22/11/63, Stephen King

Dealey Plaza tilt–shift - foto: Jan Brašna, flickr
Dealey Plaza tilt–shift – foto: Jan Brašna, flickr

22/11/63 di Stephen King, edito da Mondadori, si contende con Player One (Ernest Cline, ISBN), il posto più alto del podio nella mia classifica dei libri più belli letti nel 2012; direi che lo assegno a entrambi a pari merito.

Non sono una fan di Stephen King, questo è stato il suo primo libro che ho letto. Ne è valsa proprio la pena.

Come avrete capito, il titolo si riferisce alla data dell’assassinio di John F. Kennedy, a Dallas (nella foto sopra, tratta da flickr, la piazza dove è avvenuto, il palazzo color mattone a forma di cubo è il Texas School Book Depository Building da cui Lee Oswald ha sparato al Presidente).

Jake Epping, il protagonista del libro, un insegnante del Maine, si ritrova coinvolto in una vicenda che ha dell’incredibile. Un giorno, infatti, riceve una telefonata da Al, il proprietario del diner in cui si serve di solito, che gli chiede di raggiungerlo il prima possibile. Quando si incontrano, Jake lo trova cambiato radicalmente, da un giorno all’altro: invecchiato, dimagrito, con l’aspetto di un malato. Com’è possibile, quando il giorno prima stava bene? Al lo conduce nel retro del suo locale, e lo invita a camminare a piccoli passi, come se stesse scendendo delle scale, nell’angolo più remoto. Jake è un po’ perplesso, ma non vuole contraddirlo, e si trova catapultato in un altro mondo.

Come gli spiegherà Al al suo rientro, la “buca del coniglio”, come l’ha definita, porta nel passato, e precisamente al 9 settembre del 1958. Al ha fatto il viaggio spessissimo, con l’obiettivo di rifornirsi di carne a costi stracciati. Ogni volta che ha affrontato il viaggio nel tempo, il passato è sempre uguale, si ritrova a vivere sempre le stesse situazioni, a meno che non interagisca con delle azioni che lo modificano. Quando torna, nel tempo attuale sono sempre passati solo 2 minuti, indipendentemente da quante ore, mesi o anni è rimasto nel passato. L’idea di Al è quella di tornare indietro nel tempo, di rimanere qualche anno, fino al 1963, per fermare l’omicidio di John F. Kennedy, avvenuto il 22/11/1963. Jake dovrebbe fermare Lee Oswald, dopo essersi assicurato che sia veramente l’assassino, su cui, come si sa, a oggi rimangono dei dubbi. Questa la storia di base. Intorno, nelle oltre 700 pagine del libro, la vita di Jake negli anni 50-60, le amicizie, gli amori, il lavoro, gli stratagemmi che si inventa per giustificare il suo vero “lavoro” (seguire Oswald, scoprire se è il vero assassino, fermarlo), di quella che diventa, per lui, la vera vita, rispetto a quella nel presente. Per scoprire, alla fine, che il futuro attuale, nonostante tutto, è il migliore che esiste.

Un libro avvincente, con una trama emozionante e intrigante, una ricostruzione minuziosa della vita degli Stati Uniti degli Anni ’50, mai noiosa, grazie allo stratagemma letterario della narrazione attraverso gli occhi di un uomo di oggi.

Da leggere assolutamente.

*giuliaduepuntozero

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4 pensieri su “22/11/63, Stephen King”

  1. Ciao giulia e’ con piacere che scopro che metti il libro di King in cima a quelli piu’ belli letti nel 2012. Dico con piacere perche’ e’ in assoluto contrasto con i libri che si contendono la “palma” della migliore lettura (barnes (il senso di una fine) – murakami haruki (1Q84) – carrere (limonov )- williams (stoner) – munro (ma chi ti credi di essere?) almeno a leggere questi ultimi mesi…
    E’ il bello della lettura, o la diversita’ della lettura o una diversa sensibilita’ di lettura…
    Come avrai capito a me piacciono i contrasti…
    Il libro di King mi e’ piaciuto, ti tiene avvinto alla storia, e’ un tipo di fantascienza che forse abbiamo gia’ letto pero’ e’ scritto bene, non annoia e le pagine scorrono…Non so se l’hai letto in lingua originale (una cosa che francamente ti invidio) o gia’ nella traduzione italiana.
    E’ anche geniale, almeno per me, il riferimento che l’autore fa di un altro suo libro (IT) intrecciando le due storie che avvengono negli stessi anni (o magari e’ solo una furbizia, una strizzata d’occhio di S.King ai suoi appassionati lettori….) Trovo comunque bello che in questo blog possano convivere tante “anime” e tante sensibilita’ diverse.
    L’altro libro Player One di Cline non l’ho letto ma mi riprometto di farlo – dalle recensioni lette oltre alla tua pare che se non sei nato negli anni tra il settanta e l’ottanta rischi di non riuscire a “entrare” in sintonia con il libro o meglio ti mancano alcune cose vissute in quegli anni da chi era adolescente; mah io non so, sono nato negli anni sessanta pero’ voglio provarci ugualmente….

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  2. Ciao garife, grazie, mi fa piacere leggere il tuo commento.
    Concordo su 1Q84, che non ho citato solo perché è nei libri più belli letti nel 2013, non ne 2012!
    A proposito di Player One, te lo consiglio lo stesso, ne vale la pena, anche se non sei nato negli anni Settanta o Ottanta!
    Mi dirai che ne pensi.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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