I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

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1.369 pensieri riguardo “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. @Cristina @Camilla
    Scusatemi! Non sapevo che Adamsberg di Vargas fosse andato in pensione!

    @tutti
    Stavo cercando le parole giuste per esprimere il mio giudizio su “Le ragazze” di Emma Cline, poi ho sentito il commento di Murgia e visto che condivido ogni singola parola, metto qui il link:

    http://www.raiplay.it/video/2016/10/quotLe-ragazzequot-di-Emma-Cline-f9b90c13-dbaa-4b34-82fd-c82221986175.html

    Come dice Murgia, la diffidenza nei confronti dei successi letterari planetari è giustificata, nella maggioranza dei casi addirittura auspicabile, ma in questo caso il successo arride a una scrittrice che lo merita perché ha scritto un bel libro, intelligente e profondo.

    Ho sentito che Barricco lo ha definito “troppo perfetto”; “troppo perfetto” a casa mia sta per lezioso, stucchevole, ridondante; e pensare che la scrittura di Cline a me è sembrata sincera, sciolta, priva di ammennicoli, mai gridata, tra l’altro, nonostante la ferocia dell’evento trattato.

    Non vi viene il dubbio che certi giudizi (non sto riferendomi a CarloEsse o a Camilla, so che loro giudicano con la loro testa) soffrano di un certo spirito di emulazione? Premesso che il il pezzo di Barricco devo ancora leggermelo, anche qui, non può essere che certe stroncature servano a far parlare di sé?

    Saluti,
    Mari

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  2. Baricco ( con una erre sola) non ha proprio nessun bisogno, credimi, di trovare corridoi laterali per far parlare di sè.
    Leggerò Michela. e prima o poi Emma Cline.

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  3. Mariangela, il bello è che allo stesso Baricco hanno rimproverato fin dagli esordi di essere stucchevole e lezioso 🙂 e lui riversa in malomodo la stessa critica ad Emma Cline; critica che in fin dei conti non significa poi molto. Ha detto bene una scrittrice, Claudia Durastanti, Emma Cline non scrive con affettazione, lei scrive come scriverebbe una 26enne che sente molto il tema che sta affrontando con tutte le implicazione estetiche dell’età (sua di scrittrice e di persona) e dell’ossessione della protagonista.

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  4. @Cristina @Camilla
    Lo so che su Vargas non siamo d’accordo: i nostri giudizi divergevano diametralmente già tre anni fa.

    @tutti @DomenicoFina @Cristina @Camilla
    Ho poi letto la stroncatura de “Le ragazze” di Emma Cline ad opera di Baricco. Il romanzo di Cline a suo parere sarebbe troppo levigato (lui usa l’aggettivo smerigliato), risultato dell’intervento di molti editor, per questo motivo, scomodando Benjamin, lamenta di non averci trovato “l’impronta del vasaio” e che si sarebbe al cospetto di un prodotto industriale e non di un’opera artigianale. Denunciando anche una certa tendenza a favorire storie truculente senza le quali non si riuscirebbe più a godere della narrativa, nel suo giudizio, “Le ragazze” corrisponderebbe ad una certa idea di romanzo dell’industria editoriale americana. AB ammette che il romanzo ha una sua capacità di coinvolgimento e che, a lettura finita, rimane in mente per qualche giorno e riconosce che l’opera di Cline presenta un ottimo spaccato della società americana. Conclude il suo pezzo dichiarandosi attratto solo da “terre inesplorate” e da “bellezze irregolari”.

    Non conosco Baricco né come scrittore né come critico, riesco però a capire che qui ci è andato giù duro perché, in altre parole, ci viene a dire che il libro di Cline, facendo leva su una certa propensione a favorire racconti efferati, è un prodotto confezionato ad arte dall’industria culturale americana che avrebbe sfornato una storia, questo sì, lo riconosce anche lui, avvincente e coinvolgente, ma tutto sommato senza l’impronta personale dell’autrice.

    Cline tratta la sua protagonista adolescente con molta umanità e alle sue vicende è sempre molto partecipe, tanto che i travagli della giovane subito diventano quelli del lettore. La mano dell’autrice rimane invisibile, ma in senso positivo: per dirla alla Vargas Llosa, noi non vediamo i trucchi del mestiere e la scrittura risulta naturale e spedita. Il feroce fatto di sangue è evocato spesso, ma descritto senza compiacimento, senza violenza inutile, il bello è proprio che Cline riesce a provocare i brividi senza mai presentare scene efferate (salvo nelle pagine finali, giusto per farci capire quello che è successo). Quanto alle “terre inesplorate”, io dico che ogni animo umano è inesplorato fino a quando un’autrice non riesce a scandagliarlo con profondità e sensibilità come ha saputo fare Cline con la sua giovane protagonista.

    Cristina, tu mi dici che Baricco non ha bisogno di farsi pubblicità, ma io, povera lettrice ignorante, questa stroncatura non la trovo onesta (tra l’altro, al fine di avvalorare la sua tesi, cioè che la scrittura di Cline sarebbe “design ergonomico, sound mixato alla perfezione, lessico controllato al millimetro”, cita alla lettera alcune righe del libro che a mio parere non sono esemplificative del linguaggio utilizzato nel romanzo) e mi chiedo alla fine: si sarebbe parlato di Baricco con la stessa frequenza se non avesse confezionato (per la sua scrittura e forse anche per le sue intenzioni, sì, questo verso ci sta e si può usare) questa stroncatura?

    Mariangela

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  5. @Criistina @Cam Adoro Vargas, nessuna come lei. Ma dite che il commissario non tornerà più dalla terra dei ghiacci?
    @Mariangela una critica molto equilibrata alla Cline è quella di Raimo su Internazionale (che cita tra l’altro la Durastanti). Baricco non lo sopporto perciò….
    Teresa

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  6. @Mari (e tutti), ho finito CI RIVEDIAMO LASSU’di Pierre Lemaitre. Non mi è dispiaciuto, anche se non posso dire di condividere il tuo entusiasmo. Secondo me la dote principale del libro è proprio quell’ironia, quella leggerezza, che anche tu hai sottolineato, nel trattare temi importanti e che rende la lettura piacevole, scorrevole, un bel posticino in cui tornavo volentieri durante le pause delle mie attività, ma quella stessa virtù diventa anche il suo limite, manca di profondità. Qua e lò sentivo aria di Simenon, l’atmosfera da noir, ma non la stessa capacità di rendere, con poche parole, un’atmosfera, un ambiente. Simenon in due parole ti porta al centro della scena e davvero ci lascia personaggi indimenticabili. Non ho trovato qui la stessa abilità evocativa e l’unico personaggio ben delineato mi è sembrato Albert. Edouard resta un’icona di originalità e trasgressione, la presa di coscienza dell’anziano Pericourt è risolta in modo un po’ sbrigativo .. Capisco che 400 pagine ne fanno un romanzo già corposo e non è che io cerchi sempre una dissezione della psiche alla Dostojevski, ma un po’ di più non guastava. Comunque non conoscevo Lemaitre e mi fa piacere averlo letto. La storia, che ha attinto un po’ da fatti reali, è sicuramente avvincente fino all’ultima pagina anche se non ha lo spessore dei grandi romanzi (secondo me naturalmente).
    Ora mi aspetta La Tregua (quella di Benedetti)

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  7. ossantapace, Mari beata ingenuità.
    Alessandro Baricco è personaggio super famosissimo – su cui da anni si dividono i pareri, contro e pro . Un musicologo di vaglia, poi diventato scrittore ( di libri divisivi ma Novecento secondo me è proprio bello), divulgatore letterario di grande fascino e presa da decennifin da quando invento’ il Circolo Pickwick su Rai3 , fondatore della famosissima Scuola Holden di Torino.
    Ti giuro, Baricco può stroncare chi vuole e lodare chi vuole, ha già una fama enorme di suo, non ha bisogno di piccole schiume perchè si parli di lui. Poi chi lo odia e chi lo ama. e vabbè.
    Io, diciamo che mi astengo ( e in genere non è una cosa che faccio)
    E’ un personaggio che ha forti ambivalenze ma io devo dire che ho stra ammirato il suo unico film – a mio avviso straordinario – Lezione 21 su Beethoven e le sue lezioni (mantova lectures) recentemente rimandate in onda dalla Rai .
    ecco un link per colmare qualche vuoto
    http://www.raiplay.it/video/2017/01/TEATRO—MANTOVA-LECTURES-7c1954c2-e8b7-4137-9ab2-d64901097822.html

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  8. @Mariangela La stroncatura di Baricco anch’io non la trovo onesta per il semplice fatto che non è pertinente, sembra davvero che abbia interpretato un altro libro, Emma Cline non ha nessuna propensione allo ‘scandalo truculento’ tanto è vero che come scrivi tu lascia la vicenda più efferata nello sfondo. A lei interessa esprimere quell’atteggiamento ineffabile di ossessione verso la seduzione, che avvolge alcune ragazze adolescenti. Il tema è quello l’adolescenza dall’interno e lei lo affronta con grande minuziosità, scrivere che sembra un prodotto ben confezionato è una scemenza, è chiaro che è opera dell’autrice e basta, se fosse così facile confezionare romanzi di successo ad opera di editor illuminati basterebbe assumere ottimi editor che farebbero la fortuna delle case editrici, bah.

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  9. Non avendolo letto, nulla posso dire del libro.
    Posso però dire che sia Michela che stra adoro, che Baricco che NON adoro affatto, hanno ogni tanto il vezzo di esagerare nel bene o nel male.
    Io a Michela perdono tutto, anche i libri che lei ama – e che io puntualmente leggo – e che poi non mi piacciono affatto.
    Baricco è anche lui un po’ estremista, e da narcisetto qual è, magari esagera pure.
    Comunque entrambi, per motivi diversi, se lo possono permettere perchè sono autorevoli anche se in modo e dimensione e valore differenti.
    Devo dirvi che gli editor si, mah, beh, boh, forse, chi lo sa,ma importa?

    Però negli USA si confezionano gli eventi – anche letterari – questo lo si sa, son pur sempre dobloni, cioè dollari, mi capite no?

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  10. @Cristina @Tutti
    E allora, ipse dixit? No, mi spiace, neppure per i mostri sacri.

    @DomeniFina @Tutti
    In rete ho trovato un commento (non ricordo dove!) sul libro di Cline che faceva un rimando a “Le vergini suicide”. A proposito di questo romanzo di Eugenides, ricordo che tu avevi elogiato la capacità di illustrare con leggerezza di scrittura una vicenda tanto drammatica, ecco, io penso che la stessa cosa si possa dire per “Le ragazze”. Entrambi i libri mi hanno profondamente colpita, ma non per il sangue o per gli sgozzamenti, proprio per la capacità evocativa e per il non detto.

    @Dani@Tutti
    Comunque il tuo giudizio mi sembra positivo, certo non entusiasticamente positivo come il mio, ma mi sembra di aver capito che lo metti tra i libri che consiglieresti. La dissezione alla Dosto, non so, io l’apprezzavo molto tempo fa, ripresa un annetto fa, non l’ho retta.

    @Teresa
    Di Baricco devo avere letto il libro “Novecento”, se i titoli non mi ingannano, bello, per il resto non so nulla. Questa recensione non mi fa venire voglia di leggere qualcosa di suo. Sbaglio io, naturalmente, leggere l’autore sempre si deve, prima di giudicare.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  11. @Cristina @Tutti

    Certo che sono dollari, proprio per cogliere la differenza tra i prodotti commerciali e i libri validi dobbiamo saper esercitare un po’ di senso critico rifiutando qualsiasi generalizzazione.

    Negli USA sono dollari, in Europa sono euro, allora non dovremmo più aprire libro o ancorarci esclusivamente agli autori del passato (meritevoli di rilettura, si intende, ma non gli unici degni di attenzione)

    Ciao,
    Mari

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  12. @ domenicofina e ,@ Marian. Insomma non trovo giusto che se un critico ( non un lettore il cui giudizio deve restare esclusivamente. personale) non si beve un libro commerciale, già scritto come una completa sceneggiatura, pronto all’uso del film o delle serie ecc. ma osa criticare il libro da un punto di vista solo letterario non trovandovi quel misterioso stupore , quella specie di lieve sussulto che riesce a comunicare solo la letteratura quando trasmette un pensiero mai pensato , tramutando un racconto in una rivelazione, insomma la ” critica” viene respinta , non solo ma le si attribuisce chissà. quale subdolo scopo o intenzione. Questo non è accettabile. Chi ama un certo libro ha tutto il diritto di parlarne con entusiasmo ma deve rispettare davvero chi non lo trova tanto speciale. Andare poi a criticare il critico facendo supposizioni sulle sue intenzioni , sul suo talento, sulla sua stessa onestà intellettuale mi sembra fuori luogo.Ognuno di noi ha un rapporto con la lettura tutto individuale e molto intimo. Perciò rispetto per tutti.Ciaociao

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  13. Camilla l’hai letta la stroncatura di Baricco? Io e Mariangela non mettiamo in dubbio il parere di un critico ma mettiamo in dubbio l’affermazione, questa sì campata in aria, che il libro di Emma Cline sia un’operazione commerciale confezionata da un gruppo di editor, la stessa cosa è stata ventilata talvolta ed erroneamente per Elena Ferrante (peraltro molto amata da Emma Cline) e questo ha giustamente indignato alcuni lettori; dire ciò da parte di Baricco (che non lo dice esplicitamente ma lo adombra) è quantomeno una grossa inesattezza perché semplicemente NON è possibile confezionare libri di successo internazionale, lo sanno tutti nell’editoria; un libro quando comincia a girare per il mondo se è stato confezionato si sgonfia, i lettori adesso sono scaltrissimi e avveduti nell’individuare inautenticità. Non li freghi con così poco. Aspettiamo che l’autrice pubblichi altri romanzi e si chiarirà del tutto.

    Mariangela, sì, trovo in qualche maniera centrato l’accostamento con Le vergini suicide.

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  14. @ Domenico. non ho letto Baricco su le ragazze. non ne so niente. Ma se non è. possibile ceare un libro di successo o meno vorrei capire .Libro di successo con serie Tv ecc , e’. sinonimo di libro bello? Con la sconosciuta ferrante e’. la stessa cosa . Avevo pensato dopo la trilogia : a quando la tv? Allora libro di successo , Ferrante compresa,vuol dire libro bello? Per me sono due cose molto diverse. Un bel libro, qualora ridotto per la tv difficilmente riesce bene, spesso diventa un altra cosa. Un libro predisposto per la tv, un libro sceneggiatura, riesce benissimo. OLIVE KITTERIDGE .a puntate per la serie Tv non somiglia assolutamente. al romanzo. E’. un’altra cosa. Il romanzo di Strout e’ estremamente complesso, movimentato con richiami continui ad avvenimenti avvenuti in precedenza. Un romanzo scritto come una sceneggiatura …non è neppure un romanzo. Se poi successo e’ sinonimo di alta qualità letteraria allora facciamo discorsi diversi.Che poi non possano esistere équipe di scrittori non è. vero. Ce ne sono che si palesano. Sempre meno. Meglio un solo nome, tira di più.
    “Atteggiamento ineffabile verso la seduzione” , cito dal tuo post. Le adolescenti o giovanissime donne hanno spesso questo ” pericoloso bisogno”,che porta con se’ …grandi casini .Anche nelle vergini suicide di Eugenides e in molti altri romanzi.Penso alle “fanciulle in fiore” di Proust,a Lolita e tanti altri grandi capolavori della letteratura.A questo proposito il fulcro del libro di cui si discute vorrei proporti la lettura , dove stile, verità, rivelazione sono assoluti.Storia di ragazza di Annie Ernaux. Imprescindibile sul bisogno. ineffabile di seduzione. E qui non si bara mai. Ma dubito che lo leggerai. ciaociao Cam

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  15. Conosco Ernaux per aver letto Gli anni, prima o poi leggerò dell’altro, ma non afferro quando scrivi a proposito di Annie Ernaux “e qui non si bara mai”; tornando a Emma Cline che non bara è chiaro, che sia lei a scrivere e sentire quello che ha scritto si apprende già dalle semplici interviste, è nata in California (dove si svolgono le vicende) conosce ciò di cui tratta, la materia pericolosa della seduzione nelle adolescenti; non può un gruppo di editor instillare autenticità se non c’è della materia iniziale (ovvero la bravura dell’autrice). Se poi vogliamo intendere sceneggiature a tavolino per prodotti commerciali questo è un altro discorso, ma il libro di Emma Cline è di un altro livello per poterlo situare tra le opere in serie che spesso arrivano dal mondo anglosassone.

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  16. @ Domenico fina ok Domenico. non insisto .Ti dicevo di storia di ragazza di Ernaux che non si potrebbero mai ridurre i suoi libri in sceneggiati e quel tema così delicato e importante anche nel romanzo di Cline. diventa rivelazione che lascia sbalordita ogni donna. E ogni uomo sensibile, ovviamente.Davvero. Io stessa sono rimasta basita. Quel ineffabile bisogno di sedurre… Te lo dico perché. sento molta stima per te. Ad altri uomini non lo direi. ciao.cam
    @Marian. se non comprendi Vargas abbiamo altri codici. un abbraccio

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  17. Mariangela , ma che c’entra ipse dixit? un ficosecco!!
    Era solo che ti spiegavo chi è e cosa conta Baricco ( che io sia o meno d’accordo è irrilevante) nel panorama editoriale italiano.
    Siccome pare che tu non ne sappia nulla ( e questo mi lasciava un po’…sbalordita) ho cercato di spiegarti che uno come lui non ha di c erto bisogno di fare una stroncatura del libro all’ultimo grido per farsi notare. E’ uno famoso. Poi magari scrive delle cahate, ma famoso è a prescindere.

    Da qui all’ipse dixit… c’è l’oceano ,anzi due.

    Davvero un peccato che tu non ami Vargas, è un mistero incomprensibile, ma tant’è.

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  18. dunque ho letto in un giorno questo libretto di Alessandro Perissinotto Una piccola storia ignobile. Uno dei tanti noir che vengono sfornati in Italia, non male, ma nemmeno tutto sto granchè.
    La cosa davvero strana è che pare scritto da una donna, ma forse è lui che è bravo. La storia ha qualche risvolto splatter che io non amo, ma si lascia leggere.
    Abissi siderali da Vargas o anche dal primo grandioso Camilleri.

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  19. Di Baricco ho letto Seta, e l’ho trovato un libro incantevole. Lo stesso vale per il film che ne è stato tratto, e che è stato incomprensibilmente stroncato dalla critica. Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa dietro a questo mancato apprezzamento dei critici, perché tutte le loro recensioni cercavano di sminuire il film con motivazioni decisamente fumose, del tipo “Seta scivola presto nel calligrafismo.”

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  20. @Mari io non citavo una recensione di Baricco (che non m’interessa leggere) ma di Christian Raimo. Come ti scrivevo l’ho trovata molto equilibrata e nonostante non si sia entusiasmato per l’esordio letterario di Cline stranamente mi ha invogliata a leggerla (il libro dovrebbe arrivarmi a giorni). Se vuoi leggerla la trovi qui:
    https://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2016/09/03/emma-cline-le-ragazze-girls
    Ciao.
    Teresa

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  21. @Camilla @tutte/tutti Bussola di Enard mi è veramente piaciuto tanto. Non è stata una lettura semplice, anzi all’inizio mi sono quasi sentita inadeguata: pagine e pagine di citazioni, di nomi a me pressoché sconosciuti, una narrazione colma di una cultura immensa in cui a tratti mi sentivo naufraga. Poi, pian piano ho preso il giusto ritmo, ho cominciato a comprendere il personaggio, il suo mondo interiore, questo suo flusso di coscienza da cui emerge il suo tanto vissuto, pieno di esperienze e avventure e si anche di erudizione, ma sempre in nome di un agire in un mondo altro, la fascinazione dell’incontro con culture differenti e anche l’ammissione della estrema difficoltà ad incontrarle davvero (significativa per me è la sosta nel villaggio dei beduini dove lui Sarah e l’archeologo vengono ospitati, in cui pur essendo lì tutti in carne ed ossa, pare che sia gli occidentali che gli autoctoni siano prigionieri di una visione errata l’uno dell’altro). E poi questa bellissima, profonda, commovente storia di un amore inespresso, quello di lui per Sarah. Mi ha emozionata la sua metafora del pianoforte scordato, quando appunto lui musicologo paragona gli amori non ricambiati al suonare uno strumento scordato che riproduce suoni disarmonici mente in noi stessi tutto vibra in armonia. Bello, bello, bello.
    Ho intervallato questa lettura con due noir giapponesi “Le 4 casalinghe di Tokyo” di Natsuo Kurino e “L’uomo che voleva uccidermi” di Shuichi Yoshida: se cercate il Giappone da cartolina e da proposta di viaggio di nozze (va per la maggiore ultimamente), non leggeteli. In entrambi troverete invece una profonda critica sociale, una società grigia e alienata, dove le persone mostrano un’estrema difficoltà ad uscire dai rigidi schemi in cui l’immobilismo della struttura sociale giapponese li obbliga a vivere. Vite grigie ed infelici coinvolte in storie che hanno si un risvolto violento ma dalle quali emerge soprattutto la solitudine e l’infelicità di ognuno, con uno spiraglio che fa presumere una possibilità di liberazione nel romanzo della Kurino.
    Molto belli entrambi.
    Buona giornata.
    Teresa

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  22. @Teresa, Bussola mi attende da quasi un anno sul comò. Credo che lo porterò in vacanza, visto che non mi piace partire con libri presi in prestito alla biblio. Il tuo commento mi fa ben sperare in una lettura entusiasmante. Gli ingredienti ci sono tutti

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  23. @Dani Beh secondo me in vacanza avrai tutto il tempo e la disposizione mentale per una lettura così affascinante seppur impegnativa…)))
    Teresa

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  24. @ Teresa. Ti adoro .Come hai letto BUSSOLA , mi ha riempita di soddisfazione.
    Anche a me Kirino piace. E’ importante. anche GROTESQUE, dove diventa misterioso e complicato il concetto stesso di maschilismo. Kirino e’. brava e tutti i suoi fluttuanti romanzi ( quanto affettuoso senso delle sofferenze delle donne, quanto pudore nello scrivere storie complesse e straordinarie)…
    Alleluia se potrò. ancora godermi una Vargas. Ecco un esempio di grande scrittura piena di sapienza e leggerezza, di affetto per le sue fantastiche creature ecco cosa è. la perfezione di raccontare personaggi imperfetti e adorabili. grazie della bella notizia.
    grazie Teresa. Cam

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  25. davvero una notizia benefica! sto cercando di comprare il libro alla FNAC ma sono impossibili, hanno un sito super incasinato. Comunque me lo procuro subito, e pure in francese, toh. Va bene leggero’ Bussola di Enard.

    Vargas è speciale, speciale, speciale. I personaggi sono speciali, più delle storie, peraltro inanellate in modo superlativo. C’è amore per la vita minuscola e storta in lei, per l’intelligenza laterale, per le persone pure eppure bastonate dall’esistenza. Un cuore grandioso, Vargas. Io la stra adoro, ero preoccupatissima!

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  26. @Teresa
    Grazie!

    @Cristina
    Non ho capito quale libro di Perissinotto tu abbia letto. Che libro è?

    Ciao,
    Mariangela

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  27. Mari ri incollo da poco sopra
    dunque ho letto in un giorno questo libretto di Alessandro Perissinotto UNA PICCOLA STORIA IGNOBILE. Uno dei tanti noir che vengono sfornati in Italia, non male, ma nemmeno tutto sto granchè.
    La cosa davvero strana è che pare scritto da una donna, ma forse è lui che è bravo. La storia ha qualche risvolto splatter che io non amo, ma si lascia leggere.
    Abissi siderali da Vargas o anche dal primo grandioso Camilleri.

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  28. @Cristina
    Avevo presente il tuo commento, ma non avevo compreso che “Una piccola storia ignobile“ fosse il titolo del libro. Grazie.

    @Tutti
    Nell’intento di variare il più possibile le mie letture di narrativa, ho terminato con un buon grado di soddisfazione “L’Arminuta” di Donatella De Pietrantonio. Il romanzo mi è piaciuto perché la storia è riuscita a coinvolgermi, e questo è un merito che è sempre doveroso riconoscere all’autore. Un’adolescente, cresciuta da quelli che lei crede i suoi genitori, in realtà lontani parenti benestanti, viene restituita senza preavviso e spiegazioni alla famiglia biologica, povera al limite della miseria: è un trauma, tutto cambia in peggio e in aggiunta alle sue tribolazioni la ragazzina si carica della responsabilità nei confronti dei fratelli di sangue che ha appena conosciuto.

    La lingua è volutamente elementare, con qualche infarcitura dialettale, e questa scelta stilistica, assieme a qualche altro elemento di facile presa, potrebbe fare arricciare il naso, ma io non sono una purista, se il libro mi assorbe io leggo e finita lì. Il limite che ho invece maggiormente percepito è quello dell’incompiutezza. È un buon libro, si legge scorrevolmente, regala a tratti momenti di commozione, ma mi è parso irrisolto e non finito. Che l’autrice voglia ammannirci un secondo episodio?

    Saluti,
    Mariangela

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  29. Mari…autrice, infatti, in quanto donna. Ammannirci sembra una punizione però.
    Mah, non credo che lo leggerò.
    Ho /avrei bisogno di roba alta e bella, non so cosa, ora leggerò Bruno Schulz. La prefazione di Ripellino è scritta in un italiano che davvero non si usa più, fa quasi sbalordire… come è cambiata ( si è rimpicciolita) la lingua italiana!

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  30. Qui molti hanno letto e apprezzato LA TREGUA di Mario Benedetti, ma mi sento di suggerirlo caldamente a chi ancora non lo conosce. Il titolo definisce un periodo della vita di Martin Santomè, 49enne alla soglia della pensione, durante il quale scrive un diario, quasi giornaliero. La tregua è un ponte tra due solitudini della sua vita. Nel diario racconta le sue difficoltà con i tre figli, il tedio di un lavoro che non ama, il ricordo della moglie morta giovane, e soprattutto un grande grande amore che gli cambierà, per un periodo, la vita. Benedetti sa andare al cuore delle cose, mai nulla di eccessivo nella scrittura, ma un’essenziale normalità, un animo che si rivela, che nel rapporto con l’altra si svela e si rivela passo passo. Davvero una lettura notevole, dove ogni pagina ha un altissimo peso specifico, in un crescendo emozionante. Vi ho trovato la più bella dichiarazione d’amore mai letta, ricevuta da questa donna che Martin, singolarmente. chiama sempre con il cognome: Avellaneda. Conosciamo il nome vero all’inizio e alla fine del libro, per il resto è un cognome, carico di affetto, quasi un nomignolo affettuoso. Grandissimo libro

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  31. sono contenta Dani! in realtà non siamo molti ad amare Benedetti, che io trovo scrittore importante e LA TREGUA è davvero un libtro grandissimo, di cui avevo parlato con molto calore io l’anno scorso mi pare.
    Anche le sue poesie sono notevolissime

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  32. Sono tornata da una delle biblio che frequento con un bottino di 4 libri. Bernadette di Werfel, Le botteghe di Bruno Schulz, La passeggiata di Robert Walser e Il giardino dei cosacchi di Jan Brokken. Mi sa che inizio con Werfel. Mi attira come un magnete

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  33. @ dani un poker d’assi eccezione. Tre classici importanti Werfel, Schulz e Robert Walser e un contemporaneo bravo e interessante come Jan Brokken. IL GIARDINO DEI COSACCHI e’ un romanzo molto bello. La storia di una amicizia fraterna tra due giovani : uno e’ il barone von Wrangel divenuto procuratore della città kazaca , in Sjberia l”‘altro e’. il grande Fëdor Dostoevskij che sta scontando la pena , in catene, in Siberia per motivi politici. Il resto goditelo tutto. Un Dostoevskij passionale e quasi… infantile , una amicizia affettuosa una terra immensa e desolata.Una lettura affascinante e sorprendente. Bel colpo Dani.

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  34. @ cri. ricordi VEDI ALLA VOCE AMORE di David Grossman. Mai di più. bello potrai leggere su Bruno Schulz e le botteghe e tutto il resto. Ne abbiamo parlato molto mesi fa’ con Editalara e altre fanciulle del blog. E’. stato bellissimo. ciao cara. un bacio. Cam

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  35. ma invece sai Cam che quello lì di Grossman non l’ho letto? mannaggia

    Intanto ho fatto incetta e scorta alla Biblio:
    Kirino -le quattro casalinghe di Tokio ( è grosso, spero per te che mi piaccia ahaha)

    Philp Roth – Patrimonio ( io Philip Roth?? si io)

    Richard Ford- Canada
    (By the way nulla so, chi sa qualcosa di lui??)

    Perchè stamane Nicola Lagioia ha recensito qualcosa su questi ultimi due e io ho deciso di prenderli, visto che io sono quella anti americana per principio, o mie sciocche amichette

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  36. @cris. per me e sottolineo il me Richard Ford e’. proprio uno di quegli scrittori americani, minimalisti, legati alla tradizione di un certo tipo di America di piccole patrie idealizzate. A me non va molto.C’è assai di meglio negli Stati Uniti e Canada questa mattina il buon Lagioia ha scoperto Annie Ernaux col libro UNA RAGAZZA dove esamina con la sua forza di grande scrittrice

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  37. continua..

    il famoso periodo del bisogno di sedurre da parte delle ragazze adolescenti o giovanissime come una specie di ” periodo di passaggio” un morbo grave ma passeggero da attraversare senza farsi troppo male. Non ricorderanno più se stesse , avranno comunque cambiato pelle.E molte porteranno con se’ cicatrici permanenti.

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  38. Cam, mia Cam, il bisogno di sedurre – come dici tu – copre in realtà un bisgno di elevazione sociale, di stare in un altro gruppo sociale, di esistere attraverso una apparente accettazione di un bel maschietto del gruppo dominante. Storie pesanti e grevi, che s egnano altro che se segnano, da analizzare caso per caso. Annie Ernaux racconta lasua storia fuori dai denti, sbucciandosi viva, nella sua anima debole e maldestra, nel suo corpo acerbo e goffo di provinciale senza gusto e poco amata.
    Ford non mi piacerà? per me è facile se non mi piace lo chiudo e lo restituisco subito.
    Che fortuna una Biblio a 150 mt da casa!!

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  39. ho mollato Bruno sculz dopo due pagine perchè ho capito che era una folgorazione accecante a cui dedicare attenzione assoluta che in questo momento non ho. Lo riprenderò appena ho una disponibilità intima maggiore.

    Kirino lascia sgomenti. Interessante

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  40. @Cristina Io ho trovato il personaggio di Masako veramente straordinario ma non voglio dirti di più perchè anticiperei troppo. Sull’abbandono dei libri che non piacciono (non Schulz , l’altro che citavi ieri mi sembra) sfondi una porta aperta. Del resto nel decalogo del lettore (mi sembra fosse un decalogo…?) di Pennac uno dei punti che mi è rimasto in mente è il diritto di abbandonare un libro. A proposito ho letto il suo ultimo romanzo della saga della famiglia Malaussene, una lettura piacevole, Pennac con il suo stile ironico e all’apparenza leggero dice quello che va detto. E poi dai questa famiglia allargata, scombinata , questi personaggi così fuori dagli schemi, una boccata di aria fresca.
    Ciao. Teresa

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  41. @ Teresa bella libreria. Teresa tu conosci i bei romanzi di Tim Parks? Un inglese che scrive in italiano . Non se ne parla più. eppure ha scritto da dio.
    @ cri. Ho guardato stanotte lo squallidissimo premio Strega. Quanta enfasi sprecata. Forse nella mediocrità della ” cinquina” Cognetti e’ il meglio. Ma dove sono i grandi romanzi ? Il romanzo di Cognetti mi sembra costruito su una sgradevole mistica della montagna.La montagna e’ un luogo crudele, se non si è sani e forti e almeno un po’ giovani ti uccide subito.Qui io sono sommersa da montanari ,fin dall’ infanzia. La montagna non nobilita ( di per sé) nessuno. E’ escludente e molto dura e difficile. non è. un valore assoluto. Niente di eroico. Non più dell’automobilismo, o della moto o di qualunque altro sport pericoloso. Tu Cristina con le tue gambette non ti vuole la montagna.
    Tutta la natura andrebbe rispettata e se un uomo vale vale ovunque. Anche nel deserto. 😊 ciao

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  42. @Tutti
    Quando ho iniziato “Il rumore del tempo” di Julian Barnes, sulle prime, avevo pensato di essere al cospetto di una biografia, ben scritta e documentata, ma nulla che potesse venire paragonato a quel capolavoro che è “Il senso di una fine”. È stato sufficiente rallentare il ritmo indiavolato con cui l’avevo iniziato, e, pagina dopo pagina, la lettura ha acquistato spessore.

    JB ci racconta la vita di Sostakovic e l’argomento principale è il rapporto con il potere. Molte sono le riflessioni che meritano di essere rilette e soppesate.

    La Pravda scriveva che l’artista è “l’ingegnere dell’animo umano”, definizione che a S appariva glaciale e meccanicistica, per quanto, si domandava (e qui Barnes è bravo a portarci nel cervello del musicista che sul suo atteggiamento nei confronti del potere sovietico si interroga e si arrovella), non è pur vero che è speranza di ogni artista quella di poter concorrere allo sviluppo dell’animo umano? Ma è speranza o illusione? Non è forse vero che quel progetto che doveva modellare una nuova umanità e portarla verso un futuro radioso è saldamente controllato dai burocrati, gli stessi burocrati che si sono accodati alla stroncatura di Stalin della sua musica, che l’hanno svuotato di ogni significato? E che farsene dei “manutentori dell’animo umano” quando gli individui decidono di non farsi manutenere l’anima da nessuno? E ancora, chi si sarebbe occupato della manutenzione degli addetti alla manutenzione?

    A libro finito, ora che sto rileggendo con calma alcune parti, posso dire che questo libro non raggiunge nella mia classifica le vette eccelse de “Un senso di una fine”, ma ci va molto vicino, e, se non è un capolavoro (non possiamo pretendere che uno scrittore ne sforni a ripetizione) poco ci manca.

    Mi sembra di ricordare che qualcuno qui l’abbia citato, ma, scusatemi, non ne sono sicura. Lo conoscete?

    Ciao,
    Mariangela

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