Mavis Gallant, la precisione del grande racconto

Ieri, come molti di voi sapranno, è morta Mavis Gallant. Aveva 91 anni ed era una grande scrittrice di racconti, nata in Canada ma vissuta in Europa a lungo, soprattutto a Parigi.

Mavis Gallant a Parigi nel 1959
Mavis Gallant a Parigi nel 1959

Stile inconfondibile: insieme lieve, ironico e allusivo. Come ha scritto in una prefazione a una sua raccolta di short stories Jhumpa Lahiri, le sue storie hanno la risonanza intima della pittura di nature morte.

Theo non ha mai sentito di nessuno che avesse immagini allegoriche – o uno straccio di immagine, se è per questo – sul soffitto del suo ufficio e sia sopravvissuto a un cambio di governo.

da “Sciarpe, sandali e collane” in Mavis Gallant, Piccoli naufragi, Bur Rizzoli


Quì sotto, invece, un breve estratto in lingua originale da uno degli oltre 100 racconti di Mavis Gallant pubblicati dal New Yorker. Il racconto si chiama “In Italy” e venne pubblicato dal settimanale nel 1956.

There had been two babies in the bath. The boy was Stella’s; in the midst of less cheerful thoughts, it was still a matter of comfort that she had produced the only boy in the Manning family, the heir. The other baby, a girl, was, Stella supposed, her grandchild. That is, she was Henry’s grandchild. It was too much, really, to be expected to consider oneself a grandmother at twenty-six. Stella pulled down her cardigan sleeves, brushing at the wet spots where the babies had splashed. In the presence of Henry’s grown daughter, she had been grave and devoted, had knelt on the cold bathroom floor, as if no one, not even the most cheap and loyal of Italian servants, could take a mother’s place.

Mavis Gallant ha scritto anche due romanzi e alcuni diari, pubblicati da poco. In Italia i suoi libri sono editi da Rizzoli.

Leggi anche:
Addio a Mavis Gallant, maestra del racconto
Alice Munro, un Nobel per i gruppi di lettura (e per i racconti)

 

4 pensieri riguardo “Mavis Gallant, la precisione del grande racconto”

  1. Della Gallant ho letto solo “Piccoli naufragi”, troppo poco per formulare un giudizio articolato sull’autrice, abbastanza per le prime decisive impressioni.

    Finito di leggere, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un’opera leggibile, non complicata, magari anche godibile, ma nulla che a mio parere giustificasse i lusinghieri commenti che sull’autrice avevo letto.

    Nei racconti di questa raccolta non ero riuscita a cogliere, temevo a causa di un mio limite soggettivo, le caratteristiche che del genere racconto, o romanzo breve, sono solitamente ritenute peculiari. Dove erano finite, mi chiedevo, la pregnanza, l’essenzialità, la concisione che nelle letture di gioventù ero solita rinvenire e apprezzare nei racconti di alcuni autori tedeschi – per me tuttora maestri insuperati di questo genere – come Böll, Borchert o Mann?

    Interrogandomi sui motivi della mia delusione, mi sono chiesta se il confronto non fosse estemporaneo e non tanto per il diversissimo contesto storico e temporale in cui hanno operato i soggetti scriventi, quanto per il lungo lasso di tempo intercorso dalla lettura di quei libri, divorati con l’entusiasmo della lettrice neofita, a quella del libro della Gallant, ultimata, neanche tanto speditamente, con il continuo riferimento a illustri precedenti.

    Per evitare di “giocarmi” per sempre la Gallant, – le prime impressioni, per quanto arrischiate, sono quelle che ci fanno decidere se tornare a quell’autore o se abbandonarlo per sempre – ho deciso di porre come pietra di paragone una raccolta di racconti la cui lettura fosse avvenuta in tempi meno remoti, la scelta è caduta su “Mandami a dire” di Pino Roveredo (Bompiani, 2005), letto solo qualche mese prima. Non disponevo materialmente del libro, ma le immagini che ne avevo immagazzinato erano ancora vivide: i racconti avevano il tratto marcato della xilografia espressionista; nella loro stringatezza restituivano non solo descrizioni realistiche, ma anche situazioni e atmosfere psicologiche. La Gallant, nel mio giudizio, non ha retto al paragone.

    Insomma, nonostante tutti gli sforzi fatti per non cassare definitivamente un’autrice tanto decantata, sono tornata al giudizio iniziale: in fatto di racconti, per i miei gusti e per la mia sensibilità, c’è di meglio da leggere. La morale è sempre quella, se un libro non ci piace, non ci piace e basta, l’abbia scritto anche un mostro sacro della letteratura mondiale.

    Mariangela

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  2. si, proprio così, Mariangela – a me quell’effetto li’ lo fa Alice Munro, e mica solo un libro di lei, bensì anche due o tre. E si che ero ben disposta, in ascolto e completamente aperta nei suoi confronti. Mi dispiace, ma non mi dice granchè…

    Il fatto è che noi lettrici/lettori non dobbiamo farci troppo mettere in soggezione dai mostri – sacri o non.
    Dobbiamo probabilmente onorare i nostri gusti, e dare un certo credito alle nostre sensazioni ( cioè non sempre sempre, ma insomma , intendo questo: io delle mie vibrazioni rispetto a un autore o autrice oramai mi fido, e non per orgoglio e vanagloria personali, ma perchè a questo punto ritengo di aver tarato al massimo possibile gli strumenti che posseggo in fatto di degustazione letteraria. Insomma per mia fortuna ho letto così tanto e tanto, che se non mi fido di me stessa e del mio intuito a questo punto, e quando mai dovrei farlo???? dopo morta ?)

    certo ognuno di noi ha inclinazioni diverse e diversi gradi di affinazione….per questo discutiamo e animatamente (ma serve, a crescere in prima persona prima di tutto, e a misurarsi con altre opinioni e a volte anche a ricredersi o a dare una seconda chance)

    Mi piacerebbe sapere ad e sempio quante persone sono riuscite ad apprezzare Herta Mueller e il suo Nobel con le prugne verdi
    La morale è proprio quella, se un libro non ci piace – come dici tu – non ci piace e basta.

    Devo però dire per onestà che a volte una seconda lettura mette in luce e illumina piani di interpretazione e di interesse che la prima lettura, più superficiale vela e tiene nascosti.
    Ad esempio Rodoreda o Marias -secondo me – acquistano enormi meriti a una seconda lettura, sono autori che – non so come meglio dire – si arricchiscono di se stessi.

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  3. @Cristina

    In merito a quanto scrivi sulla seconda lettura, posso solo dirti come funziona nel mio cervello: è vero che può essere utile, ma solo nel caso in cui la prima lettura non mi sia sembrata del tutto deludente.
    Può servirmi quando, terminato il libro, ne esco stranita, stupita, conscia di non aver capito tutto, ma per un limite mio, non a causa di un limite dell’autore. In questo caso può essere necessario fare decantare il libro e riprenderlo dopo un certo tempo.

    Talvolta mi sono chiesta se non sia anche una questione di pazienza e di umiltà, ma poi ho sempre concluso che con i libri non ci vuole deferenza (vedi che mi porto avanti, comincio a citare Proust. Sarà perché l’impresa dell’altro articolo mi interessa molto, ma mi fa anche paura)

    Della Herta Müller e della Munro non ho mai letto nulla.

    Della Müller avevo da tempo intenzione di leggere qualcosa, mi attira il suo essere autrice “di confine”: è rumena, ma appartenente a una minoranza tedesca. Credo in quello che ha scritto Rumiz, dalla frontiera il punto di osservazione è più attendibile che non dal centro.

    Della Munro non penso che leggerò qualcosa a breve: negli ultimi mesi tutti vogliono leggere la Munro, sembra che sugli scaffali di librerie e biblioteche non sia rimasto altro che la Munro. Il favore di cui gode al momento mi renderebbe ipercritica e il mio giudizio rischierebbe di essere alterato da una reazione uguale contraria al facile entusiasmo che ha suscitato in tanti lettori solo dopo la vincita del Nobel. Quindi, per non “bruciarmi”, dopo la Gallant, anche la Munro, devo rimandare a tempi di minor clamore la scoperta di questa autrice.

    Vedi tu a che punto può spingersi la presunzione della lettrice!

    Mariangela

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  4. @mariangela….mi sembri mia sorella separata alla nascita – faccio e penso tutto proprio come te! bello e confortante, sono contenta.
    E lo davo per scontato: seconda lettura SOLO coi grandi libri piaciuti (infatti ho citato due grandissimi). Coi libri non piaciuti, certo che no! mica abbiamo tempo da perdere con la vita, che è una e ,non pare, ma è breve.
    e certo! nessuna deferenza,il lettore ( ops la lettrice qui- è sovrana …
    (psst si anche a me il progetto Proust attira ma titubo, esito, sono incerta, sto sulla soglia…et coetera).
    Per me di Munro si può fare a meno benissimo, ma sono in minoranza fra queste estasi brevi che la riguardano …mi saprai dire, al tempo.
    Io rileggo Yehoshua e lui – si – che vale: Altrochè

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