La biblioteca si mangia, eccome

uovosmallVenerdì 4 ottobre, alle 21.00, presso il cineteatro “Peppino Impastato” (Via Volta 11), la Biblioteca civica di Cologno Monzese apre la sua campagna di sostegno e raccolta fondi, “la biblioteca aumenta il pil“. Che cosa c’è di nuovo in questa iniziativa, anzi d’antico?

Intanto viene promossa il giorno del bibliopride, e vuole quindi essere una risposta al cattivo buonsenso per cui “con la cultura non si mangia”, alla teoria della eterna facoltatività delle spese e dei servizi culturali, per cui la cultura è sempre l’ultima delle priorità e delle risorse, nonostante le molte voci (ad esempio: quella di Luca De Biase, della European House – Ambrosetti, del Sole 24 ore, ecc.) che ne hanno messo in risalto l’importanza anche produttiva ed economica. In questo senso l’iniziativa ha sicuramente anche un significato di protesta: e non solo contro gli (ex)ministri che hanno predicato e applicato la teoria dell’irrilevanza culturale, ma contro i tanti, troppi sindaci e amministratori che l’hanno fatta propria o subita, affrettandosi a concedere alla cultura il solo primato dei tagli di bilancio.

Ma c’è molto altro. La campagna della biblioteca unisce cose nuove (come l’idea del crowfunding, della raccolta di fondi per finanziare progetti innovativi dal basso) e antiche, come la pratica dell’azionariato popolare, del mutuo soccorso.

Come funzionerà, infatti, la campagna? Tutti potranno contribuire, sostenendo la biblioteca economicamente oppure offrendo un’azione di lettura, ossia mettendo a disposizione una quota del proprio tempo per collaborare con i servizi bibliotecari, per leggere e condividere la lettura. Otterranno così la tessera di socio sostenitore, potranno presentare progetti per il miglioramento del servizio e, con il loro voto, decideranno quali di questi progetti verrà finanziato con i fondi raccolti. Il meccanismo partecipativo corregge quindi la vocazione filantropica e paternalistica di molte, pur benefiche, iniziative culturali di questo tipo. Se dall’alto ci dicono che la cultura non si mangia, dal basso si mangia eccome. E si mangia insieme, in piazza, nelle piazze del sapere. La biblioteca chiede un contributo (in soldi, azioni e idee), è vero, ma mette nelle mani dei sostenitori un piccolo e grande potere: quello di decidere che cosa fare con i soldi raccolti (per capire meglio il meccanismo si possono leggere le regole del gioco, che verranno poi completate e perfezionate strada facendo).

Insomma, tra le righe della campagna si legge che dobbiamo metterci insieme per difendere ciò che è nostro (e quindi i diritti e i luoghi di libertà e socialità come le biblioteche); e che ciò che mettiamo insieme sono proprio la cultura, la solidarietà, il tempo. Importante è infatti la dimensione del tempo (quello che abbiamo usato e useremo per leggere, per pensare, per aiutare gli altri) che viene valorizzata, risparmiata e scambiata. La campagna si rivolge anche ai commercianti, alle imprese locali, alle start-up, alle botteghe e alle officine delle nuove produzioni di merci, di tecniche, di saperi: chiedendo, anche in questo caso, un contributo e offrendo un’occasione di visibilità e di circolazione di idee (con la “colonna virtuosa” che menzionerà le imprese amiche all’ingresso della biblioteca e sul sito della campagna).

Ci sono amministrazioni che, di fronte ai tagli di bilancio e alle difficoltà economiche, stanno pensando di far pagare a tutti gli iscritti la tessera della biblioteca (così succederà forse nella provincia di Bergamo). La biblioteca di Cologno Monzese, che ha promosso nel 2004  la campagna contro l’introduzione del prestito a pagamento imposto dalle direttive europee, ritiene che questo sarebbe una grave lesione del principio di gratuità del servizio bibliotecario di base sancito dal Manifesto IFLA/UNESCO sulle biblioteche pubbliche. E preferisce mettere questa scelta (e il proprio destino) nelle mani dei lettori.

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2 pensieri riguardo “La biblioteca si mangia, eccome”

  1. Ho mangiato la vostra proposta e devo dirvi che ha proprio un buon e bel “sapore” (il sapore di “dignitosa civiltà”), sono sicura che contagerà anche gli anoressici e quelli sempre a dieta (gli incivili politici e amministratori dei tagli al sapore della cultura). Vi sostengo

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