Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Il gruppo di lettura su Proust e le scelte sulla fine della vita

Questa mattina l’uomo che la volta scorsa ho frettolosamente definito “amico” mi aspettava dentro il bar.

san-diego-aerospace
San Diego Air and Space Museum Archive/Flickr The Commons, elaborazione Pixlr

È piuttosto alto, ha la barba curata, sarà sui sessantacinque, con una voce stridula e incostante, guarda quasi sempre lontano, quasi mai negli occhi. La discussione della volta scorsa sui lettori deve averlo stimolato perché questa mattina ci ha riprovato.

Si ricordava dei gruppi di lettura. Gliene avevo parlato, soprattutto per ricordargli che i lettori non sono tutti uguali. Insomma, mi ha chiesto alcune cose. E quando gli ho detto che fra poco in Biblioteca ci sarà un gruppo di lettura dedicato a Proust, dopo qualche battuta sulla quantità di tempo che ci porterà via l’intera recherche, “tutta una vita ci vorrà”, si è fermato a pensarci.

Già, il tempo, la vita.

Si è fatto serio e ha aggiunto che per quanto ne sapeva, per quel poco che ne ha letto e per come se lo ricordava, Proust gli faceva pensare a un buon modo per avvicinare l’argomento delle cosiddette “scelte sulla fine della vita”. Quello che il presidente Napolitano ieri – rispondendo a Carlo Troilo, consigliere dell’associazione Luca Coscioni, ha invitato il Parlamento ad affrontare. E ha concluso:

Perché, in fondo, Proust cosa può essere ormai se non uno che ti aiuta a guardare la vita, estremamente da vicino? In modo ossessivo, esasperante quasi fino allo sfinimento. Ma lì ti inchioda. Solo questo, non vi illudete.

Voleva dire, se gli fosse venuto il cliché, che Proust esprime meglio di chiunque, la condizione umana.

A me questo collegamento di Proust con “le scelte sulla fine della vita” mi ha lasciato un segno profondo. Mi genera anche qualche vertigine. Però temo ci azzecchi. Ci devo ritornare.

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9 pensieri riguardo “Il gruppo di lettura su Proust e le scelte sulla fine della vita”

  1. dirà anche cose sensate, questo tuo amico, Luigi, ma da come lo descrivi, simpatico non pare. ( uno che non ti guarda mai negli occhi??? insomma!)

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  2. proust almeno nei primi due libri LA STRADA DI SWANN E LE FANCIULLE…ti fa vedere le vita le cose che ti circondano con la lente di ingrandimento.Basta pensare a tutte le pagine dedicate alla pittura……..

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  3. @luigi – l’amico sconosciuto (a me intendo) dice la verità su Proust. è così vicina, la verità , sempre inafferrabile , così vicina a quelle parole del tuo amico: “e lì ti inchioda”.

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  4. Proust ci dice qualcosa di fondamentale sulla fine della vita ne ‘La prigioniera’. Trascrivo, quando parla Proust i commenti rischiano di diventare superflui.
    “(Bergotte) Era morto. Morto per sempre? Chi può dirlo? Certo, le esperienze spiritiche non forniscono- non più dei dogmi religiosi- alcuna prova che l’anima sussista. Quello che si può dire è che tutto, nella nostra vita, avviene come se vi fossimo entrati con un fardello di obblighi contratti in una vita anteriore; non vi è nessuna ragione, nelle nostre condizioni di vita su questa terra, perchè ci sentiamo obbligati a fare il bene, a essere delicati o anche soltanto educati, nè perchè un artista ateo si senta obbligato a ricominciare venti volte qualcosa che susciterà un’ammirazione così poco importante per il suo corpo divorato dai vermi, come il lembo di muro giallo dipinto con tanta sapienza e raffinatezza da un artista per sempre ignoto, identificato appena sotto il nome di Vermeer. Tutti questi obblighi, che non trovano sanzione nella vita presente, sembrano appartenere a un mondo diverso, fondato sulla bontà, lo scrupolo, il sacrificio, un mondo totalmente diverso da questo, e dal quale usciamo per nascere a questa terra prima forse di tornarvi a rivivere sotto il dominio di quelle leggi sconosciute cui abbiamo obbedito perchè ne portavamo l’insegnamento dentro di noi senza sapere chi ve le avesse tracciate- quelle leggi cui ci avvicina ogni lavoro profondo dell’intelligenza e che rimangono invisibili soltanto (e chissà poi?) agli sciocchi. Così lìidea che Bergotte non fosse morto per sempre non ha il carattere dell’inverosimiglianza.”

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  5. @hellsbelle: grazie infinite per la preziosissima citazione;
    Grazie anche @teresa e @camilla per la comprensione dell'”amico” e dei suoi tormenti solo accennati.
    @cristina: ti prego sii più comprensiva; in fondo ci sta dicendo cose importanti e non banali. Direi che potremmo tollerare una certa antipatia! Non credi?

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  6. @hellsbell – ecco come si dovrebbe, forse, affrontare il nostro Angelo della notte. Con le proprie impressioni tratte, però, dall’opera stessa. Dove ad ogni passo il lettore può soffermarsi e riflettere su Proust e, immediatamente, su sè stesso. Così, come hai saputo fare tu hesbelle, citando “il muro giallo” della morte di Bergotte.La R.è anche il racconto che ha raccontato, in modo sublime, il legame indissolubile tra la malattia e a morte.
    @luiginter — La posizione di Proust di fronte alla morte ha un senso eccezionale, probabilmente unico. Fino alla fine scrisse e mantenne tutti i possibili rapporti con amici e parenti e conoscenti , scrivendo, rispondendo ad ogni lettera come se non fosse arrivato alle sue ultime settimane di vita, dove difese un sentimento che mal si adattava con la maestà di chi si sente vicino a morire: la frivolezza.Egli riuscì a parlare, con una famosa frase della “”frivolité des moribonds”.
    E allora sarebbe anche un lavoro nuovo, ogni lettore con la sua tessera personale, il suo pezzo prezioso, in dono a tutti. Questo sì che mi piacerebbe. ciaociao

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  7. non ho ancora letto la fuggitiva per cui non posso parlarne ma una cosa mi ha colpita e mi fa chiedere leggendo i Guermantes.Proust si sofferma moltissimo a descrivere l’aristocrazia sia fisicamente che psicologicamente,e mi sembra che tutto sommato ha una propensione per quesi ultimi,facendo paragoni tra i modi di fare e sentire del borghese e l’aritocratico, mi piacerebbe sapere se questa mia interpretazione è corretta oppure se giudico dal punto di vista di adesso cioè che i valori possono essere sentiti sia dalla classe borghese sia da quella del popolo visto che di aristocratici ne rimangono ben pochi.

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  8. personalmente non sono tanto sicura che Proust avesse una predilezione così netta per l’aristocrazia in quanto non sempre i personaggi aristocratici sono nella Rechèrche portatori di valori positivi.
    tanto per parlare di solo alcune delle principali figure, la duchessa di Guermantes, pur con tutte le innumerevoli sfaccettature di ogni personaggio di Proust, è una donna dallo spirito brillante ma anche fredda e limitata, il signor di Charlus, sebbene dotato di bontà ed intelligenza fuori del comune, è preda di un vizio che viene più volte definito come una tara, lo stesso Robert di Saint Loup, in cui la fierezza morale è rivelatrice della razza speciale cui appartiene, non è esente da vizi e meschinità e con il suo altruistico sacrificio per la patria sembra quasi volersi immolare fino all’annullamento di se stesso.
    quanto al popolo, intelligenza e abiezione si fondono in Morel, Francoise e Jupien rivelano tratti di istintuale bontà e di non meno viscerale meschineria.
    infine la borghesia, cui l’io narrante stesso appartiene. la Verdurin, tanto ambiziosa quanto limitata, pare far da contrappunto a Swann. Swann: ecco uno dei personaggi portatori di valori positivi in misura maggiore di quanto non siano i suoi lati d’ombra. la sua sensibilità e cultura finissime, pur non avendo egli mai prodotto una vera opera d’arte propria, lo pongono al di fuori e al di sopra di ogni classe sociale -in questo senso Swann è un personaggio trasversale. poi Bergotte e Vinteuil, non certo esenti da vizi o miserie personali, le cui opere però valgono a riscattarne l’esistenza.
    le figure che, a mio avviso, sono uniche a godere di valenze del tutto positive sono la mamma e la nonna, non certo perfette, come mai nessuno in Proust del resto, ma presentate come pura sorgente di amore e altruismo.
    dunque per me in definitiva non l’aristocrazia viene esaltata in Proust ma casomai la classe della media borghesia, in cui più che altrove sembrano albergare cultura e indulgente amore verso il prossimo.

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  9. ragazzi, non ci sono due utenti con lo stesso avatar, come avrete già capito. qui sopra sono io, Hellsbelle, a scrivere. sa dio perchè mi esce una diversa intestazione.

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