I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

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2.739 commenti

  1. @tutti @Biblioteca di Cologno Monzese

    Ho sentito a Radio Popolare dell’incendio da voi, a Cologno Monzese, sembra che l’allarme sia rientrato, ma suppongo sia stata una domenica tribolata; per qualcuno, se ho capito bene, ci saranno disagi anche questa notte. Spero che nel complesso non sia niente di grave e che il peggio sia passato.

    Saluti,
    Mariangela

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  2. Trovo importante che il tempo che si dedica alla lettura debba riguardare opere “alte” nel senso di libri intelligenti,ben scritti, che suscitino emozioni,che stimolino la curiosita’,il pensiero, che ci parlino dei nostri tempi, della realta’ ma anche della fantasia, che mi facciano ridere o piangere e comunque non siano banali, prevedibili,noiosi…
    Dopo questa premessa le mie ultime letture che mi hanno lasciato buone sensazioni..
    Comincio con l’ultimo, finito questa notte, MARIE ASPETTA MARIE di Madelaine Bourdouxhe, gia’ citato qualche giorno fa, che dire: romanzo straordinariamente attuale se pensiamo che e’ stato scritto quasi ottanta anni fa; l’autrice amica di Smone De Beauvoir e’ stata riscoperta solo di recente grazie a LA DONNA DI GILLES;
    Poi IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood letto sull’onda della fortunata (e coinvolgente) serie tv
    LA LEZIONE DEL FREDDO di Roberto Casati
    ZUCCHERO NERO di Miguel Bonnefoy gia’ autore de IL MERAVIGLIOSO VIAGGIO DI OTTAVIO, giovane autore franco-venezuelano: il libro e’ a mio parere molto godibile: ricorda un po’ gli scrittori sudamericani (Scorza, Garcia Marquez) degli anni sessanta/settanta.Non a caso viene descritto come “realismo magico” anche se so che a questa definizione qualcuno storcera’ il naso (vero Cristina?)…
    Poi MACERIE PRIME di Zerocalcare (attenzione questo e ‘ un fumetto….aspetto il seguito del secondo volume che dovrebbe uscire a breve)
    RACCONTI SCELTI di William Trevor scrittore che amo moltissimo e che purtroppo e’ mancato un paio d’anni fa: i suoi racconti sono ambienti tutti in Irlanda e sono un esempio di stile essenziale, minimale,storie di personaggi comuni, non-eroi. Piu’ volte in corsa per il nobel alla letteratura a mio parere l’avrebbe meritato…
    LA PORTA di Magda Szabo romanzo straordinario piu’ volte citato nei vari post : grazie per avermelo fatto conoscere!!!
    Per ultimo IL ROMANZO DELLA CANZONE ITALIANA, STORIE E ANEDDOTI E PERSONAGGI DELLA CANZONE MODERNA ( 1958-2000) di Gino Castaldo editorialista di Repubblica che ho letto proprio come un romanzo….
    Riporto quanto scritto sulla quarta di copertina: ” ….il novecento non e’ stato il secolo della canzone? Se provassimo a mettere qualche migliaio di canzoni in fila una dopo l’altra, in ordine cronologico, otterremmo il piu’ esauriente, variopinto,veritiero romanzo del 900, quantomeno quello che ne racconta meglio l’educazione sentimentale.”

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  3. @Giulio grazie per i tuoi suggerimenti. Visto doppio endorsment, tuo e di Camilla, del libro Marie aspetta Marie, mi sa proprio che dovrò appuntarmelo

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  4. p.s. dimenticavo per wwayne: QUARANTA FRUSTATE MENO UNA di Elmore Leonard visto che ti piacciono i western….

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  5. @ Giulio che splendide letture hai nominato : tutte particolari e affascinanti. Quasi tutte amate anche da me . Visto il tuo gusto letterario , raffinatissimo e non conformista , ti chiedo se conosci Jean Echenoz. Se non lo conosci ti consiglio di cominciare da LAMPI Che racconta , col talento raro di Echenoz, la vita del grande inventore e scienziato Nikola Tesla. Indimenticabile. LAMPI intendo . ciaociao . Cam

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  6. Ciao Camilla conosco LAMPI anzi nel dic 2012 (!) ne avevo scritto brevemente, Luigi ne aveva arricchito il contenuto consigliando la lettura di CORRERE dedicata al grande Emil Zatopek e tu (penso tu) avevi ulteriormente caldamente suggerito la lettura di REVEL che “chiudeva” una trilogia di biografie di questo ottimo scrittore.

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  7. @Tutti @Luigi Gavazzi
    Ho terminato un romanzo che Luigi Gavazzi segnalava tra i migliori libri stranieri del 2017 ( https://www.panorama.it/cultura/libri/romanzi-stranieri-belli-2017/ ):

    ► Krys Lee, “Come siamo diventati nordcoreani”, Codice, 2017

    A lettura appena finita, mi viene da dire che la vera protagonista del racconto è la frontiera: “Le mappe sono insiemi di confini tracciati per tenere alcune persone dentro un luogo e chiuderne altre fuori”, afferma Danny, uno dei tre protagonisti, e ha proprio ragione. Questo romanzo, infatti, parla di fuga, di esseri umani che scappano, di migranti che anelano a una vita migliore. Sono queste le condizioni in cui alcuni ragazzi, di estrazione diversa, si trovano a convivere in una grotta; nel loro intento di lasciare la Cina, dove sono arrivati in fuga dalla Corea del Nord, sono “aiutati” da missionari cattolici non del tutto disinteressati.

    Dopo il Vietnam, con “Il simpatizzante”, grazie a Luigi, ho visto anche un po’ di Estremo Oriente, con questo bel romanzo.

    Ciao,
    Mariangela

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  8. @tutti

    In merito al commento che precede: scusatemi il tono della chiusa, manco la visione di quei paesi offerta dal libro fosse da guida turistica: talvolta la fretta ci fa scrivere in modo superficiale di situazioni tragiche; intendevo dire che adesso della Corea del Nord, di cui si sente tanto parlare, so qualcosa di più.

    Ciao,
    Mariangela

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  9. intressante il libro di cui parli Mari, me lo annoto.

    Mi è successa una cosa strana, sono stata bloccata in stand by letture per più di un mese. OK che avevo cose da fare e pure un viaggetto in mezzo, ma….
    Stavo leggendo Mercè Rodoreda Quanta, quanta guerra…e, no, mi sono bloccata. Io la stra amo, quindi insistevo a dirmi, dai lo DEVO finire, ma più andavo avanti più ogni pagina mi era pesante, assurda, una zavorra.
    Il libro è una serie di raccontini un po’ legati un po’ no, su una tonalità dell’onirico (favolistico a volte, a volte macabro e lunare) spinto.
    Io che la conosco so che Rodoreda ha questa anima in molti suoi scritti ma io – che devo farci?- con l’onirico mi annoio, mi perdo, mi stufo. Eppure volevo, volevo andare avanti. Così non iniziavo altri libri e mi sono estenuata per un mesetto.
    Alla fine l’ho mollato, e mi sento in colpa, non perchè l’ho mollato, ma perchè è come se avessi fatto fatto un torto a una delle scrittrici che più amo. Uff…

    Vabbè. Ho ripreso in mano con gaudio e delizia il grande libro di Edmund De Waaal UN’eredità di avorio e ambra ( per il GdL) e sono già tutta un brividino di piacere.

    Ma quasi quasi, pensavo, mi faccio anche io un bel blog e invece di mettere qui le paroline, vi metto un bel link. Che ne dite?

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  10. @ cri quando , giorni fa’ , eri in viaggio, hai nominato QUANTA QUANTA GUERRA , ho pensato. che questo libro, che contiene motivi, sinfonie tragiche e vibranti di umana e disperata compassione che è nelle corde di Mercé Rodoreda, non mi ” piaceva” , mi …stancava. Ne scrissi tempo fa col tuo stesso sentimento confuso, frustrante. Ma ci tenevo a dire che il libro era stato pubblicato dopo la morte di Rodoreda e, come spesso succede in questi casi, chi ci mette le mani snatura l’anima splendente della autrice.E così mi sono vissuta il libro e il mio rifiuto di riconoscerlo. E mi sono messa il cuore in pace. Sintonia tra te e me? Penso di si Baci. Cam

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  11. Marian Ho letto il tuo link e tra tanti libri citati
    la maggior parte non li ho letti, altri che ho letto e non mi sono troppo piaciuti ( ad es . l’ ultimo di Elizabeth Strout, che a me e’ sembrato meno riuscito degli altri suoi…) trovo invece LA FERROVIA SOTTERRANEA di cui avevamo parlato con molto interesse Teresa e io, non ha trovato lo spazio che merita. Ambientato a fine ‘800 e’ un libro che sembra parlare dell’oggi, dove in sostanza non esiste pace per i predestinati. Inoltre il treno fantastico , che viaggia veloce nel cuore della terra , cercando di portare ” in salvo”, tanti giovani fuggitivi pieni di speranza, e’ un incontro con la fantascienza davvero affascinante. Grazie Marian, le tue scorribande sono sempre interessanti. Ciaociao
    ciaociao Cam

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  12. @Cristina @Camilla @Tutti
    Cristina, quando capita di non riuscire a proseguire nella lettura di un libro a cui non vogliamo rinunciare, intestardirsi non serve, anzi tentare di dedicargli l’esclusiva è controproducente: la lettura non procederà comunque. Per quello che mi riguarda, in quella situazione la lettura parallela è la tattica che può permettere (non sempre però) lo sblocco della lettrice: il libro “difficile” deve venire letto contemporaneamente a un altro libro di presa sicura, talvolta, superato il passo che sembrava invalicabile, le remore si sciolgono e tutto fila via.

    Che talvolta sia frustrante dover abbandonare un libro, come dice anche Camilla, è sicuro; per me è particolarmente doloroso quando a bloccarmi sono fattori di ordine pratico come il tempo e il carattere di stampa (ripeto sempre questa difficoltà perché penso accada anche ad altri lettori). Lo vedo anche adesso con la letteratura araba: ne ho qua uno che richiederebbe più tempo e mente più fresca (lo posso leggere solo di sera visto che non c’è l’ebook), e non so cosa fare: lo restituisco? Aspetto il sabato a danno della continuità? Vedremo.

    Camilla, faccio le scorribande, ma ieri ho iniziato un romanzo (non voglio dire ancora il titolo) di cui parlavate moltissimo, proprio qui, senza bisogno di andare lontano, all’inizio del 2014: è una bomba!

    Ciao
    Mariangela

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  13. Ciao tutti.
    Sono bloccata al terzo capitolo di NELLE TEMPESTE D’ACCIAIO di Ernst Junger. Lo conoscete? Che faccio, insisto o lo lascio? Mi respinge fisicamente…

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  14. @ Dani Ernst Junger , il filosofo tedesco che nella guerra trovava una estetica. Io dovetti leggere qualcosa di suo in un periodo particolare . Non lo riprendersi in mano per nessun motivo che non sia necessario per motivi appunto di studio.
    Mi chiesi , a suo tempo, come avrebbe vissuto la seconda guerra mondiale, gli orrori dopo Hitler, il nazismo e il fascismo. Se non hai una necessità culturale forse sarebbe più piacevole leggere altro. A mio parere. Mi fa male solo a pensarci. a Junger e ai suoi libri gelidi e perfetti.Ma certo questo è. un mio parere personale. privo di importanza.ciaociao Cam

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  15. @Tutti @Dani @Camilla
    Mi sono impegolata a parlare di un libro di cui ho letto solo 60 pagine! Comunque, è un romanzo che si apre con una lunga camminata per NY, e mentre passeggi con l’autore in giro per la Grande Mela lui comincia a parlare e, senza che tu te ne accorga, sei subito calato, se pur per soli accenni, nella sua vita. Ecco, a me è bastato questo incipit per percepire l’ariosità del racconto, inoltre sto scoprendo, per quel poco che ho letto, che anche le tematiche sono importanti e trattate con intelligenza. Basta, sarebbe presunzione pensare di aggiungere altro con così poche pagine all’attivo: è l’entusiasmo che mi ha fatto scrivere subito!

    Al libro Luigi aveva dedicato questo link che io devo ancora leggere:

    https://gruppodilettura.wordpress.com/2013/11/27/teju-cole-citta-aperta-cosi-lo-abbiamo-letto-nel-gruppo-di-lettura-di-cologno-monzese/

    E allora? Si tratta di “Città aperta” di Teju Cole!!!

    Ciao,
    Mariangela

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  16. Mari, io Città aperta l’ho letto. Teju Cole è simpatico, un libro gradevole e spezzettato, non trovo sia un gran libro però

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  17. se vi capita che dalle vostre parti diano il film VIsages Villages di Agnes Varda fiondatevi a vederlo.
    E’ un gioiellino, una vecchia regista e un giovane street artist alla Banski girano con leggerezza e sapienza, e molto divertimento, la Francia rurale e profonda, e fotografano le persone che incontrano.
    Un film delicato, divertente, commoventissimo, pieno di vita, di arte, di amore per la vita, di curiosità e colpio di genio. Francese che di più non si può.
    Una meraviglia!

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  18. @tutti @Cristina

    Cristina, ho letto troppo poco di “Città aperta” per dare giudizi: certi libri entusiasmano sulle prime ma possono deludere nel prosieguo. Per quello che ho visto fin ora, il libro non mi sembra “spezzettato”, certo non segue lo schema del romanzo classico e la tecnica narrativa basata sui flash back a me sembra tenere bene. Se per “gradevole” intendi dire che scorre, non posso che concordare, però … vedremo, saprò dire.

    Ciao,
    Mariangela

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  19. @Cristina @Tutti
    Di autori tedeschi contemporanei avevo letto questi libri e mi erano piaciuti:

    • Uwe Timm, “La volatilità dell’amore”
    • Uwe Timm, “Come mio fratello”
    • Eugen Ruge, “In tempi di luce declinante”
    • Cristoph Hein,,“L’amico estraneo” (non recentissimo)

    Ciao,
    Mari

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  20. @ tutte/i. @Marian E’ difficile per me dare un parere favorevole o sfavorevole a un singolo libro senza una ” storitelling” sull’autore, su altre opere di quell’autore, ecc. E’ più raro che si valuti una altra opera dell’arte , per es. un quadro , senza conoscere niente di quel quadro, tutti conoscono LA GIOCONDA ma tutti sanno , anche vagamente , chi era Leonardo da Vinci. E così. per me, e’ per i libri. Insomma voglio dire che di un libro che amo. conosco l’ autore e gli altri suoi scritti , la sua aura. La prima impressione sulla bellezza di un’opera mi costringe a cercare le sue origini, la sua storia .E solo dopo mi sento di esprimere un parere motivato. Probabilmente e’. solo una mia fisima. ciaociao . Cam

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  21. Camilla, sta filippica, dai bella mia…
    Ogni lettore/lettrice legge a modo suo, in ogni caso chi legge e si innamora andrà a vedere anche altri titoli, curioserà, si informerà. Non c’è un unico modo di giungere a un autore/autrice.Lo storytelling come dici tu, ma si, a volte, ma no altre.
    Di alcuni autori/autrici ho letto tutto e so anche il numero di scarpe, di altri non mi importa…. nemmeno il nome di battesimo. dipende, s empre, dipende…non esiste una sola regola

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  22. @ Cristina Appunto ognuno a modo suo. Io dicevo il mio. Filippica e’. assolutamente inappropriato . Che pazienza , povera me. Cam😞

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  23. @Tutti
    Visto che di Tahar Ben Jelloun avevo apprezzato “Nadia”, di suo mi sono letta anche “Giorno di silenzio a Tangeri”. Il protagonista è un anziano malato d’asma, nonostante la compagnia fisica della moglie e della donna di servizio, è solo, isolato nella sua sofferenza. Riflette su quello che è stata la sua vita; cerca i vecchi amici, ma molti non sono più contattabili, altri morti. Il libro mi è piaciuto: è profondo e ben scritto, forse un po’ insistita la misantropia del protagonista, perché l’anziano signore, checché lui ne dica, un po’ misantropo lo è veramente e certo non ha un buon carattere, in certi punti viene da compatire la moglie, poveretta!; nel complesso un bel libro, comunque.

    Mi è capitato di leggere in rete alcuni commenti che vorrebbero escludere Tahar Ben Jelloun dal novero degli scrittori arabi perché scrive in francese (!!). Adesso sto perlopiù leggendo autori arabi che scrivono in arabo, ma spero di poter tornare presto anche agli autori francofoni perché i due scrittori arabi (perché arabi rimangono anche se hanno scritto nella lingua del colonizzatore) che ho conosciuto, Assia Djebar e Mouloud Ferraoun, certo non mi hanno deluso.

    È una bella avventura, veramente, questa della letteratura araba! Cristina, mi spiace a te non abbia entusiasmato.

    Ciao,
    Mariangela

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  24. abbiamo gusti diversi Mariangela..

    Sto leggendo – dopo la rilettura del sempre magnifico UN’eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal – Un’educazione milanese di Alberto rollo. Mah, bif, puf pant, santoddio intellettualoide, ma tanto!

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  25. “Milano ci insegnava quegli scatti in avanti, e insieme il distenderci dentro una pasta sociale che poteva assumere anche le forme di una sottile, morbida, creanza.” ( Alberto Rollo)
    MAHHHHHHHHH

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  26. @Cristina
    Per quello che una singola estrapolazione può dire: anch’io sarei scoraggiata con quel libro lì su Milano; una singola frase non è pero abbastanza, dicci qualcosa di più!

    Tutti@
    Del filone palestinese mi sono procurata anche due libri molto noti in Italia, “Sharon e mia suocera” e “Ogni mattina a Jenin”, erano gli unici due titoli che già conoscessi anche prima di iniziare quelle che Camilla chiama “le mie ricerche” (!!).

    Tutto bene con il primo: Suad Amiry, che con “Damasco” mi aveva un po’ delusa, qui è molto convincente; l’occupazione israeliana è calata nella vita quotidiana, anche le operazioni più banali possono mettere a rischio la vita: recarsi in un altro quartiere della città, rientrare a casa, andare a fare la spesa. Il tutto raccontato con disincanto, anzi, quando entra in scena la suocera, che in quella situazione si preoccupa della rigida osservanza degli orari dei pasti e della grandezza del piatto, direi proprio con umorismo, perché in fondo è l’umorismo che ci salva (non sempre).

    Grossa delusione con il secondo, e per una volta non sono d’accordo con Giuliapuntozero. “Ogni mattina a Jenin” mi è parso oleografico, un po’ costruito e non scevro da qualche orientalismo confezionato apposta per un pubblico occidentale. Ho letto una sessantina di pagine fino alla scena del vecchio che torna con i frutti della terra che non è più sua. Mi è parso un modo così sdolcinato di rappresentare l’ingiustizia che tante persone devono subire, quella dell’occupazione israeliana, che mi sono rifiutata di proseguire.

    Ciao,
    Mari

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  27. leggete qua
    ” Come Boccioni, anche Rebora e Pozzi hanno acqisito una posizione, portatori entrambi di generoso squilibrio, di uno schiudersi dello sguardo così teso da arrivare al dolore della visione. Il carro ferroviario sul binario morto di una sua celebre poesia,il giovane Clemente lo aveva visto come l’avevo visto io, in uno scalo ferroviario, chissà, forse quello di Porta Vittoria, quando andava a insegnare a Treviglio, e lo aveva visto prima della dismissione degli Ambiti di Trasformazione Urbana,quando Milano fumigava di fabbriche e per la prima volta si misurava con l’indistinzione della folla, con la febbre della merce, con il gesto rapinoso delle imprese, con la formazione di una grande classe operaia, con un’ansia di futuro cieca e presaga insieme.”

    Accidenti a lui, ad Alberto Rollo, che scrive In UN’EDUCAZIONE MILANESE con questo stile che mi irrita, davvero non necessario, così vecchio, raggelato e arzigogolato, intellettualistico nel senso di 40-50 anni fa, a raccontare questa meravigliosa storia che poi è la mia stessa.
    Abbiamo gli stessi anni, abbiamo succhiato gli stessi film (tutti i russi, i polacchi, gli ungheresi, i tedeschi..) all’Obraz, al Rubino, alla Cineteca, gli stessi spettacoli di Strehler, del Living Theater che ci mostrava i corpi nudi, di Ariane Mnouchkine con la fantasmagoria di 1789, di Gaber, di Paolo Poli, siamo stati a vedere Dario Fo con la FRanca milioni di volte nelle fabbriche occupate,il miracolo di Mistero Buffo quasi un rituale ( l’avrò visto 10,15 volte?), Milano ferveva come poche, Enzo Paci ,l’architetto Rossi, la Casa della Cultura, Franco Fortini, la severità rigorosa degli intellettuali come Goffredo Fofi, Rossana,Grazia Cherchi la loro vicinanza e interlocuzione, La storia di Morante, i Quaderni rossi e quelli piacentini, Marcuse, la filosofia, le mostre d’arte grandiose, Luigi Nono, la Feltrinelli che ti apriva le porte durante le manifestazioni e poi tirava giù la saracinesca, i circoli culturali, le case aperte ai gruppi, alle riunioni, alle discussioni, sacchi a pelo e pastasciutte sempre possibili ovunque, tutta la strepitosa enorme cultura – anche umana – che ci ha nutriti, inondati, avvolti, noi generazione fortunata e benedetta come poche.

    Ecco è il libro di una generazione, una storia personale, di un gruppo di amici, di una famiglia proletaria e poi della formazione di lui – l’intellettuale Rollo, ma è soprattutto l’odore – vero, autentico, assolutamente, lo testimonio – di quegli anni cosi sfolgoranti di vita e cultura ( e discussioni, amori ,scelte), dal 1960 circa al 1976, a Milano.
    Mannaggia a lui, a questo specchio così avvincente che mi ha colpita al cuore con una memoria così precisa che credevo sepolta e invece sì è ridestata di colpo con meraviglia , eppure così fastidiosamente scritto, con questo tono meditabondo e polverosamente intellettuale. Che vi devo dire?
    Un libro che solo un/una milaese può capire credo io, e grandemente irritante, ma per me oggi, del tutto benemerito.

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