Leggere un romanzo (oggi) è davvero difficile

Leggere la  fiction contemporanea in un mondo che non capiamo. Come scegliere i libri che ci aiutino a fare le domande giuste al nostro tempo. E perché Lionel Asbo di Martin Amis è sembrato “un libro inutile”

Virginia Woolf
Virginia Woolf

 

“Non leggerò mai uno scrittore già morto!”

Un giorno un giovane lettore mi disse che non avrebbe mai letto, almeno per i successivi dieci anni (“prima che io diventi un uomo maturo”) uno scrittore che fosse già morto.
Diceva che solo la prossimità fra il tempo della scrittura e il tempo della lettura poteva rendere un romanzo interessante.
Ci ho ripensato in queste settimane. E fra alcuni fili che si sono intrecciati ho trovato annodati il pensiero di questo lettore e la mia attuale difficoltà a dedicarmi alla lettura di un romanzo.

È solo un piccolo ragionamento sul tempo. Sul tempo e la lettura, ovviamente, e il lettore.

Fra il tempo dello scrittore e il tempo del lettore

In particolare la relazione fra il tempo dello scrittore
– quando ha scritto il libro? – quale il tempo dentro il romanzo?
– e il nostro tempo di lettori, in particolare, chi siamo noi quando lo leggiamo, in che mondo siamo immersi.

Ed è qui che arriva quel che è enunciato nel titolo: Quanto è difficile leggere un romanzo! Perché il mondo gira intorno a noi, si trasforma, si manifesta estremo.

Difficile leggere per esempio Martin Amis, Lionel Asbo, come hanno fatto alcuni di noi nel gruppo di lettura di Cologno Monzese, nei giorni in cui l’estremismo uccide chi usa la satira per comunicare delle idee, oppure nei giorni nei quali ci arrivano confusi i segnali di una carneficina continua perpetrata da Boko Haram in Nigeria, oppure vediamo il flusso continuo di disperati verso l’Europa che fuggono fame e guerre e umiliazioni. E ancora sappiamo che in Siria e Iraq si continua a morire o che in Messico violenza e omicidi governano intere parti della società. E molto altro.

Letture più “urgenti” di un romanzo

Sì insomma ha senso leggere un romanzo? E se ha senso – perché sappiamo che l’ha – come riuscire a dedicargli il nostro tempo quando c’è così tanto di più urgente da leggere del mondo? Perché è il mondo che vogliamo conoscere e capire quando leggiamo, giusto?

Non è solo una questione di qualità del romanzo (lo dico perché, per stare all’esempio di prima, parecchi del gruppo non hanno apprezzato il libro di Amis e probabilmente lo definirebbero una “perdita di tempo”, se messi alle strette.)

Letture “fuori dal nostro tempo”

No, se anche il romanzo fosse di grandissima forza e qualità, capace di generare insieme piacere e gratificazione intellettuale e di conoscenza, non avremmo lo stesso questa difficoltà nell’affrontare una lettura che ci sembra “fuori dal nostro tempo”?

Non ci resta comunque la sensazione che occuparsi del mondo là fuori, di come è oggi, sia più urgente? Non ci costringe tale sensazione a divorare giornali e riviste, pezzi lunghi e articolati di analisti su siti web stranieri, per provare ad afferrare quel che il mondo genera oggi, qui e ora, per cercare di dare ordine a un caos che sembra incomprensibile?

La risposta più tranquillizzante è alla nostra portata: il romanzo – un grande romanzo – è proprio una delle forme più complesse per comprendere il mondo; anzi per comprenderlo in anticipo, perché ci mostra condizioni e strutture “universali” della condizione umana. Quindi la lettura si giustifica, almeno in linea di principio. Tuttavia così non abbiamo risposto alle domande.

Il tempo dello scrittore

Possiamo articolare un po’ il pensiero ragionando sul fatto che forse leggere gli scrittori contemporanei ci aiuterebbe di più nel nostro sforzo di comprensione.
Insomma se lo scrittore è nostro contemporaneo è più probabile che ci aiuti a decifrare il mondo contemporaneo, almeno a coglierne le questioni di fondo, a mostrarcele (magari sì, in anticipo).

Condizione di incertezza

Tim Parks sostiene  che la lettura degli scrittori contemporanei ci mette in una condizione di incertezza sia per la forma che ci propone, sia per i temi: ci chiede di cambiare la nostra lettura del mondo, cambiare i nostri gusti di lettori, di mettere in discussione le nostre conoscenze.
E che questa incertezza, quando siamo costretti a cambiare percezione, è parte del piacere della lettura e del piacere di conoscere il mondo nel quale viviamo:

“Il mondo cambia e le persone cambiano ed è per il modo in cui l’autore è sensibile alle cose del mondo, come sono ora, che ci attira la letteratura contemporanea.”

Ci costringono a fare domande che fino a oggi non ci siamo fatti

Parks cita Virginia Woolf che invitava i suoi contemporanei a leggere gli scrittori ancora vivi, perché ci fanno domande e ci costringono a fare domande che fino a oggi non siamo riusciti a porci, semplicemente perché gli scrittori del passato vivevano in un mondo diverso da quello nel quale viviamo noi.

Il che forse spiega anche cosa succede quando questi stessi scrittori contemporanei ci deludono. Ci deludono quando, ancora prima del giudizio di gradimento – per il quale è importante anche una certa componente personale, idiosincratica -, manca nella loro scrittura la capacità di sorprendere la nostra percezione del mondo. Non riescono a mostrarci i lati oscuri, nascosti; non ci aiutano a cogliere il contesto; non ci permettono di porci domande nuove.

Testimoni riferiscono che in una lezione ad aspiranti scrittori, tenuta poco prima di morire, W.G. Sebald abbia, tra l’altro, suggerito:

– La scrittura ha a che fare con la scoperta di qualcosa fino a quel momento non visto. Altrimenti l’attività è priva di senso.

Amis, una lettura “inutile”

Sensazione di lettura priva di senso è un po’ quella avvertita nel gruppo di lettura su Amis. Perché tutti, anche chi non ha giudicato “inutile” la lettura, anche chi ha scorto dei momenti interessanti e piacevoli nella lettura, anche costoro insomma, hanno trovato in Lionel Asbo più una proiezione di fissazioni, preconcetti, idee rimasticate da una carriera di scrittore dall’ego gonfiato che un’idea e delle domande sull’Inghilterra – e l’intero mondo occidentale – di oggi.

Dobbiamo essere indulgenti con gli scrittori contemporanei

Però  dobbiamo essere indulgenti con gli scrittori contemporanei, almeno quando ci aiutano a farci domande nuove. Fanno un lavoro prezioso.
Ci sfidano anche nei giudizi estetici: sappiamo, grosso modo, cosa aspettarci da un romanzo di 50 anni fa, l’hanno letto in tanti, in tanti l’hanno giudicato, molte domande ci vengono suggerite dagli altri lettori, dai lettori che ci hanno preceduti. E se anche siamo convinti della suprema necessità di indipendenza nella lettura, sappiamo anche che è impossibile leggere un romanzo senza tener conto delle letture che generazioni di lettori prima di noi hanno fatto.

Un autore contemporaneo invece viene letto da tutti i contemporanei, insieme. Non ci sono generazioni ad aiutarci e a spiegarci; a fare le domande prima di noi. Quindi l’indulgenza è giusta; perché forse semplicemente non sappiamo leggerli i contemporanei, o li sappiamo leggere parzialmente e dobbiamo conceder loro che possono anche sbagliare nella lettura del mondo contemporaneo.

Gli scrittori che ci aiutano, con le domande giuste

Però se questi scrittori invece si ripetono, ripetono se stessi, riprendono con maniera il passato, come se appartenessero anche essi al passato. Non ci aiutano a farci domande. Ecco in questo caso non servono a nulla.

Che è poi il giudizio che alcuni hanno dato del libro di Martin Amis, “un libro inutile”.

Leggi anche: Quando parlo del libro che sto leggendo

5 pensieri riguardo “Leggere un romanzo (oggi) è davvero difficile”

  1. Interessante spunto. Credo che gli scrittori contemporanei, vicini a noi, siano più difficili da leggere perché non abbiamo l’aiuto della conoscenza storica che invece ci fa da supporto quando leggiamo scrittori di epoche precedenti di cui riusciamo magari a capire motivazioni e presupposti ideologici o semplicemente di contesto che fanno da sfondo alle loro opere. Li capiamo meglio perché conosciamo la storia dell’epoca in cui sono stati scritti. O almeno abbiamo gli strumenti per informarci e saperne di più. E chiudiamo il libro con una maggiore comprensione. Ci siamo fatti delle domande e abbiamo provato a dare una o più risposte.
    Gli scrittori contemporanei vivono con noi. O noi con loro. Possono aver osservato di più e/o meglio e essere più in grado di rappresentare la nostra epoca. Ma ci lasciano forse con più domande aperte. Ammesso che il loro libro ci aiuti a porci delle domande e che non sia, come giustamente lo definisce luigi, un “libro inutile” (anche io ho letto in passato Lionel Asbo e, oltre un grande apprezzamento per la sua “ironia” non ho ricevuto poi troppo).

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  2. @Tutti @GdL di Cologno Monzese @Luigi @Blackswann

    Concordo che i romanzi contemporanei, non fosse altro che per il loro essere cronologicamente calati nel presente, possano aiutarci a riflettere in modo più immediato e diretto sui problemi del mondo d’oggi rispetto a quelli scritti in passato. Per la verità sono convinta che anche i libri dei tempi trascorsi possano insegnarci molto sulla contemporaneità, ma perché questo avvenga penso si renda necessaria una capacità di elaborazione intellettuale più elevata: occorrono tendenza all’astrazione e propensione alla trasposizione nel presente, operazioni di cui non tutti (parlo anche per me) siamo sempre all’altezza.

    Vista la premessa, e considerato che il romanzo l’ho trovato istruttivo e divertente, non capisco proprio con quali motivazioni “Lionel Asbo” possa essere definito “stanco”, “datato” e “fiacco”. Sono gli aggettivi con cui si è espressa la critica del NYT Michiko Kakutani che ha aggiunto: “Non merita il sottotitolo, più che uno State of England, è una piccola cartolina spedita da quel Paese anni fa”. Per quanto sia in autorevole compagnia, dissento quindi anche dalla definizione del GdL di Cologno che bolla questo libro quale “libro inutile”.

    Al di là dei fatti di fantasia narrati nel romanzo, peraltro tenuti assieme da una trama al contempo avvincente e credibilissima, i veri protagonisti del libro sono il degrado, l’ignoranza, la dipendenza dai valori imposti dai tabloid, l’asservimento agli imperativi consumistici, e, non per ultima, la fede, incrollabile, nel dio denaro.

    Mi chiedo: cosa c’è di non attuale o di falso in tutto questo? Non è forse quanto ritratto da Amis lo specchio della nostra società? Io trovo il quadro presentato dall’autore estremamente realistico e attuale, ci leggo gli esiti dell’indottrinamento mediatico a cui tutti noi, ma con conseguenze più drammatiche, soprattutto i meni attrezzati culturalmente, siamo esposti da anni.

    E che dire della prepotenza e dell’ignoranza quando sono accompagnate (nel romanzo grazie a una vincita fortunosa) dal potere economico? A quali risultati può portare questo connubio? Le risposte a queste domande che Amis è riuscito a porci spalancano a mio parere una finestra anche sulla società del nostro paese.

    Il libro si conclude con l’happy end: il delinquente, nonostante tutti i suoi soldi, qualche lustro di galera deve pur metterlo in previsione. Siete sicuri, ed è questo casomai il rilievo che mi sento di muovere ad Amis, che non sia stato troppo ottimista?

    Buona domenica a tutti,
    Mariangela

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  3. Spunto interessante ma decisamente complesso perché investe a) il tema del leggere romanzi in un mondo come questo così complesso- come ha detto Zagrebelsky- da non poter rimanere in ordine; b) il tema se leggere gli scrittori contemporanei aiuti a capire questo mondo più degli autori già “ passati”; c) il problema, sotto traccia, delle modalità con cui sono stati scelti i testi “ per comprendere il presente” da parte del Gruppo di lettura di Cologno monzese.
    Rispetto al primo tema, penso che la lettura dei romanzi non sia una sottrazione di tempo alla ricerca di categorie e di conoscenze che ci permettano di rielaborare schemi di interpretazioni nuovi. Il romanzo, quando non sia anche- come accade spesso- una visione acuta sulla realtà, serve molto come termine di confronto, come paragone, anche inattuale e infine come rifugio, cosa da non trascurare proprio in questo frullatore tragico che è la vita collettiva di oggi.
    Ho qualche dubbio sul fatto che siano gli autori attuali ad aiutarci a vedere. Essi sono, come noi, nel frullatore ed io credo molto nella “ distanza”, amo poco i romanzi che trattano realtà contingenti. Il fatto è che spesso i narratori ci mostrano la realtà che già vediamo con i nostri occhi , è raro incontrare occhi e parole che vedono ciò che noi ancora non percepiamo.
    Infine, due note sul metodo così “democratico” che si è scelto per definire la rosa dei libri per capire il presente. Intendiamoci, ho partecipato anch’ io, ma non sono a Cologno monzese ed ho letto un solo libro, quello che mi attirava di più. E’ stato il metodo giusto? E’ stato corretto che chiunque, magari per noia, per divertimento, per dispetto abbia buttato lì titoli a caso che un gruppo ben definito si è dovuto sorbire? Siamo davvero sicuri che il sondaggio ( e il sondaggismo) sia lo strumento elettivo per ogni aspetto del vivere attuale? Non sarebbe stato meglio una scelta argomentata tra i lettori del gruppo e un invito della serie “ il catalogo è questo” e porte aperte a tutti?

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  4. Ciao a tutti,
    @blackswan76: proprio la difficoltà di leggere gli scrittori contemporanei perché vivono nel mondo insieme a noi e quindi, esattamente come noi, non hanno cornici di riferimento certe per inquadrare il mondo, rende la loro lettura più stimolante e necessaria. Ma perché sia così è indispensabile che questi scrittori siano disponibili a cercare, a sfidare, a sperimentare. Altrimenti non ci aiutano a porre le domande giuste al nostro tempo.

    @mariangela: il discorso su Lionel Asbo – condotto per altro nel corso del dibattito al gruppo di lettura – andrebbe un po’ approfondito. Mi limito a una annotazione che mi allontana dalla tua lettura: non credo Amis volesse fare un ritratto realistico dell’Inghilterra. Credo volesse esprimere un disgusto estetico più che etico – nei confronti di un mondo che sente lontano e che disprezza – quello della volgarità dell’esibizione rozza della ricchezza; ma anche nei confronti dei media trash che hanno accompagnato la sua vita: i tabloid. Il tutto però tratteggiato in modo grottesco, eccessivo, con quasi nessuna profondità psicologica.
    Molto piacevole alla lettura, ma in fondo sfilacciato; più espressione di un sentire dell’autore che tentativo di rappresentare il mondo contemporaneo.

    @renza: anche io credo nella distanza. Sicuramente aiuta a capire il tempo più della prossimità. E spesso – quasi sempre – gli autori del passato ci aiutano tanto anche a capire il presente.
    Però ci sono momenti nei quali ho bisogno di chiedere agli autori di fiction di provare ad aiutarmi a orientarmi nel presente e mi serve la sensibilità di qualcuno che viva il mio stesso tempo. Come ho scritto, so che dobbiamo essere indulgenti con questi scrittori che ci provano, perché è un compito difficile, e assai rischioso. Ma necessario.

    Sul metodo “democratico” di selezione dei libri del Gdl: abbiamo voluto fare un esperimento. Abbiamo quasi fatto un gioco, del quale dovevamo rispettare le regole. A costo di trovarci con un elenco di libri che a volte non sembrano pertinenti fino in fondo.
    Eravamo consapevoli e per questo abbiamo scelto di limitarci a 4 libri scelti con quel metodo. In fondo è anche questo un omaggio alla complessità e un po’ al caso, temi che in passato hanno attraversato il gruppo di lettura di Cologno come un filo rosso e che ci piace anche tornare a sfidare.

    grazie a tutti
    ciao ciao

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  5. @Luigi Gavazzi @Tutti
    Giusto per dire come funziona con me il giudizio sui romanzi, senza pretendere che valga per tutti: è difficile che io reputi di gradevole lettura un testo se ritengo che il suo autore abbia fallito il tratteggio psicologico. Intendo dire, delle due l’una: o la lettura è piacevole, o lo scrittore ha sbagliato la caratterizzazione psicologica, difficilmente le due constatazioni possono coesistere nella mia valutazione.

    E infatti, trovo che i personaggi di questo libro, più il cattivo che il buono, siano molto azzeccati; già dopo poche pagine mi sembrava di conoscerlo, Lionel, e quasi quasi l’autore è riuscito pure ad obbligarmi a non condannarlo del tutto, più continuavo a leggere, più mi stupivo perché per quell’avanzo di galera che è Lionel mi sono scoperta a provare pure un filo di perversa simpatia.

    In merito alla capacità dell’autore di dirci qualcosa sul mondo d’oggi: può essere che Amis non volesse fare un ritratto realistico dell’Inghilterra e che non fosse sua intenzione rappresentare la società contemporanea, sta di fatto che l’insipienza e la superficialità di questo mondo a mio parere l’ha colta tutta e il suo romanzo cela restituisce efficacemente.

    @Renza @Tutti
    Sul sondaggismo, in generale, nutro dubbi anch’io, ma nel caso specifico penso non abbia prodotto esiti così negativi. In tutt’e tre i libri letti fin ora (col quarto sono in ritardo marcio) il legame col XXI secolo c’è, esiste: forse più sfumato in McEwan, il cui romanzo ci invita a cogliere gli attuali condizionamenti occulti tra politica e cultura; più palpabile nel libro di Adriana Zarri, il cui aperto monito fa riflettere su temi che col presente hanno a che fare eccome; tutto giocato sul grottesco (ma senza esagerazioni, a mio parere) nel divertente romanzo di Amis.

    Ciao,
    Mariangela

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