Il 25 aprile secondo Laura Boldrini

Ogni anno il 25 aprile mi sembra sempre più importante: questione di memoria, di eventi che il tempo allontana e che invece sentiamo il bisogno di tenere vicini a noi; significati che tutti questi decenni hanno reso ancora più chiari e importanti Questioni di libertà e democrazia e civiltà. Questo del 2013 poi è stato un 25 aprile nel pieno di una crisi politica, di identità, di difficoltà della democrazia rappresentativa.

Laura Boldrini
Laura Boldrini, Presidente della Camera (lauraboldrini.it)
Credo che le parole pronunciate ieri a Milano da Laura Boldrini, Presidente della Camera, possano aiutarci. A cominciare dalla citazione di Pietro Calamandrei che disse, proprio a Milano: “Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate li, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.

Ecco il discorso completo di Laura Boldrini, 25 aprile 2013, Milano:

Care amiche e cari amici,
è per me un grande privilegio rivolgermi a voi in questa Piazza e in questa città.
Ho sfilato nel corteo e ora vi vedo da qui. Siete tanti, siamo in tanti, tantissimi! E c’è ancora chi parla del 25 Aprile come di una ricorrenza stanca e invecchiata. E anche questa mattina c’è stato chi ha scritto che questa festa è morta. Vengano qui gli scettici, gli increduli! Questa festa è più viva che mai. È la festa di tutti. Di tutti gli italiani liberi.
Oggi festeggiamo la riconquista della libertà, il dono più prezioso per ogni essere umano. C’è gioia ma c’è anche commozione, perché il nostro pensiero va ai tanti che per farci questo dono, la libertà, hanno perso la vita, sono stati uccisi, torturati, internati nei campi di sterminio. Ed erano giovani, giovanissimi. Di diverso orientamento politico, di diversa fede religiosa. La Resistenza non fu di parte. Fu un moto popolare e unitario, per restituire dignità all’Italia intera.
Quando sono stata eletta presidente della camera, mi è stato regalato un libro che conoscete bene : “Le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”. Un libro straordinario perché non è scritto con la penna, è scritto con la vita. La vita di tante persone.
Quello che più mi colpisce di quelle lettere è l’età di chi le scrisse, a poche ore dalla morte. Quasi tutti attorno ai vent’anni. Tutti animati da una grande speranza per il futuro dell’Italia.
Vorrei che da qui, a tanti anni di distanza, a quei ragazzi della Resistenza inviassimo un grande applauso, che è il nostro grazie per tutto quello che hanno fatto, per noi e per l’Italia.
Durante la mia esperienza negli organismi internazionali ho conosciuto gli orrori della guerra, non me li hanno raccontati: nei Balcani come in Medio Oriente o in Africa, altre ragazze e altri ragazzi feriti, imprigionati, torturati. E se riescono a mettersi in salvo diventano rifugiati, persone costrette a fuggire dai loro paesi perché vittime di persecuzioni e di violenze.
Come Sandro Pertini, costretto dal fascismo a riparare in Francia, e molti altri italiani come lui.
Così sono quei giovani della primavera araba che hanno sfidato regimi dittatoriali che sembravano irremovibili e molti altri in tutto il mondo che continuano a farlo, rischiando la vita ogni giorno. Sono anche loro combattenti per la libertà. E alcuni vivono in casa nostra, che deve essere anche casa loro. Ce lo dice la Costituzione! Ce lo dicono i nostri ideali : libertà, uguaglianza, fraternità!
Mai più il fascismo. Mai più guerre. Questa l’invocazione dell’Italia libera, subito dopo il 25 Aprile. E questo monito avevano in testa i costituenti nel redigere la nostra carta fondamentale.
Oggi, insieme alla Liberazione, celebriamo i valori della Costituzione: il ripudio della guerra, l’uguaglianza, la giustizia sociale.
È una giornata di ricordo. Ma deve essere anche l’occasione per riflettere e per chiederci : da che cosa ci siamo liberati il 25 Aprile?
Da un regime politico totalitario, innanzitutto. Ma anche dai valori che propugnava.
Ci siamo liberati dal mito della nazione e del popolo come comunità chiusa, che deve essere “purificata” da coloro che possono infettarla : i dissenzienti, i diversi, i deboli, le minoranze etniche e religiose.
Ci siamo liberati dall’autoritarismo e dal conformismo.
Ci siamo liberati da una concezione del potere tutta basata sulla violenza, dall’idea di superiorità razziale, dall’espansionismo aggressivo.
Ci siamo liberati dalla celebrazione della virilità, del maschilismo, della riduzione della donna a “madre e sposa”, dalla sua esclusione dal mercato del lavoro, dalla società e dalla politica.

Da tutto questo ci siamo liberati!
E abbiamo abbracciato altri valori: quelli di una società pluralista, dei diritti individuali e collettivi, della cittadinanza attiva. Quelli del ripudio della guerra e della ricerca della pace tra i popoli. Quelli della liberazione delle donne e dell’uguaglianza di genere.
Sono gli stessi valori che troviamo scolpiti nella Dichiarazione universale dei diritti umani, che è per me l’espressione più alta della cultura antifascista.
Sono i nostri valori, i valori della repubblica italiana.
Guai però a considerarli acquisiti una volta per tutte. Essi sono continuamente minacciati da gruppi e organizzazioni neofasciste. Gruppi pericolosi, perché cercano di fare proseliti tra i giovani. Approfittano dello smarrimento di ragazze e ragazzi ai quali è stata sottratta la fiducia nel futuro.
Vi è un pullulare di siti Internet che inneggiano al fascismo e al nazismo, all’odio razziale e alla violenza contro le donne. Questo, in un paese civile, non è tollerabile !

Esiste una convenzione del consiglio d’Europa, ratificata dall’Italia, che impegna gli Stati a punire chi, anche attraverso la rete, diffonde materiale xenofobo e, per odio razziale, minaccia e insulta altre persone.
Questa Convenzione va applicata rigorosamente.

Ma serve anche altro. Serve una battaglia culturale, di idee, di valori. Parliamo con i nostri ragazzi, non lasciamoli in preda a questa sottocultura; trasmettiamo loro, nel modo più semplice e più chiaro possibile, la bellezza di quei valori che ci vedono insieme oggi, su questa piazza e in tante altre piazze d’Italia.
E smentiamo quei luoghi comuni che continuano a scorrere come un veleno nelle vene della società. Capita ad esempio di ascoltare perfino esponenti della politica e della cultura, affermare che ci sarebbero differenze tra un fascismo “buono” e un fascismo “cattivo”. Il primo sarebbe il fascismo “con il senso dello Stato”, il fascismo “modernizzatore”, il fascismo ricco di valori – l’onore, la patria, la famiglia. Il fascismo “cattivo” sarebbe quello dell’alleanza con Hitler, delle leggi razziali, della guerra.

Queste idee vengono da lontano e hanno fatto breccia in una parte dell’opinione pubblica. Si sono perfino convertite in luoghi comuni, in chiacchiera da bar. Ma sono idee completamente sbagliate e bisogna dirlo con forza!
Bisogna dire che non è mai esistito un fascismo buono. Che il fascismo è stato un regime illegittimo perché nato dall’esercizio massiccio della violenza squadristica e da una pratica del potere basata sull’assassinio politico, sulla soppressione delle libertà individuali e collettive, sulla persecuzione degli oppositori, sulla manipolazione dell’informazione.

Ce ne siamo liberati, con il 25 Aprile del 1945 e con la Costituzione del ’48.
Ma il germe dell’autoritarismo è sempre pronto a diffondersi, soprattutto in tempi di crisi economica. Non possiamo dimenticare che tra le cause scatenanti il fascismo vi fu la disoccupazione di massa che fece seguito alla prima guerra mondiale. E che il partito di Hitler fu sospinto al potere da masse di popolo senza lavoro e senza reddito, dopo la grande crisi del ’29.

Anche oggi, in diversi paesi europei, maturano risposte autoritarie e illiberali alla grave crisi economica che comprime come in una morsa la vita di milioni di persone.
Dobbiamo quindi stare in guardia e respingere ogni insorgenza neofascista e ogni populismo autoritario.
Ma dobbiamo soprattutto, le istituzioni debbono – il parlamento, il governo, le regioni – dare lavoro ai giovani, aiutare i pensionati, sostenere le madri e i padri di famiglia che perdono il lavoro, gli artigiani e i piccoli imprenditori strangolati dalla crisi.
No. Nessuno deve essere lasciato solo. Anche così si difende la democrazia!
E la democrazia ha bisogno costantemente di essere difesa. Quante volte gli italiani sono stati chiamati, nella storia repubblicana, a difendere la libertà e le istituzioni democratiche!
È stato necessario, perché il fascismo ha lasciato una impronta profonda sulla vita della Repubblica.
La vita delle istituzioni italiane è stata particolarmente travagliata, molto più di tutte le altre democrazie europee. È stata attraversata in modo più violento che altrove dalle lacerazioni della guerra fredda. Minacciata più di altre dalla presenza inquietante di strutture parallele, da settori militari e civili infedeli,dal rumore di sciabole…

L’Italia è stata colpita ripetutamente dalla violenza politica, dal massacro indiscriminato di cittadini inermi, dall’attacco militare della mafia, dalla barbarie del terrorismo, dall’assassinio a tradimento di servitori dello stato e di politici, sindacalisti, giornalisti. Tanti, troppi, anche dopo la Resistenza, hanno continuato a morire per difendere la nostra libertà e la nostra democrazia. Ci inchiniamo ancora una volta alla loro memoria, abbracciamo le loro famiglie, sentiamo come fosse nostro il loro dolore.

Anche grazie al loro sacrificio, l’Italia ha superato con coraggio quella fase terribile della sua storia.
Ma si tratta di una ferita dolorosa. Una ferita ancora aperta. Tante, troppe di quelle vite perdute nelle piazze, sui treni, sugli aerei, non hanno ricevuto giustizia. In tanti, troppi casi le istituzioni non hanno saputo dare una parola di certezza sugli esecutori e sugli strateghi del terrore.
Questa mancanza di verità e giustizia è una sconfitta per le istituzioni.
Per questo, ci tengo a dire proprio oggi, 25 aprile, che mi unisco a quanti chiedono l’abrogazione completa e definitiva del segreto di stato per i reati di strage e terrorismo.
Perché in un paese civile la verità e la giustizia non si possono barattare e non si possono calpestare.
Vorrei concludere con le parole che Piero Calamandrei rivolse ai giovani, qui a Milano, dieci anni dopo la Liberazione. Era un discorso sulle origini della nostra Costituzione. “Se volete andare in pellegrinaggio – disse Calamandrei – nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate li, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.
Grazie, per avermi invitato a questa bella manifestazione, per avermi accolto con tanto affetto, per avermi permesso, in questa giornata di festa, di stare qui con voi, a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza.

8 pensieri riguardo “Il 25 aprile secondo Laura Boldrini”

  1. Che deprimente silenzio assordante, sulle parole della Boldrini.

    Ma ahinoi, si può capire: nel suo discorso non c’è turpiloquio, non ci sono Vaffa, non ci sono ammiccamenti a Lombroso e a razzismi di alcun tipo.
    Non offende alcuno.
    Come si può pretendere che un discorso del genere venga oggi apprezzato, commentato, analizzato?

    E’ solo (solo?!?!), quello di Laura Boldrini, un discorso che ricorda la semplice storia di gente semplice e che (dal mio punto di vista, almeno) rimette le cose al loro posto. Rende giustizia a coloro che oggi vedono gentaglia di ogni tipo riempirsi la bocca di parole come “partigiani” e “resistenza” utilizzate solo per arricchire il loro turpiloquio e il loro armamentario di insulti.

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  2. @gabrilu — tutto il passato di Laura Boldrini parla per lei. Sono anch’io molto contenta che sia stata eletta questa persona così integra e “buona”. Grazie a Luiginter e a te Gabrilu. ciaociao

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  3. Davvero molto bello. Coraggioso ( nel rimettere le cose al loro posto e nel nominare i principi troppo spesso lasciati impliciti) e quindi dotato di una grande forza politica ed evocativa nonchè di una necessaria carica emozionale.

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  4. Grazie per aver postato l’intero discorso. Ero anch’io a Milano il 25 aprile e l’indomani mi sono stupito di quanto poco spazio occupassero queste parole nei quotidiani che leggo.

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  5. Laura Boldrini sulla neo-ministra Cècile Kyenge:

    «È indegna di un Paese civile la serie di insulti che, soprattutto da alcuni siti in Rete, ma non solo, si sta rovesciando sulla neoministra Cècile Kyenge. Come molti e molte, nel vederla giurare al Quirinale, ho avvertito anche io che l’Italia stava facendo un passo avanti importante non solo per i ‘nuovi italianì ma per tutti noi, perchè capiamo finalmente quanto ricco, contemporaneo e antico al tempo stesso, sia l’incontro tra le culture».

    Così il presidente della Camera, Laura Boldrini, in un messaggio diretto al neoministro dell’Integrazione.

    Questo percorso di integrazione «può non piacere a tutti. Però non è in alcun modo tollerabile – rimarca Boldrini – la volgarità razzista mirata contro una persona per il colore della pelle. La libertà di espressione non c’entra: in alcuni siti si pratica un sistematico incitamento all’odio razziale, che resta un reato anche se espresso via web. E molto gravi sono anche le parole usate da qualche esponente politico, che vanno ben oltre il legittimo dissenso sulle iniziative che Cècile Kyenge intende promuovere».

    «Ritengo inaccettabile che queste bassezze possano – prosegue il presidente della Camera – anche grazie alla compiacenza di una parte dell’informazione, entrare nel circuito della discussione politica senza suscitare l’esecrazione che meritano. Ci tengo peraltro a ricordare che la riforma della legge sulla cittadinanza è cara non solo alla neoministra. Con molti di noi, da tempo e in prima fila, la sollecita il Presidente della Repubblica Napolitano. Buon lavoro, Cècile», conclude Boldrini.

    Fonte:
    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/insulti_kyenge_web_boldrini/notizie/274339.shtml

    Cecile Kyenge
    <A HREF=" http://it.wikipedia.org/wiki/C%C3%A9cile_Kyenge

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  6. @gabrilu– ti sono grata gabrilù per il tuo post. Il razzismo spaventoso, che fa parte ancora di alcuni membri del governo leghisti, mostra tutta la miseria morale e civile di tantissimi italiani che si arrabbiano e si disperano e di indignano sempre e solo per i loro soldi. Quanto alla Cecile Kyenge sono addoloratissima per l’assurdo razzismo che l’ha accolta, non mi capacito che ce ne sia tanto in Italia di razzismo, beota e feroce e sopportato benissimo, come se niente fosse.E’ , questa, una indecenza inaccettabile.Gabrilu ti avevo già scritto per ringrazirti anche delle tue analisi pre-elettorali. ciaociao

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  7. Grazie davvero, ma ho sentito commenti simili non solo in rete ma anche in tv e alla radio. Invece per me la sua elezione come quella di Laura Boldrini alla Camera è stato un piccolo spiraglio di speranza in un panorama che vedo sempre più nero. Tanto che un bellissimo libro che ho appena finito LA FIGLIA di Clara Uson mi ha anche molto inquietato. E’, facendo una semplificazione che non rende giustizia al romanzo, la storia della figlia di Ratko Mladic, il boia di Sebrenica. Ana in realtà è il filo conduttore della storia che è una carrellata di cosiddetti eroi delle guerre balcaniche. Si capisce il grande lavoro di ricerca storica fatto dalla scrittrice spagnola, ma anche l’incredibile capacità narrativa. Un libro notevole che potete leggere come un semplice romanzo, ma che racconta in sintesi la banalità del male e la facilità con cui si riesce a creare e diffondere odio, intolleranza, guerra. Devo confessarvi che da una parte ho apprezzato l’opera letteraria, dall’altra non potevo non fare continui paralleli con la situazione italiana. E la strategia della paura, della diffidenza verso l’altro, in particolare di pelle, religione, origine diversa è quella che porta dritti verso i conflitti bellici. Menomale che ci sono persone come Cecile, Laura e tutti voi.

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