Ceci n’est pas un GdL

René Magritte - La trahison des images (1929) LA County Museum of ArtOgni nascita di un gruppo di lettura nel nostro paese andrebbe festeggiata con un coro di urrà, ma quella del gruppo di lettura promosso dall’editore Neri Pozza in collaborazione con la biblioteca Sormani di Milano suscita, oltre al plauso, qualche perplessità. Sia chiaro: siamo strenui difensori della diversità, unicità, originalità di ogni GdL, del diritto di ognuno a scegliere la sua strada, la sua formula organizzativa, il suo stile di lavoro. Ma ci sono alcune cose che stanno scritte nel DNA di un GdL, nel suo nome: chiunque è libero di fare altro ma dovrebbe cambiare anche il nome di quello che fa, almeno per una questione linguistica, perché se no  rischiamo di parlare lingue diverse e di non capirci per nulla.

Per esempio: la scelta del libro da leggere in un GdL deve essere libera, autodecisa, trasparente nelle motivazioni, soprattutto se queste sono diverse dalla curiosità, dall’interesse e dal piacere di leggere dei partecipanti. Questo è uno dei motivi per cui molti GdL si rifiutano di leggere libri proposti dai loro autori.

Il gruppo, o meglio i gruppi (è prevista la partenza di due gruppi) della Neri Pozza invece leggeranno esclusivamente libri, anzi bozze di libri, della Neri Pozza. Decisi dal responsabile del gruppo che sarà scelto dalla Neri Pozza, anche se chiunque può candidarsi, e che avrà un “vice”, questa volta eletto dal GdL (un parlamentarismo un po’ esagerato, no?). I membri dei gruppi avranno poi una serie di “benefit”: riceveranno una tessera, dieci libri omaggio della Neri Pozza all’anno, potranno accedere alle “sale riservate al club” (?) presso la biblioteca Sormani, scriveranno sul blog del “Neri Pozza book club” e avranno diritto a una riserva di posti negli incontri con gli autori (della Neri Pozza).

La scelta dell’editore, anche se discutibile, è molto interessante:

  • testimonia finalmente un’attenzione (anche se tardiva e un po’ “interessata”) da parte dell’editoria italiana verso il mondo dei GdL;
  • apre a un possibile rapporto di scambio e confronto tra editori e GdL, tra autori e lettori;
  • fa emergere il lavoro di lettura che è alla base di ogni “lettura ben fatta” (direbbe Steiner) e la lettura come lavoro che è alla base di ogni creazione intellettuale.

Probabilmente non è giusto e non è opportuno (nonostante qualche tendenza di questo genere sia insita nel sano egoismo lettore dei GdL) un rifiuto pregiudiziale verso l’utilizzo dei GdL anche come “comitato di lettura editoriale”, come “campione”, come oggetto di analisi di mercato, come “focus group”, come gruppo di consulenza e di assaggio prima della pubblicazione. Però, visto che si tratta di un lavoro che ha un costo e molto spesso infatti per questo non viene più fatto dagli editori, sono necessarie alcune condizioni di trasparenza e “bidirezionalità”. Per esempio: se il gruppo di lettura svolge un lavoro che prima era fatto, a pagamento, dal “lettore” editoriale, o addirittura dall’editor, questo dovrebbe avvenire all’interno di un patto di lettura esplicito, che permetta anche di pesare o di interagire con le scelte editoriali, di entrare nella fabbrica del libro e non dalla porta di servizio.  E perché questo deve avvenire attraverso gruppi di lettura costituiti allo scopo e che quindi finiscono ad essere cinghie di trasmissione dell’editore e non invece attraverso GdL esistenti e disponibili a farlo, per esempio a seguito di un bando o di una chiamata? O rapportandosi a un coordinamento di GdL?  La collaborazione con gli editori (ma lo stesso potrebbe dirsi per quella con le biblioteche) rappresenterebbe così uno tra i tanti momenti di vita e di lavoro dei GdL, non l’unico o dominante. E si eviterebbe il rischio di leggere a cottimo e su mandato. Questo lavoro dovrebbe avere traccia e visibilità anche nel prodotto finale: i suggerimenti, i giudizi, i commenti dei GdL potrebbero entrare nel paratesto editoriale (il digitale in questo senso facilita le cose: potrebbe trattarsi del primo strato di lettura “aumentata”), e ognuno dovrebbe prendersi le sue “responsabilità”, senza confusioni di ruoli.

Magari è la volta buona perché il lettore (attraverso i GdL) finisca sul frontespizio, perché la sua partecipazione alla creazione dell’opera venga riconosciuta a tutti gli effetti…  Comunque si tratta di un passaggio interessante, foriero di potenzialità e pericoli, su cui varrebbe la pena che i GdL discutessero.

63 pensieri riguardo “Ceci n’est pas un GdL”

  1. Camilla io a dire il vero faccio molto nomi femminili, anche nei precedenti post. Munro tra tutte, Elizabeth Strout, Jhumpa Lahiri, Anne Tyler, la Oates l’ho letta poco (Una famiglia Americana e cattive ragazze). Greer non mi ha catturato. Di Ishiguro mi sono piaciuti i racconti. Buona giornata e mi dispiace se talvolta si sono alzati i toni in questo giro di post.

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  2. @Fina: l’adelphi (che è anche la mia casa editrice preferita) per politica editoriale non pubblica gli esordienti, come fanno mondadori rizzoli minimum fax einaudi eccetera (anzi, di questi tempi, le case editrici sono proprio a caccia di esordienti, meglio ancora se provvisti di un bel faccino, per replicare il successo di paolo giordano). Solo un paio di volte ha contravvenuto questa regola: nel 1984 quando ha pubblicato Seminario sulla gioventù di Aldo Busi e alla fine dei 90 quando ha pubblicato Lourdes di Rosa Matteucci.

    @camilla: chiedi perché si parla solo di uomini … non vorrei suscitare la solita polemica, ma guarda che è così: si parla principalmente di uomini perché scrivono meglio delle donne. Quando poco tempo fa Cortellessa ha fatto l’elenco dei migliori romanzieri degli anni 00 (il primo decennio del 2000) su 25 nomi solo 4 erano donne (la policastro, vorpsi, babsi jones e la pugno), ne è nata una discussione, ne hanno parlato in radio, sui giornali e sul web ed è stato detto: gli uomini scrivono meglio delle donne. Ciao

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  3. Stefano grazie per la precisazione ma io non parlavo di esordienti, parlavo di scrittori contemporanei ed ho fatto nomi che non mi convincono da Cameron a Greer a Niffoi. Volevo intendere che il lavoro Adelphi meritorio e che apprezzo è a rischio limitato poiché punta su autori affermati e noti ( e in catalogo ne ha un’enormità certamente di valore) ma convince meno quando si tratta di portare all’attenzione scrittori contemporanei interessanti. Mi sembra. Muratori e anche la Matteucci invece le ho apprezzate e peraltro non sono d’accordo sugli uomini che scrivono meglio, ho fatti parecchi nomi femminili nella letteratura straniera (la Munro è lodata come meritorio Nobel da Citati tra i tanti). Anche tra gli Italiani ci sono nomi notevoli: Vorpsi, Muratori, Serena Vitale del Cappotto di Puskin, libro incantevole, esordienti di stile come Letizia Pezzali ecc.

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  4. Io, invece, sono d’accordissimo con Andrea Cortellessa (il miglior critico italiano, tra l’altro). Dire che gli uomini scrivono meglio non significa dire che tutte le donne scrivono male. Ci sono le grandi scrittrici, ci mancherebbe. Pere restare al panorama nazionale, contemporaneo, e giudicando in base a ciò che ho letto s’intende, ti dico: non c’è una donna all’altezza di Busi, di Siti, di Genna, Moresco, Trevisan etanti altri. Le donne non ci sono, spiace dirlo. La Muratori mi ha sempre deluso. Babsi l’aspetto alla seconda prova. La Ballestra? Solo I giorni della rotonda, il resto tutto da buttare (secondo me). La Pugno? Solo Sirene. C’è Veronica Tomassini che mi è piaciuta. La Matteucci così così. Non c’è la grande scrittrice … per adesso non è lo Viola di grado, lo è Teresa Ciabatti? Chiara Gamberale? Non ci sono davvero le scrittrici in italia, ha ragione Cortellessa, mentre di scrittori uomini ce ne sono almeno una decina che sono grandi.

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  5. Qui credo che davvero non potremmo intenderci. Di critici bravi da Magris a Ferroni a Cordelli ce ne sono. Cortellessa mi lascia indifferente, come si fa ad inserire nomi come Gilda Policastro in quell’elenco. I nomi maschili che hai fatto (mi giocherei l’automobile) fra 30 anni non li ricorderà nessuno come letteratura, semmai con riferimenti sociologici si accennerà a Siti. A differenza di Magris, De Marchi, Tabucchi che restano. Ne riparliamo fra un decennio almeno. Io un nome te l’ho fatto anche in prospettiva: Letizia Pezzali.

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  6. Ah, L’ETA’ LIRICA! Avevo letto la recensione sul corriere, scritta da aldo grasso, stranamente, perché non si occupa di libri, e mi aveva incuriosito. Poi in biblioteca non l’aevo trovato … comunque domani me lo farò arrivare col prestito interbibliotecario. Grazie per avermi ricordato questo titolo.

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  7. Stefano, ormai ho imparato a conoscerti e sei veramente incorreggibile! Prima le case editrici di serie A, di serie B, di serie C, Poi gli autori “superiori” e quelli meno. Poi i critici, Poi ancora le donne scrittrici … Credo che la tua “mania di classificazione” sia insita nella tua natura, prenderti così o lasciare, e quindi rinuncio ad andare oltre.
    Ma permettimi di citare una scrittrice, per giunta donna, e per giunta nella “scuderia Adelphi”: Anna Maria Ortese (a mio parere una tra le più alte e originali voci del ‘900 a livello mondiale, ma naturalmente è solo una mia opinione): ” Noi scriviamo per piacere a noi stessi, nel migliore dei casi; nel peggiore, agli altri: quando avremmo bisogno ogni giorno di ripeterci che siamo la più fastidiosa espressione della nullità, nella più arretrata e insignificante delle nazioni.” E questo lo diceva quando la letteratura italiana era ancora rappresentata da Calvino, da Levi, da Pasolini, dalla Morante (e da lei stessa, anche se non si sarebbe mai sognata di accostarsi a tali nomi); non da Busi, Siti, Genna o Moresco. Ed è al limite del commovente il suo confessare di sentirsi quasi una nullità di fronte ad un’altra scrittrice quando ne percepì la grandezza: parlava di Ingeborg Bachman.

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  8. Da lettori e gidiellisti conosciamo bene la sindrome: si parte dal club di Neri Pozza e si finisce a sfidarsi a duello per oates munro o policastro. Siamo settari ed erratici, solitari e solidali,ci associamo per non essere confusi col branco. Que vivan los lectores!🙂

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  9. Eppure ogni volta che qualcuno nomina uno scrittore che amo mi sento quasi felice.per un momento, ovvio,però è bello, e mi vine voglia di sgranare altri nomi , altri romanzi, come fossero.mah.🙂

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