Perché leggere ancora Shakespeare

“A 450 anni dalla sua nascita e a 398 anni dalla sua morte, Shakespeare resta colui che scorre nelle nostre vene più di chiunque altro, la fonte principale delle nostre ispirazioni”.

Lo scrittore spagnolo Javier Marías (ne abbiamo parlato spesso nel nostro blog) celebra il drammaturgo inglese con un articolo sul quotidiano spagnolo El País che cattura in ogni parola.

Shakespeare per Marías è fonte quotidiana di fertilità. E lo ammette, con candida semplicità: “Lo cito, lo parafraso, lo commento in ogni mia opera (…) gli devo così tanto che sei titoli dei miei libri sono citazioni o adattamenti di titoli di sue opere… e forse saranno sette se il romanzo che sto terminando manterrà il titolo che ho in testa”.
Contrariamente a quanti temono (chissà perché poi) di risultare ridicoli nel dichiarare di leggere e trovare ispirazione tra i “grandi classici”, Marías ne fa un motivo di orgoglio e ci svela la forza di Shakespeare, sempre attuale, sintetizzandola nel concetto di “mistero” o, se preferite, di continua ambiguità. Che lascia sospesi, mai certi di aver ben compreso.

“Quando si legge o si ascolta Shakespeare, lo si comprende senza alcuna difficoltà, o quantomeno l’incanto in cui ci trascina ci obbliga a continuare nella lettura o nell’ascolto. Ma se ci si ferma un attimo ad analizzare frasi e parole con maggiore attenzione, solo a quel punto risulta evidente che non sempre abbiamo capito davvero fino in fondo cosa Shakespeare volesse dirci. Contengono aspetti enigmatici, che vanno oltre ciò che dicono. O magari, oltre al significato iniziale lasciano fluttuare nell’aria una nebulosa di altri significati, di echi, di possibilità interpretative, di ambiguità e contraddizioni che non trovano soluzione”

Le storie che fanno da canovaccio alle opere di Shakespeare raramente sono inventate. Un segno in più di come per lui il tema sia secondario. E di come, al contrario, è il modo in cui lo si racconta a essere centrale. Sono le sue parole, il suo stile ad aprire una breccia dentro la quale noi possiamo decidere di infilarci. Ci segnala strade sconosciute che neanche lui ha esplorato fino in fondo e ci invita ad avventurarci. “Vai lettore, vai oltre… infilati in questo meandro e scopri cosa puoi trovare”, sembra dirci.

Lo scrittore spagnolo Javier Marías
Lo scrittore spagnolo Javier Marías
A questo proposito Marías ci fa alcuni esempi. Il primo: Otello inizia il suo monologo più famoso, prima di uccidere Desdemona, dicendo “It’s the cause, it’s the cause, my soul”. “È la causa, è la causa, anima mia!”. Sembra chiaro. Invece no. Cosa vuole dirci davvero Shakespeare?. Non dice “She is the cause”“This is the cause”: “Lei è la causa” o “Questa è la causa” che sì ci direbbero molto di più. Dice “È la causa…”. Ma cosa?
E ancora: quando Lady Macbeth, dopo essersi sporcata le mani con il sangue del Re Duncan ucciso da suo marito, torna da lui e gli dice: “My hands are of your color: but I shame to wear a heart so white”, ovvero “Le mie mani sono del tuo colore: ma mi vergogno di portare un cuore così bianco”. Non si capisce bene cosa significhi quel “bianco”: innocente, senza macchia (di fatto a essersi macchiato veramente il cuore è il marito assassino benché indotto da lei) o pallido, esangue, codardo?

Ed è proprio questa volontà di lasciarci sospesi che fa di Shakespeare “il classico più vivo”, come lo definisce Marías capace ancora oggi (benchè molti autori non lo ammetteranno mai) di ispirare anche film e serie tv come Il Signore degli anelli, I Sopranos, Il padrino, Game of thrones e House of Cards.

Un drammaturgo e poeta senza tempo, dunque. O, se preferite, per ogni tempo.

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Un cuore così bianco di Javier Marías: qualche riflessione

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3 pensieri riguardo “Perché leggere ancora Shakespeare”

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