I libri più belli del 2016 secondo il New York Times

Number 23 John McLaughlin · 1960
Number 23 John McLaughlin · 1960

Non delude mai la lista dei libri migliori del New York Times. Quest’anno però mi sembra particolarmente stimolante, perché, tra l’altro, propone su una grande ribalta un libro delizioso in arrivo da una cultura e una lingua un poco ai margini.

Si tratta di

-Guerra e trementina, scritto da Stefan Hertmans, un autore fiammingo, che l’editore italiano Marsilio ha avuto il merito di portare da noi già nel 2015.

Il New York Times azzarda addirittura un paragone con W.G. Sebald, per questo romanzo anomalo, che si forma alla confluenza – ormai abbastanza frequentata – fra finzione, memoir, riflessione filosofica, ed è punteggiato di vecchie foto in bianco e nero.
La guerra è la Grande Guerra e Hertmans parte (e arriva) da una serie di taccuini e quaderni che il nonno materno, Urbain Martien, pittore di Ghent che ha combattuto nell’esercito belga, ha lasciato al nipote, poco prima di morire a 90 anni e nei quali ha documentato la sua vita da soldato e artista e gli affetti, soprattutto nei confronti della donna amata.
Hertmans ha tenuto a lungo i taccuini nell’armadio di famiglia, sentendosi però, alla fine, spinto a darne conto, trasformandoli in una narrazione  da pubblicare prima del centenario della Guerra, quasi un tributo a quel lascito del nonno.

Marsilio ha pubblicato, con grande merito, il libro da noi nel 2015 e quest’anno è uscita invece la traduzione inglese.
Così Marsilio ha presentato Guerra e trementina: “Riscrivendo la vita di Urbain Martien, Hertmans costruisce un grande romanzo che si nutre della testimonianza di chi ha vissuto l’orrore delle trincee nelle Fiandre occidentali, per poi ritrovarsi a vivere nelle trincee dei propri ricordi”.

Il libro è suddiviso in tre parti; la prima e la terza ci mostra un Hertmans vicino all’autore di saggi. Interpreta i taccuini del nonno e visita i luoghi dove Urbain è cresciuto come uomo e come artista. La seconda parte invece, lascia la parola a una voce in prima persona che racconta dalle trincee.

Gli altri nove libri del 2016 per il New York Times:

The Association of Small Bombs, di Karan Mahajan
Secondo romanzo per il giovane scrittore (nato nell’1984) indiano (nato però nel Connecticut. in Italia il primo romanzo, La moglie sbagliata è pubblicato da Garzanti).
Un attacco terroristico in un mercato a Delhi. Il libro ci guida nella vita di alcune vittime, in quella dei loro cari e ci mostra in filigrana il radicalismo politico e come il terrorismo lasci il segno, anche politico, sulle vite di chi sopravvive.

The North Water, di Ian McGuire
Un medico oppiomane irlandese incontra uno psicopatico su una baleniera che fa rotta verso l’Artico. Un romanzo che innova la narrativa storica, con echi di classici come Joseph Conrad e Cormac McCarthy.

The Underground Railroad, di Colson Whitehead
Uno schiavo fugge dal sud verso il nord degli Stati Uniti su un’immaginaria ferrovia sotterranea. Nuove prospettive della narrativa sulla schiavitù, riflessioni sui peccati sui quali si è fondata l’America e sul modo nel quale la storia del popolo afroamericano sia stata troppo spesso raccontata dai bianchi. In Italia Whitehead è pubblicato da Einaudi e Mondadori.

La vegetariana, di Han Kang
In Italia è pubblicato da Adelphi, che così presenta il libro della scrittrice coreana (nata nel 1970):
“Ho fatto un sogno” dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, essere e cocktail, di Sarah Bakewell
In Italia è pubblicato da Fazi.
Un libro che ci spiega l’universo filosofico europeo a vario titolo definibile come esistenzialista: Heidegger Sartre, Beauvoir, Camus, Jaspers, Merleau-Ponty, e altri ancora e ricrea le atmosfere di quegli anni. Dall’autrice del mirabile “Come vivere”, una sorta di biografia intellettuale di Montaigne.
Così presenta Al caffè degli esistenzialisti l’editore italiano:
Siamo a cavallo tra il 1932 e il 1933. Al Bec-de-Graz, un caffè di Parigi la cui specialità sono i cocktail all’albicocca, si incontrano tre giovani amici: Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e il loro compagno di scuola Raymond Aron. E lui a introdurre Sartre e la de Beauvoir alla fenomenologia, una nuova corrente di pensiero così radicale che, dice indicando i bicchieri, «Se sei un fenomenologo puoi parlare di questo cocktail ed è filosofia!». Questa stringata argomentazione dà a Sartre l’ispirazione di cui era in cerca da anni, e gli offre lo spunto per creare la propria filosofia basata sull’esperienza della vita reale, sull’amore e il desiderio, sulla libertà e l’essere, sui caffè e i camerieri, sull’amicizia e il fervore rivoluzionario. Sono idee che ammalieranno Parigi, avranno rapida diffusione in tutto il mondo e lasceranno un marchio indelebile sulla cultura giovanile degli anni Sessanta, dai movimenti per i diritti civili a quelli studenteschi fino alle rivendicazioni del femminismo. Sarah Bakewell, grazie a uno stile che con la stessa elegante disinvoltura affronta concetti metafisici e aneddotica, dilemmi morali e faide ideologiche, racconta la storia dell’esistenzialismo moderno come un sorprendente e felice incontro di idee, menti e persone.
Al caffè degli esistenzialisti” è un viaggio originale in una delle filosofie più affascinanti del XX secolo, abitata da personaggi che hanno impresso una traccia indelebile nella storia del pensiero contemporaneo, da Sartre e la de Beauvoir, “il re e la regina dell’esistenzialismo”, fino ai loro amici e fieri avversari come Camus, Heidegger, Merleau-Ponty e Lévinas. Attraverso l’intreccio di biografia e pensiero, Bakewell ci conduce al cuore di una filosofia talmente influente da aver cambiato letteralmente il corso di numerose vite e che è riuscita ad affrontare la più grande di tutte le questioni: chi siamo e come dovremmo vivere?

Dark Money: The Hidden History of the Billionaires Behind the Rise of the Radical Right, di Jane Mayer
Charles e David Koch decisero, nel 1980, di impiegare una buona parte del loro capitale per far eleggere politici conservatori ai vari livelli dell’amministrazione. Da allora, la politica americana non è stata più la stessa. Mayer ha passato cinque anni a indagare le attività dei Koch.

Evicted: Poverty and Profit in the American City, di Matthew Desmond
L’autore nel 2008, neolaureato in sociologia, si trasferisce a Milwaukee, in un parcheggio di roulotte dove vivono persone e famiglie che hanno perso la casa per la crisi.

In the Darkroom, Susan Faludi
Memoir di grande intensità: l’autrice si riavvicina al padre quando scopre che
ha subito un’operazione che lo ha trasformato in una donna. Un padre pieno di contraddizioni: sopravvissuto all’olocausto degli ebrei ungheresi e fan della regista dei nazisti, Leni Riefenstahl, violento fino al tentato omicidio della moglie, madre di Susan.

The Return: Fathers, Sons and the Land in Between, di Hisham Matar
Il padre di Hisham, oppositore di Gheddafi, venne rapito quando si trovava in esilio nel 1990 e consegnato al regime. Sparì per sempre. Hisham torna in Libia nel 2012 nel breve periodo di serenità dopo la fine del regime. Un libro di elaborazione politica del lutto. Gli altri libri di Matar – i romanzi – sono pubblicati in Italia da Einaudi.

[The 10 Best Books of 2016]

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