Giornata della memoria: “La Zona grigia” di Primo Levi è la mia lettura più difficile

Il secondo capitolo de I Sommersi e i Salvati è la lettura più faticosa da sostenere sulla condizione umana e la morale. La lettura da ripetere continuamente. La lettura che cancella ogni sicurezza sulla nostra rettitudine
Arrivo degli Ebrei Ungheresi sulla rampa di Auschwitz-Birkenau, 27 Maggio 1944.  www.yadvashem.org
Arrivo degli Ebrei Ungheresi sulla rampa di Auschwitz-Birkenau, 27 Maggio 1944. – yadvashem.org

L’ingresso in Lager era invece un urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo in cui ci si sentiva precipitare era sì terribile, ma anche indecifrabile: non era conforme ad alcun modello, il nemico era intorno ma anche dentro, il “noi” perdeva i suoi confini, i contendenti non erano due, non si distingueva una frontiera ma molte e confuse, forse innumerevoli, una fra ciascuno e ciascuno. Si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati, salvo casi speciali, non c’erano; c’erano invece mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua. Questa rivelazione brusca, che si manifestava fin dalle prime ore di prigionia, spesso sotto la forma immediata di un’aggressione concentrica da parte di coloro in cui si sperava di ravvisare i futuri alleati, era talmente dura da far crollare subito la capacità di resistere. Per molti è stata mortale, indirettamente o anche direttamente: è difficile difendersi da un colpo a cui non si è preparati.
[…]
Tuttavia al rituale d’ingresso, ed al crollo morale che esso favoriva, contribuivano più o meno consapevolmente anche le altre componenti del mondo concentrazionario: i prigionieri semplici ed i privilegiati. Accadeva di rado che il nuovo venuto fosse accolto, non dico come amico, ma almeno come un compagno di sventura; nella maggior parte dei casi, gli anziani (e si diventava anziani in tre o quattro mesi: il ricambio era rapido!) manifestavano fastidio o addirittura ostilità. Il “nuovo” (Zugang: si noti, in tedesco è un termine astratto, amministrativo; significa “ingresso”, “entrata”) veniva invidiato sembrava che avesse ancora indosso l’odore di casa sua, ed era un’invidia assurda, perché in effetti si soffriva assai di più nei primi giorni di prigionia che dopo, quando l’assuefazione da una parte, e l’esperienza dall’altra, permettevano di costruirsi un riparo. Veniva deriso e sottoposto a scherzi crudeli, come avviene in tutte le comunità di “coscritti” e le “matricole”, e con le cerimonie di iniziazione presso i popoli primitivi: e non c’è dubbio che la vita in Lager comportava una regressione, riconduceva a comportamenti, appunto, primitivi.
[…]
Per quanto riguarda i prigionieri privilegiati, il discorso è più complesso, ed anche più importante: a mio parere, è anzi fondamentale. È ingenuo, assurdo e storicamente falso ritenere che un sistema infero, qual era il nazionalsocialismo, santifichi le sue vittime: al contrario, esso le degrada, le assimila a sé, e ciò tanto più quanto più esse sono disponibili, bianche, prive di un’ossatura politica o morale. Da molti segni, pare che sia giunto il tempo di esplorare lo spazio che separa (non solo nei Lager nazisti!) le vittime dai persecutori […]

I prigionieri privilegiati erano in minoranza entro la popolazione dei Lager, ma rappresentavano invece una forte maggioranza fra i sopravvissuti.

Ecco, in queste pagine, e in quelle che seguono queste righe prese dal secondo capitolo de I sommersi e i salvati, Primo Levi introduce e sviluppa il tema della “zona grigia”: una delle analisi più profonde, e disturbanti per la nostra coscienza, dell’universo concentrazionario nazista (ma non solo nazista, in fondo la zona grigia è fondamentale anche nei gulag) .

Quella zona che “separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare”.
La zona abitata dal “prigioniero-funzionario, che invece di prenderti per mano, tranquillizzarti, insegnarti la strada, ti si avventa addosso urlando in una lingua che tu non conosci, e ti percuote sul viso”. E ti uccide se provi a reagire, a obiettare. “Il privilegio, per definizione, difende e protegge il privilegio”.

Sottolinea Levi come questa “zona grigia” della collaborazione nasca da radici molteplici. In primo luogo, l’area del potere, quanto più è ristretta, tanto più ha bisogno di ausiliari esterni. Ma i collaboratori che arrivano dal campo avverso sono inaffidabili, hanno tradito una volta e possono tradire ancora. “Non basta relegarli in compiti marginali; il modo migliore di legarli è caricarli di colpe, insanguinarli, comprometterli quanto più è possibile: così avranno contratto coi mandanti il vincolo della correità, e non potranno più tornare indietro”.

[…]

D’altra parte, “e a contrasto  con una certa stilizzazione agiografica e retorica, quanto più è dura l’oppressione, tanto più è diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare col potere”.

Il capitolo “La Zona grigia” (il secondo) de I Sommersi e i Salvati è il testo più difficile da sostenere – quello sul quale occorre tornare, sempre – fra quelli scritti a proposito del dolore infinito causato dall’uomo ad altri uomini; a proposito della colpa; della possibilità di perdere tutte quelle risorse morali che ci fanno rispettare gli altri essere umani; del dubbio di poter diventare uno dei privilegiati, di coloro che stanno fra le vittime che soccombono e i carnefici che vincono e che di questi diventano complici. Per sopravvivere.

La prima volta che lessi I Sommersi e i Salvati, negli anni ’80 – forse troppo giovane per sostenerlo – abbandonai il libro, proprio nel mezzo di questo capitolo che cancella ogni alibi di ingenuità sulla condizione umana e ogni illusione sulla semplicità del giudizio morale.

Inutile dire, che si tratta di leggerlo e rileggerlo. Sempre. E parlarne ai vicini di tram, ai compagni di vita, agli ingenui che sorseggiano il caffè troppo sicuri della propria condotta morale.

2 pensieri riguardo “Giornata della memoria: “La Zona grigia” di Primo Levi è la mia lettura più difficile”

  1. Con questo post tocchi un tema veramente difficile, caro Luigi. La Zona Grigia è un argomento estremamente arduo per lo scrittore, e scomodo per il lettore. Proprio per questo motivo saperli affrontare è indice di sapere scrivere e sapere leggere.
    La letteratura è una (magnifica, ma talvolta anche spaventosa) forma di conoscenza. E noi dovremmo avere sempre il coraggio di addentrarci costantemente in queste nebbie, anche per poterci dare conferma di essere ancora esseri umani.
    Anche accogliendo il tuo invito.

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  2. @Luigi @tutti
    Voglio aggiungere un particolare al commento di Luigi: Primo Levi, sopravvissuto alla realtà concentrazionaria, non uscirà mai più dalla zona grigia. I sopravvissuti sono sommersi e salvati allo stesso tempo, così come lo sono i milioni di morti nei lager.
    Raccontare la zona grigia è stato per Primo Levi il tentativo di svolgere una funzione pedagogica che solo uno scienziato ed autore poteva essere capace di esprimere: un perfetto equilibrio tra emozione e dolore. E’ per questo che la sua scrittura provoca in chi legge sofferenza e angoscia: perché questo è stato (e purtroppo ancora è) l’uomo.

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