1Q84, Murakami Haruki

1Q84 - foto: Yuting Hsu, flickr
1Q84 – foto: Yuting Hsu, flickr

Nel cielo splendevano due lune. Una piccola e una grande. Erano sospese in aria, l’una accanto all’altra. Quella grande era la solita luna di sempre. Quasi piena, gialla. Ma accanto ce n’era un’altra, diversa, con una forma inconsueta. Era un po’ deforme, e anche il colore era strano, verdastro, come se sulla superficie fosse cresciuto un leggero strato di muschio.
Libro Primo, Capitolo XV, pag. 247

Ho finito 1Q84, di Murakami Haruki, edito in Italia da Einaudi, già da un po’ di settimane, ma non sapevo come parlarne.

Raccontare la trama? Condensare le oltre 700 pagine del Libro Primo e Secondo, e le 400 del Libro Terzo nelle poche righe di una recensione? Provare quindi a sintetizzare come Tengo, il protagonista maschile, sia un professore di matematica e uno scrittore, che viene chiamato da Komatsu, suo editor, a riscrivere La crisalide d’aria, romanzo della giovane diciassettenne Fukaeri, molto promettente, ma bisognoso di una sistemata. Il piano di Komatsu è quello di rivedere la scrittura e arricchire le parti deboli, per candidare il libro a un premio per giovani scrittori. Tengo accetta, poco convinto, ma, quando conosce Fukaeri, rimane colpito dalla forza del romanzo e soprattutto da lei, una ragazzina bellissima, e stranissima. Così com’è strana la storia narrata nella Crisalide d’aria: sarà pura immaginazione? Ma com’è che richiama così da vicino la vita di Fukaeri, figlia del fondatore di una comune di stampo comunista, trasformata poi in un setta religiosa? Dall’altro lato, Aomame, seconda protagonista del romanzo, è una bella ragazza, sportiva, insegnante di ginnastica, con l’hobby del delitto. Ha inventato un metodo che le consente di ammazzare una persona senza lasciare traccia, e le viene chiesto dalla Signora di eliminare una serie di uomini colpevoli di crimini contro le donne. L’ultima azione, quella più difficile, è l’uccisione del Leader, che si scopre essere il padre di Fukaeri. E le due vicende si intrecciano sempre di più, anche perché fra Tengo e Aomame c’è un legame. E infine Ushikawa, investigatore privato, bruttissimo, ma intelligentissimo, che, a partire dal Libro Terzo, assume una certa importanza nella trama sempre più intricata, onirica e surreale di 1Q84. Difficile, perché le storie sono complesse, i personaggi numerosi, le vicende sempre più intrecciate.

Inscatolarlo in un genere? E quale sarebbe? Fantascienza, visto che nel cielo ci sono due lune, dalle bocche di capre e bambine escono i Little People, degli strani omini che “erano grandi più o meno come il suo dito mignolo, ma una volta che si trovarono definitivamente all’esterno, eseguendo una torsione, come degli strumenti pieghevoli, raggiunsero la lunghezza di circa trenta centimetri. Erano tutti vestiti con gli stessi abiti, privi di qualsiasi caratteristica specifica” , e i protagonisti vivono in 1Q84, una sorta di realtà parallela al 1984? O thriller, visto che Aomame, in fin dei conti, è una killer professionista? Forse non è possibile neanche così.

E allora l’unica è di consigliarlo, ripensando alla forza delle pagine di Murakami, a come ti trascina in una storia così evidentemente surreale, ma nello stesso tempo così reale e travolgente, alle nottate che ho fatto sveglia senza riuscire a staccarmi dal libro, perché un capitolo tira l’altro (e lo stratagemma di narrare la storia con gli occhi di uno dei protagonisti a vicenda, rende la narrazione ancora più avvincente).

1Q84 è un capolavoro, il più bello del libri di Murakami (che peraltro mi sono piaciuti direi praticamente tutti, e alcuni molto); ancora oggi, dopo qualche settimana dalla lettura, ogni tanto mi scopro a ripensarci.

Leggetelo, ne rimarrete stregati.

*giuliaduepuntozero

18 pensieri riguardo “1Q84, Murakami Haruki”

  1. Sono d’accordo che 1Q84 appare un romanzo più compiuto. Forse perché in 1Q84 Murakami riesce meglio che in altri romanzi a realizzare il suo obiettivo narrativo: fondere insieme Dostoevsky e Chandler, il romanzo etico sul bene e il male e il giallo. Questo è quello che si propone. Lo aveva dichiarato in una intervista alla Paris Review del 2004: “my ideal for writing fiction is to put Dostoevsky and Chandler together in one book. That’s my goal.” http://www.theparisreview.org/interviews/2/the-art-of-fiction-no-182-haruki-murakami
    La migliore redenzione di 1Q84 è quella uscita su The New York Review of Books, 8 December 2011: titolo: “Behind Murakami’s Mirror”, Murakami dietro lo specchio, di Charles Baxter. Conclude Baxter: “I finished 1Q84 feeling that its spiritual project was heroic and beautiful, that its central conflict involved a pitched battle between realism and unrealism (while being scrupulously fair to both sides).” Accessibile da qui:
    http://www.nybooks.com/articles/archives/2011/dec/08/behind-murakamis-mirror/?pagination=false

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  2. Devo dire che se il primo tomo del romanzo (quello con le parti 1-2-3) aveva appassionato anche me, ho trovato il secondo (con le parti 4 e 5) piuttosto deludente, un brodino allungato nel quale si tira per le lunghe per giungere al necessario e scontato finale dell’incontro tra i due protagonisti, mentre tutto il resto piano piano scompare e si dissolve in nebbia.
    No. Secondo me non è un capolavoro e non è questo il migliore Murakami. Che mi pare ultimamente più incisivo nei racconti (bella l’ultima raccolta: “I Salici ciechi e la donna addormentata”) che nei romanzi.
    Qui è con “Kafka sulla Spiaggia” che a me pare abbia raggiunto il suo vertice: un perfetto equilibrio fra reale e surreale, tra “orientale e “occidentale”, tra commedia (non mancano elementi di comicità) e dramma (c’è una componente “thriller, anche se sfumata).
    E rimane sempre per me un ottimo libro anche quel “Norwegian wood” che di surreale non ha nulla, ma è pur sempre un buon esempio di romanzo sentimentale moderno, ambientato in un Giappone in bilico tra una modernità ormai molto occidentalizzata e sopravvivenze del vecchio oriente. E in cui la scrittura di Murakami rimane riconoscibilissima anche senza fare ricorso alla sua sfrenata fantasia.

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  3. Gia’ la foto che hai trovato con la luna e l’altro asteroide verde mi piace molto…
    Poi e’ vero quello che scrive il recensore del San Francisco Chronicle “avviso ai nuovi lettori: Murakami crea dipendenza”.
    Premetto che su tutti avevo molto amato “IN NOME DELLA PECORA” e “KAFKA SULLA SPIAGGIA” altri “AFTER DARK” “DANCE,DANCE,DANCE” “LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK” forse un po’ meno…
    E comunque questo libro o meglio questi libri mi sono piaciuti molto.
    E’ vero come dice giulia che non si riesce a definire che libro sia perche’ non e’ un giallo, non e’ fantascienza e’ forse un libro sui sentimenti , sull’inconscio, sulla paura (beh a me quello che veniva a bussare alla porta mi faceva venire una certa angoscia)…
    Avrei pero’un sacco di domande su cose che non ho capito e che vorrei sapere pero’ per il momento aspetto di leggere altri commenti…saluti a tutti.

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  4. Ciao a tutti
    grazie per i vostri commenti. Andiamo con ordine.
    @Pierfrando: grazie per il link dell’articolo del The New York Review of Books, veramente bello.
    @The Running Franz: grazie per il tuo commento, sono (anche) queste le piccole soddisfazioni che rendono bello scrivere su un blog! Spero che il libro ti piaccia, aspettiamo un tuo commento quando l’avrai letto.
    @carloesse: concordo con te che il Libro Terzo va via meno bene degli altri. O meglio, la tensione è alta e sotto alcune novità e aspetti che non cito per non togliere la sorpresa a chi non l’ha letto, è anche più avvincente, ma anche io ho avuto come la sensazione di volere che finisse presto, e che fosse tirato un po’ per le lunghe. Non ho ancora letto Kafka sulla spiaggia. A me sono piaciuti molto anche Dance dance dance, e poi sì, Tokyo blues, il suo primo libro che ho letto, e che mi ha fatta appassionare ad Haruki Murakami.
    @garife123: se vuoi, scrivimi su giuliaduepuntozero {at} yahoo.it, e ne parliamo!
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  5. L’ho finito, ma mi è stato difficile farlo. Perchè dopo la pagina 550, dove tutte era funzionato a meraviglia, la scrittura si è fatta pastosa e addensata, lenta. E forse è pur vero che doveva preparare il slato verso il terzo libro, però ciò è stata una mazzata nella lettura dei primi due.

    Rimane pur sempre un libro molto interessante per come è costruita la storia, ma rimane grande delusione. Rimane un grande esercizio di studio per capire come si scrivono personaggi, situazioni, interazioni tra gli attori. Ma mi è passata la voglia di scriverne una recensione.

    A presto

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  6. concordo con la recensione:è stata una bella ed intensa lettura anche se non amo i libri in serie. Ora dovrò leggere la parte terza, ma se ce ne sarà una quarta, rinuncerò assolutamente.
    Ho notato parecchie ingenuità linguistiche, forse dovute alla traduzione e quell’uso obsoleto delle parentesi. Secondo ed ultimo appunto negativo: la solitudine di tutti i protagonisti. Triste, molto triste.
    Ciao,
    maria rosaria.

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  7. Anche per me le parti 1 e 2 sono semplicemente fantastiche, leggevo non riuscendo a smettere. Ammiro la scrittura di Murakami, la sua capacità evocativa e l’abilità nel creare situazioni e personaggi davvero unici, ma concordo con carloesse: si arriva alla parte terza e qualcosa non gira più nel modo giusto, le pagine e le situazioni cominciano ad essere scontate, prevedibili, pur rimanendo scritte in modo impeccabile ovviamente. Ho terminato il romanzo pensando che, forse,questa volta lo scrittore abbia un pò esagerato, nella lunghezza soprattutto. Un romanzo ben scritto, ma che non convince fino in fondo.

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  8. Mi è dispiaciuto così tanto che non abbia vinto il Nobel nemmeno quest’anno😦
    Sinceramente credo che se lo meriti.. soprattutto se confrontato con certi vincitori…

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  9. 1Q84 è il romanzo più maturo e completo di Murakami. E’ anche l’opera in cui l’autore giapponese dispiega tutta la potenza della sua scrittura immaginifica e profonda. Il libro è magistralmente articolato in tre parti e in tre temi: il surreale-metafisico, la riflessione sulla scrittura, la vicenda umana e sentimentale. Solo una trilogia poteva dare a Murakami la possibilità di esplorare queste dimensioni facendole iteragire fra loro. Non era facile la sfida e a volte si ha la sensazione che l’impianto del testo ceda (e a volte lo fa), ma l’assoluta qualità della scrittura riscatta sempre i momenti in bilico. Come dire: “poco importa chi siano davvero i Little People; anche se dovrei spiegarlo, vi parlo di altro e ve ne parlo in modo sublime”).

    Alcuni lettori sono rimasti annoiati dal secondo volume, altri con l’amaro in bocca nel terzo. E’ vero che alla fine del secondo libro Murakami ha messo moltissima carne al fuoco e non si capisce sempre dove si vada a parare. Il libro 3 spiega alcune cose, ma abbandona sostanzialmente la dimensione surreale lasciando sullo sfondo e irrisolte molte domande.
    Il punto è che l’architettura metafisica, i Little People, le digressioni sulla Crisalide d’aria sono al servizio della storia d’amore e umana dei personaggi e non viceversa. Interesse di Murakami è raccontare di Tengo e Aomame (e del riuscitissimo Testone) e poco importa se il fantastico non viene spiegato chiaramente e anzi se nemmeno è congegnato in modo perfetto e ha delle falle.
    Chi legge autori di fantascienza e horror (da King in giù) può facilmente capire la differenza di prospettive. King ad esempio possiede un immaginario molto simile a questo di 1Q84, ma nella sua poetica il tema fantastico è prioritario o comunque riveste grande importanza. Per Murakami non è così; è uno strumento per creare suspense, per sollevare temi etici, per far sì che i suoi personaggi si interroghino sul mondo e su loro stessi.
    E la miscela funzione a meraviglia.

    Ottima la recensione segnalata Charles Baxter. Grazie pierfranco per averla linkata.

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  10. Mi piace leggere e non conoscevo questo autore. Via via leggevo ridondanze e ripetizioni, che mi innervosivano guastando le parti convincenti e avvincenti. Anche i significati mi sono sembrati tirati per le orecchie e mi sono pentita di avervi dedicato tutte quelle ore!!!

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  11. ciao..ho letto quasi tutti i libri di Murakami ….il mio preferito è kafka sulla spiaggia ….mi ha emozionato! i libri di Murakami non vanno capiti ma ascoltati…devi farti trascinare dalle parole e dalle emozioni che ti suscitano…. come se fosse un mantra! non posso dire quale sia il suo libro più bello , tutti mi hanno dato qualcosa di grande catapultandomi nel mondo del mio inconscio con la sola magia della sua scrittura!

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