Le librerie più belle, ecco come sceglierle

No non temete: non è un post nostalgico sul bel tempo andato delle librerie.

Tutt’altro: vorrei invece capire cosa dovrebbe essere (o avere) una libreria per piacere davvero a un lettore. E per avere un futuro.

«Piacere», vale a dire: comprare dei libri, tornarci spesso, consigliarla ad amici e ad altri lettori.

invito alla lettura, Libreria di usato a Hyères, Francia -  flickr/luiginter
«Invito alla lettura», Libreria di usato a Hyères, Francia – flickr/luiginter

Perché, anche se non sempre a noi lettori piace ammetterlo, il mondo del libro è, ovviamente anche un business, un’attività che deve far quadrare i conti, altrimenti si estingue. Come purtroppo sanno moltissimi proprietari di librerie costretti a chiudere. E come ci ricordiamo anche noi lettori ogni volta che vediamo una rivendita di sigarette elettroniche o un beauty center al posto di una libreria.

Perché le librerie sono la trincea di questo ecosistema del libro in grave difficoltà economica.

In verità questo post vorrebbe essere una riflessione per capire come il modello di business (come lo chiamano gli esperti di economia) delle librerie potrebbe cambiare per poter sopravvivere. MI piacerebbe capire che idee ci sono in giro in proposito.

Intanto ecco i miei criteri di scelta:

1) Una libreria deve scegliere cosa propormi e conquistarmi soprattutto per questa scelta.

2) Una libreria mi deve aiutare a scorpire cose che non so (libri, autori, editori).

3) Una libreria deve avere una copia consultabile di tutti i libri che propone [cfr. 1) dei doveri degli editori]

4) Una libreria non deve piacere a tutti i lettori.

5) Una libreria deve parlarmi.

6) Una libreria deve animare il quartiere.

7) Una libreria deve avere un “catalogo” di libri usati.

Io in cambio prometto che i libri li comprerò sempre lì:

a) anche se dovrò aspettare qualche giorno prima di averli

b) anche se su Amazon o Bookdepository costano meno

Editori e distributori

1) Gli editori dovrebbero regalare alla libreria una copia dei libri che la libreria decide di proporre ai suoi lettori, come avviene con le copie date per le recensioni ai critici.
In questo modo le librerie proporrebbero la copia in consultazione [cfr. 1) dei doveri della libreria] ai propri lettori: quelli che decidono di acquistare aspetteranno [cfr. a) delle mie promesse] che arrivi la loro copia direttamente a casa, dopo l’ordine fatto dal libraio al distributore.
(Questa idea mi è sembrata una buon compromesso e l’ho trovata espressa da Virginia Postrel su Bloomberg.com, quindi un’idea proposta da gente che ne capisce di economia).

Certo servirebbe un compromesso per le copie dei libri “di catalogo” – quelli che non sono novità ma che sono spesso richieste dai lettori e che, il più delle volte, nemmeno serve consultare. In questo caso si potrebbe scommettere sull’ordine da un catalogo elettronico e il lettore dovrebbe aspettare qualche ora o giorno per avere il suo libro (lo stesso tempo che aspetterebbe se lo ordinasse da inMondadori o Bookdepository o Amazon)

2) Gli editori e i distributori dovrebbero praticare politiche di prezzo e sconti non discriminatorie per le librerie: le librerie sono il principale agente di socializzazione e diffusione dei loro libri, non solo in senso di spostamento fisico dei volumi, ma soprattutto in fatto di “vendita” delle idee e delle suggestioni/emozioni del loro prodotto.
Perché librerie rispetto agli store on line hanno il vantaggio fondamentale di servire da luogo di scoperta: su Amazon o Ibs vai a cercare quello che sai di volere; nelle librerie vai soprattutto a scoprire cosa c’è di pubblicato che riesce a interessarmi. Insomma, agli editori (e agli autori) le librerie servono come il pane, perché non dovrebbero fare uno sforzo per aiutarle a vivere in salute?

Come la vedete?

16 pensieri riguardo “Le librerie più belle, ecco come sceglierle”

  1. Mi sembrano tutti ottimi punti, esposti anche nel giusto ordine di importanza. Personalmente, io gradisco anche l’evidenza di sotto-insiemi ragionati.Per esempio: letteratura ebraica o opere prime, o simili. Il punto 5) lo svilupperei dicendo che il libraio non deve essere un semplice commesso. In parziale contraddizione con il senso di alcuni punti, io confesso di gradire anche di poter trovare le collane ragionevolmente raggruppate, per poter essere accompagnato nella scelta dalle linee editoriali, che spesso ( o meglio: talora) sanno esprimere livelli qualitativi omogenei ( esemplificare sarebbe…..pubblicità).

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  2. A me fa tristezza entrare in quelle librerie super commerciali dove chiedi un libro di un autore poco venduto di una piccola casa editrice e la commessa inizia a strabuzzare gli occhi con sguardo perso nel vuoto. Che amarezza. In quel caso mi viene sempre voglia di uscire.

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  3. Sono d’accordo sui vari punti ai quali aggiungerei:
    – la collaborazione con la biblioteca pubblica del luogo. Molti aspetti dell’attività sono simili e simile la preparazione necessaria a librai e bibliotecari. Probabilmente sia la libreria sia la biblioteca guadagnerebbero da una più ampia collaborazione. Comunque è da sperimentare.

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  4. egregio dottore,

    è stato di qualche utile conforto l’assistenza di Easy ulysses?
    In caso affermativo, pensa che sarebbe utile metterlo a disposizione del gruppo di lettura ? ( e di seguito, le piacerebbe aprire un gruppo di lettura per Finnegans wake? ho qualche appunto.)

    Ave atque vale

    Bernardino “J.J.” Savelli

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  5. sono cliente non di una libreria, ma di una libraia, un’amica che mi guida nella lettura. Ho intuito che in questi ultimi tempi non è facileper le piccole librerie , non ho idea di che cosa si possa fare per aiutarle, ma vi prego inventatevi qualche cosa per aiutarle, è la cultura che muore con loro.

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  6. Forse le piccole librerie dovrebbero consorziarsi. Unirsi.
    Premetto di essere una persona che ama andare in libreria, sfogliare le pagine, comprare un libro e uscire con il libro tra le mani. O anche solo girare tra gli scaffali, viaggiare con la mente, accendere desideri di lettura e uscire. Per poi tornare e comprare.
    Raramente compro online, ma lo faccio anch’io.
    Quello che scrivi sarebbe possibile solo in un mondo ideale dove ogni lettore/cliente ha un rapporto empatico frutto di una grande sensibilità con il “luogo libreria”. Se tutti i lettori si comportassero come tu scrivi, le librerie probabilmente non sarebbero in crisi.🙂
    Se si guarda alla maggioranza della gente, infatti, è chiaro che:
    – comprare un libro in libreria “anche se su Amazon o Bookdepository cosa meno” nella realtà succede raramente. Se posso risparmiare… risparmio.
    – “una libreria dovrebbe avere una copia di consultazione”… serve ma a poco. Una volta consultato, la gente andrebbe a casa a comprarlo online.
    – agli editori “le librerie servono come il pane” in quanto luoghi di scoperta. È vero ma i grandi editori hanno le loro librerie e poi… spesso alla scoperta in libreria segue l’acquisto online.
    Alla potenza di fuoco di Amazon e simili è difficile sopravvivere. In America alcuni piccoli librai hanno chiesto donazioni ai clienti e lettori per continuare a tenere aperto. Ma quanto può durare?
    Per questo, forse, le piccole librerie specializzate potrebbero unirsi, consorziarsi. Dividere i costi fissi e il magazzino (anche piccolo… se decido di comprare in libreria aspettare due o tre giorni un libro non è un problema) e organizzare insieme gli eventi con le scuole, i licei, le associazioni culturali, corsi di scrittura e di disegno di fumetti, cene a tema che ripercorrono pagine di romanzi e racconti…
    Forse così potrebbero quantomeno sopravvivere ad Amazon e compagnia.

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  7. Spero che questo commento non mi sia partito prima che l’avessi finito di scrivere; comunque, stavo dicendo: condivido l’affetto per i bravi librai,amo le buone librerie, lì compro gran parte dei numerosi libri che leggo, etc; ma, temo che talora ci si lasci prendere la mano dalle dichiarazioni di supporto; così, ad esempio: (1) non bisogna vergognarsi di comprare libri su Amazon, e magari in ebook: in fondo chi ti consente, mentre sei a Berlino o a Palermo, di scaricare in pochi secondi e di leggere pacificamente a letto il libro che avevi dimenticato di comprare o che semplicemente non avevi messo in borsa? O di portare con te in viaggio più libri senza caricarti di peso? Oppure di ricevere comodamente a casa, in due giorni e a buon prezzo, il libro di cui hai letto o sentito parlare?; (2) non credo che la cultura muoia se muoiono le librerie tradizionali (che, pure, amiamo); la cultura muore se “la gente” non legge (e non studia!), se si passano le serate ad assorbire le stupidaggini che ci vengono ammannite senza pietà in televisione, se si esaltano e premiano gli imbrattapagine, se ci si abitua ad accettare (o addirittura a promuovere) opinioni espresse col pollice o con l’emoticon; non se cambiano le modalità di distribuzione dei libri! Così come non è finita l’arte culinaria per la nascita e la diffusione dei supermercati o la “cultura” dei buoni vini con la scomparsa delle osterie o l’amore per la buona musica per la fine delle discoteche che vendevano i vinili!
    Il tutto, ripeto, con grande affetto per i bravi librai!

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  8. trovo giusto l’assunto che una libreria non debba piacere a tutti i lettori. in quella che piacerebbe a me ci dovrebbe essere una grande scelta di saggi di critica letteraria, datati e recenti -settore che invece il più delle volte è misero- e poi, anche se so che a tanti potrà sembrare ridicolo, un angolino con qualche seduta e un samovar di tè sempre acceso (vado da anni regolarmente in Medio Oriente e vi garantisco che non c’è niente che concili il relax e la bendisposizione come un buon bicchierino di chai caldo e carico sorseggiato lentamente).

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  9. Per i consigli io mi fido molto di più delle discussioni mensili con gli amici del circolo di lettura. Poi fortuna vuole che una ragazza del circolo lavori anche in libreria…..

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  10. Grazie per aver esposto il tuo punto di vista, condivisibile per la maggior parte. Perchè non provare a fare lo stesso per le biblioteche?

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  11. @celeste: ok, sono d’accordo, bella idea. Ci provo. Anche perché la biblioteca potrebbe permettersi alcuni servizi “no-profit” che per la libreria sono probabilmente impossibili.
    Ci provo fra qualche giorno

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  12. Sono una libraia dal 1989, ne ho viste tante, il problema è che in Italia sono gli editori a dettar legge e non le librerie, sia che si tratti di catene di librerie o di indipendenti. E poi la clientela è così varia che devi decidere o piacere a tutti o piacere a pochi…..

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  13. Nella mia citta’ le librerie indipendenti-di cui una anche casa editrice- purtroppo hanno chiuso tutte,evidentemente stroncate dalla concorrenza di una grande catena nazionale,con punti vendita anche nei centri commerciali.

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  14. A mio parere la cosa che manca, specialmente in Italia, sono i lettori attivi di cui nessuno si preoccupa nè si occupa.La lettura e il libro sono visti ancora come qualcosa di poco conto, da trovare possibilmente gratis, una questione interstiziale.Non è mai proposto, il libro, come qualcosa da desiderare, qualcosa da collezionare, qualcosa di arricchente e prezioso.Come si fa con altri oggetti che vanno a ruba anche in tempi difficili. Insomma manca del tutto il desiderio. E’ quello che serve e occorre suscitarlo.Tutte le altre idee sono buone una volta attivato il “bisogno”.

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  15. Ho letto i commenti precedenti senza troppa attenzione e quindi non me ne voglia qualcuno se mi ripeto.
    Tra i tanti lavori da “letterata” che ho svolto c’è anche quello di libraia. Non era mia l’attività ed ero soltanto una pedina del grande business editoriale.
    Stupendo essere avvolti ogni mattina dalla presenza di tanti libri e poter consigliare letture a chi legge. Ma questa categoria è veramente esigua.
    Credo che una buona libreria sia quella in cui è presente il buon libraio (che legge tanto e ha letto tanto e sa chiacchierare di libri, pur non facendo il saccente), però spesso questa figura deve adattarsi alle mortificanti richieste di coloro che varcano la soglia del negozio, e vi assicuro che si tratta della maggioranza.
    “Come mai in una libreria così grande non si fanno fotocopie????”
    “Buongiorno, vorrei un libro da salotto”
    “Un’edizione dei Promessi sposi con le foto? Però quelle originali”
    “Questa fiaba è sbagliata, vorrei restituirla” (non corrispondeva alla versione Disney!!!!!) …
    … e così via.
    Aggiungo che quello è stato il periodo in cui ho letto meno (la media è di 3 libri all’anno!). Si devono per forza lanciare delle opere a discapito di altre più belle e più valide e le aziende trattano “giustamente” il libro come una merce. Ci sono statistiche e tabelle e bolle e spedizioni e ….insomma, sei un negoziante!

    Buona ripresa a tutti e buone vacanze a quelli che non le hanno ancora fatte.

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