Addio a Tzvetan Todorov, 1939-2017

Ci ha spiegato come i migliori spiriti del XX secolo siano restati umani davanti al totalitarismo

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Tzvetan Todorov, 1939-2017, Wikimedia Commons


Tzvetan Todorov se n’è andato a 77 anni.
Il filosofo, storico della cultura, analista politico e critico letterario, nato nel 1939 a Sofia, in Bulgaria, è morto martedì 7 febbraio 2017, pochi giorni dopo aver finito il suo ultimo libro, Le Triomphe de l’artiste.

Autore prolifico in lingua francese, Todorov si è affacciato alla notorietà della cultura europea come esponente dellostrutturalismo applicato all’analisi della letteratura, quandoarrivò in Francia dalla Bulgaria negli anni Sessanta. In questa cornice di lavoro fondò anche la rivista Poétique insieme conGérard Genette nel 1970.

Di questa fase del lavoro e di questa impostazione, e della sua evoluzione dallo strutturalismo, vale ricordare almeno il saggio suMichail Bachtin (Einaudi), nel quale, analizzando la concezionedialogica della letteratura che Bachtin applicò soprattutto aDostoevskij, Todorov ha affermato una visione del testo aperta e intessuta, appunto, di dialogo fra culture, autori, voci differenti.

Ma accanto a questa grande passione – che gli fornì strumenti di analisi usati anche successivamente nelle sue opere – Todorov si è affermato come studioso del pensiero e delle pratiche degliindividui davanti al fenomeno che più ha caratterizzato il XX secolo: il totalitarismo.

Oltre a fondamentali studi in questo campo, Todorov aveva analizzato lo scontro distruttivo della civiltà europea con i nativi amerindi in un libro ormai diventato un classico: La Conquista dell’America. Il problema dell’altro (Einaudi 1984). Un’opera magistrale, anche sul piano stilistico, nel quale il confronto fra i conquistatori e gli indio caraibici e messicani, diventa un modello di analisi del testo nelle testimonianze degli europei che diedero conto dell’esplorazione e dello sforzo di interazione con gli indigeni.

Ma come dicevamo, Todorov ha caratterizzato la seconda parte della sua vita di studioso e scrittore all’insegna dello studio umanistadell’individuo nella macchina totalitaria. Opere di intreccio ambizioso e complesso, nel quale la storia, il pensiero filosofico e le concrete quotidiane vicende umane compongono una trama che lascia davvero il lettore avvinto alla pagina, con la matita che corre di riga in riga e si ferma ad appuntare osservazioni, a sottolineare i passaggi che suscitano interrogativi e invitano a occuparsi dei grandi fenomeni della storia con lo stesso metodo.

Fra questi libri, citiamo almeno Di fronte all’estremo (Garzanti 1991) e Memoria del male, tentazione del bene (Garzanti, 2001).

Nel primo di questi due libri, Todorov, ha messo alla prova l’etica e la sua necessità anche in condizioni estreme come quelle dei ghetti ebraici dell’Europa orientale, dei campi di sterminio nazisti o nei gulag staliniani, attraverso i comportamenti quotidiani di chi ha vissuto in condizioni inimmaginabili senza perdere la propria umanità; e confrontando, coraggiosamente, questi comportamenti con alcune scelte di resistenti che hanno invece scelto la mistica del sacrificio, spesso fine a se stesso, incuranti delle conseguenze.

In Memoria del male, tentazione del bene, Todorov ripercorre invece le biografie estreme di alcuni individui esemplari, come Primo Levi e Romain Gary, Vassili Grossman, Margarete Buber-Neuman che hanno affrontato le esperienze estreme del totalitarismo: i campi di internamento e sterminio, le persecuzioni – attraversandole con lucidità di analisi, integrità etica, capacità di comprensione, sfuggendo alla tentazione di sentirsi “incarnazione del bene”.

Nel 2008 Todorov pubblicò invece La letteratura in pericolo (Garzanti), una acuta riflessione sull’errore indotto da una lettura troppo tecnica e “tutta interna” dell’opera letteraria, che invece deve essere letta in funzione della relazione costante e diretta, fra il libro e il mondo.
La letteratura, diceva Todorov, è pensiero e conoscenza del mondo psichico e sociale in cui viviamo. La realtà che la letteratura vuole conoscere è semplicemente (ma al tempo stesso, non vi è nulla di più complesso) l’esperienza umana.

Il problema, sosteneva Todorov, è che la letteratura viene insegnata in un altro modo: soprattutto nelle università si privilegia l’approccio tecnico tutto centrato sulle relazioni interne all’opera, in una presunta autosufficienza che la tiene lontana dal mondo.

Todorov valuta così tanto questo interscambio fra la vita e la lettura che sottolinea quanto sia importante anche la lettura di quei libri che i critici e spesso anche i lettori più “evoluti” disprezzano: i libri popolari, “dai Tre Moschettieri a Harry Potter”, libri che permettono di costruirsi una prima immagine coerente del mondo che, possiamo esserne certi, le letture successive renderanno poco per volta più elaborata.

Todorov ha continuato a scrivere e pubblicare in questi anni: citiamo solo Gli altri vivono in noi, e noi viviamo in loro, (Garzanti 2011), una raccolta di saggi che costituiscono una vera autobiografia personale e intellettuale dello scrittore: gli autori della sua vita, lo strutturalismo, il totalitarismo, lo sviluppo della riflessione politica.

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2 pensieri riguardo “Addio a Tzvetan Todorov, 1939-2017”

  1. L’homme dépaysé è un libro di Todorov che ho letto molti anni fa ma che ancora, spesso, mi torna in mente per la descrizione, appunto, del dépaysement come fonte di scoperta di sé; anzi direi sempre più spesso, a mano a mano che l’età e i tempi mi fanno talora sentire spaesato.

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  2. La letteratura può molto. Può prenderci la mano quando siamo profondamente depressi, conduci verso gli esseri umani che ci circondano, farci comprendere meglio il mondo e aiutarci a vivere. Non vuole essere un modo per curare lo spirito; tuttavia, come rivelazione del mondo può anche, cammin facendo, trasformarci nel profondo. […] Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell’adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di comprenderle meglio. […] Più densa, più eloquente della vita quotidiana ma non radicalmente diversa, la letteratura amplia il nostro universo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo e organizzarlo. Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all’infinito questa possibilità di interazione con gli altri e ci arricchisce, perciò, infinitamente.
    Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo, 2008

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