I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

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2.426 pensieri su “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. @Jezabel: Dal tuo commento emerge quello che a mio giudizio è uno dei lati più belli dell’insegnare Storia: la possibilità di dare risalto a personaggi, vicende ed eventi storici che nei manuali trovano meno spazio di quanto meriterebbero, o non ne trovano affatto. Ti vengono in mente altri esempi oltre a quello da te fornito?

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  2. @Jezabel : ho avuto il piacere qualche anno fa di assistere alla presentazione del libro di Matteo Marani “Dallo scudetto ad Auschwitz “ dove si narra la storia di Arpad Weisz allenatore ebreo vincitore con il Bologna di due scudetti negli anni trenta. E’ un piccolo libro frutto della ricerca appassionata dell’autore-giornalista tifoso di calcio che a distanza di anni restituisce un po’ di luce a una vicenda caduta nell’oblio. E’ una lettura coinvolgente che consiglio soprattutto alle giovani generazioni per non dimenticare l’orrore dei campi di sterminio, le leggi razziali, le discriminazioni di ogni natura (razza, sesso, religione)
    p.s: dal maggio 2017 la curva “San Luca” dello Stadio Dall’Ara di Bologna e’ stata dedicata ad Arpad Weisz

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  3. @tutti
    Ho finito “Questa libertà” di Pierluigi Cappello ed è il classico libro di cui sono in imbarazzo a scrivere perché mi assale il dubbio di non riuscire a dare conto della pregnanza, della profondità e del messaggio di quanto ho letto.

    Cappello è un poeta e nei ringraziamenti svela la preoccupazione che lo aveva assalito davanti alla possibilità di dedicarsi alla scrittura narrativa: pretendere che un poeta si esprima in prosa, spiega, “è come far correre a un centometrista i diecimila piani”. Parto dalla fine per dire che l’elemento che maggiormente mi ha colpita del libro è proprio il linguaggio: lieve, profondo e – dipenda o meno dalla dedizione dell’autore alla poesia, non so dire – poetico, di quella poeticità che sembra sganciarsi dal reale per arrivare al significato profondo della vita.

    Proprio per la particolarità della scrittura (oltre che per la densità dei contenuti), il libro è da leggere, qualsiasi mio tentativo di riassumerlo lo banalizzerebbe. Come lettrice non posso non evidenziare, almeno, l’importanza che l’autore riconosce alla lettura: rimane impresso lo stupore del bambino che riceve in dono i volumi colorati dell’enciclopedia e, tanto più, impressiona il ruolo svolto dai libri dopo il grave incidente che all’autore ha cambiato la vita.

    Ciao,
    Mariangela

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  4. @TUTTI

    “Da quel giorno, “la muraglia” venne con me fino al momento delle dimissioni, mi seguì mentre andavo in palestra, dove l’obiettivo non era più limare di un decimo di secondo il mio tempo sui cento metri, ma fare male le cose che prima facevo con naturalezza; stava accanto a me quando andavo al bar dell’ospedale, era lì nel momento in cui i miei genitori capirono che non ci sarebbero stati né stampelle né bastoni a sorreggermi. Mi accompagnò ogni giorno di quei giorni e di quei mesi, la muraglia, mettendomi dentro la consapevolezza che ognuno di noi porta in sé un limite che è anche una soglia. Delle colonne d’Ercole che rappresentano un invito ad essere superate.”

    [Pierluigi Cappello, “Questa libertà”, BUR, Edizione digitale 2016, p. 91]

    La muraglia di cui parla Cappello è quella della poesia di Eugenio Montale “Meriggiare pallido e assorto”, non mi spaccio per amante della poesia perché ne capisco poco, ma metterla qui male non fa:

    Eugenio Montale, “Meriggiare pallido e assorto”

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d’orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  5. Grazie Giulio,
    di calcio e suoi addentellati non capisco un cavolo e vivo benissimo così, perciò senza il tuo commento non avrei mai saputo di questa cosa carina in onore dell’allenatore discriminato.
    @Wwayne
    hai colto bene una mia caratteristica che probabilmente fa sbuffare tutti i miei alunni: continui riferimenti e aneddoti e personaggi etc per ogni argomento!
    Ora che abbiamo internet a portata di mano e tutto un “cercate questo nome, prendete questa data”!!!
    Ma non saprei adesso farti esempi precisi, nascono là per là.

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  6. @Mariangela
    Cappello è stato citato oggi su Radio3 a proposito della poesia dialettale e dell’italiano letterario.

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  7. @Jezabel: Io credo che invece i tuoi alunni apprezzino molto la tua abitudine di impreziosire la spiegazione con qualche aneddoto qua e là: se le tue spiegazioni fossero una mera rimasticatura di ciò che sta scritto nei manuali, non avrebbero alcun motivo di ascoltarti. E invece ti ascoltano rapiti, ne sono convinto! Grazie per la risposta! 🙂

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  8. @Jezabel @Tutti

    Jez, era una replica probabilmente, io sto guardando ora in rete perché di questo poeta non so nulla, ma leggo che è morto lo scorso autunno, cinquantenne.

    Ciao,
    Mari

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  9. Buondi’, Mariangela.
    Sto leggendo HO VISTO RAMALLAH, a fatica devo dire.
    Insomma abbiamo proprio gusti differenti. A me lo stile retorico, con continui interrogativi diretti ( le pagine sono piene di punti interrogativi a se stesso e al lettore/lettrice, all’inizio dici e va bene, poi però sempre e di continuo. è uno stile che si vorrebbe semplice e invece a me risulta artificioso/ampolloso e pure un po’ noioso.)
    Ciò detto la tematica è naturalmente molto interessante e la personalità dell’autore simpatica e accattivante. ma lo stile, ah la scrittura… mah

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  10. Giulio! caro, l’ho già letto, in francese… quindi ti dico solo che come sempre Vargas non delude affatto!! e grazie mille.
    Secondo me Vargas svetta su ogni altro “giallista”, come lei non ce n’è nessuna/o.

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  11. @Jezabel
    Grazie.

    @Cristina @Tutti
    Cristina, abbiamo gusti diversi ma mi sa che anche alle parole attribuiamo un significato diverso: ampolloso e artificioso sono aggettivi che io alla scrittura di Al Barghuti in “Ho visto Ramhallah” proprio non riesco a ricondurre: il suo racconto sta a metà tra l’introspezione e la spiegazione, dolente, di una situazione che l’ha costretto lontano da casa per decenni (l’occupazione della Cisgiordania ad opera di Israele durante la guerra dei sei giorni); a proposito di questa ingiustizia interroga il lettore e se stesso con uno stile che a me sembra andare subito al punto, senza ammiccamenti (accattivante??!) a me sembra una scrittura asciutta, senza fronzoli. Non so, peccato nessun altro qui voglia dirci qualcosa al proposito.

    La tematica di per sé non fa la buona letteratura: potrei iniziare a parlare dei territori occupati senza per questo diventare una buona scrittrice.

    Ciao,
    Mari

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  12. appunto, Mari, la tematica di per sè non fa la buona letteratura, quando io trovo in ogni pagina sei, sette, dieci domande col punto interrogativo ( e se non ci fossi andato? magari mi sarei trovato meglio? o no? sono cose a cui forse dovrei pensare? saremmo stati meglio se? etc) che devo dirti, mi stufo, lo trovo uno stile retorico e anche vagamente ingenuo, ma fastidiosamente ingenuo. Poi ribadisco il personaggio è simpatico e la storia mi interessa, ma faccio fatica a sorbire questo modo di scrivere che trovo di una retorica … levantina

    Ma a te non sono piaciuti libri che io trovo capolavori assoluti, quindi è così, abbiamo gusti diversi. A volte faccio fatica a capire, ma va bene.

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  13. @Tutti @Cristina
    Come tutte le cose di questo mondo, anche il linguaggio di Al-Barghuti in “Ho visto Ramallah” può non piacere, e fin qui è una questione di gusti e ci sta; è la motivazione che non posso condividere perché sembra che tu voglia assimilare l’utilizzo della domanda retorica, che nel testo ricorre, in effetti (sono interrogativi cui lo scrittore risponde con un’analisi lucida e profonda), con lo stile “retorico”, intendendo l’aggettivo nell’accezione spregiativa; per citare Treccani, lo usi nel senso di “ampolloso, enfatico e sostanzialmente vuoto”. Questo no, in nessun modo e non è una questione di gusti; il testo del poeta palestinese è pregno di contenuti, di significati, esistenziali, geopolitici, familiari, tutti esposti con onestà intellettuale e, nonostante il coinvolgimento personale, con rigore storico.

    Dopodiché, ognuno di noi ha il diritto di dire: questo modo di scrivere “mi stufa”, oppure, “faccio fatica” e anche “mi annoio”: è legittimo e capita anche a me, ma il libro di Al-Barghuti non c’è solo bizantinismo, se è questo che intendi quando parli di retorica levantina, ci sono anche i significati; non c’è solo la forma, c’è anche la sostanza.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  14. @ Cristina Mariangela e a tous le monde.
    Spero che non ci si dimentichi che la lettura, almeno per me, fa parte dell’angolo bello,ludico dell’esistenza. . La tendenza a rincorrere ogni ” impulso” che viene dai social , o da selezioni predisposte (cataloghi , elenchi , gruppi di lettura, trasmissioni radio o tv) forse potrebbe togliere alcune qualità , di sorpresa , di esperienze di letture spontanee e persino casuali, che lasciano quel senso di giocosità e divertimento ( che bella parola).Andar per librerie, mi sembra la più divertente delle avventure ” librarie” e scelte di lettura , tra tante ovviamente. Ed ecco che sono immersa nella lettura di questo tipo , tipi tanto diversi e promettenti, come una gran scatola di cioccolatini di ogni …ordine e grado. Ora sono al misterioso. LA TRIONPHANTE . di Teresa Cremisi, suo primo libro,dove si parla di Salambo, e Laurence d’Arabia ma anche di una donna forte che sfida il destino……ecc, un Arthur Schnitler. LA SIGNORA BERTA GARLAN.dove c’entra. persino Freud, un Irmgard Kun. con LA RAGAZZA MISTO SETA. DORIS., e un vecchio libro, mai letto ma assai noto ,di Daphne du Maurier. MIA CUGINA. RACHELE. Tutto nella mia borsa della spesa. Chissà come sarà? Bello comunque, per me. Ciaociao. Cam

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  15. @Camilla: Sono totalmente d’accordo, le incursioni in libreria portano a delle scoperte totalmente casuali e assolutamente meravigliose. Naturalmente bisogna avere l’accortezza di rivolgersi ad una libreria ben fornita, o con pochi titoli ma ben selezionati: io ho la fortuna di averne una di quest’ultimo tipo a 2 passi da casa mia, e ovviamente ne approfitto a tutto spiano. 🙂

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  16. Mariangela si chiamano domande retoriche quelle che contengono già la risposta. Molte delle domande che si susseguono nel libro sono così. Io credo che chi mi legge mi capisca anche senza consultare le definizioni della Treccani. poi come vuoi eh

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  17. @Tutti @Camilla @Wwayne

    Andar per librerie può regalare belle sorprese, ma mi piace sottolineare che la serendipità è assicurata anche da una visita in biblioteca, che forse offre una maggiore bibliodiversità rispetto alla libreria. Anche i cataloghi on line dei servizi bibliotecari (OPAC), solitamente visti con sfavore da chi li confonde con “la rete”, permettono scoperte insperate e arricchiscono, e di tanto, l’aspetto ludico della lettura.

    Ciao,
    Mariangela

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  18. l@ Mariangela certo alla ricerca della pietra verde la biblioteca può rendere piccole avventure piacevolissime. Dipende. molto anche dal tipo di biblio che sta vicino a noi. Io abito in una piccola città e per quanto cerchino di mettere su molti tavoli vari libri di vario tipo tra cui scegliere liberamente senza passare dagli addetti ( che tendono a burocratizzare ogni richiesta) , giorno. dopo giorno i libri sono sempre gli stessi. Ci vorrebbero bibliotecari che qui non abbiamo.In libreria si può. frugare tra una grande mole di generi e c’è qualcuno di carino con cui scambiarsi consigli e sconsigli. Inoltre a me piace ” possedere” i libri che diventano le mie letture e al tempo stesso le mie scritture, spesso ripresi per rileggere alcuni passi per passarli alle amiche che fanno altrettanto. Mi piace anche apprezzare certe edizioni. speciali che tengo separate dal mucchio.E mi piace averli lì, accumulati e adorabili. Mai cerco i libri con i giudizi dei lettori della rete,
    .che non leggo assolutamente se non li conosco ” personalmente” dopo tanti ” incontri” su blog senza spocchia e con gente carina, come te. Come Cristina, Editalara, Dani, Jezz e Maria Teresa. e Claudio e altri che mi stanno simpatici.Ora torno sul mio LA TRIONPHANTE che mi gusta mucissimo.Ciaociao Cam

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  19. Buongiorno a tutte/i e buon inizio settimana.
    Leggendo il post di @Camilla mi sono sentita molto vicina al suo pensiero perché in quest’ultimo periodo ho sentito la necessità di allontanarmi per un po’ da tutti i consigli del blog e delle poche amiche buone lettrici: spesso sono consigli ottimi e così interessanti da farmeli mettere in cima alla lista e farmi dimenticare la , diciamo così, dimensione personale privata della scelta delle letture. Insomma mi mancava lo scegliere un libro seguendo esclusivamente la “chiamata” o l’incontro fortuito (mai casuale secondo me) in libreria o biblio, o il richiamo interno che a volte sento per alcuni libri.
    Ecco quindi che ho ascoltato il mio cuore e la mia mente e il loro bisogno attuale di grandi spazi, grandi respiri, orizzonti lontani , personaggi in viaggio …e ho pescato dalla mia libreria “Cavalli selvaggi” dell Trilogia della frontiera del grande Cormac McCarthy.. così ora dal Texas sto cavalcando verso il Messico 🙂
    ..con un occhio anche agli scritti di Geoff Dyer.

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  20. ohhh poi mi dici Edita, io di lui avevo letto La strada ( potente e desolante) e non ho più preso in mano nulla.
    Ma mi è arrivato dalla biblio Bussola di Enard – solo che non so come fare… devo rileggere Patria, e io in contemporanea giammai…mah

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