L’ultima fuggitiva, Tracy Chevalier

Quilt - The Occidental Hotel - foto: giuliaduepuntozero, flickr
Quilt – The Occidental Hotel – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Ho appena finito di leggere L’ultima fuggitiva, edito da Neri Pozza, di Tracy Chevalier, l’autrice de La ragazza con l’orecchino di perle e di La dama e l’unicorno, e di vari altri, tutti pubblicati da Neri Pozza. Me l’ha consigliato mia mamma, gli altri libri di Tracy Chevalier ci erano piaciuti molto, e la trama di quest’ultimo sembrava fatta per me.

Ambientato nel 1850, inizia con la partenza di Honor e di sua sorella Grace da Bridport, in Inghilterra, alla volta dell’America; Grace è promessa in sposa a un Amico quacchero, come loro, trasferito nel Nuovo Mondo, e Honor, appena lasciata dal fidanzato, decide di seguirla e iniziare, anche lei, una nuova vita al di là dell’Oceano.

Fin dalle prime righe, si parla di trapunte e patchwork (nella foto sopra, un quilt antico che ho fotografato l’estate scorsa in un hotel storico a Buffalo, Wyoming; ho una vera passione per quest’arte): Honor, come da tradizione quacchera, è bravissima a cucire e trapuntare, parte per la sua avventura con le coperte che le ha regalato la comunità che si è riunita prima della loro partenza per cucirle una Trapunta degli Affetti, e anche arrivata in Ohio sarà il cucito a mantenerla stabile e salda nelle disavventure che la aspettano.

Appena arrivate al di là dell’Oceano, infatti, la sorella Grace si ammala di febbre gialla, e muore. Honor si ritrova sola in un mondo diverso e per tante cose ostile: non conosce nessuno, neppure quello che avrebbe dovuto essere il suo futuro cognato, che comunque accetta di ospitarla, il clima è così diverso da quello inglese, le persone anche, e perfino frutti, fiori e animali sono diversi e sconosciuti.

In più, Honor viene a contatto con una realtà diversa per lei: quella dello schiavismo. Siamo a metà dell’Ottocento, l’Ohio si trova in una zona di passaggio per un gran numero di schiavi che fuggono dalle piantagioni e cercano di scappare in Canada. La sua educazione quacchera la spinge ad aiutarli, ma la sua nuova famiglia non è dello stesso parere, e incominciano i guai.

Non aggiungo altro. Il libro è bello, si legge bene, i temi che affronta sono interessanti, e ti trascina in un mondo tutto da scoprire.

Donovan sollevò il coperchio e tirò fuori la trapunta degli affetti. Honor era convinta che non l’avrebbe degnata di uno sguardo, invece l’uomo la aprì, stendendola sul pianale del carro. “Cos’è?” domandò, incuriosito. “Non avevo mai visto una coperta scritta“.
“Quelle firme” spiegò Honor, in tono sommesso, “appartengono ai miei parenti e agli amici della mia famiglia. Me l’hanno regalata quando sono partita per venire qui, è una specie di saluto”.
Ciascun riquadro era composto da quadratini e triangolo marroni, verdi e bianco panna, con in mezzo uno spazio per la firma. Era stata iniziata per Grace ma, nell’apprendere che Honor avrebbe accompagnato la sorella in America, i membri della comunità avevano deciso di donarla a lei, cambiando la disposizione dei riquadri in modo che il suo nome rimanesse al centro, con intorno quelli dei famigliari e degli amici. Era semplice, una fantasia di rombi, e non particolarmente bella, perché risentiva delle diverse mani che ci avevano lavorato, inoltre non rispecchiava affatto lo stile di Honor. Ma non sarebbe mai riuscita a separarsene: la sua gente gliel’aveva data proprio perché non si dimenticasse di loro.

*giuliaduepuntozero

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