Il gruppo di lettura cammina su un filo (per vivere bene)

Camminare sul filo: mi sembra la metafora più comprensibile per dire che il gruppo di lettura non è acquisito e stabilizzato una volta per tutte: è, invece, sempre in bilico.
Deve continuamente lavorare per mantenere e, a volte, ritrovare, l’equilibrio per vivere bene, felice e prospero.

NIk Wallenda, discendente di una famiglia di funamboli, cammina su un cavo fra due torri, e sopra il fiume, di Chicago, 2 novembre 2014 (Time.com)
Nik Wallenda, discendente di una famiglia di funamboli, cammina su un cavo fra due torri, e sopra il fiume, Chicago, 2 novembre 2014 (Time.com)

Equilibrio fra il carattere pubblico del gruppo, la continuità delle discussioni, le relazioni fra i partecipanti, la lettura al centro delle attività, la scelta condivisa del libro.

Camminare sul filo è estremamente più faticoso che fare un comodo – finto – gruppo di lettura.

Non ci interessa un comodo, finto, gruppo di lettura

Un comodo – finto – gruppo di lettura è un gruppo nel quale qualcuno: un bibliotecario, un lettore più sicuro di se, il direttivo di un club, una signora particolarmente abile nel preparare torte e apparecchiare per la merenda a casa propria – nel quale questo qualcuno, dicevo, organizza e decide per gli altri: sceglie i temi, sceglie i libri, fissa le date, assegna a qualcuno il ruolo di animatore del gruppo, sta dietro la scrivania sulla pedana e dispone davanti a se le sedie come in una conferenza.
Fare un gruppo di lettura che cammina sul filo significa invece condividere la scelta del libro da leggere, discuterne, magari a lungo, prima.

Significa rendere il gruppo veramente uno spazio pubblico: nel quale si partecipa liberamente, nel quale vengono accolte tutte le letture possibili di quel libro, nel quale non c’è qualcuno che impone la propria agenda agli altri.

Significa rendere il gruppo davvero aperto: facendolo conoscere, accogliendo chi viene per la prima volta e chi viene da sempre; auto-organizzandosi nel regolare la discussione.

Significa metabolizzare le discussioni troppo lunghe, gli interventi prolissi; riportare con gentilezza sul testo, chi se ne sta allontanando troppo, e lo fa con insistenza, come se il libro non fosse più il centro della discussione.
Il gruppo di lettura è questa fatica dell’equilibrio, altrimenti si perde.
Un Gdl dovrebbe far proprio quel che diceva il grande Karl Wallenda (capostipite della famiglia di funamboli):

“Stare sul filo è vivere, tutto il resto è aspettare”.

LEGGI ANCHE: COME CREARE UN GRUPPO DI LETTURA E FARLO VIVERE FELICE

5 pensieri riguardo “Il gruppo di lettura cammina su un filo (per vivere bene)”

  1. Nel tuo commento usi alcuni vocaboli della sfera dell’alimentazione e della digestione, per assimilare la lettura e comprensione di un testo alla crescita intellettuale. Ciò implica, come tu ribadisci, la capacità a stare in un gruppo, confermando la propria presenza e lasciando agli altri la possibilità di intervenire. Soprattutto, la capacità di condividere ed esercitare lo spirito critico dei lettori, i quali possono commentare le letture proposte e segnalarne delle nuove. Metabolizzare, assimilare per crescere non da soli, ma insieme ad altri. Più si mantiene e si esercita l’abilità a stare in equilibrio su questo filo immaginario, più la lettura diventa il cibo della mente. Il grupppo di lettura è così una forma di educazione alla democrazia e alla convivenza. Mi piace applicare in questo contesto un aforisma di Ippocrate: ‘Fa che il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il cibo.’
    Nessuna terapia, nessuna cua, ma prevenzione contro il male di vivere.

    Mi piace

  2. @Luigi Gavazzi @Tutti @AntonellaCostanzo @Luca Ferrieri

    Luigi, come al solito la provocazione è bella: con l’immagine della pingue signora di mezz’età che prepara i dolci e li ammannisce agli altri partecipanti del GdL (che sia pingue e di mezz’età tu non l’hai scritto, ma la tua “maestra di gioco” io mela sono immaginata così) lasci immaginare un quadro così poco avvincente, così piccolo borghese, così, mi viene da dire, biedermeier che, se fosse del tutto corrispondente alla realtà di certi GdL, ci sarebbe veramente di che guardarsene.

    In teoria condivido tutto quello che dici: dalla scelta del libro, che deve essere oggetto di discussione e mirata alle esigenze del gruppo, all’accoglienza di nuovi partecipanti, che devono venire accolti come una ricchezza; dalla disponibilità all’ascolto, che non dovrebbe mai lasciare il passo alla voglia di raccontarsi, alla necessità che il gruppo impari a regolare la discussione, senza discostarsi (più del dovuto) dal titolo prescelto.

    È la pratica a rendere le cose un po’ più ardue e complicate: non sempre il partecipante si fa parte attiva nel gruppo, può accadere che subisca, anzi, che attenda, le scelte del maestro di gioco e che sia proclive ad abituarsi al solito gruppetto di persone, sentendosi magari a disagio davanti ai nuovi ingressi. Può essere che intenda il GdL più come una conferenza, una lezione che come luogo di confronto e questo suo convincimento è di solito corroborato dall’abitudine del “direttivo del gruppo”, come lo chiami tu, di far precedere il dibattito da introduzioni piuttosto lunghette. È chiaro che in questo ambito lo spirito critico di cui parla AntonellaCostanzo non potrà mai svilupparsi, rimarrà nascosto perché avrà paura dello spirito di gruppo. Quella che tu tratteggi, probabilmente calcando un po’ la mano per rendere bene l’idea, è però una situazione che talvolta può parzialmente verificarsi.

    Ma, d’altro canto, mi domando: non sarà esagerato chiedere al partecipante, sia pur in senso figurato, di trasformarsi in un funambolo? (Uso la parola senza il suo doppio senso di camaleontismo). Proprio perché talvolta la situazione è quella che descrivi tu, con la tua efficacissima immagine dell’insegnante pensionata che distribuisce i dolci (che la signora sia un’insegnante pensionata, non l’hai scritto tu, ma è presumibilmente quello che è lecito immaginare), non è prematuro pensare che i GdL siano maturi per il salto di qualità dell’indipendenza? Non è il caso di andare per gradi e fare un passettino alla volta e possibilmente non sul filo?

    Il funambolo della tua fotografia cammina su un cavo, in bilico tra due torri, e sopra un fiume. Siete voi esperti a spiegarci che anche i GdL sono in bilico, in bilico tra spontaneismo e mercato, tra auto organizzazione e organizzazione etero diretta e che il rischio di regressione non è poi così ipotetico.

    Riprendendo un mio (modesto) pensiero, già espresso qui in passato, io dico che il giusto sta nel mezzo: chi decide di frequentare un GdL non deve scambiarlo per un invito a prendere il tè in compagnia dei soliti conoscenti stretti, ma non si può neppure pretendere che il partecipante si trasformi nell’indiana Jones della lettura, magari senza quella rete di sicurezza che è l’accoglienza di una biblioteca e la presenza di un bibliotecario moderatore allenato.

    Scusate la ripetizione del concetto dovuta in parte a testardaggine, in parte a pessimismo (non il pessimismo dell’ottimista deluso, e neppure il pessimismo della ragione non temprato dall’ottimismo della volontà, proprio il pessimismo di chi ha poca fiducia nello spirito critico delle persone e nella capacità dell’essere umano di convivere civilmente).

    Saluti,
    Mariangela

    Mi piace

  3. @Mariangela @tutti
    Condivido quello che dici sulla necessità del lettore di farsi funambolo e sulla biblioteca come rete di sicurezza della lettura, ma non il tuo pessimismo. Che senso avrebbe altrimenti la partecipazione a un gruppo di lettura? La biblioteca è per antonomasia uno spazio sociale: non rinunciamo ad esercitare il diritto di apprendere in questi spazi.
    Dico questo nonostante i continui e ripetuti segnali di xenofobia e razzismo che provengono dalla realtà nazionale, internazionale o semplicemente dai quartieri o dalle città in cui viviamo. Ed è forse sulla convinzione che la biblioteca esercita, a differenza della scuola, una crescita spontanea e libera degli individui, che ritengo questo spazio uno dei luoghi privilegiati del confronto e del dialogo.
    Lo dico soprattuto riferendomi a questa esperienza: è la prima volta che partecipo a un gruppo di lettura e, benché negli ultimi tempi la mia presenza si sia fatta poco sentire, è un’esperienza di apprendimento e di crescita intellettuale ed umana. Il confronto è sempre stato cortese, e ho conosciuto autori che forse mai avrei pensato di leggere. Martin Amis, per esempio, che ci ha descritto la vita del sottoproletariato bianco in un paese fuori dall’economia monetaria dell’euro.

    Mi piace

  4. @AntonellaCostanzo @tutti

    Non posso che condividere appieno gran parte del tuo commento, anche per me la partecipazione ai GdL è stata motivo di crescita intellettuale ma soprattutto umana perché ho potuto conoscere persone nuove e confrontarmi con loro su quella che è la nostra comune passione: i libri. Se questo è stato possibile è perché un’istituzione pubblica, la biblioteca – spazio sociale e di aggregazione, come tu ricordi, importantissimo – si è presa in carico l’onere di organizzare, programmare e sostenere i GdL.

    Proprio perché, per riprendere le tue parole, la partecipazione ai GDL è una forma di educazione alla democrazia e alla convivenza, ritengo che il ruolo che le biblioteche stanno assolvendo sia veramente importante per la vita civile e per la diffusione di uno spirito di tolleranza che, ahimè, lo ammetti anche tu, è ancora fragile e poco sviluppato.

    Il mio pessimismo dipende da questo dubbio: senza l’intervento della biblioteca, ce la faremmo, da soli, noi lettori, adesso, a continuare il cammino appena iniziato verso la convivenza e l’accoglienza? Devo fare degli esempi estranei alla gestione dei GdL per farmi capire: ti è mai capitato, durante una pubblica manifestazione, di trovarti a tu per tu con il partecipante che prende la parola e non smette più di parlare? Non ti è mai successo, per esempio durante una presentazione di un libro, al momento della discussione, di imbatterti nella signora che monopolizza l’incontro e riduce drasticamente lo spazio degli altri partecipanti e addirittura quello del relatore? Ecco quello che volevo dire io sulla difficoltà di convivenza è proprio questo: pensi che se non ci fosse un moderatore, qualcuno lì pronto ad intervenire, tutti avrebbero la possibilità di esprimersi? L’esperienza mi porta a dire che, vuoi per protagonismo, vuoi per esuberanza, magari anche per solitudine, solo per la voglia di comunicare, ci sarebbe sempre qualcuno portato a debordare ad impossessarsi di spazi altrui. Potranno sembrare esempi banali, ma disciplina e autoregolazione sono essenziali per la convivenza e io non sempre li riscontro quando persone che non si conoscono si trovano assieme senza una guida.

    È giusto anelare all’indipendenza e lavorare, tutti, perché i GdL possano acquisire autonomia e consapevolezza, quella consapevolezza che dovrebbe poi essere anche alla base del nostro agire di cittadini. L’importante, per quel poco che ho capito io, è non bruciare i tempi e aspettare che anche i GdL di relativamente nuova istituzione si rafforzino e si facciano le ossa.

    Ciao,
    Mariangela

    Mi piace

  5. @Tutti, @Luigi Gavazzi
    Non posso non ricordare qui, su questo blog e in particolare in questo articolo, l’ultimo libro dell’Editrice Bibliografica che ho appena finito di leggere:

    • Bianca Verri, “Come creare un gruppo di lettura in biblioteca”, Bibliografica, 2015.

    Mi è piaciuto per molti motivi – mi permetto di consigliarlo – ma l’ho apprezzato anche perché esprime bene l’intimo rapporto (né obbligatorio, né esclusivo) tra GdL e biblioteche.

    Scrive Bianca Verri a pag. 13 dell’edizione digitale:

    “La biblioteca, in questo ambito, ha una responsabilità particolare per coltivare GdL, la stessa che sostiene la sua ragion d’essere una istituzione pubblica che opera per la diffusione della lettura: è un mandato specifico per cercare risposte a una molteplicità di bisogni di lettura della comunità di riferimento. I gruppi di lettura possono rappresentare una risposta ad alcuni di questi bisogni, partendo da quello di creare legami solidali tra persone che amano leggere e di potenziare il talento di “pensare leggendo”.”

    Anche questo libricino (piccolo solo nel numero delle pagine) potrebbe essere proposto come oggetto di discussione di un Gdl (i Gdl che parlano dei Gdl!). Grazie a Bianca.

    Buonanotte
    Mariangela

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...