamo cosa dice Manguel, verso la fine del saggio, quando affronta la natura dell’e-book:

In effetti il libro immaginario di Borges trova la propria incarnazione nelle pagine non proprio infinite dell’e-book, un tempo tanto elogiato. La pagina dell’e-book supera la natura di incubo del libro di Borges, visto che nessuna delle sue pagine ha un “rovescio”. Poiché al “volume” si può sempre aggiungere testo, l’e-book non ha un punto centrale. La pagina dell’e-book è la cornice applicata dal lettore a ciò che essenzialmente rappresenta il testo senza confini di Borges. Come ogni altra creazione letteraria, l’e-book era stato previsto dalla Biblioteca di Borges.

Insomma, possiamo pensarla diversamente sull’e-book, possiamo pensare in vari modi su come usarlo, ma è giusto prendere con un po’ di attenzione le diffidenze: in fondo l’umanità ha percorso cinque secoli e mezzo con i libri stampati, una “tecnologia” ancora perfettamente efficiente.

Oliver Sacks ha recentemente scritto –  tradotto da la Repubblica il 27 dicembre 2012 – a proposito delle sue difficoltà di lettura, causate dalla vista debole; il suo però è un ragionamento-grido d’amore per il libro, che va oltre il suo problema contingente, e dovrebbe aiutarci tutti a capire il nostro rapporto con i libri, gli e-book e la lettura; a ragionare senza pregiudizi e senza facili intolleranze per chi è in difficoltà (o è solo diffidente) davanti ai libri digitali, e d’altra parte, a vedere con simpatia e senza snobismi fuori luogo chi sta cercando di abituarsi agli e-book, continuando a leggere anche i libri).

Sacks mette ben in evidenza infatti quanto sia importante il rapporto fisico con il libro, e lo fa occupandosi di alcuni aspetti decisivi, anche se potremmo sottolinearne molti altri di questi aspetti del corpo a corpo con il libro.

Scrive Sacks:

Ma io non voglio un Kindle, o un Nook, o un iPad, tutta roba che potrebbe cadermi in bagno o rompersi, e ha comandi che per vederli mi servirebbe la lente di ingrandimento. Voglio un libro vero, fatto di carta stampata: un libro che abbia un peso, che odori di libro, come sono stati negli ultimi cinque secoli e mezzo. Voglio un libro che possa infilarmi in tasca o tenere insieme ai suoi confratelli sugli scaffali della mia libreria, riscoprendolo per caso perché mi ci cade l’occhio sopra. […]

Sono un lettore incallito da quando ho memoria: spesso conservo nella mia mente quasi autonomamente numeri di pagina o l’aspetto dei capoversi e delle pagine, e sono in grado di trovare all’istante un certo passaggio in quasi tutti i miei libri. Io voglio libri che mi appartengano, libri la cui impaginazione intima mi diventi cara e familiare. Il mio cervello è tarato sulla lettura e quello che mi serve sono sicuramente i libri a grandi caratteri. […]

Leggere è uno sviluppo relativamente recente, che risale forse a cinquemila anni fa ed è regolato  da una minuscola area della corteccia visiva del cervello. Quella che oggi chiamiamo “area per la forma visiva delle parole” fa parte di una regione corticale che si è evoluta per riconoscere forme elementari in natura, ma che può essere riadattata al riconoscimento di lettere o parole. Questa forma elementare, o di riconoscimento di lettere, è solo il primo passo.

Da questa aea per la forma visiva delle parole bisogna creare connessioni bidirezionali a molte altre parti del cervello (tra cui quelle che sovrintendono alla grammatica, ai ricordi, alle associazioni e alle sensazioni) perché le lettere e le parole acquisiscano i loro significati specifici per noi. Ognuno di noi forma percorsi neurali unici associati alla lettura, e ognuno di noi apporta all’atto del leggere una combinazione unica non solo di ricordi ed esperienza, ma anche di modalità sensoriali. Alcune persone magari “sentono” i suoni delle parole mentre leggono (a me succede, ma solo quando leggo per piacere, non quando leggo per informazione); altri magari le visualizzano, consapevolmente o meno. Qualcuno può avere una percezione acuta dei ritmi acustici o dell’enfasi di una frase; altri sono più sensibili all’aspetto o alla forma.

 

25 pensieri riguardo “Il libro, l’e-book e il corpo a corpo del lettore”

  1. La dipendenza dalla fisicità del libro è sentita anche da chi, come me, è un forte lettore di eBook.
    È dal 1999 che leggo prevalentemente libri digitali, ma forse proprio per questo da allora ho sviluppato una passione per i libri di fine ottocento e per la rilegatura o il restauro degli stessi. La mia libreria fisica non si è svuotata, ma al contrario si sta riempiendo di volumi di maggior pregio, antichi e meno, di libri pop-up e illustrati che evidentemente vanno a compensare la minor fisicità delle mie letture abituali. Libri che per le loro caratteristiche difficilmente possono essere portati in digitale, ma anche edizioni di qualità che magari possiedo anche in versione elettronica.
    Di sicuro non sento la mancanza dei libri in paperback, con carta sottilissima e fragile, così trasparente che si intravvedono i caratteri, minuscoli, sulla pagina opposta. Per questo genere di letture l’eBook è anche meglio del cartaceo.
    Ma sicuramente l’eBook non è il sostituto del libro cartaceo, ma un ottimo compagno di esso.

    Luke

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  2. Bellisimo articolo,romanticamente propenso per il libro stampato (bene). Mi ha colpito,sachs con “mi cade sopra l’occhio” assolutamente vero,Vedere il dorso riconoscere il titolo,nella mia libreria,è un fattore indispensabile per la ri-lettura dello stesso. Vorrei sapere quante volte si è riletto un libro da un e-book?.Io mai.Anzi paradossalmente,quando un libro in forma digitale,mi è piaciuto molto,lo ricompro,in formazione cartacea,per la gioia dei miei sensi (ma con una spesa maggiore).Il pregio maggiore dell’e-book,penso,sia nel concetto di immediatezza del libro,che appare magicamente davanti a te in pochi minuti,favorendo poi anche i tanti lettori che vivono in piccoli paesi, e che sarebbero costretti a muoversi verso i grandi centri,oltre a chi ha l’urgenza del libro.Il peggior difetto è essere un lettore ,portatore di lenti,in quanto la rifrazione dello sfondo è maggiore e può causare lacrimazione,fotofobia (fastidio alla luce) o fosfeni (visione di piccoli puntini luminosi) sino a congiuntopatie. Certo molto dipende da quando tempo ,si sta leggendo un e-book,ma noi lettori siamo noti per la nostra distrazione.

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  3. L’articolo è sensorialmente emozionante. Si sente il corpo a corpo con il libro cartaceo e il grande rispetto per il progresso che avanza. Grazie davvero.
    Borges ha ragione quando parla di testo senza confini anche se in lui c’è di certo un eccesso di ansia… in fondo, quante volte si torna ad aprire un libro cartaceo alla ricerca di un verso, un passaggio, una notazione richiamata da un altro libro e magari da un altro ancora… e in questa foga e brama e in questo piacere della ricerca, dell’apertura fisica di un volume e del dire “Si, l’ho trovato, eccolo qui, è proprio lui…” beh… l’ebook non può gareggiare. Se non, come dice Luke, essere un ottimo compagno.
    Ma, caro luiginter, c’è un aspetto del corpo a corpo che a me preme molto e vorrei aggiungere agli altri da te elencati. Data e, nel caso, dedica. Quelle poche righe scritte sulla prima pagina bianca di un testo e che segnano per sempre il momento della vita e l’emozione che ne hanno accompagnato la lettura.

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  4. Sull’importanza della “fisicità” del libro a stampa io aggiungerei anche questo: un libro a stampa dopo che lo abbiamo letto diventa anche un pezzo della nostra vita, ci ricorda un momento, un periodo in cui ci ha accompagnato (come dice anche blackswan76). Non sarà più come nuovo, ma avrà una macchia di caffé se ci capitava di leggerlo in cucina, tracce di un acquazzone estivo, un po’ di sabbia rimasta tra le pagine se lo leggevamo sulla spiaggia. Insomma: diventa una specie di souvenir intimo che reca tracce del nostro vissuto proprio perché è stato consunto dall’uso, privato dell’aspetto perfetto con cui è uscito dalla tipografia, almeno in parte, e a differenza di altri “oggetti” che abbiamo consumato, è molto più intimo perché non è strumentale. Non lo giudicheremo mai come qualcosa che non è più adatto alla funzione originaria. Per questo il libro è un souvenir intimo che ci parla anche di noi mentre lo leggevamo: perché si è “mescolato” alla nostra vita, ci ha seguito nei luoghi che frequentavamo. Tutto questo nessun e-book lo può fare. Rimarrà sempre “perfetto” come qualsiasi cosa virtuale che non è soggetta a un processo di consunzione, non può degradarsi insieme a noi dato che non è immerso nel tempo come noi.

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  5. Anch’io come te leggo su kindle e libri di carta e ho forse un po’ più di entusiasmo di te per la lettura elettronica, che tuttavia trovo (come felicemente la descrivi) funzionale.
    Mi piace molto quello scrivi, soprattutto quando parli di ragionare senza pregiudizi, intolleranze.
    Lavoro in una biblioteca e vedo che molto spesso la discussione fra gli utenti si anima proprio coi libri in mano, sfogliandoli, guardando le copertine.
    Mi sembra che ultimamente fra bibliotecari la la riflessione sugli ebook e la lettura digitale sia molto forte e mi chiedo se questo non avvenga a scapito di una di una riflessione più generale sulla lettura.
    Insomma non vorrei che gli ebook diventassero un’ulteriore fonte di digital divide

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  6. Bellissimo articolo, bello, davvero. Avrei tanti commenti da fare che mi si sovrappongono e sovraffollano nella testa, perciò li lascio da parte. Però ho sentito il bisogno di farti i complimenti e non limitarmi al quasi apatico “mi piace” sotto il testo.

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  7. non vorrei che l’uso dell’e-book finisse per condizionare le nostre scelte di lettura. certo se si sceglie qualcosa di poco impegnativo l’e-book rivela tutta la sua innegabile versatilità e maneggevolezza; ma come si fa a sostenere impegni di altra portata (tipo l’Ulisse o I fratelli Karamazov o la Recherche o il mio amato Gadda che chiede rimandi e annotazioni continue) con il controverso dispositivo?

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  8. Articolo interessante!
    Personalmente non rinuncerò mai al rapporto personale e privato con un libro cartaceo, la fisicità sensuale dell’accarezzarne le pagine, quell’essere solo noi, fra un cuscino e una flebile luce, scrivere annotare e sottolineare, il profumo intenso della carta, le macchie di caffè che a distanza di tempo raccontano un frangente di vita intima, quei silenzi che tornano a vivere, pagina dopo pagina.
    No, non posso rinunciare.

    Un sorriso Tiziana
    Ps: persino quando scrivo preferisco -carta e matita-🙂

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  9. ragazzi con quello che costano i libri ,vi fate anche le paranoie di fisicità o meno del libro .io ho migliaia di libri ho comprato il kindle e mi trovo benissimo ,risparmio un sacco di soldi (con amazon fanno delle ottime offerte l’ultimo che ho preso “Limonov” l’ho pagato 1,99 ).Se a voi piace buttare i soldi fate pure .saluti

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  10. Secondo me, hellsbelle, molto dipende dalla qualità dell’e-book. Il primo che ho letto è stato Guerra e Pace, in una bella edizione Garzanti. Le note, le traduzioni dei brani dal francese erano decisamente più comode che nell’edizione cartacea.
    Poi sono incappata in e-book decisamente meno impegnativi dal punto di vista della realizzazione, niente note, niente apparati, solo semplice testo e li ho trovati illeggibili.

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  11. @hellsbelle: in quello che dici trovo 2 cose che condivido:
    1) se consideriamo le cose dal punto di vista di chi come Amazon o Mondadori punta all’uso degli e-books, l’uso dello strumento e-reader non è affatto neutro ed è un’illusione pensare il contrario. Gli e-book readers sono progettati per influenzare le scelte del lettore. Per es. all’apertura, il reader Kobo di Mondadori non ti propone una schermata vuota o la tua biblioteca, ma ti propone una schermata affollata di copertine di novità che funziona come una specie di vetrina virtuale. Ovvio che è fatta tutta di novità, non di classici, non di libri da scaffale, e queste novità non sono certo chicche di piccoli editori. Poi è chiaro che uno passa oltre, fa come vuole ecc.: nessuno lo obbliga a comprare nulla. Ma l’intenzione di voler influenzare le scelte indubbiamente c’è. Se poi qualcuno pensa che questo è del tutto analogo alla funzione che nelle librerie vere hanno le vetrine, in parte è vero, ma l’effetto è diverso. Perché tra vedere la vetrina virtuale del reader e osservare quella di una libreria vera, c’è questa differenza: in una libreria vera entriamo, e possiamo decidere di oltrepassare le pile di libri commerciali per avvicinarci a tavoli e scaffali per guardare per conto nostro. Nel caso del reader l’effetto voluto dal produttore che consiste nel: “ti metto davanti al naso quello che voglio io”, secondo me è molto più pesante perché siamo magari sul nostro divano, vediamo “solo” quella vetrina virtuale e non ci muoviamo in uno spazio fisico dove saremmo liberi di prendere la direzione che preferiamo. Nel caso della vetrina virtuale proposta dal reader, “passare oltre” vuole dire andare alla propria biblioteca o interrogare il motore di ricerca del reader, il che non è esattamente come curiosare liberamente andando a zonzo in maniera causale tra gli scaffali di una libreria vera. Dovendo interrogare un catalogo, la casualità viene eliminata. Il reader insomma ci ingabbia nei nostri comportamenti e vorrebbe “guidarli”.

    2) le letture impegnative di libri lunghi in effetti sul reader, come si dice anche nel post, possono creare una sensazione molto diversa rispetto alla lettura del libro a stampa: nonostante la barra di scorrimento che sul reader ci indica la nostra posizione, manca il colpo d’occhio e la sensazione fisica delle pagine che abbiamo letto e di quelle restano. È come navigare dentro a un sottomarino: ti affidi agli strumenti, ma quanto a “vedere”: da lì sotto non vedi nulla, non vedi l’orizzonte. L’orizzonte della lettura è ridotto a un segno, un simbolo. Non è nulla di fisico. Per capire l’alternativa che ci sta di fronte pensiamo a questo: chi potendo scegliere tra una crociera su una nave da cui potrebbe ovviamente osservare il panorama che cambia e una gita in sommergibile, a parte magari una occasionale curiosità, sceglierebbe il sommergibile e rinuncerebbe alle sensazioni che gli danno gli occhi per affidarsi a degli strumenti di navigazione?

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  12. Sono tutte interessanti le osservazioni riportate e tutte condivisibili, anche quelle in contraddizione una con l’ altra… E’ così, penso, quando ci si misura con qualcosa di molto nuovo. Non sono una gran lettrice di e-book. A tutt’oggi ho letto solo un libro e mezzo ( il mezzo è in corso di lettura) . In entrambi i casi, si trattava di acquisti che non avrei fatto in cartaceo. Libri che mi interessavano
    ( per segnalazioni lette in rete e mai sull’ i-pad) e che non avrei acquistato ma cercato in biblioteca. Certo, condivido tutto ciò che si è detto sulle ” mancanze” del testo sullo schermo, rispetto a quello in carta. Però, vorrei precisare alcuni, personalissimi, ” meriti” che ho trovato nell’ e-book.
    Prima di tutto, il libro è lì, sempre lì. non lo perdi, non lo cerchi affannosamente in tutti gli angoli della casa. Poi, quella dimensione da ” sommergibile” che diceva Gianfranco ( e che mi spaventa un po’, essendo io claustrofobica) ha, almeno in me, la caratteristica di fissare l’ attenzione. Non ti fa distrarre, non ti viene da alzare lo sguardo e osservarti attorno, sei lì, proprio in un corpo a corpo con la
    ” macchina” che ti tiene, forse prigioniero, ma ti impone una lettura rigorosa.
    Concordo, per ora, con Hellsbelle : non leggerei certi autori sullo schermo, ma in ogni caso l’ e-book è uno strumento utile per soddisfare le curiosità che anche questo blog suscita. Mai per acquistare ” suggerimenti” dai vari store…

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  13. Intanto ringrazio tutti i lettori che stanno lasciando i loro commenti; talmente ricchi e preziosi che stavo pensando di fare un aggiornamento al post per includere le vostre idee e osservazioni, ovviamente con i dovuti credits.
    Grazie ancora

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  14. grazie per l’interessante articolo.
    Nel nostro gdl cresce l’interesse per l’e-reader – che intanto si comincia a distinguerlo dall’ipad e tablet vari -: l’esperienza è ancora troppo esile per consentire giudizi corposi, ma posso dire della mia lettura con il Sony T1, di cui sono soddisfatta.
    Mi aiuta in questi casi critici : mi affatica meno la vista, già debole ; mi agevola nella lettura notturna senza infastidire chi dorme accanto, mi consente di avere in tempi stretti – non ci sono librerie ben fornite dove abito – e a minor costo i libri da leggere proprio per gli incontri dei gdl, senza sottrarli a biblioteche e senza l’ansia dei tempi di lettura. Lo porto con me, ho molti testi a disposizione garantendo una notevole scelta. Mi è capitato di aver bisogno anche di una copia digitale oltre a quella su carta, quando il calendario pressante delle letture lo richiedeva.
    Durante la sessione del gdl ho avuto difficoltà quando si leggono passi del libro ma il riferimento alle pagine è diverso rispetto al libro di carta e mi sento smarrita. L’indice non basta a dare il senso della distribuzione del testo se non si possono sfogliare le pagine e pesarne la consistenza. Invece lìe-reader tiene una sorta di giornale di bordo dei tempi di lettura che posso memorizzare nelle note e personalizzare le mie abitudini di lettura.
    E’ possibile aggiungere dediche con il testo aggiunto a mano o con tastiera touch, disegni compresi : restano per sempre. Non sono riuscita invece a condividere le note con altri lettori a meno di riscriverle su altri supporti. Può darsi che il modo ci sia ma che non l’abbia trovato.
    Abbiamo previsto un momento di auto aiuto di gdl per risolvere i problemi pratici dei singoli dispositivi.
    Bianca Verri

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  15. Molto interessante il post luiginter e anche tutti i commenti!
    Io – da sempre un po’ restia alla tecnologia e affezionata a carta e inchiostro – ho ricevuto per Natale un Kindle e sto iniziando a smanettarci (naturalmente con tempi non proprio rapidi…). Mi piace molto l’idea di esplorare questo nuovo modo di leggere e di continuare allo stesso tempo a sfogliare pagine di carta e guardare i dorsi colorati sullo scaffale della libreria “fisica” di casa.
    Tra gli “svantaggi” della lettura digitale qualcuno ha citato l’importanza della dedica che rende unico “quel” libro come oggetto e non solo come contenuto. Io non ne ho molti con dedica, ma sono molto legata a “La prosivendola” con dedica (e disegno) di Pennac. Pensandoci mi è venuto questo interrogativo: a poco a poco alle varie presentazioni di libri si farà la fila per farsi autografare l’e-reader?

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  16. ma perché non si possono leggere libri impegnativi con l’ereader? io con il mio lettore ci ho letto “L’uomo senza qualità”, portandomelo ovunque come un amuleto, cosa che avrei avuto difficoltà a fare con il cartaceo per banalissime ragioni di ingombro e peso. sono riuscita a terminare Babbitt (un classico americano ormai sconosciuto dei primi del Novecento), che in cartaceo invece avevo abbandonato. L’Ulisse di Joyce, che avevo preso in cartaceo ai tempi in cui non possedevo un ereader, giace abbandonato a metà sul mio comodino da oltre un anno.
    poi ci mancherebbe, ognuno gestisce meglio il mezzo che gli viene più pratico, ma non ci sono regole generali.
    io leggo e compro libri digitali e libri cartacei senza grosse differenze, ma non compro più libri molto voluminosi in cartaceo. pesano, mi ingombrano nella borsa, non possono essere letti in metropolitana quando si sta in piedi (o si fa molta fatica).
    ma la grande differenza del reader me me è stata che mi ha rivoluzionato le vacanze. ora parto serena ingombrando poco le valigie, con la certezza che non rimarrò mai senza niente da leggere. se non vi è capitato di trovarvi all’estero senza più niente da leggere e alla disperata ricerca di una libreria internazionale non sapete di cosa sto parlando.

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  17. Ciao a tutti.A me piace leggere ANCHE su ebook-ho un kindle touch-.Per favore,qualcuno sa usare la funzione per evidenziare-sottolineare ,come tenere le brevi parti in memoria e ritrovarle in Visualizza in note ?grazie!

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  18. Luigi bell’articolo. anche io ho un e-book che trovo assolutamente utile per le cose ovvie che tutti sanno: possibilità di immagazzinare in poco spazio e poco peso molti libri, accesso all’acquisto di libri nuovi quasi ovunque. Però mi manca il corpo a corpo. In primis la copertina: quando leggi un libro la copertina eè la cosa che vedi più spesso, da quando lo scegli in libreria a quando lo maneggi il libro è la sua copertina. Con l’ebook diventa anonimo, talmente anonimo che a volte dimentico il titolo. L’altro aspetto è la voluminosità: un libro di tante pagine o di poche pagine, la sensazione tangibile delle pagine che hai letto e di quelle che mancano, la promessa a te stesso “ancora 5 pagine e poi smetto”: con l’ebook resta solo un’arida indicazione sulla percentuale di libro letto e quello che resta. Se almeno ci fosseri i numeri di pagina!

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  19. … solo questo: come si fa a citare correttamente una pagina?! … le percentuali variano anche con la dimensione del carattere!

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  20. Bellissimo Articolo🙂 … Libro o eBook? Ciò che conta è il contenuto, la conoscenza che il libro ti trasmette, la storia che ci fa emozionare. La vera sfida per gli eBook, non è il libro, ma quella di riuscire a portare a una rivoluzione libraria, aumentare i lettori. In futuro l’eBook somiglierà sempre di più al libro, il quale non potrà mai essere sostituito. Sono due formati complementari e non rivali.

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  21. Concordo su gran parte delle considerazioni esposte…le mie conclusioni? Forse sarebbe giusto parlare di un 50% a favore del libro in carta e altrettanto per il libro digitale. Ritengo che entrambi possano convivere pacificamente e integrarsi tra loro. Difficile portarsi in vacanza libri e libri in carta, molto più comodo avere una piccola scorta di tascabili e un’autentica libreria digitale al seguito.Gli esempi potrebbero essere infiniti, quindi io non ne farei tanto un problema di quale sia il migliore, ma quale sia preferibile in ogni situazione. Sicuramente una possibilità non esclude l’altra e anche se la tecnologia sembra un po’ fredda, distaccata…ora siamo tutti qui a parlarci davanti al nostro PC e forse tra poco andremo a leggerci il nostro buon giornale quotidiano che ci lascia tracce di inchiostro sulle mani…

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