I libri più belli, letti nel 2013

Libri: un flusso creativo ininterrotto di titoli, autori, consigli, sconsigli, analisi, emozioni, discussioni sulle emozioni. Ma anche digressioni e tante tante richieste di consigli o di pareri. Siamo dunque di nuovo al momento di dare il via alla grande festa dei libri più belli letti nel corso dei quest’anno. Il post dedicato a quelli del 2012 ha superato i mille commenti (sì 1000) ed è – come quelli degli anni precedenti – un enorme giacimento di ragionamenti e idee sulla lettura. La lettura e i libri; i lettori e i libri, i lettori con i lettori.

Ora partiamo con quello del 2013: speriamo di mantenere tutti gli amici degli anni trascorsi e di incontrarne nuovi. Sarà un viaggio bellissimo.

Le regole sono le stesse: i migliori libri letti nel corso dell’anno, indipendentemente da quando siano stati pubblicati. Valgono richieste di consigli, scambi di pareri, suggerimenti. Valgono tutti i libri che volete.

Come sempre usiamo i commenti.

1.778 pensieri riguardo “I libri più belli, letti nel 2013”

  1. Ho letto l’intervista su Repubblica, ho letto Butcher’s Crossing, Stoner, Augustus e Nulla, solo la Notte è già sul mio comodino. Williams per me è stata la più importante (ri)scoperta degli ultimi 2 o 3 anni.
    Nella mia recensione su Anobii avevo scritto:
    “ …è la solitudine e la piccolezza dell’uomo di fronte alla natura, alla sua forza e alle sue leggi, la materia al centro del romanzo, e che si risolve nella sua sconfitta e nel dissolversi dei suoi sogni.
    Solo il giovane protagonista, Edwards, benestante bostoniano fresco di laurea in fuga dagli agi e dall’ordine delle eleganti e civili metropoli della “East Coast” (che mi ha riportato alla mente il coetaneo Chris McCandless del romanzo basato su una storia vera “Into the Wild” – e l’omonimo film di Sean Penn – che ad un secolo di distanza si fa trascinare, ancora più tragicamente perché “in solitario”, in simili situazioni spinto da simili motivazioni; e peraltro anche di Butcher’s Crossing sembra che si stia per girare un film, con la regia di Sam Mendes) forse, grazie all’età, o all’umiltà di chi è giunto fin lì solo per la sete di apprendere dalla vita, potrà trarre lezione dalla sconfitta.
    E il libro così si chiude: con la sua partenza da Butcher’s Crossing verso altri lidi, verso altri sogni ancora non sognati, forse in attesa che sia il destino a suggerirgliene di nuovi. Perché è comunque un’altra persona, un altro uomo rispetto a quello che era sbarcato lì solo un anno prima. O forse rinuncerà ad essi per diventare, in un’altra epoca, in un’altra America, lo “Stoner” privo di qualsiasi sogno e di qualsiasi ambizione, protagonista di un altro romanzo. E in fondo di tutta un’altra storia”.
    Un libro diverso da Stoner quindi, come quello successivo “Augustus” che però offre maggiori paralleli tra le figure dei due protagonisti. In questo caso avevo scritto:
    “…Augusto in fondo è un altro Stoner. Il destino gli riserva un ruolo ben più alto di quello del professore di letteratura di una piccola Università dell’America rurale, ma in fondo entrambi vivono la propria vita senza trovare mai la felicità, perché non fanno della sua ricerca il loro fine. Accettano il fato assegnato loro da divinità in cui neanche credono per senso del dovere, ma senza alcuna rassegnazione, senza particolari rimpianti, senza invidie e senza sentimentalismi. Il che non vuol dire senza sentimenti, perché in loro se c’è qualcosa che li distingue dagli altri e ne fa dei giganti è il voler apprezzare comunque il senso della vita, e della morte che ne fa parte, pur nella consapevolezza di non poterlo comprendere appieno. La vita va afferrata al volo, così come viene, perché è per sua natura fugace, e per taluni (se non te, spesso i tuoi cari) fugge con grande rapidità. Si direbbe Montaigne…”.
    Curioso. Nell’intervista recente citata anche da Cristina, la moglie ancora viva asserisce che fra tutti il protagonista più autobiografico è forse proprio l’imperatore romano perché a lui piaceva immaginarsi in quelle vesti …
    Un diverso parallelo che farei invece per Butcher’s Crossing è quello con Moby Dick. La follia distruttiva di Miller che insegue anche da solo le mandrie nella neve e nel gelo non è in fondo la stessa ossessione del capitano Achab a caccia della sua balena tra le tempeste dell’oceano?

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  2. @Dani mi trovo in sintonia con Carloesse, Williams è finalmente riconosciuto come un grande scrittore, originale e controcorrente. Per la loro epoca molti grandi scrittori americani si sono rifugiati nell’alcolismo e, spesso, sono finiti in miseria, dimenticati e nascosti, come Yates e altri. Per nostra fortuna oggi possiamo leggerli, nel loro disincanto, e apprezzarli finalmente. Non ho ancora letto NULLA,E’ SOLO LA NOTTE, ma lo leggerò quanto prima.
    Ho appena finito di leggere VIA DEI LADRI, di Mathias Enard, l’autore di ZONA e di PARLAMI DI BATTAGLIE, DI EROI E DI ELEFANTI. E’ una straordinaria esperienza, questa lettura, di quella vita caotica e disperante che anima il mondo contemporaneo .con tutta la ferocia e, al tempo stesso, la poesia e il desiderio di vivere, “in pace” di un giovanissimo protagonista, pieno di sogni e , perfino, di speranza, malgrado la sua esperienza di vita crudele e spietata. E la percezione del mondo contemporaneo, dove le grandi diversità si scontrano e si incontrano nella comune consapevolezza che tutti i “confini” sono saltati. Il libro di Enard è ben difficile guardarlo dal di fuori, con distacco giudicante: si percepisce qualcosa di ineluttabile ed è straordinario “l’ordine” che riesce a dare a questo caos il potere della grande letteratura.Ciaociao.

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  3. @Carloesse. Perfetto l’accostamento Miller- Achab mentre non concordo su quello tra Will Andrews e il protagonista di Into the Wild. Mentre quest’ultimo è artefice del proprio tragico destino, Andrew, spinto sì dalla stessa sete di capirsi, mettersi in gioco in situazioni-estreme, segue come un automa un progetto scellerato non suo e anzi, la sua mancanza di iniziativa davanti all’insensatezza di Miller è segno di scarsa autodeterminazione. Non pensi? Comunque dovrò leggete anch’io Augustus a Nulla. Williams è ormai parte del mio Pantheon.
    Ciao

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  4. Ciao Dani, sì, hai perfettamente ragione nel sottolineare che Chris è artefice del proprio destino, mentre Will si affida totalmente a Miller. Ma il parallelo che suggerivo, a monte del “come” è quello tra due giovani, entrambi borghesi, entrambi freschi di università, rifiutano di affrontare quella vita quotidiana che le loro famiglie, il contesto in cui sono cresciuti, il loro percorso di studi lascerebbero supporre, ma con un coraggio diverso decidono di cercare se stessi confrontandosi con la natura selvaggia. In fondo spinti dalle stesse motivazioni.
    Un carissimo saluto anche a te.

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  5. Se vuoi (in tema di paralleli) aggiungo che Will avrebbe volentieri fatto il mozzo sulla baleniera di Achab, Chris avrebbe fatto il navigatore solitario.😉
    Ri-ciao

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  6. @Cristina, c’entra, c’entra.

    C’entra, innanzitutto, perché, secondo me, in questa sede, di lingua italiana è giusto e pertinente continuare a parlare (potremmo quasi suggerire a Luiginter la pubblicazione di un post apposito).

    C’entra, inoltre, perché mi dà l’occasione di citare un autore che siamo soliti ricordare per altri argomenti, ma che non ha mancato di dire la sua, con profondità e preveggenza, anche su lingua, lettori e scrittura. Sto pensando al libro meno conosciuto di Primo Levi, si tratta di

    Primo Levi, “L’altrui mestiere”, Einaudi, 1998

    Per la verità Levi, che scriveva quando la lingua italiana era meno inflazionata da termini inglesi, non disdegnava l’uso di lemmi stranieri, a patto che venissero utilizzati a favore della chiarezza, di cui era paladino e strenuo difensore. In pratica, tutto il contrario di chi li usa, oggi, in luogo del “latinorum” di Don Abbondio per buttare fumo negli occhi.

    Gli aneddoti dell’articolo sono veramente esilaranti e non penso siano inventati!

    Ciao,
    Mariangela

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  7. un 8 marzo silenzioso qua…
    comunque a me, sentire il presidente della Repubblica parlare esplicitamente del sessismo come di un virus maledetto… bè, magari s erve a poco, ma mi ha fatto molto piacere, con tutti i difetti che ha Napolitano, ha anche molti pregi….mi pare

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  8. @Cristina
    Oggi ho ritirato “Domani nella battaglia pensa a me” di Marias (Einaudi, 1998). Spiego come andata per far capire perché mi sento frustrata e perdente.

    Sono tutta contenta di accingermi a questa lettura, non solo perché il titolo è in calendario per un incontro del GdL, ma anche perché, ricordando che tu avevi citato questo autore nel commento del 4 marzo sulla Gallant, pensavo sarebbe stato un piacere avere un titolo di narrativa da condividere sul blog, magari proprio in questo articolo che parla dei libri più belli letti nel 2013.

    Del libro non so nulla, né ho letto recensioni. Apro quindi il volume a mente sgombra e molto benintenzionata, capisco dalle prime righe che ha le caratteristiche di scioltezza, drammaticità e ritmo che piacciono a me; sento, proprio dalle prime battute, che è sincero e che non ha nulla della melensaggine che talvolta si avverte già dall’incipit; in pochi minuti, mi convinco che è un libro da leggere, di più, che potrebbe perdere molto chi non lo legge.

    Si potrebbe concludere: la decisione è presa ed è irrevocabile, la nostra lettrice leggerà il libro! Invece, disdetta, la lettrice, che pure in base a precedenti esperienze avrebbe potuto prevedere qualche difficoltà, non ha fatto i conti con l’organo attraverso il quale la lettura inizia: la vista. Il carattere dell’Einaudi è molto piccolo anche per gli occhiali da lettura e lo sforzo imposto al nervo ottico rischierebbe di annullare il piacere della lettura e di escluderne altre concomitanti. La sconfitta è bruciante.

    @Cristina @Tutti
    Vi capita mai lo stesso problema? Preciso che non ho problemi di vista gravissimi o che non possano essere corretti con le lenti, ma la difficoltà ottica in certi casi è veramente frenante.

    Mi direte che esistono gli e book e gli audiolibri, ma, mi chiedo io, gli editori non potrebbero stampare questi benedetti libri con caratteri leggibili?

    Vi ricordate il progetto LIA (Libri Italiani Accessibili)? Penso che si sia concluso solo con la pubblicazione di e-book, temo che attenzione per il libro stampato non ne abbia riservata. Voi avete informazioni ulteriori al proposito?

    Ciao,
    Mariangela

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  9. Arrivo buona ultima a leggermi ‘Zona’ di Enard, del quale ho amato molto PARLAMI DI BATTAGLIE DI RE….
    Ci arrivo perchè qualcuno di voi ne ha scritto positivamente tempo fa.
    Che lettura …… sono attonita, persino scombussolata….
    Tornerò a commentare quando l’avrò finito (sempre se sarò sopravvissuta allo shock emotivo)

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  10. Mariangela, io ho lo stesso problema. Se un libro non è impaginato come dico, fatico ad andare avanti.
    Ciuao

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  11. scrivo dal pc del figlio perchè il mio è malatissimo. Mariangela, anch’io ho lo tsso problema.Maria poi non va mai a capo,e uesto ende ardue le cose. a presto quando ri avrò la paoa …e il pc!

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  12. Ciao @luigi già ti vedo ancora più sorridente, se fosse anatomicamente possibile, dopo il pareggio di coppa.
    Ma leggo dopo mesi il blog e vedo ancora I libri più…… del 2013

    Sarebbe ora di aggiornare non credi?

    Su twitter, divenuto nel frattempo, approdo della mia sfrenata presunzione narcisistica , si sta celebrando l’evento dell’arrivo in italia, di un personaggio della letteratura americana.
    Avere il biglietto del suo incontro, su @libricome (ROMA) è per alcuni (ultras letterari??), come quando il 27 giugno del 1980 (oddio avevo 18 anni ) mi trovavo “emigrante bivaccante” allo stadio di sansiro, al cospetto dell’ultimo dei re.
    Lei ha 50anni, ma deve aver scoperto, una crema antirughe portentosa,carina, ma dagli occhi algidi e tristi. Sulla sua carta d’identità sotto alla voce “segni particolari” è scritto : intelligenza e charme quasi sovrannaturali, un cocktail imbarazzante per qualsiasi donna.
    Ma il suo penultimo libro, DIO DELLE ILLUSIONI, a suo tempo non mi convinse del tutto, c’erano 200 pg in più.
    E’ Donna Tartt, la donna dei decenni, e il suo nuovo libro è “IL CARDELLINO” ed.Rizzoli 892 pg.
    Lo leggerò perché come dice la Tartt “Sometimes the thing that you don’t want to do is the one which makes all the difference.”
    warm regards😉

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  13. Mi stavo proprio chiedendo dove fossi finito! Per darti il bentornato ti regalo questa riflessione presa da un bellissimo racconto di John Berger,tratto da IL TACCUINO DI BENTO, Neri Pozza (traduzione di Maria Nadotti)

    ” Quando una storia ci colpisce e ci commuove, genera qualcosa che diventa, o può diventare, una parte essenziale di noi, e questa parte, piccola o ampia che sia, è, per così dire, la sua discendenza o prole.
    Quel che sto cercando di definire è più idiosincratico e personale di una semplice eredità culturale; è come se il flusso sanguigno del racconto letto si congiungesse al flusso sanguigno della nostra storia di vita. Contribuisce a farci diventare quel che diventiamo e continueremo a diventare.
    Senza nessuna delle complicazioni e dei conflitti dei legami familiari, queste storie che si formano sono, a differenza degli antenati biologici, nostri progenitori fortuiti”.

    buon fine settimana
    simonetta

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  14. Encantado Simo🙂
    Devo ammetterlo, a costo di un il pubblico ludibrio, mi piaci, mi sei sempre piaciuta.
    Mi piacciono, le tue estrazioni, le tue riflessioni che colgono quasi sempre il segno, e che entrano nell’animo, come anche la tua forza, la tua determinazione, il tuo amore nei e per i libri .
    Certo per quello che vale il concetto di “mi piaci” per adour. Spesso aleatorio, temporaneo, sempre in perenne equilibrio, fugace. Ma ora è cosi e dovevo dirtelo.
    Ti rispondo con un pezzo di MANCARSI di Diego de Silva ed.Einaudi Potrebbe essere un ottimo incipit quando si scrive un post, qui, su questo blog.
    ___
    “Quando sceglievo le parole.
    L’attenzione che usavo nel comporre le frasi in modo che risultassero corrette, mai ambigue, rispettose.
    Il timore della tua riprovazione.
    La prontezza nel darti ragione.
    Il lasciare le cose come stavano.
    La mia incapacità di cambiarti.
    Pensare ancora adesso che non avevo il diritto di farlo.
    La buona educazione con cui ci trattavamo.
    L’avere pensato che tu contassi più della felicità.
    La fiducia in te che non ho mai perso.
    Gli anni che passavano.”
    ____
    Un sorriso
    Antonio

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  15. Ancora….
    @Mariangela : io il proverbio della camicia non l’ho capito, penso che per te, in quel momento, mi dovesse calzare a pennello ma non l’ho capito. Ti prego spiegalo se vuoi.
    @Rosamavi: ricordi quel libro, MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO, non dirmi che non l’hai finito?, non ci deludere. E’ propedeutico per ricevere la tessera del nostro CLUB.
    Quale?
    ma quello degli incorreggibili ottimisti.🙂

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  16. @Adour, innanzitutto, bentornato!

    Il proverbio “Anima e camicia ognuno con la sua” che ti avevo dedicato sull’altro articolo non doveva necessariamente attagliarsi a quella situazione, era il mio modo di incoraggiarti a scrivere.

    La spiegazione per la verità c’era ed era dello steso Lapucci: ognuno si regola a proprio modo sia per quanto riguarda l’aspetto esteriore sia per le questioni interiori. Magari! Il proverbio vuole essere un inno all’anticonformismo, ma io di anticonformismo rilevo così poche tracce, soprattutto in fatto di abbigliamento (tutti in divisa basta di seguire la moda) e di scelte religiose (tutti cattolici per convenzione), che sono indotta a trovaci la conferma che i proverbi possono essere anche troppo ottimisti.

    Ciao,
    Mariangela

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  17. @lettoreambulante — ciao cara simonetta . ho sempre poco tempo in questo periodo per motivi che … glisso. vorrei i tuoi pareri su Salter , che mi ha divertita ma che ho trovato banale, ben scritto ma banale.Su ANDORRA, di Peter Cameron, il piccolo immaginifico cantastorie in stato di grazia permanente: quanto mi piace, musicale e pittorico, oltre che scrittore.Hai per caso letto COME UN SOPRAMMOBILE di Mary Wesley, della brava Casa rosso vivo, Astoria? Una storia sorprendente, scritta ai tempi della guerra e dei bombardamenti su Londra, molto bello e curioso.
    Ho trovato splendido VIA DEI LADRI di Mathias Enard, anche per ragazzi giovani , giovani. Ora sto leggendo IL CANARINO, di Donna Tartt ma è troppo presto per sapere se mi piace moltissimo o molto o…. Certo mi sembra una scrittura tradizionale, classica: può essere un pregio ma anche , forse, non tanto. L’hai sotto mano? Sto leggendo, per alleggerire, una vero philip Marlowe , scritto da John Banville, finalmente Guanda si è decisa a usare lo pseudonimo di Benjamin Blake. Una perfezione di atmosfere, dialoghi, toni, battute ,strabiliante, per gli amanti Chandler un vero dono: LA BIONDA DAGLI OCCHI NERI.Ma non mi stupisco , Banville sa fare tutto meglio di …quasi, tutti. Ciao simonetta, chissà se verrai a Trento un giorno di vera primavera, vorrei offrirti una cosa , in una mattinata di sole in Piazza Duomo.
    @ adour – Vorrei ricopiare tutto il pezzo di de silva che citi qui sopra, tutto, uguale, uguale, per salutarti. Ciaociao

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  18. @Mariangela veramente io indosso ,maglioncini (tutte le variazioni del blu) e jeans, la camicia solo d’estate per rendermi presentabile in alcune occasioni, unico vezzo la sciarpa, sarò abbastanza trendy ?🙂
    Che bella parola però “anticonformismo” mi piace sentirla dire, vederla scritta , ma soprattutto vederla vivere.
    Ma con dispiacere devo darti assolutamente ragione, la maggior parte di questi “anticonformisti” sono muniti di un moralismo spicciolo,e farciti da un bigottismo provinciale, stanchi ormai, del proprio ruolo.
    @Camilla : il conformista direbbe che la tua uscita, fu a suo tempo, piuttosto infelice. Invece l’anticonformista direbbe, mi hai fatto incazzare come una bestia l’altra volta 🙂 .
    Ma è un vizio ed è assolutamente il peggiore , sono assolutamente incapace di portare rancore. Per cui, grazie, per quello che mi scrivi, ho capito perfettamente, e so quanto tieni a me..
    Ma questa donna tartt che ne pensi ? gli ho dato la seconda chance, ma fino ad ora “mah”.
    Se continua così, gli scrivo un twitt in cui la invito a scrivere non ogni 10 anni, ma ogni 25 anni, sarà così la scrittrice delle nozze d’argento.😉
    Un abbraccio

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  19. Non maltrattatemi Donna. A me è piaciuto Dio di illusioni, anche se l’ho letto soltanto l’anno scorso.
    Ciao ciao

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  20. @jezabel– Non ho letto dio delle illusioni.
    @ adour —sono due pomeriggi che mi metto lì, piena di entusiasmo e leggo Il cardellino, di donna Tartt. alle 18.00 circa, ora , ora, l’ho CHIUSO DEFINITVAMENTE. UUna Noooooiaaa , ma una noia,ma una di quelle nooie….. impossibile. Per fortuna lo posso riportare indietro e prendere altro. Sì, ci tengo a te. Assai. ciaociao

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  21. Credo che due parole FRA I BOSCHI E L’ACQUA di Patrick Leigh Fermor le meriti. Intanto è l’ennesima conferma che questi inglesi (come i Russi – lo so lo so mi ripeto, ma è un difetto dell’età) hanno una marcia in più. Poi gli inglesi quando parlano di viaggi corrono come piloti di Formula 1. Dunque il libro è una tranche di un lungo viaggio fatto a piedi dall’allora giovane autore dai Paesi Bassi a Istanbul. In questo si racconta di Ungheria e Romania, fino alle porte di ferro, che non sono pesanti cancelli ma due scoscese pareti rocciose dove i Balcani incontrano i Carpazi, tagliate dal Danubio. Fermor è un vero talento nelle digressioni sulla natura. Straordinari i suoi incontri con gli animali selvatici, le sue descrizioni dei paesaggi sottolineate dal sonoro del vento, delle acque, dai suoni della notte, Fantastico: davvero si viaggia con lui dormendo un po’ sotto le stelle e spesso in ricche dimore patrizie. E qui è l’altro aspetto muy interesante, vale a dire le tappe in case di nobili, più o meno decadenti, che saranno poi spazzati via dal conflitto mondiale. Qui si parla del ’34 circa. Si racconta di chiacchierate erudite a lume di candela, di pic nic vicino ai fiumi, di bizzarre partire a cricket improvvisate. Non mancano lunghe (e noiosette) digressioni storiche sulla mitteleuropa, su re eroici o sanguinari, e citazioni letterarie. Insomma una gran bella lettura che non può mancare, soprattutto per chi ama Chatwin e affini. Adelphi ha pubblicato anche le parti precedenti del viaggio in TEMPO DI REGALI. Dimenticavo: nel libro si trova una sorta di sunto veramente “diligente” sul tragico destino del popolo ebraico. In tre pagine, ispirate dall’incontro in un bosco transilvano con alcuni ebrei ortodossi, Fermor sa davvero riassumere, sembra impossibile, la tragicità di un popolo. Ah questi inglesi!!!

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  22. Eccovi, siete tornati, e tutti belli carichi di letture. Che invidia! @adour, sto leggendo MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO; ieri sera ho lasciato Oskar sull’Empire State Building. Ho sempre in mente il personaggio misterioso che secondo te amerò di più, ma a questo punto del libro (2/3) avrei già dovuto incontrarlo? Comunque il libro è molto originale, emotivamente coinvolgente, anche se questo bimbo con le scarpe pesanti mi fa una tenerezza immensa e sono triste per lui…Ecco il motivo per cui in borsa per i tempi morti (averli!) porto L’ORRIBILE KARMA DELLA FORMICA, devo bilanciare con un po’ di sana “stupidità” la densità di Foer. Un saluto primaverile a tutti!
    Rosa

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  23. Ecco i miei preferiti del 2013:
    – “Esche vive” di Fabio Genovesi (in assoluto il migliore – da leggere assolutamente!)
    – “Tutto bene” di Paolo Ruffini (sì, proprio lui, il comico – il libro è stupendo, non potete perdervelo!)
    – “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini
    – “22/11/’63” di Stephen King
    – “Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron
    – “Cose da salvare in caso d’incendio” di Haley Tanner
    – “Il privilegio di essere un guru” di Lorenzo Licalzi
    – “XY” di Sandro Veronesi

    Gli altri 12 letti nel 2013 sono stati tutti se non proprio pessimi almeno delle grandi delusioni (e vorrei citare tra tutti il noiosissimo “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” di Audrey Niffenegger).

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