Proust, corpo a corpo pieno di tensioni

Marcel Proust
Marcel Proust, illustrazione: Wesley Merritt/The Telegraph

INTERVISTA A UN LETTORE DELLA RECHERCHE, PARTE TERZA

** Dunque, a che punto siamo?

Siamo al terzo volume, La parte di Guermantes: io ho letto più o meno la metà di questa parte.

** Più che altro vorrei subito capire se è cambiata la tua lettura nel corso dei tre volumi che hai letto.

Sì ecco questo mi sembra davvero un passaggio importante. La maturazione del lettore della Recherche. Diventa un lettore sempre più consapevole, più attento, credo anche più critico, proprio nel senso che non si limita ad accettare tutto come se fosse un blocco senza pieghe e ombre.
** Mi fai capire meglio?

Intendo dire che ora, quando leggo Proust, mi sento meno sprovveduto, meno ingenuo. L’incanto è un incanto più attento. Ora, a rischio di sembrare un po’ banale, diciamo che leggendo ho sempre ben chiaro che quel testo lì va scomposto:
– va guardato come un “discorso”, la costruzione che l’autore ne ha fatto e della quale non è sempre il caso di fidarsi fino in fondo. Anche perché, in questi tre volumi, le cose che son state dette vengono via via corrette, modificate, ampliate; si nota un punto di vista, quello del Narratore, che si trasforma, si fa più complesso, induce anche a rivedere e rileggere quanto letto in precedenza;
– in secondo luogo va letto tenendo conto che dentro abbiamo una serie di eventi e di personaggi che fanno cose (soprattutto dicono cose), che si manifestano, cambiano, ingannano – se stessi, gli altri personaggi e il lettore, che non sono come sembrano al primo impatto, che saranno ancora più diversi via via che li conosceremo, più avanti;
– infine, che in questo romanzo la “narrazione”, l’atto del racconto da parte del narratore, la sua voce, la sua collocazione sono davvero problematici, separate dall’autore, ma fattesi “persona” nella forma di un Narratore che è anche il personaggio attorno al quale ruota tutto. Una delle maggiori soddisfazioni della lettura di Guermantes è, per esempio, per come la vedo io, fare attenzione a come si colloca veramente il Narratore nel suo narrare, davanti e di traverso e a distanza rispetto alle vicende, ai personaggi. Una narrazione che sottintende un non detto decisivo. Che ci dice, provo a immaginare:

“Allora, al momento nel quale succedevano queste cose io più o meno la vedevo così, la pensavo così; cioè la pensavo come vi sembra che io la stia dicendo; ma dovete ricordare che da dove sto raccontando ho il privilegio di sapere tutto quello che è avvenuto dopo quel momento. E quel che è avvenuto dopo ha superato, ha cambiato, ha persino ribaltato quello che al momento degli eventi vi ho fatto credere che pensassi. E se state attenti quando leggete, ve ne accorgerete, lo vedrete dove non vi sembra ci sia“.

Insomma, è una narrazione che ha dentro, che implica delle pieghe che se vengono colte con attenzione ci dicono non solo che quel che era in quel momento il Narratore è stato superato, ma anche che come ce lo sta raccontando ha in se delle tracce di questa trasformazione.

** Un esempio?

Mah, il più evidente mi pare il caso di Charlus. Che nel primo volume fa una fugace apparizione a Combray accanto a Madame Swann e il Narratore ci induce a pensare che lui stia pensando che Charlus è l’amante di Odette. Poi riappare, anche in questo caso per poche pagine, nel secondo volume, a Balbec, e ci viene presentato in una luce diversa, ambigua, fastidiosa e affascinante. E leggendo quel che ci dice il Narratore su Charlus nel terzo volume – un Charlus che si svela e mostra tutto il suo fascino ma anche la sua forza nichilista, dirompente, sprezzante in tutto il suo orgoglio di classe, e perversa nella sua pretesa di disporre di altre persone.
Proust rende il Narratore un impareggiabile anticipatore di sviluppi futuri, ma il punto che davvero trovo insuperabile nella capacità di affascinare è la domanda continua che mi pongo: “Quanto ci sta dicendo qui il Narratore di quel che pensava allora (al momento dell’azione) e quanto di quel che pensava a romanzo chiuso, dopo la fine”.

** Superate invece le difficoltà di leggere una storia così attenta al “bel mondo” francese-parigino, così mondana?

No. Tutt’altro. Anche perché lo stesso Proust scrisse in una lettera all’editore (la cita Luciano De Maria nella nota introduttiva a Guermantes nell’edizione Mondadori, nota introduttiva che intitola significativamente: “I Guermantes, o il fascino dell’inautentico) che solo dopo Guermantes II e Sodoma I “saremo definitivamente sbarazzati dalle mondanità e dalle lentezze”.
In Guermantes, in particolare, ci sono tre scene interminabili che si collocano a pieno diritto in questo trionfo dell’inautenticità: la serata all’Opéra; l’immenso episodio della matinée nel salotto di Madame de Villeparisis, il pranzo dai Guermantes.
Ecco, specialmente nella prima e nell’ultima, ho avuto parecchi momenti di nervosismo nella lettura. Durante i quali mi ha soccorso la ricerca delle ambiguità nella voce del Narratore, della quale abbiamo parlato prima.
Per correttezza, va aggiunto che le pagine inautentiche di Guermantes sono quasi sempre di una bellezza disarmante, tali da renderle una specie di calamita. Quindi bellezza e senso dell’inautentico: il risultato è una lettura piena di tensioni.

** Mi dici invece uno o due momenti che non appartengono a quanto abbiamo descritto fino adesso?

Sì ce ne sono parecchi. Mi ha davvero estasiato il ragionare – ancora una volta in questo romanzo – attorno alla natura del sonno e del sogno dentro l’albergo di Doncières e l’anticipazione nella mente del Narratore della scomparsa della nonna durante la telefonata e poi nella scena del ritorno improvviso a casa. Le pagine degli ultimi giorni della nonna, in particolare quelle della gita al Bois, quando lei ha una crisi che nella mente del narratore è una evidente anticipazione della fine.

[L’intervista continua. Le due precedenti interviste:

Proust, la Recherche: “E se la stessi leggendo nel modo sbagliato?”

Leggo Proust per salvare (la mia) umanità: intervista a un lettore (comune) della Recherche

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Un pensiero riguardo “Proust, corpo a corpo pieno di tensioni”

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