O'Connel Bridge, Dublin, Ireland/luiginter Flickr

Kate Atkinson, “Le molte vite di Ursula Todd”

Pubblico con piacere queste riflessioni di un’anonima lettrice su un libro che le è rimasto dentro. Idee e pensieri che intende condividere con tutti noi:

Ursula Todd nasce nel 1910 in una villa inglese durante una tormenta di neve. Né la levatrice né il dottore ce la fanno ad arrivare e la bambina muore, strangolata dal cordone ombelicale.

Ma forse non è così, forse il dottore arriva, taglia il cordone ed Ursula entra nella sua nuova vita.

At the Breakfast Table with the Morning Newspaper, L. A. Ring, 1898
At the Breakfast Table with the Morning Newspaper, L. A. Ring, 1898

Le ipotesi che tutti noi ci facciamo su cosa sarebbe successo “se”, su cosa sarebbe successo “se non”, per Ursula sono una realtà; le sono concesse molteplici versioni della stessa vita, lo stesso fatto può portare a gravi conseguenze o non essere neppure avvertito.

Nell’affascinante romanzo della scrittrice inglese Kate Atkinson, Vita dopo vita, la sua protagonista vive esistenze parallele, vite alternative, e l’autrice gioca con lei e con gli altri personaggi , controllandoli, gestendoli, uccidendoli, resuscitandoli. Tutto ruota comunque attorno ad Ursula che purtroppo non sarà  in grado di approfittare di queste straordinarie opportunità di modificare la sua esistenza. Non si renderà conto di ciò che le succede. Vivrà tutto questo come un déjà-vu, come qualcosa che incombe su lei, a volte come un terrore inspiegabile o come un avvertimento. Intuisce, per esempio, che la sua cara tata Bridget andrà incontro a un pericolo se andrà a Londra a festeggiare la vittoria e, senza saperne il perché, sente di doverla fermare e la spinge giù dalle scale provocandole una frattura. In un’altra versione Bridget andrà a Londra, si ammalerà di spagnola e morirà dopo aver contagiato Ursula ed un fratellino che moriranno.

L’esistenza di Ursula si snoderà durante le due guerre, vivrà in Germania, o forse vivrà a Londra, conoscerà Eva Braun e tenterà di uccidere Hitler intuendone la pericolosità, incontrerà il suo futuro marito che si rivelerà un fallito crudele che la ucciderà o forse incontrerà lo stesso uomo ma lo sfuggirà. La sua vita continuerà così a slittare avanti ed indietro senza che lei la possa minimamente gestire.

Un romanzo decisamente coinvolgente in cui ci potremo porre delle domande tutti: ma è questa la nostra unica, vera vita? Ma quante volte ci sono stati accordati, come ad Ursula, squarci da cui intravvedere il futuro? Che sono quei déjà-vu di luoghi già visti, di situazioni già vissute? Perché a volte sappiamo prevedere qualcosa che puntualmente avverrà?

La piccola Ursula verrà portata da un analista verso i dieci anni, quando anche la sua famiglia si renderà conto delle sue strane percezioni e dei suoi inspiegabili terrori. L’analista le chiederà di fare un disegno e la bambina, del tutto inconsciamente, disegnerà il classico serpente che si morde la coda, il simbolo della circolarità dell’universo, dove non esiste né passato né futuro, ma solo il presente.

E la domanda essenziale è questa, e se non esistesse niente al di fuori della mente?

Kate Atkinson, Le molte vite di Ursula Todd, Nord, 2014

7 pensieri riguardo “Kate Atkinson, “Le molte vite di Ursula Todd””

  1. Ursula Todd non è un personaggio inquietante, è inquietante la realtà che la circonda e la costringe a ripercorrere più volte un medesimo rito: quello della nascita. Partorita con il cordone ombelicale avvolto intorno al collo, la nascita è a sua volta riproposto nel disegno (il serpente che si morde la coda) che la piccola Ursula tratteggia con un’intelligenza che solo i bambini sanno avere. L’inquietudine in cui vive può essere rimossa con quel gesto, ma non può essere rimosso il tempo della storia e quello dell’individuo che lo percepisce: la vita di Ursula non si ripete, ma si trasforma rinnovando purtroppo l’inquietudine.
    E’ inoltre sul corpo di una bambina, poi adolescente e infine donna che la storia ottiene le sue vittorie, riducendolo a un corpo destrutturato alla fine. Ursula sa prendersi, con gesti a volte spezzati, la sua rivincita, usando e curando la sua mente.

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  2. Ho letto ,diversi mesi fa”, il romanzo di Atkinson: è un bel romanzo, pieno di trovate e scritto da un’ottima scrittrice. Certo rimane un romanzo di intrattenimento. peccato, perchè il talento di A. potrebbe forse fare qualcosa di più interessante. Sicuramente migliore, comunque, di altri romanzi di successo scritti assai peggio e accolti dalla critica italiana (!) con troppo , fuorviante, consenso.

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  3. Non ho letto Vita dopo vita e non conosco la Atkinson come scrittrice, ma l’intreccio del suo romanzo è interessante e può essere un esempio di come la storia diventi lo spunto per esprimere emozioni e sentimenti. Questo, secondo me, è il caso della Atkinson.
    Sono d’accordo con il tuo giudizio sul successo del romanzo d’intrattenimento (o più spesso del best seller): sarebbe il caso di domandarsi se questo comportamento non dipenda dal fatto che spesso autori come la Atkinson (loro malgrado) sono pubblicati da famose case editrici; mi domando, inoltre, quali questioni linguistiche il traduttore debba porsi nel momento in cui deve riscrivere in italiano il romanzo per proporlo ai lettori italiani.

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  4. Arrivo un po’ tardi con il mio commento, ma prima ho voluto leggere il libro che ho trovato molto originale e, a mio parere, più profondo di quanto sembri in superficie. La vita è piena di misteri e nella vita, o nelle vite, di Ursula credo ci sia qualcosa di tutti noi, perchè tutti abbiamo provato a volte delle premonizioni, delle paure inspiegabili, delle sensazioni improvvise. Abbiamo saputo in anticipo cosa avrebbe detto qualcuno, come si sarebbe svolto un fatto, chi sarebbe arrivato, cosa conteneva una lettera. Abbiamo riconosciuto posti dove non eravamo mai stati a volte con meraviglia, a volte con sgomento, ricordato cose mai avvenute.
    Devo dire che il limite del libro è che Ursula fa ben poco uso delle proprie possibilità e mi sembra che la sua sia, in fondo una vita tutt’altro che speciale, a parte le deviazioni non coscienti e i soprassalti della memoria.

    Un libro di intrattenimento, dice Camilla? Ma contrapposto a che? Ma un libro non ci può intrattenere, o ci deve per forza insegnare qualcosa, magari annoiandoci a morte? Non ti capisco Camilla, ma è destino.

    Nè capisco Antonella che scrive un commento articolato e poi un secondo commento dicendo che il libro non l’ha letto. Mah! Devo farle anche notare che il serpente che si morde la coda è il noto simbolo dell’universo e non di un cordone ombelicale, anche se attorcigliato

    Comunque a me il libro della Atkinson è piaciuto molto soprattutto in questo periodo in cui sono in sterile caccia di libri interessanti

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  5. @Tutti
    Scusate può essere che il titolo corretto sia il seguente?

    • Kate Atkinson, ”Vita dopo vita”, Nord, 2014.

    Io il titolo segnato nell’articolo non l’ho trovato. Del libro ho letto pochissime pagine, e la curiosità di continuare proprio non è nata; penso di capire quello che intendesse Camilla: libro di intrattenimento, leggero, ma non sempre in senso calviniano.

    @Antonella Costanzo
    Il problema della traduzione penso sia ben ponderato dagli editori. Mi dicevano (aspetto smentite) che la traduttrice di “La Bastarda di Istambul” è solita tradure romanzi destinati a un pubblico femminile. Possiamo pensare che la scelta dell’editore sia causale?

    @Polissena
    Nelle immagini che le pagine di un libro ci restituiscono ognuno di noi – per fortuna – è libero di indovinare quello che vuole. La percezione dell’allusione e del simbolo dipendono dal nostro immaginario che – ancora una volta, per fortuna – cambia di lettore in lettore.

    Ciao,
    Mariangela

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  6. @Polissena
    voglio leggere il libro della Atkinson perché mi incuriosisce. Il commento della lettrice che ha proposto Vita dopo vita mi ha restituito la piacevole sensazione di ripercorrere la storia collettiva e la biografia di una protagonista che, per me, ha una vita speciale e nella quale intravvedo differenti possibilità di lettura ed interpretazione del testo. Per questo ho scritto quel commento: se lo leggerò, potrò forse trovarlo noioso ed interromperlo, come avvincente e concluderlo. Ursula sarà capace di mantenere viva la mia curiosità e di fare in modo che la mia immaginazione scopra nuove letture simboliche?

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  7. @Antonella, non so se ci conosciamo perché c’e’ stata un’Antonella sul blog tempo fa. Mi piace che le letture vengano condivise e siccome questo libro l’ho trovato molto interessante anche per l’ambientazione e per i personaggi molto ben descritti, se credi ti darei appuntamento a fine libro per parlarne di nuovo. Che ne dici? Per ora ciao e buona lettura.

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