Liseuse de Roman (Lettrice di romanzo), di Vincent Van Gogh (1888)

Chiamatemi Elena Ferrante

Inutile e banale ormai dire che non si sentiva il bisogno di questa caccia a Elena Ferrante. E del successivo dibattito su se sia o meno giusto “seguire i soldi” per scoprire chi sia la persona che si cela dietro il nome di penna di questa scrittrice di grande successo.

Apprezzata da moltissimi lettori – soprattutto dopo che è stata tradotta negli Stati Uniti, elogiata dalla grande critica e di rimbalzo la sua fama qui da noi è cresciuta – la sua vera identità non è mai stata un argomento per chi ama i suoi libri.

Eppure con il passare dei mesi, l’identità dell’autrice della saga dell’amica geniale è diventata di per sé argomento di discussione, analisi e illazioni nelle pagine culturali (e non solo culturali) e un po’ anche nei social.

In questo contesto, la caccia giornalistica all’identità della “scrittrice napoletana” (se scrive di Napoli è ovvio che sia di Napoli, no?) qualcuno l’ha presa sul serio. Qualcuno ha pensato di occuparsene non con l’analisi dei testi dai quali ricavare indicazioni su chi possa conoscere così bene gli ambienti narrati. O con qualche confronto stilistico fra le scritture di qualche sospettato/a e quelle firmate Elena.

Meglio badare al sodo. Quindi si è identificata la sospettata numero 1, Anita Raja, traduttrice di E/O dal tedesco (E/O, per chi ancora non lo sapesse, è anche la casa editrice di Ferrante) e si sono “spiati” i movimenti di denaro in entrata per Raja da E/O: troppisoldi per essere “solo” una traduttrice. E, guarda un po’, tale flusso di denaro – dice lo scoop – è aumentato parecchio in concomitanza con l’aumento del fatturato dell’editore, in corrispondenza con le pubblicazioni di successo dei libri di Elena Ferrante.

Non contento, per trovare altri indizi che confermassero l’identità Raja-Ferrante, l’autore dello scoop, Claudio Gatti, ha poi cercato fra le operazioni immobiliari (appartamenti a Roma) di Raja e di suo marito Domenico Starnone. Operazioni giudicate da Gatti di entità superiore ai redditi presumibili dalle professioni dei coniugi.

Insomma, Gatti ha degli elementi convincenti e così niente meno che la New York Review of Books, il supplemento culturale della domenica del Sole 24 Ore, la tedesca Faz e il sito francese Mediapartpubblicano l’articolo. Del quale si occupano tutti. Quasi tuttiprendendosela con Gatti.

Mercoledì mattina presto poi spunta un account Twitter, nel quale una presunta e infastidita Anita Raja ammette di essere Ferrante e sostanzialmente chiede di smetterla di farsi gli affari suoi. Ovviamente l’account si rivela finto. Ma fa niente. Diceva cose sensate.

 

Gatti difende la sua inchiesta. Nel mondo si sprecano gli editoriali che ribadiscono che non importa chi sia Elena davvero, l’importante è quello che scrive (Ma prima non vi interessava?).

L’editore E/O dice di essere infastidito per questo ficcanasare, e dice, con un filo eccessivo di risentimento nei confronti di Armando Massarenti e i suoi che:

Molto inchiostro è stato versato facendo illazioni sull’identità di Elena Ferrante invece di approfondire la sua opera, e purtroppo molto ancora se ne verserà. Almeno fintanto che certi giornalisti riterranno che il gossip e il pettegolezzo siano più importanti dell’opera dell’autrice. Questo almeno è quello che si evince dal silenzio con cui il Domenicale del Sole 24 ore accoglie da un lustro l’opera di Elena Ferrante, silenzio rotto solo poche settimane fa con un taglio basso di Goffredo Fofi.

Tutto sommato però E/O non può lamentarsi davvero: riesce ad avere ancora un po’ di pubblicità gratis ed è difficile pensare che, se Anita fosse davvero Elena, i lettori possano diminuire per lo svelamento.

Insomma l’unico caso di narrativa italiana degli ultimi decenni che ha dimostrato di essere davvero pop-di-qualità non smette di dare soddisfazioni a tutti. Complimenti Elena!

(Questo post è stato pubblicato su Panorama.it il 5 ottobre 2016)

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