La settima Maratona dei racconti di lettura, a Cologno Monzese

Torna la “Maratona dei racconti di lettura” organizzata dalla Biblioteca di Cologno Monzese.
In breve: sabato 12 aprile dalle 20:30 si narra in pubblico, in pochi minuti, un storia letta in un romanzo, un racconto, in un frammento di memoria. Raccontare un libro insomma. E si va avanti a oltranza per tutta la notte.  Il tutto al Cineteatro Peppino Impastato di Cologno Monzese, in via Volta.

Cosa si racconta?

Quest’anno si raccontano le “Storie di caverna in caverna”. È un progetto che richiama alla memoria – immaginata perché perduta – i primi uomini che con la conquista del linguaggio e con le prime tracce iconiche e pitture rupestri hanno cominiciato a riconoscersi e a raccontarsi. E hanno scelto come luogo di narrazione e testimonianza le prime dimore e i rifugi nelle caverne.
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Un blog elegante

Questa sera ho aperto il blog per curiosare tra i post e all’inizio credevo di aver sbagliato. Era molto ma molto più bello di prima! Ci ho messo qualche secondo a capire che era sempre il Gruppodilettura ma con una grafica diversa! È bellissima! Elegante ma chiara, contenuta, non eccessiva. Complimenti. Mi piace moltissimo!

Heidegger antisemita nei “Quaderni neri”

Martin Heidegger (Wikimedia Commons)
Martin Heidegger (Wikimedia Commons)

La pubblicazione dei primi tre volumi dei Quaderni neri, – quelli che coprono gli anni fa il 1931 e il 1941 – di Martin Heidegger ha riacceso il dibattito sul pensiero del filosofo a proposito del Nazismo e dell’antisemitismo. Come ha scritto Richard Brody sul New Yorker, quello che emerge è il ruolo centrale dell’antisemitismo nella sua filosofia. Altro che flirt con il nazismo, insomma. (Della questione si parla da un po’ di giorni, in effetti, scusate il ritardo)

Heidegger, antisemita e vero nazista.
Ranieri Polese, Il Corriere della Sera

“Se già era nota l’adesione di Heidegger al Partito nazionalsocialista (primo maggio 1933, poco dopo esser diventato rettore dell’università di Friburgo), finora si era escluso che avesse avuto opinioni antisemite. E invece in quei Quaderni, negli anni di guerra, ricorrono frasi e pesanti considerazioni contro gli ebrei. Ma anche il nazismo di Heidegger, ricorda Kaube, era stato considerato una breve parentesi, visto che il filosofo si dimetteva dall’incarico del rettorato già nell’aprile del 1934. Ora, nelle pagine dei Quaderni, si vede invece che il periodo del ritorno agli studi, lontano da incarichi ufficiali, non fu un drastico ripensamento, l’ammissione di un errore — Heidegger lo disse nell’intervista concessa allo «Spiegel» nel 1966 — ma anzi il frutto di una delusione: i nazisti non erano all’altezza delle speranze che il filosofo nutriva nella loro azione.”

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Può un padre raccontare la storia di suo figlio, assassino di 27 persone?

Il disagio del lettore davanti a una storia come quella dell’assassino della Sandy Hook Elementary School: la scrittura deliberatamente rifiuta le tecniche “narrative” perché non vuole attribuire un senso. Perché il senso narrativo forza verso una conclusione che sembra inevitabile. E invece la maggior parte delle storie come quella di Adam Lanza, ovviamente, finisce in altro modo. 

I due giorni buoni per incontrare l’uomo che ormai è diventato quasi la coscienza critica del lettore che sta dentro di me sono passati senza che si sia mostrato.
Quindi questa settimana devo fare da solo.
Senza coscienza critica lascio in pace Proust.

Una delle letture di questi giorno della quale volevo parlare non è in un libro ma su una rivista, il NewYorker. Qualche numero fa ha pubblicato un lungo articolo di Andrew Solomon, uno psichiatra, che ha ricostruito la condizione psicologica di Adam Lanza, il ragazzo di 20 anni che il 14 dicembre del 2012 ha ucciso 20 bambini e sei adulti in una scuola del Connecticut, la Sandy Hook Elementary School; ha ucciso sua madre e si è tolta la vita.
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Il gruppo di lettura su Proust e le scelte sulla fine della vita

Questa mattina l’uomo che la volta scorsa ho frettolosamente definito “amico” mi aspettava dentro il bar.

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San Diego Air and Space Museum Archive/Flickr The Commons, elaborazione Pixlr

È piuttosto alto, ha la barba curata, sarà sui sessantacinque, con una voce stridula e incostante, guarda quasi sempre lontano, quasi mai negli occhi. La discussione della volta scorsa sui lettori deve averlo stimolato perché questa mattina ci ha riprovato.
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La dissonanza del 1910, secondo Thomas Harrison

L’indicazione più stimolante della scorsa settimana a proposito di un libro, credo però sia questa:

Thomas Harrison, 1910. L’emancipazione della dissonanza, Editori Internazionali Riuniti

Ne ha scritto con la solita pacatezza (e lunghezza) Claudio Magris, giovedì 13 marzo sul Corriere della Sera.
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