Perché è un errore la legge contro il negazionismo

Qui sotto l’appello degli storici contro la legge che istituisce il reato di negazionismo. L’appello è stato pubblicato dal portale della rete degli Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Italia.

È un riflessione importante quella che gli storici invitano a fare. Perché ovviamente non si tratta di discutere se deve o no avere cittadinanza nel dibattito civile chi nega, per esempio, lo sterminio degli ebrei. Ovviamente non deve averla. Ma una società civile accorta usa strumenti adeguati per annullare gli effetti dei discorsi deliranti dei negazionisti: l’educazione, la cultura e la ricerca.

Imporre invece per legge la “verità storica” comporta rischi gravi: spetterebbe al giudice decidere se vi è stata negazione di un genocidio o di un crimine di guerra o contro l’umanità. Quindi spetterà a lui stabilire quali siano i massacri che corrispondono a queste categorie, decidendo in base a decisioni di un tribunale già passate in giudicato. Con tutte le contraddizioni, le ambiguità, le differenze su casi analoghi che queste decisioni hanno comportato.

Analizzare e definire la portata di eventi così gravi, complessi e spesso controversi è invece, in tutta evidenza,  un lavoro da storici. E d’altra parte, la legge rischierebbe anche di offrire ai negazionisti – che oggi non hanno nessuna credibilità e pochissimo seguito mediatico – una tribuna dalla quale dare risalto ai loro deliri e magari un sostegno morale a una presunta condizione di “vittime” di una legge contro la loro versione feroce e stupida della libertà d’espressione.

Inoltre, esistono già gli strumenti di legge per impedire e punire le attività di chi istiga alla violenza, fomenta il razzismo e crea un clima di odio etnico o religioso o denigra le vittime.

Ecco l’appello completo con le firme degli storici che hanno aderito:

Libertà per la storia
Un appello contro il reato di negazionismo

«La storia non è una religione»: lo storico non accetta alcun dogma. «La storia non è la morale»: lo storico non premia né condanna, ma spiega. «La storia non è un oggetto giuridico»: in uno Stato libero, definire la verità storica non appartiene a un Parlamento né a un tribunale. Altrettanti princìpi enunciati da alcuni fra i maggiori storici francesi, nel 2005, in un appello che ha fatto epoca, Liberté pour l’Histoire. Oggi, dall’Italia, noi ci uniamo a loro nel chiedere: libertà per la storia.
Come cittadini e come storici, ci schieriamo contro una legge – in discussione e approvazione in questi giorni al Senato – che vuole punire con la reclusione da uno a cinque anni chiunque nega l’esistenza di crimini di guerra o di genocidio o contro l’umanità.
Siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna.
Affrontare la questione del negazionismo sull’onda emotiva suscitata dagli avvenimenti di questi giorni rischia di non porre attenzione alle conseguenze che questa legge potrebbe avere se fosse applicata davvero. Nei paesi in cui sono state utilizzate, le leggi antinegazioniste hanno offerto – attraverso la copertura mediatica dei processi cui hanno dato luogo – una tribuna per la propaganda di tesi ignobili altrimenti completamente ignorate dall’opinione pubblica: perché cadere in questo tranello?
La strada della verità storica di Stato, che è propria dei regimi totalitari, non ci sembra utile per far crescere coscienza e consapevolezza dei crimini del passato, ma rischia di trasformare in paladini della libertà d’espressione coloro che osano pronunciare giudizi contrari non solo alla verità storica ampiamente acclarata ma allo stesso buon senso.
Questa legge è innanzitutto ambigua, di difficile interpretazione e di ancor più difficile attuazione. Spetterà in questo modo al giudice decidere se vi è stata una negazione di qualche genocidio o crimine di guerra e contro l’umanità; e spetterà quindi a lui stabilire quali siano i massacri che corrispondono a queste categorie. Su quale base? Sulle decisioni di un tribunale internazionale già passate in giudicato, ad esempio a Norimberga, nei tribunali per il Rwanda e l’ex Jugoslavia, nella Corte penale internazionale? O anche in tribunali nazionali (per i quali, ad esempio, è genocidio quello commesso dai militari argentini in Argentina ma non quello commesso dai Khmer rossi in Cambogia)? Ancora più difficile, e pericoloso, è il discorso per quanto riguarda i crimini di guerra, sia rispetto al passato sia rispetto al presente (si pensi ad esempio alla diversa e opposta valutazione fatta da organismi internazionali – commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite – sull’invasione israeliana di Gaza o sull’uso dei gas in Siria).
Non potremmo invitare a parlare in Italia giuristi che ritengono che quello di Srebrenica non è stato un genocidio, dovremmo espungere dalla biblioteche i libri che non accettano di usare genocidio per il massacro degli armeni. Ma dovremmo anche mandare in prigione giovani (e meno giovani) ignoranti che ripetono giudizi demenziali su fatti di cui non sanno e non capiscono nulla. Se il loro obiettivo è quello di istigare alla violenza, di fomentare il razzismo, di creare un clima di odio etnico o religioso o di denigrare le vittime, le leggi per impedirlo, per scoraggiarli ed eventualmente per punirli ci sono già.
Siamo sicuri che siano necessarie nuove leggi, che rischiano di mettere in discussione libertà di espressione, libertà di ricerca, dibattito critico (studiosi di tutto il mondo, giuristi, storici, antropologi, continuano a discutere su quale sia la giusta definizione di genocidio senza trovare una risposta condivisa), perché non si riescono ad applicare quelle che già esistono e che, colpendo l’incitazione all’odio e l’apologia del razzismo, contengono già gli strumenti per sanzionare chi utilizza il negazionismo con questa finalità? Pensiamo davvero sia utile sostituire il codice penale ai manuali di storia?
Se non si è riusciti in questi ultimi anni a far qualcosa per debellare il negazionismo non è stato per una carenza legislativa: ma perché le leggi esistenti non vengono applicate (e nessuno garantisce che in questo caso ciò avvenga) e perché non si è voluta prendere nessuna iniziativa forte e importante – di carattere educativo, culturale, sociale – che avrebbe potuto aiutare contro il negazionismo.
Fare una legge crea la perversa convinzione che il problema sia risolto, e quindi possa essere accantonato e rimosso. Mentre occorrerebbe una incisiva campagna educativa, nelle scuole e nei mezzi di comunicazioni di massa, chiamando a partecipare l’intera società. Il razzismo si sconfigge con l’educazione, la cultura e la ricerca; le manifestazioni di odio e apologia di razzismo con le leggi che già esistono. È la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che può creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno isolare le posizioni negazioniste. Che lo Stato aiuti la società civile, senza sostituirsi ad essa con una legge che rischia di essere inutile o, peggio, controproducente.

Marcello Flores, Simon Levis Sullam, Sergio Luzzatto, Enzo Traverso, David Bidussa, Gustavo Corni, Alberto De Bernardi, Tommaso Detti, Maria Ferretti, Umberto Gentiloni, Giovanni Gozzini, Andrea Graziosi, Mario Isnenghi, Fabio Levi, Giovanni Levi, Claudio Pavone, Paolo Pezzino, Gabriele Ranzato, Raffaele Romanelli, Federico Romero, Mariuccia Salvati, Arnaldo Testi, Stuart Woolf, Walter Barberis.

16 pensieri riguardo “Perché è un errore la legge contro il negazionismo”

  1. Eppure , chiamare “opinioni” fatti atroci e osceni, distruzione di milioni di corpi umani inermi e deboli, cose così, non mi convince affatto. La legge non la conosco , può darsi che sia, in sè fatta male,cambiamola. Ma chi è contro tout court, a volte, ha in sè dei virus mostruosi.Si chiamano virus d di intolleranza, virus di razzismo. Ebrei e neri e handicappati e soprattutto, le femmine di costoro, insomma attenzione a mettersi dalla parte di chi nega e dire “bisogna educare” E intanto il razzismo, in tutti i Paesi del mondo , dilaga contro ogni diversità da ciò che è il piccolo uomo parallelo.

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  2. Ciao @Camilla, con cautela. La faccenda è delicata. Non è il fatto di essere contro e basta; o di “mettersi dalla parte di chi nega”. Ci mancherebbe.

    Nessuno di questi storici, né io che ne riporto il pensiero, è sospettabile di essere dalla parte di chi nega. Leggendo l’appello lo si capisce bene. Ci sono storici come Pavone che è stato un partigiano e ha studiato per tutta la vita la resistenza; e ci sono storici di origine ebraica e tutti sono impegnati nei loro scritti e nel loro lavoro a far luce nella storia e a mostrarne gli orrori.

    Il punto è che le persone orribili che negano l’olocausto o i genocidi o i crimini di guerra non si arginano con una legge come questa. Legge che invece finisce invece con l’ostacolare la ricerca storica e ha come conseguenza non voluta la possibilità per i “negatori” di avere un palco mediatico su cui esibirsi.
    Esiste già la legge che punisce l’incitamento all’odio razziale ecc. che serve allo scopo.
    Contro il razzismo che dilaga serve l’educazione, la cultura, la lettura; serve insegnare e conoscere la storia; serve anche la riduzione del disagio sociale e molto altro. La legge contro il negazionismo è una comoda scorciatoia, inutile e probabilmente anche dannosa. Serve a lavare qualche coscienza e basta.

    ciao ciao

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  3. gentilissimo e sorridente luigi-inter, lo so, lo so, lo so, ho letto anch’io (anche sull’ultimo domenicale)e mi rendo conto dei pericoli che ci possono essere quando si FA qualcosa. Sta di fatto che ho seguito l’orribile ragionamento del grande matematico Odifreddi, che arriva a rivelare qualche teorema, che non sa nemmeno lui di avere dentro il suo geometrico cervello.La cultura razzista e intollerante in cui il mondo vive : ci vogliono 50 anni, che vada bene, per cambiarla. La legge si potrà sempre togliere o cambiare se dovesse dare risultati negativi. ma non posso accettare che siano scambiati per OPINIONI fatti reali grondanti dolore umano inimmaginabile. . Una legge contro la negazione dei crimini contro l’umanità, avvenuti, reali, NON TEORICI, è solo un piccolo passo , ma credo che sia il minimo indispensabile per dichiarare chiaramente , senza ipocrisie, che anche sulla terra ci sono i peccati mortali, inaccettabili e vietati ai suoi abitanti.Certo che ci vuole ben altro, per cambiare le menti di troppi, ma non lo si fa NON FACENDO LA LEGGE contro il negazionismo.Ti ricordi la storia delle quote rosa? e quella, vecchia ma non doma, di tantissimi anni fa’ sulla legge merlin? e quella contro l’omofobia, che ancora non c’è, e sul femicidio ( foemi-cidio), che ancora non c’è (non femminicidio) e quella sull’eterologa? tutte leggi dichiarate “inutili e dannose”. Forse si ,ma quel che mi sembra certo è che non farle sia assai più dannoso e pericoloso che farle. Sono segnali chiari le leggi, sono le uniche difese che si possono realizzare.La legge è un segnale , un cartello stradale che indica hic sun leones, oltre è vietato. Altrimenti, in un attimo, si negherà,. Basta un cambio di governo, basta qualche grillo pazzoide, qualche figlio di Le Pen, qualche nipote di Mussolin, qualche Pol Pot di passaggio. Tu dici serve questo e quello e quell’altro : certo , ma è il mondo dei sogni quello, si può tendere ad esso ma non lo fa in qualche mese. La legge è un valore aggiunto e si può fare. subito.Ciao gentile Luiginter, penso così, malgrado tutto.

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  4. anche la legge Basaglia, che molti odiano, ha portato un grande passo verso la considerazione di essri umani sofferenti trattati , fino ad allora (eancora) con la tortura, e la segregazione. E basta se non vado avanti con altre leggi, invise ma stupende. ciao

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  5. Ciao a tutti.Ho letto con interesse la bella discussione.Io sono vivamente d’accordo con Camilla,la legge diventa proprio un chiaro segno.Ciao

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  6. @Camilla: ma la Legge Basaglia faceva (ha fatto) cose; ha chiuso i manicomi, ha indicato strade alternative, ha contribuito a cambiare, con i fatti, la definizione di sanità/malattia mentale. La legge contro chi incita all’odio razziale fa cose, impedisce violenza. La legge che rende il negazionismo reato invece consegna ai giudici una competenza che non è loro: definire un evento storico.

    Ci sono questioni controverse – per esempio l’invasione israeliana di Gaza – che è giusto dibattere; non chiudere in una definizione. Se X dice che Non è un crimine di guerra, argomentando; e Y sostiene invece che lo è, argomentando; ecco che si genera un dibattito che verrebbe chiuso in partenza se fosse un giudice a dover decidere.
    Ma anche sulle questioni non controverse sorgerebbero problemi.
    Francamente vedere condannato un neonazista che nega l’olocausto non mi darebbe fastidio; mi farebbe invece arrabbiare che questa condanna venisse trasformata in un’occasione per rendere il neonazista una “vittima che viene fatta tacere grazie a una legge che impedisce la libertà d’espressione”.
    Un idiota che nega l’olocausto è solo un idiota che merita di essere ignorato, non trasformato in una vittima.

    ciao ciao

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  7. La possibilità di esprimere opinioni, per quanto idiote esse possano essere, è un principio imprescindibile in ogni stato che voglia definirsi libero e democratico. Ogni deroga a questo principio è un pericolosissimo rischio verso lo stato di polizia.
    Oggi è l’opinione di una esigua minoranza di mentecatti quella che si vuole condannare, ma domani potrebbe essere un’altra.
    La legge deve limitarsi a condannare azioni, i fatti certi (che magari discendono da quelle opinioni). Le opinioni fasulle si condannano attraverso le prove della loro infondatezza. Diffondendo la conoscenza dei fatti reali, della storia, della scienza.
    Mai e poi mai per legge.
    (e poi, scusate, ma che c’entra la legge Basaglia: mica era un’opinione quella che veniva sancita per legge)

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  8. Luigi! Io insegno storia, trasformata in formule per adolescenti che difficilmente riescono ad astrarre senza una guida che dice loro come sono andate le cose. Spero di suscitare in loro lo spirito critico e la capacità di induzione e deduzione, ma soprattutto di immedesimazione,
    Non voglio dilungarmi su di me e il mio lavoro, ma complimentarmi per la tua capacità di vedere “oltre”. Presa da mille occupazioni, non avevo fatto caso alle nefaste conseguenze di una legge che mi sembrava “giusta”.
    GRAZIE!

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  9. Concordo con Luigi:  la legge colpisce non un comportamento ma un’opinione, e lede il diritto ad esprimerla, perfino il diritto a combatterla, il diritto alla libera discussione storica. L’idea che debba e possa esistere una “storia di stato” (una verità di stato, un segreto di stato…) è sempre pericolosa. E questa legge è pericolosa soprattutto per chi non è negazionista, e quindi ha a cuore la libertà di espressione. So che la distinzione tra comportamento e opinione è sottile e scivolosa (le opinioni producono comportamenti e viceversa), ma nello stesso tempo è fondamentale. Per questo la legge contro il negazionismo è molto diversa non solo dalla legge Basaglia,  che non proibì nessuna opinione ma liberò da una reclusione vergognosa migliaia di malati mentali, ma anche da norme che possono sembrare simili, come ad esempio la dodicesima norma transitoria della Costituzione che impedisce la ricostituzione del partito fascista.  Infatti quello che in questo caso viene bandito è l’atto concreto, il tentativo di ristabilire una dittatura (e la democrazia ha non solo il diritto ma il dovere di difendersi), non l’opinione.  La auspicata legge contro l’omofobia impedirà comportamenti lesivi della dignità umana, eviterà (speriamo) che dei ragazzi si suicidino per le persecuzioni cui sono sottoposti.  Poi chi vuole ripetere il mantra che la famiglia è formata da uomo e donna, l’omosessualità è contronatura, e simili amenità e falsità scientifiche, lo potrà fare liberamente. Una legge che forse può essere avvicinata a quella contro il negazionismo, anche se mantiene una differenza che si radica nella sua origine costituzionale, è invece quella che vieta l’apologia di fascismo: la legge Scelba, opera di uno dei più feroci anticomunisti del dopoguerra, autore di durissime repressioni contro i movimenti e il diritto di sciopero.  Più che un’ironia della storia questa potrebbe essere la conferma che questo tipo di leggi spesso è voluto per lavarsi la coscienza e poi per essere usato contro gli oppositori e contro ogni forma di libero pensiero. La legge Scelba cerca comunque di non colpire direttamente e esplicitamente il lavoro dello storico, ma l’espressione pubblica di propaganda fascista e razzista (che secondo successive sentenze, per essere punibile deve essere diretta alla ricostituzione del partito fascista). In ogni caso è poco applicata e poco applicabile, i suoi confini sono incerti e soggettivi, spesso viene usata per colpire avversari politici.  C’è qualcuno che sostiene che l’opinione è una cosa, la negazione di un fatto o l’apologia sono altro: può darsi, ma la distinzione mi sembra troppo sottile per essere lasciate nelle mani di un giudice (con tutto il rispetto). Già decidere cos’è un fatto mi sembra un lavoro dello storico o dell’epistemologo o del giornalista, non credo si possa decidere per legge che cosa è un fatto, un fattoide, una finzione, una fiction, un’autofiction…

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  10. @luiginter – sai, Luigi,quando ci si mettono gli specialisti (gli storici doc) non è facile dibattere ad armi pari: le armi della dialettica, della logica alla Odifreddi, …mi sento come Renzo con l’avvocato azzeccagarbugli.In questioni così violente, la persona comune, o si accoda al coro dei superiori o si tiene il magone dentro il cuore e tace, sconfitta…ma non vinta!! Sto scherzando un po’, ma non vedo perchè temere che si cominci, almeno quello, a stendere vari testi di legge, a confrontarli, a emendarli a rendere alle vittime di immani soprusi e mattanze il diritto al rispetto della verità, assoluta. incontestabile.Non alle opinioni. Io non condannerei mai chi dice che le camere a gas “erano – o sarebbero,utili e buone”. E’ un’opinione. Ma a chi sostiene che NON SIANO MAI ESISTITE darei un segnale di biasimo grave , civile, morale e sociale e soprattutto, una spiegazione storica di quel delitto che è stato negato..
    Sarebbe, ogni volta, un’occasione per rispolverare pezzi di storia, per confrontare quegli eventi del passato con il razzismo ancora imperante . Non “consegnerei in mano ai giudici” un bel nulla se non , di volta in volta,la stigmatizzazione del reato di negare un delitto consumato ai danni di una vittima che era viva e che è stata atrocemente uccisa. Poi Lo so bene che elencare leggi varie è fare solo casino. Di questo chiedo scusa, volevo solo far notare che se una legge c’è, qualcosa cambia, di conseguenza, sul piano della
    cultura generale.E poi le opinioni diverse non fanno mai male.

    Spero. O si può esprimersi sono sulla falsariga degli esperti?

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  11. Splendida discussione grazie alla visione illuministica di luigi e di chi partecipa,in un blog di lettura, ad un dibattito che ritengo fondamentale nella vita personale e comunitaria di ogni individuo. Ma questo non è mai stato “solo” un blog di lettura, ma molte volte “anche”.

    Dire che la legge basaglia fu solo una legge contro azioni, la reclusione spesso violenta,dei malati mentali, non è esattamente vero. La legge intervenne sulla cultura e sui pregiudizi di un popolo che riteneva rejetti, tutto ciò che appariva fuori norma, non adattato allo stile e cultura dei tempi. In pratica venne ridato a questi pz la dignità di malati,al pari di qualsiasi pz epatopatico cardiopatico etc. Fu un evento rivoluzonario, guidato da un idea che di rivoluzionario aveva ben poco,ma che doveva essere insito nelle coscienze di ognuno, la possibilità di inclusione nella società civile,del “diverso” (che poi diverso da chi?)

    La legge merlin non ha mai avito questo largo consenso fu solo un atto di privazione voluto da un oligarchia,benpensante,moralizzatrice guidato da uomini che trovavano il consenso nelle piaghe cattolico-apostolico-salvificanti del paese. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nessuna rivoluzione del concetto “andare a puttane” anzi la mercificazione della donna, il suo sfruttamento,lo schiavismo e la violenza inammissibile a cui sono sottoposte,la mancata vigilanza sanitaria, il propagarsi di malattie. Quella che doveva essere una legge moralizzatrice è divenuto ben presto una legge punitiva.

    La legge sul divorzio, da molti vista ancora destabilizzante, al pari delle unioni civili tra omosessuali, fu una legge ,si rivoluzionaria, che restituì coscienza al popolo sul diritto di essersi sbagliato, di voler, poter ricostruire una vita affettiva negata.

    Questa Camilla e altri, è una legge pericolosissima, insana destabilizzante, dobbiamo fare molta attenzione.
    In italia il concetto di democrazia è ancora in fase di puerperio. Le idee totalitarie, in tutti i sensi,non sono mai tramontate.La democrazia post-fascio è stata un oligarchia che imponeva mode e costumi ed usi asservite al potere-volere di pochi. Il berlusconismo una monarchia, schiacciata e soverchiata da una nuovo idea di stato: la magistocrazia. Il nuovo pd renziano che entrerà nelle nostre case tra poco, una nuova oligarchia. Non è un discorso anarchico, ma pragmatico. Negli ultimi anni, più che le idee, le discussioni, le proposte, hanno potuto i magistrati, la cui super partes ed integrità morale è tutta da vedere. Ora a questa oligarchia vogliamo regalare anche la libertà di pensiero, di studio, di analisi e critica che è proprio degli storici e non solo. Anche il paletto morale, che nasce da un opera moralizzatrice di un capo di stato, appartenente ad una casta, immorale e cinica, è solo uno spot pubblicitario, come tanti ne abbiamo visti in questi anni, che non parla alla gente, alle coscienze, e no apre al confronto civile o all’interscambio culturale.

    Ed è proprio questo carissima, preziosa e insostituibile amica mia ,che oggi ci permette di discutere e di confrontarci. La possibilità che “posso” e non “devo”.

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  12. @adour- intanto “questa” non esiste ancora. Sono d’accordo con te ESCLUSIVAMENTE sulla legge Basaglia. Per il resto sto ululandoti contro. La legge merlin mise fine a una atrocità medioevale e patriarcale. Le donne erano schedate come delinquenti abituali e non godevano di nessun diritto civile, Appena invecchiavano (a trenta-quaranta anni) finivano in strada, morte civilmente e presto morte malamente.Che oggi , spesso, le donne siano sfruttate anche nell’esercizio della prostituzione è noto e terribile, come del resto sono sfruttate, in maniera molto più nascosta, ancora troppo in tutte le circostanze della vita.
    Posso e non devo è giustissimo:infatti spesso le prostitute , oggi, possono. Troppo spesso ancora “devono” E, ripeto, non solo nell’ambito della prostituzione.Visto che gli uomini non possono fare a meno di comprarsi il sesso (con tutti i significati che si possono
    dare a questa abitudine, che non giudico)i sistemi nordici mi sembrano i meno nocivi per le ragazze. ciao bellezza!
    E adesso vado a raccntare a Simonetta la mia storia su LA CASA TONDA. Aurevoir!

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  13. Cara Camilla, continuo a non capire cosa c’entrino la legge Basaglia, la legge Merlin, o quella sul divorzio, ecc.
    In accordo o no che si sia con esse, tutte condannano o legittimano dei comportamenti, dei fatti, delle modalità di esercitare un diritto, ecc. Nessuna di esse impedisce l’espressione di un’opinione: posso liberamente dire qualsiasi stronzata in merito all’uso dell’elettroshock, della reclusione coatta dei malati di mente, della libertà di disporre del proprio corpo a piacere, del mercimonio, pro o contro il divorzio, l’aborto, l’eutanasia o perfino il suicidio assistito. Posso diffondere teorie anti-scientifiche basate sulla pura superstizione, senza alcuna prova riguardante la loro autenticità. Basta che non commetta atti vietati dalla legge o istighi altri a commetterli. Non vedo perchè in questo campo ci si debba comportare diversamente, al prezzo di intraprendere una strada pericolosissima proprio per la democrazia.
    Leggi che inaspriscano le pene per la violenza, pubblica e privata, in particolare sulle donne, per atti legati all’odio razziale, religioso, o negli stadi, sono queste quelle di cui abbiamo bisogno. Senza quello di introdurre i reati d’opinione, degni (loro sì) di un regime totalitario. Che sia Hitler, che sia Stalin, Ceausescu, Pol Pot, Videla o Pinochet.
    Forse rimarrai della tua idea, io della mia. Ma è bello che possiamo entrambi esprimerle liberamente, e discuterne.
    Ciao,😉

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  14. @carloesse–non capisco neanche io cosa c’entrino le varie leggi,Forse intendevo dire che leggi non volute da molto storici , con grandi argomento filologici, furono leggi per cambiamenti di civiltà. Scrivo con la pancia quando si tratta di razzismo, ebrei e gente massacrata con uno studio tecnico e complesso dei mezzi per massacrare in fretta e bene ad alta tecnologia. così si fecero le catene di montaggio della distruzione umana, durante il nazismo, quando le uccisioni degli ebrei erano troppo lente e si accorsero che non ce l’avrebbero mai fatta a farli fuori con i metodi “tradizionali”.Sono state le camere a gas e i forni crematori. e i treni blindati, negarli non è un’opinione. Voglio pensare così, voglio restare furente contro ogni possibile distruzione di esseri umani e contro, ma contro, contro chi nega questi fatti. Che poi sul filo della logica tutto si possa dire e contraddire mi ….insomma mi chiudo le orecchie , come “l’urlo”. E non sento ragioni. E temo molto quei toni sterilizzati che si mettono in campo.Ciao caro Carlo, lo so che la tua razionalità non ti permette di …di chè? Io la vorrei una bella legge che sberleffa i negazionisti. 🙂
    P:S: mica per fargli chissà che. Una sputtanata storica.

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  15. E’ proprio qui il punto. Non è con le leggi che si sberleffa o si sputtana un cretino! E’ con altri strumenti: con la trasmissione della memoria di ciò che accadde, con la diffusione della vera storia attraverso la cultura, le manifestazioni, i libri, i film, i documentari, gli eventi, la discussione. Il nemico più pericoloso è la dimenticanza, la noncuranza, l’oblio. Molto di più di quei quattro
    idioti che tentano di diffondere stoltissime menzogne, suffragate da nessuna reale prova materiale, che non si arrendono neanche di fronte all’evidenza e che si sberleffano e si sputtano già da soli. E che nessuno si caga. Salvo pochi altri idioti dal Q.I. vicino a quello di una gallina. Vuoi fare di costoro dei “martiri della libertà di pensiero”? Credo non aspettino altro per poter passare dall’azione ai fatti (e sono i fatti a costituire oggetto di condanna penale, e questi lo sono già).

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